Secondo me – Maurizio Ferraro

IMG_0554Sembra un paradosso, o forse no, ma nelle mirabili Langhe non è per niente facile trovare locali con una bella carta di vini naturali. L’altro giorno, con Mesmeric Lady, mi sono imbattuto in una bella eccezione: Le vigne bio. La Morra. Cercavo un ancestrale, tipologia che berrei e forse bevo a litri. Invece mi sono imbattuto in uno spumante vero e proprio. Strano e strepitoso: “estremo”, ma nel senso più nobile e ispirato. Non lo conoscevo e per un po’ ho pensato di avere sbagliato io. Che andrebbe anche bene, per carità. Poi ho trovato una splendida recensione del vino suddetto nel sito Vinosofiamoredivino, il cui titolo già dice tutto: “Quando una Cinghiobolla può rivaleggiare con uno Champagne”. E già la definizione di “cinghiobolla” è stupenda. E oltremodo calzante.
Il vino che ci ha assai colpito è il Secondo me di Maurizio Ferraro. Uno “spumante brut” (definizione tremenda). Per meglio dire, un Pas Dosè realizzato a Montemagno in provincia di Asti. Chardonnay e Grignolino, e già qui dici: “Eh???”. Fermentazione del vino base (macerato sulle bucce per 15 giorni), aggiunta di zucchero integrale di canna e imbottigliamento per la presa di spuma. Poi sui lieviti per circa un anno (sboccatura a ottobre 2017). Riflessi ramati che ammaliano sin dall’esame visivo. Poi una progressione olfattivo che va ben oltre il lievito e il cerino bagnato: c’è un agrumato spiccato, un salino accentuato (proprio salmastro). C’è il caramello (ma poco, tranquilli). Perfino l’incenso. Beva prodigiosa e al contempo persistente. Definirlo torbido vuol dire amare gli eufemismi, quindi se vi “schifate” con poco andate oltre: sbagliereste, però, perché questo vino qua ha un’originalità, una follia e una riuscita “semplicità complessa” che ammaliano.

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