Collecapretta

Ieri mi sono imbattuto in una piccola azienda meravigliosa. Merito di Arnaldo Rossi, proprietario della Taverna Pane e Vino di Cortona, che me ne ha parlato e mi ci ha portato.
Non la trovate facilmente, non è quasi mai nelle guide e la zona è davvero poco turistica. Umbria, Terzo la Pieve, Monti Martani, spoletino.
Si chiama Collecapretta ed è il progetto di Vittorio e Anna Mattioli. Produzione risicata, 5-6mila bottiglie, tramandate da tre generazioni con approccio contadino e naturale. Niente proclami (l’azienda non appartiene a nessuna associazione di vini veri), niente barrique, niente lieviti selezionati. Tutto in acciaio, vetroresina e tini a cielo aperto. Vins de garage, letteralmente.
E’ un’azienda autosufficiente, che completa da sola tutto il ciclo agricolo produttivo: non solo vino, ma anche bestiame, grano, formaggio, uova.
Non fa ristorazione, ma ne avrebbe la possibilità. Anna, chef garbata e provetta, ci ha viziato con un pranzo informale che non facevo dal secolo scorso. Focacce (lì dette “pizze”), salumi, olive sotto cenere e calce, strangozzi alla spoletina, pancetta alla brace, pecorino, sformati.
E’ un posto meraviglioso. Lo avessi trovato prima, sarebbe finito sicuramente in uno dei miei due libri sul vino.
Non c’è sito, non c’è tecnologia. In rete trovate qualcosa su di loro a firma Jacopo Cossater, che giustamente adora vini e semplicità di questa coppia miracolosamente intatta. Come le terre in cui vivono.
Vittorio fa scrivere, sulle etichette minimali (ma belle), “agricoltore e poi vignaiolo in Terzo la Pieve“. Rende bene l’idea di come il vino non sia arrivato subito, ma faccia parte di una Filosofia Condivisa.
Ho avuto modo di degustare gran parte dei loro vini. Per provarli dovete andare a Terzo la Pieve (gran bella esperienza), oppure avere la fortuna di beccare una carta dei vini illuminata come quella di Arnaldo. Il rapporto qualità/prezzo è commovente, franco cantina sta tutto tra i 10 e i 14 euro. Vini outtake, come li chiamo io: e da cortei.
I vigneti sono tutti tra i 400 e i 550 metri sul livello del mare. La superficie coltivata è di 5 ettari. Terreno in larga parte argilloso. Presto verranno introdotti nuovi vini, ad esempio una Malvasia bianca in purezza e un Rosato da Ciliegiolo.
Per ora il plotone di bottiglie comprende tre bianchi e quattro rossi. Il Pigro delle Sorbe è un Greco (Greco: non Grechetto, è proprio l’uva campana, piantata lì dal nonno di Vittorio). Il bianco meno impegnativo, ma gradevole e di bella sapidità. 
Il Terra dei Preti è un Trebbiano Spoletino macerato due settimane sulle bucce, non per moda gravneriana ma perché i contadini un tempo facevano così, vinificando i bianchi come i rossi. La 2008 è portentosa per complessità, trama e frutto. 
Un vino con un grande futuro davanti, a dispetto del prezzo, come il Vegna Vecchia. Non esito a definirlo uno dei bianchi più sorprendenti d’Italia. Il miglior Trebbiano Spoletino (stavolta non macerato) in purezza che possiate trovare, a mio avviso superiore anche all’Arboreus di Giampiero Bea (che comunque andrebbe paragonato al Terra dei Preti). La 2009, per quanto giovanissima, ha già un che di certi Riesling della Mosella. E la 2006 sembra un Trebbiano di Valentini. Solo che costa molto meno: 7 euro e 50 in cantina. E’ un bianco originale, di carattere, che cambia ora dopo ora: eppure semplicissimo. Un vino che sa di uva e vino. Un vino primigenio e non ancora deturpato dall’uomo.
Anche i rossi sono meritevoli. Non ho degustato il Burbero, blend di Sangiovese, Merlot e Ciliegiolo, e neanche il Merlo Nero, Merlot in purezza (mi dicono) affatto furbo. Posso invece garantire per Le Cese e Il Galantuomo. Il primo è un Sangiovese in purezza, premiato da Paolo Massobrio e Marco Gatti qualche anno fa ai Top Hundred di Golosaria, impeccabile per territorialità, bevibilità e frutto.
Inspiegabile è poi Il Galantuomo: una Barbera in purezza, piantata lì 60 anni prima o giù di lì dal nonno di Vittorio perché aveva fatto il militare in Piemonte e si era innamorato di quell’uva. Una Barbera che quasi tartufeggia, neanche fosse un Nebbiolo, e che un’ora dopo si presentava del tutto diversa al naso: forte nota ematica e trama fitta, grande progressione e ancor più grande persistenza. Con una sapidità che pare venire da vignetti coltivati a un passo dal mare.
Danilo, il venditore dell’azienda presente al pranzo con un amico (Marco), ci ha raccontato che i coniugi Mattioli all’inizio non si rendevano conto della qualità del loro materiale. Per loro era normale fare vino così: era naturale. Una naturalezza che hanno perso in tanti. Loro, no.

