Il magico mondo dei torbati

ardbeg Questo articolo comincerà con uno sfogo salutare rivolto agli espertoni secondo cui “il vero whisky è senza torba”: ci avete rotto le palle. La torba è meravigliosa: vamos.
Esaurita questa promessa doverosa, e ringraziato una volta di più questo articolo di Suconlavite, vi segnalo i torbati più meritevoli. Provengono tutti – ovviamente – dall’isola scozzese di Islay. Fa parte delle Ebridi Interne: se guardate nella cartina la Scozia, sono le prime che trovate in basso a sinistra. Larga 40 chilometri e lunga 25, più che un’isola, Islay è una distilleria galleggiante. Le distillerie sono otto (dal 2006) e da sole producono ogni anno 25 milioni di bottiglie. Lo stile dei whisky di Islay non c’entra nulla con quello dei single malt di Highland (la zona più ampia, uno dei più noti è l’Oban), Island (Talisker, Isle of Jura), Speyside (Macallan, Glenlivet, Glenfiddich), Lowlands (Glenkinchie) e Campbeltown (dove, una volta, si faceva uso eccome di torba. E qualcuno sta ricominciando. Si pensi al notevole Longrow). I whisky di Islay hanno sentori di alga e iodio, per via della vicinanza delle distillerie al mare. E poi c’è quel sentore affumicato. Tutti, ad Islay, affumicano – chi più e chi meno – chicchi di malto d’orzo bruciando la torba. L’isola ne è ricca. La torba è un composto di resti vegetali, di fatto il primo stadio del carbone.
Ognuno ha i suoi gusti: c’è chi ama la torba accentuata, chi quella appena accennata. Nel mercato esistono decine di bottiglie particolari, figlie del gusto e della sensibilità dei selezionatori (Samaroli, Wilson & Morgan). Farò qui giusto un rapido accenno alle distillerie torbate (di Islay) da provare.
I più torbati.
port ellen
Lagavulin. Molti, come me, lo hanno scoperto leggendo Jean-Claude Izzo e il suo Fabio Montale. Di solito è l’entry level dei torbati, anche attraverso la bottiglia “base” che si trova al supermercato. Poi la si abbandona, cercando whisky più eleganti. Ma resta sempre un bel bere.
Caol Ila. E’ ritenuto da molti il più elegante tra i whisly “molto torbati”. Una sorta di sontuosa via di mezzo tra il troppo e il poco. Ottimo, ma non sono mai riuscito a metterlo al primo e neanche al secondo posto.
Laphroaig. Torbatissimo. O lo ami o lo detesti. La versione “base”, che si trova in ogni bar e supermercato, francamente non fa impazzire, ma salendo di livello – e avendo voglia di cercare – si trovano meraviglie. Durante il Proibizionismo era l’unico whisky non vietato, perché – per via della molta torba – i produttori potevano farlo passare come alcol medicinale.
Ardbeg. Forse il più torbato di tutti. Persino più di Lagavulin e Laphroaig. Ha sofferto varie vicissitudini finanziarie. Fondata nel 1815 e ciclicamente in crisi, nel 1997 è stata acquistata dalla Glenmorangie. Ne esistono vari tipi, come lo Uigeadail, invecchiato nelle botti di Sherry, e il Corryvreckan. Chi ama la torba non può non amarlo, anche se i puristi lo ritengono ormai troppo “commerciale” e un po’ imbastardito rispetto agli inizi.
