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Luteraia & Roccapesta

Non c’è presentazione in cui non ricordi quanto siano pochi i vini toscani che sappiano raccontare il loro territorio. Accade ovunque, ma in Toscana di più. Si aggiunga il gusto personale, che mi spinge a preferire al Sangiovese non pochi vitigni rossi (Nebbiolo, Pinot Nero, Nerello Mascalese), e la fascinazione per Beppe Fenoglio: ecco perché sono un toscano apolide.
Apolide: non scemo. Un Pergole Torte è per sempre (cit). E non solo quello. Non generalizziamo.
Ultimamente ho trovato due vini toscani discreti. Il primo, il Morellino di Scansano Roccapesta 2007, mi era stato donato mesi fa da Marina della Compagnia del Taglio (Modena). Non amo il Morellino, che reputo uno dei più facili “vini da donna”, morbidi e piacioni: perfetti per piacere a chi non ama troppo il vino. Un po’ è per come cresce lì il Sangiovese (che chiamano Morellino), meno acido e più rotondo. Un po’ – soprattutto – è per come lo vinificano. Il Roccapesta è un Morellino che si difende. Novantasei percento Sangiovese e quattro Ciliegiolo. Metà produzione fa legno piccolo per un anno. Quattordici gradi e mezzo, 40mila bottiglie annue. Non conosco il prezzo (immagino sui 15-20 euro in enoteca).
L’azienda è del giovane Alberto Tanzini, un 39enne bresciano che ha cambiato lavoro innamorandosi della Maremma. Il suo è un Morellino dal buon nerbo speziato, morbido ma con discreta acidità e buona bevibilità. Non va giù da solo, ma neanche stanca. Che è già un bel risultato. Nella sua tipologia si difende. Ho successivamente appreso che il Roccapesta è uno dei vini preferiti da Marcello Dell’Utri: vada la mia solidarietà al produttore.
L’altro vino, che mi ha convinto maggiormente, è il Luteraia dell’azienda omonima. A sud di Acquaviva di Montepulciano, nel cuore della Valdichiana (sì, le mie terre). Anche questa zona è sfigata il giusto, di vini veri neanche l’ombra o quasi (il quasi è Poderi Sanguineto I & II, che comunque non mi fa stracciare le vesti). Si produce anche un Nobile di Montepulciano. Del Luteraia ho bevuto la 2007. Ventidue euro, ieri alla Bottega del Vino di Castiglion Fiorentino. Purtroppo non è facilmente reperibile.
Bella evoluzione nel bicchiere. Un Igt: Sangiovese, Sangiovese Grosso (Prugnolo Gentile), Canaiolo, Mammolo e Malvasia Aromatica. Quasi un “Chianti di Montepulciano”, almeno come uvaggio. Fiori e frutti rossi (susina, se volete fare i fighi). Pepe nero – come il Roccapesta, peraltro. Finale lievemente acido e tannico, dato da un Sangiovese irruento ma tutto sommato calibrato. Buona bevibilità. Ideale per chi vuole bere toscano contadino. E senza svenarsi.

P.S. Lunedì posterò le date delle prossime presentazioni: Frosinone, Marano di Mira (Venezia), Cinque Terre Liguri, Bassano del Grappa.