P.S. A cena, con alcuni amici, ho poi bevuto un Vigna Vecchia 2009 e un Le Cese 2007. Anche gli amici sono rimasti entusiasti. Già che c’eravamo, per concludere, abbiamo bevuto il Rosso de Veo 2005, il Sagrantino di Montefalco (secco) da vigne giovani di Giampiero Bea. L’Umbria che piace.

33 Commenti a “Collecapretta”

  • Adriano:

    Me lo sono segnato

  • Nicola:

    Grazie per la dritta. Quando capiterò da quelle parti, un posto da non perdere!

  • Ivo:

    segnalo alla mia enoteca di riferimento..

  • Giovanni Corazzol:

    quando dico che credo Andrea Scanzi è un generoso intendo questo. grazie grazie

  • Giovanni Corazzol:

    pazzesco google. scrivendo “collecapretta” quest’articolo è già indicizzato attorno al 10° posto della prima pagina.

  • Grazie della citazione Andrea e complimenti per essere riuscito a sintetizzare così bene il lavoro di Anna e Vittorio. Il risultato è straordinario ed è sotto gli occhi di tutti, il Vigna Vecchia, per dire, è un Trebbiano stupefacente per espressività, senza dubbio un grande, grandissimo vino bianco italiano. Come incredibile è il Galantuomo. E tutto il resto, certo.
    Un grande ciao.

  • armando:

    Caro Andrea adesso BAAAAAAASTAAAAAAA…ho una figlia di due anni e mezzo e un mutuo da pagare…
    mi sto rovinando per comprare ettolitri di vino che descrivi in modo assolutamente irresistibile…ma perché non ti fai assumere da una GDO a 1.000.000 di euro l’anno….?
    Cmq…..quando saro’ per strada a mendicare mi piazzero’ sotto le tue finestre a Cortona con tutta la famiglia… potresti ospitarmi in una cuccia e darmi i fondi delle botiglie di tanto in tanto….

  • Alberto:

    prendo nota :-)

  • Francesco:

    cristosanto, più oscuro di un disco di oscuro di krautrock lisergico. come per gli amati vinili vedrò quel che si può fare…

  • Luca Miraglia:

    Ecco l’Andrea che preferiamo: l’affabulatore che ci ha affascinati con Roddolo e che ci strega con Collecapretta, il narratore inesausto di storie di vino e degli uomini che lo fanno.
    Grazie per quest’ultima “dritta”!

  • […] This post was mentioned on Twitter by Faber, Jacopo Cossater. Jacopo Cossater said: Andrea Scanzi scrive di una delle mie cantine del cuore, Collecapretta. http://goo.gl/oUC9 […]

  • Antonio Marino:

    Sono daccordo ,Collecapretta è una piccola grande azienda…il mio preferito è stato il trebbiano spoletino, sto aspettando con ansia che mi arrivino in enoteca!!
    Segnalo dall’Umbria che piace e che non si trova facilmente altre 2 piccole realtà:
    Cantina Marco Merli (circa 13.000 bottiglie all’anno)zona colli altotiberini;
    Fattoria Calcabrina (fanno un vino da tavola da uve sagrantino ad un prezzo stracciato) rigorosamente in biodinamica.