Ileach. Bottiglia misteriosa, che ogni tanto incontrerete in qualche ristorante. Non è un blended malt: è proprio un Single Malt Peated di Islay. Solo che la distilleria non è dichiarata. Per forza: non esiste. O meglio, esiste, solo che non ci vogliono dire quale sia. Per un po’ si è pensato che l’Ileach Single Malt fosse un Lagavulin giovane (5 anni). Adesso che il Lagavulin non ha più botti da dare agli altri, il dubbio si ripropone: chi c’è dietro l’Ileach? Forse giovani partite di Laphroaig, forse di Caol Ila. In ogni caso, è un bel bere. (Un altro Single Malt misterioso di Islay è lo Smokehead. Anche questo non è un blended malt, ma proprio un Single Malt. E’ ritenuto una sorta di cugino minore del Lagavulin. Mai provato, ma ha buone recensioni e non costa un mutuo. Idem per il Peat’s Beast).
ileachPort Ellen. Distilleria mirabile, però con un grande difetto: è fallita e ha chiuso nel 1983. Fino a pochi anni fa si trovavano ancora tante bottiglie, considerata la grande quantità di merce da smaltire, ma sta diventando sempre più raro. Se non altro, la sua Malthouse continua a fornire malto alle altre distillerie locali. Insieme a certe tipologie Ardbeg, e forse anche di più, il Port Ellen è uno dei Single Malt di Islay che meglio si presta all’invecchiamento. Uno spettacolo.
I medio torbati.
Bowmore. Nata nel 1779, è la più antica distilleria di Islay. Oggi è anche una delle più moderne e turistiche. Mi è sempre sembrata né carne né pesce ed è forse – all’interno dell’isola – quella che sento meno vicina alle mie corde.
Kilchoman. L’ultima nata (2005) e la più artigianale. L’unica, ad Islay, a fare tutto da sola, dalla coltivazione dell’orzo all’imbottigliamento. Mai troppo torbata e sempre elegante, per quanto giovane mostra già potenzialità invidiabili.
I poco torbati.
Bruichladdich. Nata a fine 800, chiusa e riaperta nel 2001 da un gruppo di appassionati. Dal 2012 appartiene alla multinazionale Rémy Cointreau. Qualche bottiglia – ne esistono tante, e molto diverse tra loro – saprà stupirvi non poco. Il whisky più torbato dell’azienda si chiama Octomore (grazie ad Andrea Ferrari di Whiskynews.it per la dritta). La Bruichladdich produce anche un gin (The Botanist).
Bunnahabhain. Impronunciabile e ritenuta la meno rappresentativa dello stile di Islay. I suoi whisky sono i meno torbati dell’isola. Ogni tanto però escono delle bottiglie particolari, per esempio la Wilson & Morgan Heavy Peat 1997. Una sorta di “scarto” dell’azienda, che la reputava troppo torbata (appunto: heavy peat) per i suoi canoni. Ecco: ad averne di scarti così.
smokeyBlended Malt Scotch Whisky.
Big Peat. I “blended malt scotch whisky” sono i vecchi “vatted”, parola che non si può più usare. Non sono Single Malt e dunque non provengono da una singola distiilleria. Si tratta di assemblaggi di diversi whisky messi insieme per produrre un gusto particolare. Attenzione a confonderli con i “blended whisky”, che mettono nel calderone anche i dozzinali “Whisky Grain” (vietati nei “blended malt”). Si parla bene del Peat Monster, ma non l’ho provato. Il Big Peat, allo stato attuale, è senz’altro uno dei più ispirati. Fatto con un assemblaggio di Ardbeg, Bowmore, Caol Ila e Port Ellen, è senz’altro torbato ma senza minare l’eleganza e la complessità del prodotto.
Smokey Joe. Molto più torbato del Big Peat. Una sorta di parossismo di torba concentrata, quindi non adatto a tutti. E’ davvero come sorseggiare il mare affumicato.
Buone bevute.

