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Vini ostinati e contrari: Barbaresco Cascina Roccalini

FullSizeRenderSi ritiene il Barbaresco, generalizzando, una sorta di “Barolo femmina”, perché più elegante e meno corposo. E’ però appunto una generalizzazione. Due dei Barbaresco migliori sono il Montestefano di Teobaldo Rivella e il Cascina Roccalini di Paolo Veglio. Quest’ultimo ha 37 anni e fa l’agricoltore da quando ne aveva 14. Dal 1993 le uve di famiglia venivano conferite a Bruno Giacosa, che agli amici ammetteva come proprio da quegli appezzamenti provenissero le uve migliori. I vigneti della famiglia Veglio sono adiacenti all’iperblasonato Sorì Tildin di Angelo Gaja. La cantina si trova lungo i tornanti che da Alba portano a Tre Stelle (nel navigatore non c’è: digitate “Località Pertinace”). Davanti alla casa di Paolo sono state girate le scene iniziali del film Il partigiano Johnny. Il padre Paolo, ex assessore alla Cultura di Alba, è uno dei curatori dei percorsi fenogliani. Dal 2004 Veglio e la mamma – cuoca eccelsa – Luciana ballano da soli. Cinquemila bottiglie tra Dolcetto e Barbera e 7mila (presto 12mila grazie a nuovi vigneti) di Barbaresco. Attenzione: nei supermercati si trova un “Barbaresco Roccalini” a meno di 8 euro, ma non c’entra nulla. I vini di Veglio, che fino al 2014 faceva parte dell’associazione Vini Veri, sono distribuiti da Le Caves de Pyrene. Il Barbaresco di Veglio, che migliora a ogni annata, spicca per eleganza, freschezza, bevibilità e longevità. Il prezzo, in relazione alla tipologia, è decisamente onesto. Uno dei rossi migliori d’Italia. (Il Fatto Quotidiano, 5 gennaio 2015. Ottavo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)