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Maria Pia Castelli

Piceni Invisibili. E’ il nome che un gruppo di viticoltori marchigiani, riunitisi attorno a Marco Casolanetti (Oasi degli Angeli), si è dato. Naturalisti, biologici, biodinamici – ma con un debole per legno nuovo e barrique: Kurni docet -, stanno provando a valorizzare le loro terre i loro vitigni: Sangiovese, Montepulciano, Pecorino, Passerina.
Maria Pia Castelli, a Monte Urano nel fermano, è una delle aziende più apprezzabili del gruppo. Nata nel 1999, otto ettari vitati. Lieviti naturali, lavorazioni manuali. Quattro vini: un bianco macerato, un rosato e due rossi. Produzione tra le 20 e le 25mila bottiglie.
Il vino più celebre è lo Stella Flora, bianco macerativo a base di Pecorino, Passerina, Trebbiano e Malvasia. Mesi fa ne avevo parlato, era l’annata 2007. Dopo aver letto quella recensione, l’azienda ha deciso di spedirmi i quattro vini per una valutazione. Li ringrazio. Stavolta lo Stella Flora, che trovate in enoteca attorno ai 20 euro, era l’annata 2008. Senz’altro giovane. Molto giovane. Meglio se bevuto a temperatura ambiente. E’ un macerativo non estremo, al naso ha arancia e mandarino, lunghezza non esagerata ma buona finezza e bella bevibilità. Meno ossidativo della 2007, di personalità pronunciata ma non spiccatissima.
I rossi fanno uso dichiarato di legno nuovo e barrique. L’Orano è il meno impegnativo, Sangiovese in purezza (per Casolanetti, consulente dei proprietari Maria Pia Castelli ed Enrico Bartoletti, questo vitigno matura meglio nelle Marche che in Toscana). Costo sui 13 euro. Annata 2008. Punta tutto sulla bevibilità e raggiunge l’intento. L’acidità tipica del vitigno non è qui finissima. Corpo medio, quasi timido. Ne consiglio il confronto con un altro Sangiovese marchigiano (ma di altra zona), il Pongelli di Bucci.
Il vino più ambizioso è l’Erasmo Castelli, costo 25 euro. Montepulciano d’Abruzzo in purezza. 24 mesi in barriques rigorosamente nuove. In questo caso l’annata era la 2005. Aveva avuto il tempo di smaltire il legno e si presentava di gran struttura, polpa e buona morbidezza. Acidità rispettabile, alcolicità non esagerata e bell’equilibrio. Bevuto adesso mi è parso al massimo della forma, cosa che – immagino – non si sarebbe potuta dire due o tre anni fa. Mi ha ricordato, per “esigenza di attesa”, certi rossi della Rioja, che danno il meglio dopo anni – e decenni – anche in virtù della lunga permanenza in legno nuovo.
Sembrerà un paradosso, ma la sorpresa maggiore l’ho avuta dal Sant’Isidoro. Il rosato, ottenuto da salasso di Sangiovese e Montepulciano. Gran bel vino (neanche dieci euro in enoteca), con chiare note ematiche, animali e di sottobosco. Minerale, fresco, personale. Niente male.
Maria Pia Castelli è un’azienda da seguire, con potenzialità non ancora del tutto espresse ma con un percorso, e una gamma produttiva, meritorie e coraggiose.