Asprinio D’Aversa Extra Brut – Grotta del Sole

Uno dei capitoli che più ha colpito i lettori, di quelli che compongono Il vino degli altri, riguarda i vini outtake. Un conio entrato a far parte del lessico enologico, come Vino Muccino e Vitigno Kiarostami.
Molti lettori, come esorto nel libro, mi inviano mail segnalandomi nomi di vini “che non piacerebbero a Robert Parker”. Uno di questi lettori, Francesco Martusciello, è tra i proprietari di Grotta del Sole. Un’azienda dai grandi numeri, 850mila bottiglie, ma a viticoltura naturale. Nome di riferimento in Campania, soprattutto dei Campi Flegrei.
Martusciello mi ha parlato dei suoi vini, tutti “outtake” secondo lui, tesi verso la salvaguardia e la valorizzazione dei molti autoctoni campani. Mi ha così mandato una campionatura.
La lista è lunga e invitante: Falanghina e Piedirosso (Campi Flegrei), i frizzanti Lettere e Gragnano (sorta di Lambrusco della Penisola Sorrentina), Greco di Tufo (Irpinia), vini del Vesuvio (tra cui il Lacryma Christi) e l’aversano.
Proprio da quest’ultimo ho cominciato. Chi ha studiato i libri Ais, sa che l’Asprinio d’Aversa (autoctono tout court) è preso a esempio come vitigno più aspro d’Italia e tra i più verdi del mondo (insieme al vinho verde portoghese). Le viti sono allevate seguendo i dettami della tipica alberata aversana. Si dice che sia il vino perfetto con la mozzarella di bufala o in carrozza (abbinamento regionale).
Io ho provato, due sere fa, non l’Asprinio classico (fermo e secco) ma il Metodo Classico Extra Brut. Permanenza sui lieviti di 36 mesi. Affinamento in bottiglia di 1-3 mesi. Sciroppo di dosaggio appena percettibile, quasi un Pas Dosè. Azzardo ulteriore, considerata la vena acidula del vitigno. Potrebbe nascerne un vino sgradevole, amaro.
Avevo letto recensioni un po’ timide, quest’anno almeno, del Gambero Rosso (va be’). Non ho ancora degustato le altre bottiglie, lo farò con calma e curiosità, ma questo Extra Brut è delizioso. Come deve essere: acido, dritto, sapido. Incredibile sentore di lime e limone, grande bevibilità. Bollicine eleganti, non elegantissime. L’equilibrio c’è, per quanto almeno possa essere equilibrato un Asprinio. Un vino tanto territoriale quanto riuscito. Vino outtake, in tutto e per tutto.

31 Commenti a “Asprinio D’Aversa Extra Brut – Grotta del Sole”

  • gianmarco:

    sono vini davvero ottimi, nella loro categoria: il brut non l’ho mai provato, ma l’asprinio fermo è buono e anche lettere e gragnano (da provare con la bufala e con la pizza) sono letteralmente “gastronomici”, sanno stare a tavola con estrema disinvoltura. in più, particolare niente affatto trascurabile, anzi un bonus, a roma si trovano facilmente e quasi ovunque!

  • Luca Miraglia:

    Finalmente, Andrea, un pò di Campania sul tuo irrinunciabile blog; Grotta del Sole è azienda di riferimanto nell’universo regionale (non a caso Elena Martusciello è fra le fondatrici del gruppo “Donne del vino”), e vanta una produzione dagli standard elevati.
    Volevo solo precisare che l’Asprino da te assaggiato è quello spumantizzato, mentre la versione “originale” è quella ferma, altrettanto adatta all’abbinamento da te menzionato (anche se il non plus ultra è con la pizza, in versione Margherita (con mozzarella o fiordilatte).

  • giovanni:

    L’asprinio di Aversa non può essere equilibrato.
    Guai se lo fosse…..
    Dove li trovi gli zuccheri, alcoli e polialcoli per bilanciare le durezze che caratterizzano un asprinio ?
    D’altronde non l’ha mica ordinato il dottore che un vino debba essere per forza equilibrato.

  • Antonio Marino:

    Come al solito sono daccordo con te. L’aprinio con l’afa di questi giorni è perfetto in qualsiasi ora del giorno!!!
    Anche i frizzanti de La grotta del sole in questo periodo non sono niente male!

  • simone:

    Un post un pò fuori tema.

    Come mai il tuo libro non è in vendita nella grande distribuzione?
    E’ una scelta editoriale o è l’editore che non vende nella grande distribuzione?
    Sono dovuto andare a cercarlo in una libreria, ed è il libro che leggerò in vacanza.

  • Alberto:

    questa sera lo provo come aperitivo!