13 Commenti a “Il magico mondo dei torbati”

  • benux:

    Io non posso che dire W la torba!!!!!!
    a tutti gli appassionati consiglio di provare anche il Connemara l’unico irlandase torbato.

    Saluti

  • marco:

    Il peat’s beast hai avuto occasione di assaggiarlo?

  • Ninetto. Giacinti:

    Secondo te ,il whisky “Oban ” che ho potuto anni fa assaggiare sul posto , come lo reputeresti ?
    Scusa ma non sono un amante spassionato del whisky , ricordo solo che mi ha fatto una buona impressione al palato e stranamente mi è piaciuto !

  • Stefano:

    visto che tratti della mia passione principale replico alla tua recensione con la mia…
    – I più torbati –
    – Lagavulin – Scoperto grazie al mitico Michael Jackson (l’ho conosciuto di persona, ma non ballava se non per il whisky che aveva in corpo) che lo valutava con il massimo punteggio, me ne sono innamorato al primo sorso; tanto da diventare il mio “nickname” nel web – Il “classico” dei classici, non tramonta mai ed ogni volta che lo sorseggio è una sinfonia. Amo il suo essere estremo all’assaggio ed equilibrato nel retrogusto.
    – Caol Ila – Raffinato, eccellente. Uno dei migliori in assoluto, eppure troppo equilibrato per il mio gusto. Consigliatissimo a chi cerca un distillato forte, ma più adatto a tutti i palati.
    – Laphroaig – ho sempre asserito che il LAPHROAIG sta ai SingleMalt come l’ADLESCOTT sta alle birre doppio malto. Sinceramente ha un gusto particolare molto torbato (soprattutto nel “10 anni”) che può risultare sgradevole, quasi da medicinale. A me piace, ma capisco che possa fare “schifo”
    – Ardbeg – come sopra, ho sempre asserito che l’ARDBEG sta ai SingleMalt come l’UNICUM sta agli amari. Distillato estremo, tostissimo (al di là dell’immaginazione e del colore paglierino) che adoro, ma che non trovo mai l’occasione (la voglia) per degustarlo, in quanto sempre fuori luogo. Sconsigliato a chi non conosce i SingleMalt
    – Ileach – sorry, non l’ho mai provato.
    – Port Ellen – evvabbeh …. l’eccellenza massima, peccato che sul mercato non lo si trovi a meno di €. 1.500,00 a bottiglia. Immorale spendere tanti soldi.

    – I medio torbati –
    – Bowmore – Forse il più commerciale. Distilleria paragonabile alle più produttive delle Highland e dello Spyside. Sul mercato è facilissimo trovare l’8 anni che non gli fa buona pubblicità. Dal 12 anni in su il livello sale, ma in generale non sono un fan della Bowmore.
    – Kilchoman – sorry, mai degustato.

    – I poco torbati –
    – Bruichladdich – Difficile dire qual’è l’imbottigliamento di riferimento. Rimane che dai SinglMalt di Islay cerco qualcosa di più forte.
    – Bunnahabhain – il cugino equilibrato del Bruichladdich. Adatto a palati “dolci” o palati inesperti. Una buona base per avvicinarsi ai SingleMalt, non per chi cerca di conoscere i distillati di Islay

    – Blended Malt Scotch Whisky –
    – Big Peat – già dal nome è tutto un programma (“il grande soffio, il grande spostamento d’aria, il grande peto”? beh il senso vorrebbe essere quello). Ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più estremo, ma essendo un pregiato blended di malto è normale che sia più equilibrato e adatto a tutti.
    – Smokey Joe – grave assenza tra le mie degustazioni
    in compenso ho recentemente finito, gradendolo molto
    – Smokehead – ottimo ed equilibrato. Il gusto di torba si sente ma non è per niente invasivo. Un buon compromesso tra chi vuole conoscere i distillati delle Islay e chi non ama sapori estremi.

    infine citazione per il TALISKER, che non è di Islay (ma di Skye), ma assieme al Lagavulin rimane tra i miei preferiti

  • Molti anni fa mi regalai una bottiglia di Strathisla, che ricordo come torbato, però è uno Speyside. Qualcuno me lo può confermare?

