Vini ostinati e contrari: Vigna Vecchia Collecapretta

IMG_8386Lontana dai sentieri pienamente turistici sorge Terzo La Pieve, frazione poco fuori Spoleto. E’ lo scenario di una piccola azienda a gestione familiare e naturale, Collecapretta. Un progetto di Anna e Vittorio Mattioli, agricoltori da tre generazioni. Vigneti a 5-600 metri sul livello del mare e una produzione esigua (13-14mila bottiglie annue) che finisce subito. Soprattutto i bianchi. Ed è un peccato, perché – soprattutto i bianchi – sono alcuni tra i vini più schietti e preziosi d’Italia. E’ consigliata la visita in cantina, sia perché è spesso l’unico modo per provarli e sia perché Anna cucina splendidamente e il suo concetto di “piccolo spuntino” saprebbe sfamare un reggimento. La bottiglia che si lascia preferire è il Vigna Vecchia, Trebbiano Spoletino in purezza fresco e minerale, di grande beva e bella persistenza. Chi ama gli orange wines, cioè i bianchi macerati, può provare il Terra dei Preti (Trebbiano Spoletino). Riuscito anche il Pigro delle Sorbe (Greco) e la variegata pattuglia di rossi, dal Sangiovese (Le Cese) al Ciliegiolo (Lautizio) passando dalla Barbera (Il Galantuomo). La figlia Annalisa segue il percorso dei genitori e la si può trovare ad aprile, con lo stand di famiglia, alla rassegna annuale Vini Veri di Cerea (Verona). La piccola e corsara Collecapretta valorizza non solo il territorio, quanto la tradizione. Senza compiacere le mode e lasciando che vitigni autoctoni, su tutti il sorprendente Trebbiano Spoletino, diano il meglio di sé. (Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2014. Quinto numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

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