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Metti una sera a Tolmezzo

Sono appena rientrato da un lungo weekend. Più di 1500 chilometri in due giorni, Cortona-Tolmezzo-Milano-Cortona con varie scampagnate nel mezzo.
Domani o martedì racconterò la presentazione di Tolmezzo e i vini che abbiamo bevuto (tanti).
Oggi riporto l’ottimo – e sin troppo lusinghiero – reportage di Francesco Brollo, uno degli organizzatori e relatori della serata.
L’articolo è pubblicato sul sito Carnia.La.

 “Massì, nonostante due microfoni imbolsiti, le campane del vicino campanile imbizzarrite e le sgomitate di un inverno impaziente di prendersi la scena, la prima volta tolmezzina di Scanzi è stata un successo.
A rivederlo oggi su Rai2 dentro la tv a X Factor, una quindicina di ore dopo esserci salutati, io che sono un catodico non praticante, ne ho apprezzato anzitutto il fisico (no, non cerco fraintendimenti filo gay “gendericamente” corretti per piacere), dico il genere di fisico che qua in Carnia siamo soliti apprezzare: quello di chi sa stare con la schiena dritta al risveglio da eroiche maratone enoiche. Di chi sa stare col feeling, come dice il mio amico Stefano.
Chiariamo: non ci siamo etilicamente compromessi venerdì notte, ma tirare tardi col-bacco in testa è pratica che richiede un certo allenamento. Essere lucidi e ludici il giorno dopo, ancor di più. E Andrea lo ha fatto, dispensando anche in tv lampi di critica disincantata tra i più vivacemente efficaci della puntata.
In vino meritas come avevo ribattezzato questo incontro ha regalato, spero, al pubblico presente motivi di riflessione seri ma non seriosi sul vino.
Annalisa Bonfiglioli ha letto e introdotto con efficacia e professionalità Il vino degli altri, il libro scritto da Andrea, che poi ha risposto con la riconosciuta effervescenza alle domande che gli ho posto. Chiara e Stefano hanno aperto porte e cuori con la consueta e schietta accoglienza. Mattia e Gian Marco dei Charlestones ci hanno scaldato con lampi di brit pop e Giorgio ha cucinato bene piatti di Carnia che hanno conquistato. I vini di Terrae.Doc hanno fatto il resto.
Resto non in spiccioli, neanche in caramelle sciolte, come cantava Vasco, ma tutto ciò che resta di tanto di buono nelle papille al termine di una serata magica. Nelle pupille resta il sorriso di Andrea, scopertosi contento di fare da compagno di viaggio di un gruppo di amici. Quello che ha fornito con le sue parole a chi c’era è una cartografia buona per orientarsi nel mondo del vino. Ma anche nel mondo e basta.
Se Gianni Mura, che al pari di Veronelli qui ha lasciato un pezzo di cuore, ha cantato le lodi di Scanzi, il cerchio si chiude; o si riapre per rinnovarsi e allargarsi. E chi si chiede attorno a cosa, si può rispondere: attorno all’autenticità, termine spesso stiracchiato da stanchi operatori turistici in cerca di vena.
Scanzi ha dimostrato perché lo si possa oggi definire una delle penne più brillanti d’Italia, eclettico senza essere odiosamente tuttologo, ha parlato da sommelier sicuramente non ortodosso, ovvero capace di emanciparsi  ed emancipare il lettore dalla schiavitù di certi clichè che di questi tempi paiono obbligati per chi voglia parlare di vino, come l’ostentazione di esotici paragoni olfattivi e gustativi. Ci ha portato nel backstage del mondo del vino, senza cadere nel complottismo da retrobottega o in dietrologie da retrobottiglia.
Chiudo con due frasi prese dal suo libro che brillano come stelle e aiutano a orientarsi. Invito a seguirlo, leggerlo, ascoltarlo, sia nelle sue ficcanti incursioni nella politica nazionale su Micromega, che nella musica, costume e sport sulla Stampa, e poi nei suoi libri sul vino, sullo sport, su Beppe Grillo. Tanta roba. E allora un buon punto di partenza che sia il suo sito www.andreascanzi.it
Nessuno nel mondo del vino, ha ragione. Si tratta solo di scegliere l’idea più vicina alla propria sensibilità.
Fate i vostri passi, le vostre scelte le vostre sniffate, senza mai inciampare nel peggiore degli errori: imporvi il gusto, d’elite, degli altri”. (Francesco Brollo).