Salone del Gusto 2014 – La dura vita dello scroccone

AgrodolceLa seconda giornata del Salone internazionale del Gusto e Terra Madre comincia con una piccola contestazione. Un’ora e più di fila all’apertura prevista per le undici. Chi fischia, chi impreca: “C’è una sola porta aperta. E’ uno scandalo, una roba così neanche nel Terzo Mondo”. Non sanno che stanno per entrare in una delle poche rassegne che, con passione e rispetto, cerca di aiutare quel mondo (a partire dal non chiamarlo “terzo”). L’invasione del venerdì è più massiccia di quella del giovedì e l’obiettivo dei 220mila visitatori in cinque giorni, come due anni fa, è a portata di mano. Il frequentatore del Salone si divide in tre categorie: quelli che son lì per lavoro e non gliene frega niente (quasi sempre giornalisti); quelli che baratterebbero il loro regno per degustare il pannerone di Lodi o la fragola di Tortona (quasi sempre invasati); e poi la maggioranza per nulla silenziosa, costituita dallo scroccone vorace. Egli dà l’assalto al Salone del Gusto come al Vinitaly, un po’ per interesse e un po’ perché – una volta pagato il biglietto 20 euro per entrare – avrà l’unico obiettivo di rastrellare ogni assaggio gratuito. Lo scroccone è un animale simbionte, che si adatta all’ambiente circostante con elasticità invidiabile. Può essere uno studente, può essere un giornalista (che peraltro entra gratis), può essere (eccome) un riccone: lo scroccone può essere chiunque. E’ in grado di trangugiare tutto quello che gli si presenta (gratis) davanti, fregandosene di abbinamenti e progressioni gustative: anche ieri era facile incontrare gente che passava dal cioccolato fondente 99% alla bruschetta di olio polacco, puntando poi sul cannolo siciliano e infine sul sedano di Trevi e sullo sfratto dei Goym. Se un alieno osservasse queste scene, si chiederebbe com’è che a Torino gli esseri umani non mangiano da mesi, e una tale carestia li ha costretti a siffatte abbuffate pantagrueliche. Ovviamente lo scroccone ingurgita tutto quello che può, da “vampiro nella vigna sottrattor nella cucina” come cantava Capossela, salvo poi dileguarsi non appena l’azienda produttrice gli fa capire che – dopo l’assaggio – qualcosa andrebbe comprato. Anche solo una pralina, una tisana verde o un fagiolo di Controne. I luoghi più amati dallo scroccone, nel magico mondo ideato da Carlin Petrini (che ieri passeggiava su e giù per i padiglioni con un sorriso grande così), sono la Cucina di strada e l’Enoteca. Entrambi i microcosmi, per lo scroccone, hanno un grande difetto: non sono gratis. Però costano poco e risultano mediamente salone3vantaggiosi: un sacrificio si può dunque fare. Orde di nuovi barbari, già mediamente storditi da plotoni di birre artigianali, sbranano con avidità inusitata piadine e tigelle, bombette e olive ascolane, cacciucchi e focacce di Recco. E’ un’orgia di odori e sapori, un’ordalia di fritti che satura l’ambiente e costituisce l’acme popolare del Salone. L’Arca del Gusto è certo più affascinante, ma lo scroccone rifugge intimamente le implicazioni culturali applicate al cibo: non gli interessa tanto mangiare, quanto far scempio di qualsiasi odioso afflato dietetico. Così, dopo avere sbranato cubetti mirabili di Monte Veronese e bicchierini di distillato di miele, si dirige con postura incerta verso l’Enoteca. Quest’ultima è un luogo inizialmente ostico, perché le regole paiono scritte da un legislatore ubriaco (pure lui). Per bere bisogna comprare un bicchiere e una mini-parannanza agghiacciante bordeaux (2 euro). Poi occorre acquistare i buoni-bevuta. Ogni buono costa un euro. I vini che si possono assaggiare, distillati inclusi, sono addirittura 896. Ogni vino ha un numero e un colore nel catalogo tascabile: quelli col pallino verde valgono 3 buoni (cioè 3 euro), quelli col pallino rosso 4; pallino giallo uguale 5 buoni, blu 6 e nero 7. Frigoriferi asettici proteggono bianchi e bollicine. Ogni vino è servito dai degustatori Fisar, che qua e là sacramentano perché “Il vino 312 è finito, porca miseria, e ora come si fa?”. Qualche visitatore solleva polemiche livide perché tra le bollicine non ci sono gli Champagne: “Vergogna, che senso ha?”. Quando gli fanno notare che gli Champagne ci sono eccome, solo che vanno richiesti allo stand “Compagnia dei Caraibi”, il polemista non chiede scusa ma se la prende con “la scelta folle degli organizzatori”. Nel frattempo lo scroccone ha bevuto di tutto, dall’Olumbra Metodo Classico al Brigante Bianco. Intanto, sottobanco e non senza una certa drammaticità, ha luogo il baratto di buoni-bevuta: “Me ne dai altri 4, così provo il Refosco dal Peduncolo Rosso?”. Qualcuno invita gli astanti a una degustazione di Chianti Gallo Nero. Altri, stoicamente, si inebriano di Amaro Mandragola. Poi, anche sulla seconda giornata petriniana, scende il tramonto. (Il Fatto Quotidiano, 25 ottobre 2014)