  • […] autore di Elogio dell’invecchiamento e Il vino degli altri, entrambi editi da Mondadori, descrive perfettamente i vini e le atmosfere di Collecapretta. Quella piccola cantina non così lontana da […]

  • (Marco):

    Ciao Andrea, tra uno strangozzo, un venditore di asfalto inglese e un Galantuomo che sembrava una Barbera coltivata ad un passo dal mare, è stato un piacere conoscerti. Collecapretta è un posto del cuore, di quelli che danno il senso agli sgangherati percorsi enoici che uno fa nella sua vita: parti lontanissimo e finisci ad un passo da casa (o per essere più comprensibili: parti con complessità incredibili e ti ritrovi ad amare la semplicità più feroce). O almeno così è stato per me (e credo anche per gli amici con cui condivido questo tesoro, Jacopo in primis). E la tua descrizione rende merito a tutto questo e a quello che Anna e Vittorio sono riusciti a costruire, con il contributo decisivo di Danilo e con la magia che, sola, rende tante cose inspiegabili. Spero avremo modo di ritrovarci in giro per l’Italia. Se passi di qua (intendendo per “qua” questa strada immaginaria che unisce Cortona con Terzo la Pieve)fatti vivo.

  • Andrea Scanzi:

    Ciao (Marco) :). Mi hai fatto ricordare il venditore d’asfalto inglese, scena assolutamente lisergica.
    Per chi non c’era (cioè tutti i lettori). A metà pranzo, è spuntato un camionista inglese, che parlava peraltro un inglese strettissimo, che ha bussato alla porta dei Mattioli e – tranquillamente – ha chiesto se ci servivano due camioni di asfalto. Li avrebbe regalati. Vi giuro che è successo sul serio. Ora, riflettendoci: che ci faceva un camionista inglese in quella parte di mondo? E perché aveva DUE camion di asfalto? E dove li teneva nascosti? E perché gli erano avanzati? Chi gli aveva commissionato un simile lavoro?
    Una scena surreale, ben oltre i Monty Python.
    Detto questo, ti ringrazio per la gentilezza, la piacevolezza e la competenza. Spero anch’io di ritrovarti, da Arnaldo (so che ci andrai stasera per l’accoppiata Trippaio & Champagne) e non solo. Un grande abbraccio. ;)

  • Francesco:

    Ciao Andrea,
    non so se domenica pomeriggio potrò fare un salto a Perugia, spero di sì. Intanto ti posso dare due consigli enogastronomici? (non ci prendo la percentuale!): a Bevagna “Antiche sere” di Luciano Sabbatini, con i suoi ottimi gnocchi al sagrantino e a Montefalco “L’alchimista”, che in questo periodo prepara piatti deliziosi con il sedano nero di Trevi, disponibile solo ad ottobre (prova, se passi da quelle parti, i tagliolini col sedano nero e la salsiccia). Sul vino non mi pronuncio, l’auctoritas sei tu:-)
    Saluti,
    Francesco

  • Arnaldo Rossi:

    Ciao Andrea,
    ti trasferisco un grazie di cuore a nome di Anna,Vittorio e di Danilo, per la prontezza e la trasparenza con la quale hai voluto trasferire sul blog, le emozioni visste mercoledi!!!!!
    A presto
    Arnaldo

  • Lorenzo (...ma forza Vale):

