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Fiano di Avellino Ciro Picariello

Chi ha letto i miei libri e segue questo blog, sa che quando parlo di vini bianchi penso soprattutto a quelli del Nord Italia e Centro Europa. I motivi sono due: da una parte un gusto personale, che ricerca bianchi dritti e particolarmente eleganti, figli – quindi – di un clima verosimilmente più freddo; dall’altra la tendenza, al Sud, a inseguire anche nei bianchi un prodotto strutturato e concentrato, di non facile beva.
Ci sono però delle eccezioni, ad esempio il Carricante, un autoctono dell’Etna che ha punti di contatto con il Riesling. Durante la presentazione di Modena alla Compagnia del Taglio, ho conosciuto Mauro Piantedosi, un rivenditore appassionato che prova a valorizzare produttori meritevoli ma non famosissimi. Piantedosi mi ha parlato del Fiano di Avellino (una Docg) di Ciro Picariello. Ha avuto la gentilezza di inviarmi 4 bottiglie, ieri ne ho degustata una con alcuni amici. Il prezzo è molto vantaggioso, 10 euro, al punto che alcune guide – Bibenda/Ais – la ritengono una delle bottiglie dal migliore rapporto qualità/prezzo d’Italia. E’ vero? Scopriamolo.
Ciro Picariello è un piccolo nome di culto. Uomo schivo (a quel che ho letto), la parte commerciale è curata dalla moglie Rita. Esce sempre con 10 mesi di ritardo rispetto agli altri colleghi (l’apripista in Campania è stato Marsella). Un bene: la sua idea è quella di un bianco che può invecchiare, evolversi. Per questo, quando lo si beve, è opportuno scegliere le sue annate meno recenti. Io ho degustato la 2008, decisamente giovane per i canoni di Picariello. Come scrive Luciano Pignataro, sarebbe ora che i produttori di Fiano (un vitigno dalle grandissime potenzialità) aspettassero almeno 2 anni prima della messa in commercio: non è un vino beverino, non è una Falanghina.
I sette ettari da cui viene il Fiano (20mila bottiglie), provengono dai vigneti storici di Summonte e da quelli di Montefredane. Non sarebbe male ipotizzare 2 cru. La maturazione del Fiano è tardiva e tale anche la vendemmia di Picariello: fine ottobre, a maturazione completata. Questo, insieme a una forte escursione termica, darà al vino colore carico, ricchezza di profumi, alcolicità e struttura.
Il Fiano di Picariello è un giallo dai riflessi dorati, concentrato non per moda ma per estratto. Incontrato senza la giusta intriduzione, può incutere timore o lasciar pensare a un Superbianco.
Al naso è davvero notevole: a volte si usa l’immagine “frutti gialli croccanti”, che non vuol dire niente ma qui – non so perché – mi è venuta e forse rende l’idea. Poi molto altro, anzitutto una grande mineralità. Roccia bianca, erbe marine, menta, gesso. Addirittura un sentore fumè, affumicato, come certi Sauvignon della Loira (che però devono quel sentore alla barrique nuova: qua il vino fa solo acciaio). Nocciola tostata, castagna, tabacco.
Al gusto c’è corrispondenza, anche se tarda ad aprirsi. E’ un vino giovane e impegnativo (non ordinatelo mai come aperitivo). La 2008 è stata un’annata particolare, ma la bottiglia denota splendida sapidità e bella struttura. Equilibrato, un po’ di acidità in più avrebbe aiutato. Persistenza grintosa, buona chiusura: sì, il rapporto qualità/prezzo è invidiabile.
E’ un vino che vi consiglio, anche se cercherei annate più lontane (ho sentito parlare benissimo di 2007 e 2004). Per quanto mi riguarda, aprirò un’altra 2008 tra qualche mese, per valutarne l’evoluzione.