  • Antonio Massaiu:

    Ho riletto più volte l’articolo prima di intervenire e devo dire che ogni tanto un po’ di sana discussione anche sullo Scotch Whisky è cosa buona e giusta in un blog in cui si parla spesso di degustazioni.
    Condivido in pieno le osservazioni fatte da Andrea sui whisky torbati, chi non li ama è libero di non berli; ma poiché il whisky non è un prodotto “nostro” è bene lasciar parlare chi da secoli li produce e li conosce sicuramente meglio di noi.
    Ritengo opportuno evidenziare che per giudicare correttamente bisogna formarsi, conoscere il giusto approccio, così come si fa per i vini: c’è chi ama i bordeaux e chi i borgogna; chi ama i torbati e chi preferisce i non torbati; si sa “de gustibus…”.
    Tuttavia a seguito di alcune visite in Scozia, di diverse esperienze gustative e letture (fatte sui testi di alcuni guru del whisky quali Charles Maclean, Micheal Jackson e Jim Murray o sulla rivista Whisky Magazine) credo di essermi formato una buona capacità di valutazione, sicuramente non approfondita come quella sul vino, ma abbastanza consistente.
    Devo dire che condivido pienamente il pensiero di Stefano che mi ha preceduto nei commenti. Ma devo anche sottolineare alcune cose che non condivido pienamente così come sono state esposte nel post:
    – il Lagavulin 16 (The prince of Islay) non è un entry level dei torbati; è probabilmente il miglior prodotto base tra tutti quelli elencati, anche perché il maggiore invecchiamento permette di armonizzare ed inglobare meglio il sentore torbato. Esistono anche diverse edizioni speciali, ma il prodotto standard pare essere il preferito dagli esperti.
    – Caol Ila è il fratello minore di Lagavulin; invecchia meno a lungo e il torbato si percepisce di più benché il malto abbia un numero di ppm di fenoli (la misura di aromaticità torbata dei malti) inferiore; essendo un whisky molto denso è tuttavia considerato ottimale per le ricette dei blended.
    – Laphroaig 10 (the Lord of Islay/The liquid smoke) è il nemico storico del Lagavulin; la torbatura è accompagnata da sentori iodati ed erbacei di alghe marine; nelle versioni maggiormente invecchiate 15 e 18 YO i sentori sono più integrati e rotondi, meno spigolosi, e di maggior finezza.
    – Port Ellen è un mito; la Diageo proprietaria di Lagavulin, Caol Ila e di un altro bel numero di distillerie ha deciso di chiuderla per creare la più grande stazione di maltaggio dell’isola di Islay, di cui fornisce quasi tutti i produttori con i diversi livelli di torbatura (ppm di fenoli) richiesti. Dalla warehouse il whisky esce con almeno 29 anni di invecchiamento, ma esistono versioni da 50 e più!!!
    – Bruichladdich a dispetto della sua filosofia produttiva (no peat) produce il whisky più torbato del mondo l’Octomore, con ben 180 ppm di fenoli (pensate che Lagavulin e Laphroaig viaggiano intorno ai 35-40 ppm e Ardbeg 45-55)!
    – gli Heavy Peat di Bunnahabhain non sono un errore produttivo, ma sono frutto di una precisa scelta per soddisfare le richieste degli appassionati soprattutto in seguito alla rivalutazione dei single malt.
    – anche Bowmore fa scelte commerciali con prodotti più torbati rispetto al suo standard, senza tuttavia raggiungere i livelli dei torbati più conosciuti.
    I torbati non sono figli solo dell’isola di Islay, ma tutto l’areale delle isole produce whisky con discreti livelli di aromaticità torbata; Highland Park (18 YO è notevole) delle Isole Orcadi e Talisker dell’isola di Skye, sono validi esempi, ma anche molti altri.
    Poi sarebbe giusto anche dare uno sguardo al Giappone; per esempio i whisky della distilleria Yoichi sono splendidi (dal 10 YO in su) e perfettamente equilibrati, forse anche meglio degli Scotch!!!

  • Antonio Massaiu:

    Strathisla è una distilleria dello Speyside, più precisamente della città di Keith. Credo sia uno dei componenti del celeberrimo blend Chivas Regal (forse proprio quello torbato!).

  • Andrea complimenti!