    Ciao Andrea,
    grazie della splendida descrizione e della dritta sicura.
    Io abito a Verona, ma ho radici (e casa) dei nonni a Todi, per cui ci vado appena posso. Mi ero appuntato questo nome dopo aver letto qualcosa in rete di Jacopo Cossater, ma l’ultima volta non sono riuscito a passare. La prossima non mancherò, sicuro. Sono contento di questo post, anche perchè mi sembra che colmi la lacuna della mancanza di vini umbri outtake nel capitolo del tuo libro, o sbaglio?A riguardo già che sei in zona ti segnalo, proprio a todi, la cantina Roccafiore, sicuramente meno poesia e semplicità, ma vini davvero interessanti…
    Un saluto e sempre grazie per la tua passione coinvolgente e generosamente condivisa…

  • annalisa:

    é proprio vero!!!mio padre e mia madre sono due forze della natura… il frutto delle loro fatiche in questo blog è davvero amatissimo, ed io non posso che compiacermi dei bei complimenti lasciati da chi li conosce bene…quando con il mio aiuto, leggo loro i commenti lasciati, vedo la loro piccola soddisfazione farsi spazio nei loro occhi, che illuminati sembrano dire “ma dai, non è possibile che stanno parlando di noi e del nostro vino…”. la semplicità di mamma Anna e papà Vittorio sta proprio in questa loro modestia, a volte nascosta,ma soprattutto usata per tenere bene i piedi ancorati per terra… ringrazio tutti coloro che frequentano la nostra cantina, non solo per il piacere di assaggiare un buon vino, ma anche per stare semplicemente in compagnia dei miei genitori, che amano immensamente offrire il loro tempo a chi è realmente amante del vino con la V maiuscola…

  • Andrea Scanzi:

    Gentile Annalisa, la ringrazio del commento, molto gradito. Devo però farle un amabile rimprovero. Durante il pranzo, sua madre Anna ha detto che la loro figlia si lamenta sempre della cucina di casa.
    Avendola provata di persona, la trovo una recensione inaccettabile. :)
    Grazie ancora.

  • David:

    Ho bevuto Sabato sera in una enoteca di Todi il Collecapretta Vigna Vecchia suggeritomi dalla proprietaria.
    Sono rimasto stupefatto dal profumo e dall’aroma veramente unico di questo nettare.Tanto è vero che lo sto cercando nelle varie enoteche di Sansepolcro ma non riesco a reperirlo.
    Qualche suggerimento?
    Grazie.

  • Raffaele:

    Ero alla ricerca di qualche buon bianco da metter in cantina per l’estate e questa recensione mi ha convinto ad acquistare alcuni vini di quest’azienda, credo non deluderanno le attese anche perchè ho letto altri giudizi molto positivi.

    x David, credo che il miglior modo per acquistare sia quello di rivolgersi direttamente all’azienda oppure come faccio spesso e volentieri io comprare su un forum molto noto di enoappassionati dove ci son venditori di lunga data seri ed affidabili e spesso si fan anche ottimi affari; se l’autore di questo blog ne darà l’autorizzazione posterò il link perché, pur non avendone alcun diretto interesse, non vorrei passare come spammer

  • Bruno:

    …mi sono giusto concesso sabato un “piccolo premio produzione” personale in una enoteca di Asolo, dove vivo, nel trevigiano.
    Tra i vari vini che mi sono stati proposti, vi erano appunto il “Cese” ed il “Cigliegiolo” di questa mirabile azienda.
    So che dovrò litigare per poter portarne a casa qualche altra bottiglia,non ne hanno molte, ma ho la testa dura.
    Sinceri complimenti ad Vittorio ed Anna per le loro creazioni, ed un grazie ad Andrea Scanzi per il blog appena scoperto

  • L’Arboreus di Giampiero Bea è molto più ritroso, cupo, scontroso hai bisogno di un giorno per capirlo ed entrarci in confidenza e amarlo-odiarlo, mentre il Terre dei Preti parte gravneriano, come un semplice bianco da macerazione un pò visto e rivisto (risentito), ma dopo un oretta, se si riesce a conservare una temperatura a 14 massimo (odio i bianchi da macerazione a 18-20 gradi!) esce come un fiore esotico ad ammaliarti per tutta una sera…sul Vigne Vecchie nessuna parola, è una bottiglia che si beve a occhi chiusi passeggiando per le colline di Terzo la Pieve quando c’è la nebbia saltando tra minerali e fiori freschi!!!