  • Sergio:

    Zone mie… non so se te l’ho già chiesto, ma hai mai provato il Falerno delle cantine Moio? Io non sono un intenditore, ma “me piace assaje”. :-)

  • Antonella:

    ottimo con la mozzarella di bufala. saluti da un’aversana ;)

  • Mauro:

    guarda caso l’ho bevuto proprio ieri sera…

  • Milena:

    … con la bufala, decisamente! :-)

  • Marcella:

    oh, che bello: un vino della mia terra… anzi no, del mio vicino!

  • Antonio Marino:

    Esiste un’altra cantina (magari che fa meno numeri) che fa un buon asprinio magari naturale? E una cantina nell’area flegrea che fa vini naturali???Qualcuno mi sa rispondere?Grazie

  • giovanni:

    Franco Ziliani ha chiuso il suo Blog.
    Ce nè faremo una ragione.

  • Armando:

    finalmente una bella notizia….in memoriam di Franco Ziliani: scriveva con la leggiadria di uno scriba del basso impero che scolpiva lapidi funerarie….leggero come una peperonata mangiata insieme a Calindri, seduti in mezzo al traffico di piazzale Loreto con un bicchiere d’amarone in una di queste giornate di frescura pimaverile…pace alla sua tastiera…
    @ Sergio mi spiace ma il Falerno (aglianico) di Moio è un vino pesante e marmellatoso ad oltre 14°, e la falanghina (denominazione Falerno) è una soave spremuta di legno aromatizzata con ananasso in scatola…. piacevano anche a me questi vini qualche anno fa’…continua pure a bere (o a berli) ma cerca anche di scoprire qualcosa di nuovo.. se ti piacciono i bianchi robusti prova il Pallagrello Bianco di Angela Posillipo..
    P.S. vi amo TUTTI e non voglio polemizzare con NESSUNO…

  • gianmarco:

    non sempre sono d’accordo con ziliani, in particolare quando si esprime su calcio o politica, ma se chiude il blog perderemo una voce importantissima nel mondo della critica enologica, una delle più autorevoli e sincere. quindi, sono in completo disaccordo con giovanni

  • Il “vinho verde” non nasce da una vendemmia anticipata e da uve scarsamente mature: è un luogo comune duro a morire…
    “Verde” è tutta la regione del Minho, una delle piú piovose del Portogallo, ma non l’uva da cui si ricava il “vinho”, uva che viene colta sempre solo dopo aver raggiunto la giusta maturazione!
    Dai un’occhiata qua:
    http://www.vinhoverde.pt/pt/vinhoverde/tecnologia/vinificacao.asp
    E se per caso passi per Porto, ti invito a cena e ne parliamo provando una bottiglia di Alvarinho Soalheiro Primeiras Vinhas. Ciao!

  • Luca Miraglia:

    @Armando: nel momento in cui ciascuno di noi avrà soltanto un’unghia della cultura enoica di Ziliani, potremo permetterci di criticarlo, e, mi dispiace dirlo, la dimostrazione sta proprio nel rigo seguente del tuo commento, che contiene non una bensì due imprecisioni: anzitutto, il Falerno di Moio proviene da uve primitivo e non aglianico (il disciplinare è l’unico a consentire tale apparente stranezza, ma non voglio dilungarmi); in secondo luogo, il Falerno bianco, a base falanghina, fa solo acciaio, fatta salva una piccolissima produzione, denominata Aloara, che effettua un modesto (tre mesi) affinamento in legno, e che, ovunque sia stata recensita, ha ottenuto commenti unanimemente entusiasti.
    Vabbè, sei uno che rema controcorrente, ma attento a non affogare.

  • Della:

    @Matteo – porto
    vero, anche perchè il Vinho verde esiste anche in versione rossa.
    Un mio amico è stato a Porto un mesetto fa per lavoro, e mi sono fatto portare a casa un Vinho Verde (alvarinho) di Dona Paterna. E’ una buona cantina?

  • Della:

    @Matteo – porto
    P.S. ah, il produttore è Carlos Codesso

  • Armando:

    @ gianmarco… son d’accordo con te, da leggere spesso, non sempre era interessante, ma non era mai divertente e poi non scriveva bene, la grafica del sito era vecchiotta.. più vecchiotta di lui e non mi ha mai strappato un sorriso… ecco io diffido delle persone che si prendono troppo sul serio…e poi il messaggio d’addio fa pensare che stia meditando il suicidio… patetico…veramente
    @ Matteo grazie per a dritta preziosa faro’ un figurone agli esami AIS…anche io amo molto i vini portoghesi…DOURO in testa mi dici qual è il tuo preferito ed il meno internazionale?
    Obrigado…Armando

  • Armando:

    @ Luca Miraglia anzitutto grazie per la risposta circostanziata e per le preziose precisazioni, e scusa per la risposta tardiva ma mi era sfuggito il tuo intervento…in effetti remo controcorrete e le sparo grosse e qualche volta rimedio anche figure sbarbine (vedi sopra)…non bevo i vini di Moio da un bel po’ ma non credo che i miei ricordi siano cosi’ fallaci… ricordo vini pesanti e vellutati al contempo, di gusto molto “internazionale” lontani dall’eleganza e dalla ricerca di Picariello per intenderci, mi sbaglio di grosso? Che ne pensi?