15 Commenti a “Salone del Gusto 2014 – La dura vita dello scroccone”

  • Simone:

    Condivido. Credo che occorra rassegnarsi: le fiere, specie le più grandi, attraggono sempre una cospiqua quota di scrocconi. Ma forse sono la punizione che è stata inflitta ai troppi radical-chic che roteano il bicchiere baloccandosi fra suggestioni pirotecniche dal gelsomino appassito alla stella marina indiana, cui l’olfatto di un tal vino ispirerebbe i loro presunti sensi sovrumani.

    Anni fa scrissi questo.
    http://iviaggidisimone.blogspot.it/2011/04/primati-tatuati.html

    Ciao,
    S

  • Ahahahah!!! Andrea,sei troppo forte!! Mi hai fatto crepare dal ridere. Mi è piaciuta in particolar modo la parte finale,ossia il tipo che chiede il Refosco dal Peduncolo Nero…non prima di essersi assicurato altri 4 buoni!! Ahahahah!! Esilarante,questo articolo…come quello che mangia il cioccolato fondente e poi trangugia una bruschetta con sopra olio polacco!! UAHUAHUAHUAH!!! Impossibile non ridere…

  • Daniele "NILO" Sturba:

    E li devi vedere alle inaugurazioni, quei tipi li…. O__o

  • ..gli assaggi, qualunque essi siano, vanno fatti pagare: “per degustare il miele metti 50cent in questo vaso, Grazie”. Anche al Vinitaly serve una ulteriore scrematura. C’è chi da appassionato passa per scroccone. Se sei veramente interessato vai nella zona di produzione del tal prodotto oppure spendi soldi per assaggiare al prossimo salone. W gli assaggi, abbasso gli scrocconi.

  • Io ti seguo e mi “spatacco” nell’ironia. Mi “spatacco” dal ridere (a Imola lo diciamo sempre e scriverlo rende l’idea). Non commento altro sugli scrocconi, sei stato tremendo e efficace. Non vado a una fiera da tempo. Ne ho fatte in passato, a Rimini, di vario tipo e con aziende nelle quali ho lavorato. Era così anche allora. Continua a scrivere e divertiti a divertirci. Sei un modello di riferimento nella mia voglia di scrivere. Ci provo e chissà. Ciao! Tz

  • Roberto:

    Preferisco Porta Palazzo,c’è il mondo là.Oramai questi “saloni” sono per radical-chic scrocconi, pure loro e scrocconi non radical-chic che almeno non se la tirano.Dimenticavo Porta Palazzo e gratis e con 20 euro compri un sacco di cose del mondo ed anche del territorio.

  • Rossim80:

    Credo che sia abbastanza normale che sia così, di fatto se ci fosse solo gente strettamente necessaria e interessata, queste fiere farebbero 3 ingressi in tutto. Lo scroccone è comunque un potenziale cliente domani.

