Vini ostinati e contrari: Pinot Grigio Princic

2015-02-09 13.07.34Trovare i suoi vini è molto difficile, perché ne produce pochi (attorno alle 35mila bottiglie l’anno) e perché il 90% lo vende all’estero: Giappone anzitutto, poi Francia. Gli appassionati, però, Dario Princic lo conoscono bene. Fa parte del gruppo Vini Veri ed è uno dei talenti della zona magica di Oslavia, sopra Gorizia e a due passi dal confine con la Slovenia: la terra di Gravner, di Radikon, di Podversic, de La Castellada. I bianchi, da quelle parti, si concepiscono macerati: a contatto con le bucce, come fossero rossi. C’è chi li fa in anfora (Gravner) e chi in tini aperti (Princic). Macerazioni tra i dieci giorni e il mese abbondante. Poi acciaio, botte grande e talora barrique (mai nuova). Princic produce Jakot (Tokaj al contrario), Ribolla Gialla (il più macerato), Pinot Grigio e il Trebez, un blend di Sauvignon, Chardonnay e Pinot Grigio. Ci sono anche due rossi, Merlot e Cabernet Sauvignon. Poi, sottotraccia, una “seconda linea” più bevibile e meno macerata per i mercati giapponesi e sloveni. La “prima linea” costa 20 euro in cantina, la seconda 10. Se la Ribolla Gialla paga il confronto con i mostri sacri (Gravner su tutti), spiccano per qualità il Jacot – uno dei migliori Tocai italiani – e ancor più il Pinot Grigio. Quest’ultimo è spiazzante: abituati come siamo ai Pinot Grigio industriali, tanto giallini quanto asettici, il Pinot Grigio di Princic si presenta come un rosato stravagante e di gran carattere: non per tutti i gusti, ma assai di pregio. (Il Fatto Quotidiano, 9 febbraio 2015. Tredicesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Un Commento a “Vini ostinati e contrari: Pinot Grigio Princic”

  • Luca MIRAGLIA:

    I vini “giallini quanto asettici” da uve Pinot Grigio rappresentano una violenza pura e semplice all’intrinseca natura di questo vitigno tanto bistrattato che invece, in Friuli (ma non da parte di tutti), è trattato con il rispetto dovuto ad un’uva, udite udite, a bacca rossa!
    Da questo rispetto nasce, come nel caso di Dario Princic, il “ramato”, ovverosia un rosato atipico ma di grande suadenza e bevibilità.

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