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Durello sui lieviti Sotocà – Cristiana Meggiolaro

IMG_9334Non ricordo chi mi abbia donato questo vino. Credo sia accaduto dopo un mio spettacolo: un regalo di uno spettatore, forse di una spettatrice. Maledetta memoria: solitamente mi sorregge, ma in questo caso no. L’ho bevuto due sere fa.”Igt Veneto”, e in sé la denominazione non giustifica cortei. Durello 85% e Garganega 15%, e già questo è invece ben più curioso. Ancor più considerando che il vino, tipologia “frizzante”, è un rifermentato sui lieviti come certi Prosecco Surlie che piacciono a me. Spippolando in rete ho visto che Cristiana Meggiolaro fa vini naturali. Non ho però capito se faccia anche parte di qualche associazione.
Nel retroetichetta della bottiglia si legge: “Vino bianco frizzante sui lieviti da uve autoctone Durello coltivate a 450 metri di altitudine nel paesino di Brenton Ronca’ (VR). Proveniente da vigne piantate su suoli di origine vulcanica, rifermentato in bottiglia. Non filtrato”. In Rete ho trovato anche questo: “L’azienda si trova nel confine tra la provincia di Verona e Vicenza ed i vigneti di proprietà sono situati sulle pendici del Monte Calvarina che in parte si affaccia nella provincia di Verona nella zona del Soave e del Durello ed una parte nella provincia di Vicenza nella zona del Gambellara. I vitigni coltivati sono solo i bianchi autoctoni: La Garganega e la Durella. Dall’annata 2012 l’azienda ha abbracciato la tecnica agronomica ed enologica promossa dalla Vini di Luce”
Il colore è un giallo paglierino tenue: molto tenue. Non è “sporco” come certi Colfondo. Anche al naso e in bocca si presenta esile. Molto esile. Ma non anonimo. Non può certo avere chissà quale corpo e persistenza: deve essere un vino facile, glou glou, da aperitivo o pasto comunque poco impegnativo. Per quanto i vitigni siano ovviamente diversi, mi ha ricordato non tanto il Prosecco di Casa Belfi, quanto casomai il Garg’n’go dei Maule e più ancora il Prosecco – più educato e precisino – di Ca’ dei Zago, che a volte mi convince e altre meno. Fresco, buona mineralità, gran bevibilità. In rete si trova sui 15 euro, franco cantina immagino poco sotto i 10. Nella sua tipologia, l’ho trovato un vino riuscito.

Garganega sui lieviti – Giovanni Menti

Questo vino mi è stato consigliato prima e venduto poi da Arnaldo Rossi, proprietario della Taverna Pane e Vino di Cortona e vigneron del sangiovese Dodo (iscritto a VinNatur).
E’ la Garganega sui lieviti di Giovanni Menti, annata 2011. Un vino frizzante molto economico, che al ristorante si trova poco sotto i 10 euro e in enoteca poco sopra i 5.
Garganega in purezza, 13mila bottiglie prodotte. Prima fermentazione con lieviti spontanei, aggiunta di mosto di Recioto di Gambellara (garganega passita) per far partire la seconda fermentazione. Nessuna presenza di solfiti.
La zona è Gambellara, la stessa di Angiolino Maule e Davide Spillare. Se il vitigno è il medesimo, la declinazione è diversa: non più vino fermo, ma frizzante. Per impostazione e resa, la Garganega sui lieviti di Menti si può paragonare ai Prosecco col fondo. E di fondo, anche qui, non ce n’è poco. Anzi.
Al di là del vitigno diverso, i Prosecco col fondo meglio riusciti (Casa Coste Piane, Frozza, Costadilà) sono superiori a questa Garganega. E non costano molto di più (un po’ sì). La Garganega sui lieviti è un vino che ha il pregio principale nella grande bevibilità. Lo bevi quasi senza accorgertene (e non sempre è un pregio). Vino quotidiano, digeribile, a cui non puoi chiedere picchi inusitati. L’ho però trovato decisamente corto, nonché povero sotto il profilo gusto-olfattivo.
Lo consiglio come aperitivo senza pretese o quando avete voglia di un vino che “non sembri troppo vino” (anche l’alcolicità è contenuta, 11.5 gradi).
La Garganega si esalta molto di più se vinificata ferma. Questo frizzante è comunque da considerarsi un azzardo che – anche considerando il prezzo – ritengo riuscito. E soprattutto onesto.