    Ami Islay e ci sei stato lo si capisce benissimo.
    Caol Ila….
    È il malt “madre” quindi la base per tutti i Johnny Walker 80% della produzione se lo prendono loro.

    Ardbeg….
    Certo concordo che dopo la presa di Glenmorangie è scaduto e propone troppi imbottigliamenti per turisti e a prezzi alti, inoltre non cede o cede molto difficilmente botti ad imbottigliatori indipendenti che spesso hanno un naso migliore o più attento.
    Ho avuto la fortuna di di possedere e bere (le bottiglie vanno bevute!) una bottiglia di Ardbeg 10 anni base, quello che si trovava negli anni 80 con tappo a vite, considerato il santo graal dei wiskeys di Islay…. Sontuoso!
    Bevuto anche Ardbeg di Conoisseurs Choice del 1964 in cherry invecchiato 30 anni…
    Ogni commento superfluo.

    Port Ellen…
    Ne ho ancora quattro bottiglie tutte logicamente di imbottigliatori indipendenti tra cui una di un fantastico imbottigliatore ora chiuso che faceva cose mirabili Adelphi.
    Due Port Ellen bevute per celebrare la nascita dei miei due figli.

    Anni 90 fantastici ad Islay quando il Lochside Hotel era condotto da Alistair e Ann (ora sono all’Islay Shop a pochi metri) assieme a Renato e Daniela di Best Taste CH.
    Sentito storie su Michael Jackson che… Non posso raccontare ma darei fuoco ai suoi libri o almeno alla parte dove tratta i Macallans… Che poi è metà libro di solito.

    Se posso consiglio anche ai talebani dei torbati (io per primo) qualche excursus su Glen Grant rigorosamente invecchiato piú di ventanni e in sherry….
    Può scuotervi e tanto!

  • Grazie perché grazie a questo articolo e al primo livello AIS (ora sto finendo il secondo) sono andato in Scozia con ‘cognizione di causa’ e ahimè mi sono dovuto assaggiare decine e decine di whisky, dalle quattro zone :-)
    Ti ho scoperto tardi in questa veste ma ormai ti seguo ovunque.
    Firmato, ex giornalista (professionista, di provincia) ora dedito allo spaccio e somministrazione di vini birre e altre diavolerie.
    Complimenti per la tua competenza e per la facilità con cui permetti a tutti di ‘capire’

  • […] detesto non sapere cosa ci sia dentro. Che gin? Quale acqua tonica,? In che percentuali? Così, dopo i single malt scozzesi (Islay soprattutto) e i whiskey americani (bourbon e non solo), sto ora studiando con attenzione i gin. E’ un […]

  • Commerciale o meno, il Lagavulin è un altro mondo – decisamente meglio del (sopravvalutato) Laphroaig.

  • Enzo Pagano:

    Per la presentazione del mio libro “Odore di camino spento” ho offerto ai presenti un dram di Laphroaig 10 y.o.- Il motivo? Era la descrizione di due dei personaggi del romanzo: «Aggiungerei: l’odore di cenere di un camino spento… in una casa su una bruna e alta scogliera… col mare in burrasca… di pomeriggio, più precisamente…»
    Annusai di nuovo il mio whisky, sorseggiandolo appena:
    «Un cenno di liquirizia e marmellata di arancia…» suggerii, convinto di quel distillato invecchiato in botti ex-bourbon.(…) Uno degli amici presenti mi ha regalato, a sua volta, una bottiglia di Laphroaig “Select”. Se vi capitasse di berlo, vi prego di non tener conto del giudizio espresso nel racconto:una miserabile parvenza del tutto senz’anima. Peccato!

  • Agostino Giovanni Pasquali:

    Vado fuori dal coro e non mi importa se ‘il vero whisky’ è con o senza torba.Il whisky mi piace, lo gusto da quarant’anni. Posso dire che il ‘torbato’ non mi piace? Sa di disinfettante, il suo odore ricorda un po’ l’alcol denaturato. De gustibus..! Appunto

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