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Da Elena & Da Culata

La cosa brutta del giornalismo è che viaggi molto, non hai orari e non puoi crearti legami duraturi. La cosa bella del giornalismo è che viaggi molto, non hai orari e non puoi crearti legami duraturi.
Il weekend di Misano Adriatico è stato terribile, non meno dell’atteggiamento della Dorna. Ne ho già parlato a lungo sulla Stampa e non intendo farlo qui.
Prima e dopo, avevo/ho trovato due luoghi che vi consiglio. Due slowfood, tipologia di ristorante (e osteria) che non sempre appaga ma che quasi sempre si rivela quantomeno gradevole.
Mi piace scegliere le (gli?) slowfood più lontani e bizzarri, in luoghi che altrimenti non vedrei mai. A volte (spesso) strutturo il viaggio proprio in funzione dell’osteria da provare.
Giovedì, prima di andare al circuito, mi sono fermato Da Elena, a Montecastello. E’ un’osteria a due passi da Mercato Saraceno, prima di Cesena (andando verso Ravenna). Era un pranzo. Io non faccio quasi mai pranzo, quindi per me un’eccezione. Ho scelto un antipasto con piadina e formaggi (non mangio affettati, ma sembravano squisiti). Pregevoli. Poi uno splendido piatto di tortelli fatti a mano, burro e salvia. Porzioni industriali. Carta dei vini non esaltante, ma il bianco e rosso della casa erano accettabili. L’atmosfera è tranquilla, sfarzo zero. Non c’era molta gente, ma per cena prenotate. Quando sono andato a pagare, il prezzo era di 10 euro. Sul serio: 10 euro. Quando sono rimasto stupito, la cameriera mi ha chiesto se lo ritenessi eccessivo. Ed era seria. Le ho risposto che, con quella cifra, a Milano non ti fanno neanche mangiare la scorza d’arancia dell’Americano.
L’altro slowfood l’ho provato oggi, ancora a pranzo, andando verso Vicenza. Si chiama Da Culata. E’ a Montegalda, a est dei Colli Berici. Luoghi cari a Fogazzaro, che qui aveva anche una villa (visitabile). Ci sono andato perché è una trattoria famosa per il baccalà alla vicentina, che io adoro, da buon lusitano che mangerebbe baccalà in continuazione. Anche qui c’erano proluvio di carni e salumi. Mi sono limitato al baccalà alla vicentina con polenta, acqua naturale e due bicchieri di prosecco (che era poi un Riesling spumantizzato, tra i pochi vini disponibili al bicchiere). Carta dei vini attenta al territorio e discreta. Da Culata è un’osteria vera, semplice, tutto fatto a mano e atmosfera cordiale. Il baccalà era squisito e il conto (con caffè finale) si è rivelato più che giusto: 20 euro.
Sono entrambi luoghi da provare. Se poi siete più mangioni di me, e non quasi-vegetariani come me, ve li godrete anche di più.