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Un’altra cena in Langa

Sabato sera, tra uno spettacolo teatrale e un monologo in tivù, sono finalmente riuscito a godermi una cena in Langa.
C’era Ezio Cerruti, c’era Mauro Musso, c’era Perfect39. Ed altri, chi produttore e chi no.
Il posto scelto – da Musso, che mai sarà perdonato – era L’Arco del Castello. A Perno. La località, sopra Monforte, ha vista incantevole. Il posto mi ha però deluso e non ci tornerò.
I vini li abbiamo portati noi. Ne vedete alcuni in foto. Sperando di ricordarli tutti, eccoli.
Non ho fatto la ola. Champagne Fallet-Prévostat Extra Brut, Avize, Costa dei Bianchi. Era un po’ stanco, in fase discendente. Corto. Gradevole, non di più. Barolo 2006 Sergio Giudice, Serralunga d’Alba. Un Barolo che rimane a metà strada, confuso, non troppo elegante, di carattere non spiccato. Langhe Nebbiolo 2010 Giovanni Rosso. Un rosso di cui non chiederei il secondo bicchiere. E di cui, lo ammetto, non ho finito il primo.
Per salire un po’. Schneider Sankt Laurent, austriaco, giovanissimo (credo 2010). Vinoso e carico. Non finirei mai una bottiglia, ma ha la sua gradevolezza e tipicità.
Credo che li riberrò. Barolo 1988 di Domenico Clerico. Aperto a fine cena, era ancora in forma e portava bene i suoi 24 anni. Barolo 2005 Giuseppe Rinaldi Cannubi San Lorenzo-Ravera. Di Citrico ormai non ha più senso che parli, chi mi conosce – ma più che altro chi lo conosce – sa che è “il” Barolo. Anche se il 2005 era davvero giovane. Barolo 2004 Vigna Rionda Oddero. Elegante, preciso, nitido. Tra i miei Barolo preferiti. Barbaresco 2009 Roccalini. Lo avevo scoperto mesi fa (annata 2008) a una cena da Ezio Cerruti. E il produttore era presente. Ribadisco: insieme al Montestefano di Teobaldo (Serafino) Rivella, bevuto con sommo gusto il giorno dopo a pranzo alla Trattoria del Campo di Mango (quello sì, gran posto), il miglior Barbaresco che io conosca. Sol Botrytis 2007 di Ezio Cerruti. Va be’, dai, sapete quanto mi piaccia (nonostante non ami i vini dolci). Infine, una new entry. Barolo 2006 Cascina Fontana. Un Barolo fatto proprio a Perno, da Mario Fontana, presente alla cena ma volatilizzatosi alle 23 perché “non posso fare tardi, mi alzo presto”. Un vigneron così timido da averci lasciato la bottiglia soltanto poco prima di andarsene, per non condizionarci. Non lo avevo mai degustato: è decisamente un Barolo da provare. Vero, emozionante, lungo.

P.S. A margine: in questa cena c’era solo un bianco. E ho sofferto un po’. Riesco sempre meno a bere rossi, ormai ho subìto proprio una mutazione.