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Solforosa RuleZ?

Ho passato lo scorso weekend sul Lago di Garda, con Perfect39. Sabato ho provato un ristorante discreto, Da Rino a Manerba del Garda. Tutto buono, a parte la tendenza fastidiosa ad annegare l’antipasto di pesce di lago nell’aceto. Non c’è bisogno di marinare tutto, persino il fritto: che senso ha?
Domenica è toccato all’ottima Trattoria di Mezzo a Salò. Solo applausi.
Sabato sera abbiamo bevuto un Metodo Classico Garda Chardonnay. Non una tipologia lodatissima, lo so, ma tendo a bere vini fatti nei luoghi in cui alloggio (nei limiti del possibile).
L’azienda era Pratello, il Metodo Classico un “Millesimo 2005″. Ovvero Extra Brut Millesimato.
Non c’era molto di meglio nella carta, che specificava come il vino fosse “biologico” (che vuol dire tutto e niente). L’azienda agricola biologica Il Pratello, che conoscevo, è romagnola e non c’entra con questa, che si chiama Pratello, ha sede a Padenghe sul Garda e – ammetto – non mi risultava fosse biologica.
Qualche lettore me l’ha però fatto notare. Grazie.
Il sito dell’azienda informa che l’enologo è Nico Danesi e che la cantina è dotata delle “più moderne tecniche di vinificazione”.
Il prezzo al ristorante era di 28 euro.
Chardonnay 80 percento, Groppello 20. Degorgement dopo 36 mesi. Tredici gradi.
Uno spumante di buona fattura, un po’ grasso come spesso capita con gli Chardonnay. Leggermente amaricante nel finale, bollicine un po’ grossolane in bocca. Buona freschezza, giusto sciroppo di dosaggio (pressoché assente), discreta bevibilità. Poche emozioni. Un vino da 6+.
Il dramma è stato il mattino successivo: un mal di testa devastante. Proprio l’hangover stordente da sbornia, il cerchio alla testa che ti martella.
Premetto che non soffro di mal di testa e non ero minimamente ubriaco la sera precedente. In tutta la giornata, ho bevuto – di alcolico – solo metà di quel Millesimo 2005.
La sensazione avuta, senz’altro sbagliata, è stata quella di mal di testa da solforosa. O comunque qualcosa di “chimico”. E’ noto come i vini più a rischio over-solfito siano gli Champagne e i vini dolci. La coincidenza è quantomeno curiosa: un Metodo Classico, tipologia di per sé a rischio, di 7 anni,  fatto da un’azienda “con le più moderne tecniche di vinificazione” e in una zona non famosissima.
Che ci fosse troppa solforosa dentro, o comunque sufficiente a colpire uno come me che beve quasi esclusivamente vini naturali e quindi non ha più l’abitudine – pardon l’anestesia – alle dosi “normali” (cioè elevate) di solforosa?
Solo un dubbio: probabilmente immotivato, anzi sicuramente. Sbaglierò io ed è solo una sgradevole coincidenza.
Se l’azienda è biologica, la solforosa deve essere bassa. E allora perché? C’è altro? E’ capitato anche a voi?
L’episodio, al di là della bottiglia specifica, giustifica un dibattito su ciò che c’è e non c’è dentro un vino: realmente.
Il mal di testa mi ha abbandonato soltanto il giorno dopo.
Chiamiamole sfortune, sì.