  • Armando:

    @ Luca Miraglia bis, se uno si mette io gioco con un blog secondo me puo’ essere criticato, eccome, io infatti criticavo di Ziliani stile e e grafica mica le sue conoscenze enoiche…

  • Luca Miraglia:

    @Armando: la regione dell’Ager Falernus di antica memoria si sta arricchendo di realtà vinicole molto interessanti laddove, fino a qualche anno fa, i soli a rappresentarla erano Moio (Falerno da uve Primitivo) e Villa Matilde (Falerno da uve Aglianico e Piedirosso).
    In ogni caso, i vini di Moio, negli ultimi anni, risentono delle “cure filiali” del Prof. Luigi il quale, come saprai, è una delle massime autorità italiane e non solo nel campo della ricerca del settore ed è, altresì, consulente di fama.
    Ebbene, allo stato mi pare indubitabile che la gamma produttiva dell’azienda si mostri più fine e meno greve di un tempo, mantenendo, peraltro, notevoli caratteristiche di “tipicità” (specialmente nei rossi) e prezzi molto abbordabili.
    Se sei interessato a testare nuove etichette – che credo di poter inserire, a buon diritto, fra i vini “outtake” secondo la definizione di Andrea Scanzi – ti consiglio il Falerno “Rampaniuci” (da uve Aglianico e Piedirosso con un 10% di Primitivo) ed il Falerno “Campantuono” da sole uve Primitivo.

  • gianmarco:

    sarò all’antica ma mi interessano di più il contenuto e le notizie dello stile grafico o della spiritosaggine. se voglio ridere, vado sul sito di un comico o cerco i miei preferiti su youtube. se cerco “dritte” su un vino o novità di vario genere sul mondo enoico, “vino al vino” è uno dei primi e dei migliori da consultare

  • Armando:

    @ Luca Miraglia, mea culpa avevo confuso il Villa Matilde, bevuto più volte col Falerno da primitivo(mai bevuto), la falagina Moio era cmq troppo “aromatizzata” per me. So che Moio figlio è uno dei massimi esperti di gascromatografia, ma tendo a credere che quella strada si allontani (forse mi sbaglio) dal sentiero che porta verso i “vini naturali”…grazie per le preziose dritte (adoro i vini outtake) che cerchero’ di trovare e provare…non vivendo in Italia x me è un po’ più difficile)
    hai un blog oppure un e-mail dove scriverti in privato? Saluti, Armando

  • Armando:

    @ giamarco, libero di preferire lo stile che vuoi, ma secondo me confondi arguzia con la frivolezza, e son due cose diverse, e poi la piacevolezza di un prodotto editoriale, da leggere e da guardare non è un aspetto secondario, tutt’altro, in questo caso la forma E’ la sostanza… i comici non c’entrano nulla di nulla…pensaci…:-)

  • gianmarco:

    @armando. non ci siamo capiti. per me non conta lo stile, di fronte a qualcuno competente e con una abissale profondità di conoscenza. non è sempre vero che forma e sostanza coincidono. quello sui comici era chiaramente un paradosso. poi, ognuno resta libero di pensarla come vuole

  • Armando:

    @ giamarco, ok ricevuto chiaro e pulito…la pensiamo in maniera diversa…vorrei solo aggiungere che se hai una conoscenza abbissale e poi ti esprimi in modo poco fruibile o accattivante o intrigante ne ostacoli la diffusioone e la comprensione…saluti, con stima, Armando

  • @ Della: Donna Paterna é un classico che garante anno dopo anno una qualità costante, senza però eccellere.
    @ Armando: il Douro meno amato da Parker é anche quello piú antico e rinomato: Barca Velha della Casa Ferreirinha. Dal 1952 solo 16 annate, l’ultima disponibile, dall’anno scorso, é la 2000. Costruito piú come un Porto vintage che come un vino da tavola, 35+ anni di vita utile in bottiglia, etc, etc

  • Della:

    @Matteo-Porto: thanks. Allora per essere andato a naso, leggendo qualcosa on-line, e non conoscendo i produttori del Minho, non ho beccato male ;)

  • Armando:

    Mille grazie Matteo, a presto…

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