Il Timorasso della Colombera

Prima di tutto, una piccola informazione. Mercoledì prossimo, in Piazza Carime alle 21.15, presenterò Il Vino degli altri a Polignano a Mare (Bari), all’interno dello splendido e ricchissimo festival Il libro possibile. Se siete in zona, ci si vede.
L’azienda di cui parlo oggi l’ho scoperta per caso, un mesetto fa, durante la serata alla Compagnia del Taglio di Modena. Uno dei vini che avevo più ritenuto gradevole, dei molti di quella sera, era il Timorasso Derthona 2008 de La Colombera. Alla presentazione era presente Elisa Semino, figlia del fondatore Pier Carlo.
Mi sono fatto spedire (pagando) quel vino e la riserva Il Montino.
Negli ultimi mesi sto avendo conferma di come il Timorasso sia uno dei vitigni che più amo tra gli autoctoni italiani. Che il Piemonte sia terra di grandi rossi lo sanno tutti, che lo sia anche di grandi bianchi è meno scontato. E invece: Timorasso, Erbaluce, Cortese, Arneis, eccetera. A mio avviso i piemontesi non sanno fare i Metodo Classico, ma nelle altre tipologie la regione non teme davvero rivali.
Il Timorasso, nei Colli Tortonesi alessandrini, ha per capofila Walter Massa. Un grande eretico, geniale e difficile. Lo cito nel libro. Tempo fa mi ha regalato una magnum di Croatina, altro vitigno che ben si adatta in quelle terre. Lo berrò in un giorno importante.
La Colombera non fa soltanto Timorasso. Da quel che leggo, sa declinare con efficacia Barbera, Croatina (appunto) e il Nibiò, un vitigno perfetto tra i miei Vini Outtake, clone particolare del Dolcetto che dovrò presto assaggiare.
Io, dell’azienda, ho provato “soltanto” i due Timorasso. Cinquantamila bottiglie annue, 22 ettari vitati, viticoltura convenzionale. Il borgo è Vho, cinque chilometri da Tortona.
Per chi non conosce il Timorasso – vergognatevi – dirò che a mio avviso è uno dei vitigni più vicini e simili al Riesling. Dà il meglio se lo tratti in contenitori inerti (?), unplugged e vada come vada. Non ha paracadute, non ha sovrastrutture, non ha ancore di salvataggio. O viene bene, o è un mezzo disastro.
Il Timorasso Derthona 2008 della Colombera, pagato (mi pare) poco sotto i 10 euro, è il vino perfetto dell’estate. Fresco, buona sapidità, grande bevibilità. Può evolversi in bottiglia, ma puoi anche berlo subito. Accetta basse temperature, non sentitevi in imbarazzo se lo bevete ghiacciato: perderà qualcosa all’olfatto, ma berlo sarà una benedizione. Non ha un naso ricchissimo (nel sito leggo un curioso “sentore di zucchero filato”: questa mi mancava) ma c’è quello che deve esserci. Fiori e frutti bianchi (non troppo maturi), su tutte acacia e biancospino. Anche la pesca bianca. Netta la mineralità, importante per un vino dal prezzo così vantaggioso. Il Derthona 2008 è un approdo sicuro e vantaggioso. Dite che vi mando io.
Se poi volete di più, ecco Il Montino. Ovvero la Riserva, da uve particolari e pregiate. Per quel che vale (non moltissimo), un anno fa Il Montino 2006 ha vinto i Tre Bicchieri. Il primo dell’azienda (speriamo non si montino – uh – la testa e continuino il loro  bel percorso, di famiglia con le idee chiare che non segue le mode). Io ho assaggiato ieri il Montino 2007. Prezzo poco sopra i 10 euro. Nella bottiglia, giustamente, c’è scritto di bere questo vino non prima di 3 anni dalla vendemmia. Ero al limite, è presto per berlo. Però si può bere. E’ un vino che mi ha convinto appieno, per complessità olfattiva, equilibrio e persistenza. Acidità sostenuta, che dimostra quanta vita abbia ancora davanti. E al tempo stesso, morbidezza giusta e non ostentata. Struttura importante, ma non opulenta.
Il fiore all’occhiello è la grande mineralità. Una sapidità davvero significativa e una sensazione “di bere roccia”. Mi sono tornati in mente certi Riesling tedeschi, ad esempio Muller Catoir, oppure il Riesling “al quarzo” di Weingut Karlsmuhle. Il Montino dà come la sensazione di bere quarzo e roccia, pietra e minerale. Bella, e rara, sensazione.