  • Il Galantuomo poi è una barbera tra l’austero e il contadino un controsenso che ti fa scendere giù la bottiglia sia parlando a braccio con un paio di amici, sia a pranzo senza il timore che ti giri la testa nonostante i 14° di alcol (c’è tanta materia perfettamente equilibrata)con una persistenza lunghissimissima!!!

  • felix:

    Se contattate l’azienda (con mail o tel.) confermano la loro semplicità e la loro disponibilità. Spediscono per corriere. ……………e l’Italia si fa sempre più piccola!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Ho provato ieri il Merlo Nero 2010. Originale e intrigante. Qui i miei appunti:
    http://apocalisseenoica.blogspot.it/2013/01/collecapretta-merlo-nero-2010.html

  • mara e gilberto:

    Oggi, 31 giugno 2013 abbiamo gustato IL BURBERO che dire FANTASMAGORICO.

  • simone:

    Mi spiace ma non concordo col giudizio espresso,io ho avuto modo di assaggiare solo il sangiovese Le Cese mentre mi trovavo in Umbria ad agosto e posso solo dire che si trattava di uno dei peggiori vini da me assaggiati! Pieno di difetti gia’ all’olfatto che gia preannunciavano un vino disgustoso anche in bocca,i difetti che puoi trovare in un vino fatto dal contadino senza alcun ausilio di strumenti ma non da un vino in vendita a 13euro a bottiglia in cantina.
    Vorrei anche aggiungere che non trovo nessun pregio a scrivere in etichetta che si produce senza l’ausilio di tini a temperatura controllata o con tini a cielo aperto,dio solo sa che tipo di sporcizia vi puo finir dentro durante la fermentazione,oppure senza utilizzare lieviti selezionati. Ci si nasconde dietro questa facciata di apparente genuinita,sottolineo APPARENTE, per vendere un prodotto ad un prezzo folle e fuori mercato.
    Non facciamoci ridere dietro dal mondo enologico,occorrono anni di studio del territorio,del clima,del terreno e della scienza enologica per ottenere un buon prodotto altrimenti non facciamo altro che tornare ai tempi dei stri nonni quando si beveva aceto e lo si giudicava ottimo.

  • […] Matteo Furlani. Si fa aiutare da Danilo Marcucci, che ho conosciuto anni fa durante la visita a Collecapretta e che aiuta altri produttori (presto ve ne parlerò, perché li ho provati proprio in questi […]

  • alberto randi:

    Salve, un grandissimo Le Cese 2011…me ne sono innamorato questa estate. Gita in Umbria, su e giù per Spoleto, Assisi…Montefalco ed alla scoperta di qualche produrre che mi sorprendesse. E l’ho trovato. Ora in cantina non manca mai.

  • Angelo M.:

    Il 14 agosto ho avuto il privilegio di essere accolto dalla famiglia Mattioli per una visita della cantina e degustazione dei principali vini dell’azienda. Sono oltre 10 anni che giro per cantine in Italia e all’estero (Francia/Germania/Ungheria e Spagna) ma l’ospitalità e la cordialità ricevuta è stata davvero unica. Degustati (e acquistati in loco) il Buscaia, Il Vigna Vecchia e il Terra dei Preti oltre al Le Cese sulla fiducia (la mia visita era principalmente per i bianchi). Ho trovato il Vigna Vecchia uno dei migliori bianchi mai provati in Italia ed il Terra dei Preti un Orange Wine veramente particolare, che mi hanno fatto scoprire la vera essenza del Trebbiano Spoletino. Quello che comunque ho più apprezzato è stata la genuinità e la bevibilità di questi vini fatti veramente con amore e cura. Un ringraziamento ad Andrea che mi ha dato la possibilità di fare una bella scoperta umana ed enologica.

  • Non ho dubbi, un buonintervento. Spulcio con entusiasmo il sito
    internet http://www.andreascanzi.it. Continuate così.

    visita qua

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