Vini ostinati e contrari: “C” di Catarratto Guccione

FullSizeRenderNon fatevi sfuggire questo bianco: è uno dei migliori orange wine italiani. Francesco Guccione ha una storia pesante, e affascinante, alle spalle. E’ il percorso, tra vigne confiscate e fratelli che se ne vanno, di una ripartenza. Dice di sé e dei suoi vini: “Appartengo a una famiglia che da generazioni si occupa principalmente di agricoltura. Ho iniziato a fare il vino aggiungendo lo stemma di famiglia. Al tempo ero insieme a mio fratello. Nel 2011 la frattura, la fine di una storia e per fortuna l’occasione di una rinascita. Le stesse vigne, la stessa mano che vinificava i primi vini: la mia. E una nuova cantina per ripartire”. Guccione cura personalmente le vigne. Sei ettari, agricoltura biodinamica. L’azienda ricade nel territorio di Monreale, 500 metri sul livello del mare. “Sono però più vicino a San Cipirello, il paese che ospita la mia nuova cantina. Qui comincia la valle del Belice, una grandissima vallata, un vero e proprio forziere di prodotti di grandissima qualità”. Sedicimila bottiglie circa prodotte l’anno. Nerello Mascalese, Trebbiano, Perricone. E Catarratto: è la sua bottiglia più affascinante. Si chiama “C” e si presenta essenziale sin dalla etichetta, come fosse un vino da tavola qualsiasi. Macerato (abbastanza ma non troppo) sulle bucce, ha il colore dell’oro vecchio. I profumi ricordano gli agrumi e gli idrocarburi, il tè e il balsamico, poi sensazioni resinose e un’acidità prodigiosa. Più che un vino, un piccolo capolavoro. (Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2015. Ventottesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

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