19 Commenti a “Il Timorasso della Colombera”

  • Mario:

    Andrea vacci piano coi vini,non vorrei ti A.K.A….Andrea”stappa”Scanzi….sei un grande, ti voglio bene…..;-)))))

  • Ivan:

    Hai ragione Andrea, i vini dei Colli Tortonesi sono praticamente sconosciuti ed e’ un peccato. Oltretutto, paesaggisticamente la regione nulla ha da invidiare alle colline toscane. Sono colline dolci ma non docili, con poche varietà vinicole ma diverse eccellenze (Massa e’ il più conosciuto ma a mio parere non il migliore). Se vorrai approfondire, solo fammi sapere!

  • Andrea Scanzi:

    Caro Ivan, se hai nomi di grandi “declinatori” di Timorasso (e, secondariamente, Croatina e Barbera), io sono qua.

  • Dell’azienda Vigneti Massa, Costa del Vento Timorasso e Monleale Barbera, probable che tu li conosca gia’..

  • Ivan M. Guerra:

    Ciao Andrea,
    premetto che io, del vino, ne sono un entusiasta fruitore e nulla piu’, percio’ il mio parere vale quel che vale. Pero’ di solito ci prendo, ecco.

    Massa possiede una specie di “diritto di prelazione” sul Timorasso: a lui va infatti il grande merito di averlo riscoperto dopo decenni di abbandono. I suoi vini sono effettivamente tra i migliori. Un altro Timorasso ottimo é quello di Claudio Mariotto, ma se hai bevuto il Derthona della Colombera é praticamente la stessa cosa (letteralmente: stesso poggio a Vho). Pero’ Mariotto te lo consiglio.

    Andrea Mutti di Sarezzano fa un vino molto buono in generale, e nel particolare un ottimo cortese (vitigno strausato ma sottovalutato, a mio parere).

    Secondo me pero’ i vini migliori sono quelli di Valli Unite (Costa Vescovato, attaccato a Castellania), in particolare il Vighèt, un barbera davvero della madonna. Che uno non lo direbbe, ma il VERO barbera é un vino super. Anche i loro Timorasso e Cortese non sono niente male. Il loro vinaio é un mio amico d’infanzia, percio’ per il vino di Valli Unite metto senza indugio la manina sul fuoco.

    Poi, potresti accompagnare il tutto col Montebore di Grattone (Mongiardino Ligure), un formaggio antico e con la stessa storia del Timorasso: si dice sia stato il piatto forte delle nozze di Isabella d’Aragona, poi piu’ nessuno lo ha prodotto per qualche centinaia di anni e ora, recuperato, é prodotto da due (due, di numero) aziende agricole dell’alessandrino. E’ presidio SlowFood.

    Come ti dicevo nel commento prima, i colli tortonesi (riassumibili nelle valli Curone, Grue e Ossona) sono meravigliosi, per il vino e per il paesaggio. Io lavoro a Losanna ma con la famiglia abitiamo a Voghera (Lombardia per sbaglio), rientro tutti i fine settimana percio’ se ti serve qualcosa non esitare a dirmi, sentiti libero di contattarmi!

  • Ivan M. Guerra:

    A Valli Unite spesso fanno iniziative culturali legate al territorio tortonese (enogastronomia, libri, musica, fotografia, iniziative in ricordo della Resistenza, significativa in queste terre): chissà che in futuro si possa anche presentare il tuo libro. Che dici?

  • antonio:

    Il Montino è uno dei migliori timorasso ed il timorasso è uno dei migliori vini a bacca bianca in Italia per la sua mineralità.Oltre al riesling ricorda il carricante e alcuni fiano e verdicchio….quindi il Montino è un grande bianco italiano insieme a Vigneto Sterpi e Costa del Vento di Massa.
    Oltre a Mariotto (biologico) che io non amo tanto e a Valli Unite (biologico anch’esso) che trovo un pò rustico ed alcolico ma ottimo soprattutto per il prezzo a scaffale sotto i 10€!!,penso che chi ama questo vitigno debba provare il timorasso biologico de La vecchia posta (anche agriturismo) il Derthona Grue di Pomodolce(premiato anche con i 3 bicchieri) e un timorasso di un grande storico produttore: Paolo Poggio costo del vino 7/8 euri..uno dei migliori rapporti qualità prezzo che abbia mai provato, il vino è eccellente, invecchiando (ho provato uno del 2004 qualche settimana fa) dona sentori di idrocarburi,pietra focaia, erbe officinali e frutta secca…provatelo!!
    Per la cronaca in zona c’è un produttore di birra artigianale (Montegioco)che utilizza l’uva timorasso di Massa per fare una birra gradevole e corposa invecchiata in botte per il 20% e un’altra con le uve barbera vinificate in rosato di Elisa Semino (la Colombera) rarissima forse neanche etichettata che purtroppo non ho ancora potuto assaggiare!!Sono 2 chicche!

  • Elisa Semino:

    ….che bella sorpresa!!!!!!! ;-) grazie Andrea!! a ottobre ti aspetto alla Colombera…ti porterò in giro per Timorasso!!!

  • Ivan:

    Hai ragione Antonio, Paolo Poggio me lo sono colpevolmente dimenticato. Un produttore secondo me onesto, diritto e capace.

  • Ciao Andrea,

    io ho scelto La Colombera come Timorasso.
    Concordo con te!!
    Anche se sono pienamente concorde che Massa è stato quello che ha rilanciato il Timorasso questo non implica che sia l’unico da consultare per conoscere questo vitigno.
    Un saluto.
    Davide

  • antonio:

    Elisa,
    come devo fare per assaggiare la birra di Riccardo fatte con le uve della tua Barbera?Quando ripassi per Roma?A settembre apro il mio negozio.
    Continua così!!

    Ivan è vero Poggio è diritto e capace!!

  • Andrea:

    Già, complimenti veri, per i due “scritti” che hai (scusa se ti do del tu) dedicato al mondo del vino. Da appassionato è bello leggere finalmente di vino come qualcosa di accessibile, scritto da qualcuno che si approccia a questo mondo con semplicità e in modo diretto; devo dire che sto diventando un tuo sponsor…..
    Ne approfitto per porti un domanda: nel capitolo “Il vino è caro” del libro “Elogio all’invecchiamento” , parli del ricarico dei vini da parte delle enoteche e ristoranti , ma non accenni al ricarico dei distributori e importatori; dimenticanza o voluta omissione?
    Premetto che essendo chiamato in causa (enoteca con mescita) , quello del ricarico dei prezzi è un problema che mi è sempre stato a cuore e ho sempre cercato di applicare la massima trasparenza e cerco sempre di confrontarmi con tutti gli appassionati.
    Grazie mille e complimenti ancora.

  • AndreaB:

    Vorrei anche segnalare il Timorasso “Martin” del vinificatore torinese Martinetti. Un vino di impronta moderna, affinato in rovere, con una buona struttura ed un’evidente mineralità, che guadagna in eleganza nel tempo. Forse una declinazione meno territoriale ma che evidenzia le grandi potenzialità di questo vitigno.
    Un saluto cordiale
    Andrea

  • hazel:

    @AndreaB:Il Timorasso di Martinetti ha una grande materia prima,prova a immaginare chi coltiva le uve,ma lo stile e’ quantomeno eretico.Fuori dalle righe per i miei gusti.
    Vorrei segnalare oltre ai produttori citati fino ad ora,Daniele Ricci voce fuori dal coro,che vinifica in maniera differente dal gruppo,con qualche giorno di macerazione,ma e’ tanto sconosciuto quanto bravo.E vero Andrea(S)che il timorasso puo’ ricordare un riesling,in Alsazia ho bevuto un vecchie vigne che avrei giurato fosse un Massa!

  • Della:

    Ok, mi avete convinto…alla prima gita in Piemonte tappa obbligata per il timorasso (in realtà con tutti quelli che avrei da provare dovrei star via un mese ;))

  • Gianfranco Antoniali:

    Sono particolarmente felice di leggere commenti generosi ma sicuramente sereni e consapevoli di parlare di una eccellenza: il Timorasso. Sono l’unico produttore in Liguria del Timorasso. lo coltivo a circa 600 metri nella frazione Minceto, non lontano da Busalla, e ne sono particolarmente fiero in quanto, documentazione storica certifica che in località Minceto “..se uva bianca c’è trattasi di Timorasso”. Così dichiarava un agronomo dell’ottocento parlando delle colture della Valle Scrivia e del Minceto in particolare. Ho reintrodotto colture ed attività abbandonate da decenni, e senza che le autorità politiche locali facessero nulla per ripristinare culture e valori. Ma il Timorasso 2011? Sarà inenarrabile! così continuando.

  • fabio scotton:

    Sarebbe interessante sapere di piu’ sulla tua produzione…

  • Alessandro:

    Un link al Timorasso di Elisa è d’obbligo.

    Bell’articolo.

  • guido sancassani:

    massa è grande ma anche claudio mariotto produce un grande timorasso con un ottimo rapporto qualità prezzo

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