    Sono stato occasionalmente ad una fiera del vino organizzata nel centro di Frascati, non avevo la minima intenzione di comprare neanche una goccia di vino, ma ero stato invitato ed ho avuto piacere ad andarci con un gruppetto di persone. Di fatto ero perfettamente nei contorni dello scroccone qui descritto, non ho comprato neanche una bottiglia (anche perchè non sono per niente un consumatore di vino degno di nota), eppure un paio dei vini provati lì ancora li ricordo con piacere, ne ricordo la cantina di provenienza e quando mi capita di cercare dei vini li ricerco in maniera specifica.

    Forse la mia è un’analisi razionale e personale, ma credo sia un punto di vista parimenti valido. Saluti Andrea!

  • silvano:

    Daniele, il peduncolo è rosso non nero

  • SR:

    tutto perfetto. spero anche le credenziali dell’autore di questo articolo che, per coerenza, immagino abbia pagato l’ingresso in modo da ergersi a giudice di suoi simili, perché di tutte le categorie di scrocconi, la peggiore in assoluto è quella dei giornalisti/blogger/operatori a vario titolo dell’informazione che usano questa foglia di fico per scroccare ancor più impunemente (lo dico facendone parte, sia chiaro)

    all’estensore non balza però per la testa che 20 euro solo per aver la possibilità di spendere poi altri soldi (acquisti, laboratori, ecc.) siano un furto e ciò possa incentivare i comportamenti rivoltanti che lui giustamente stigmatizza. e che forse un balzello di 5-10 euro siano più che sufficienti e che a quel punto l’idea dell’assaggino a pagamento e dell’acquisto a ruota avrebbe vita più facile presso il volgo

    anche perché molti ricorderanno i tempi in cui l’ingresso era ben più a buon mercato e tutti gli stand elargivano assaggi pantagruelici col sorriso sulle labbra, quindi o andavano in perdita a quei tempi, o oggi qualche conto non torna. erano i tempi in cui anche io pagavo l’ingresso e tornavo a casa con una valigia di cibo, guarda il caso. oggi storco il naso di fronte alle stesse scene lette in questo pezzo, ma ho il buon gusto di non storcere il naso visto che di Giusti al Salone del Gusto se ne vedono proprio pochi. e molte ragioni ha chi preferisce spendere quei 20 euro (+ carburante e autostrada) in qualche mercatino locale, Slow Food o meno

  • Evelina:

    Giuro ho riso con le lacrime…
    Descrizione più efficace dello scroccone non potevi fare!!
    Grande il fotogramma che registra il passaggio quatto dello scroccone dal cioccolato fondente 99% alla bruschetta di olio polacco per approdare infine al cannolo siciliano. Leggerti é un piacere. Continua a scrivere sempre così. Così bene e così ironicamente

  • lilium:

    Tutto quello che ci viene detto del Salone del Gusto, e’ una cronaca di selfie con gli chef e di #hastag che mostrano una particolare ossessione per il foodporn e le ricette. Nessuno dice che ormai siamo nell’era post slow food e che dobbiamo tornare indietro.
    Non ci e’ dato sapere di cosa si e’ discusso nel Salone del Gusto in questi giorni. OGM? Agricoltura sostenibile? KMO? Boh. Tutti impegnati a presentare libri e a fare assaggi.
    Nessuno escluso. Giornalisti, scrocconi (o giornalisti scrocconi), critici enogastronomici e critici di critici enogastronomici.

  • daniele:

    io parto sempre per scroccare, per questo pago un biglietto. Tanti espositori hanno qualcosa da raccontare ma talvolta non sono racconti del tutto attinenti alla realtà. Se qualcuno attira la mia attenzione, se qualche prodotto esce dal classico prodotto da supermercato lo compro, altrimenti continuo serenamente a scroccare, senza vergogna alcuna.
    Se a quelle fiere non ci fossero gli scrocconi, ci sarebbero solo 250 persone, la fiera diventerebbe un’esposizione di grossisti, i giornalisti non avrebbero interesse ad andare a visitarli……alla fine il successo di una fiera sta proprio in quanti scrocconi riesci a buttarci dentro.

  • Verissimo …
    Inoltre sosteniamo il km zero & “Taste the waste”…!!
    Meno spreco !!

  • guarda, hai scritto un pezzo guardando coi miei occhi. purtroppo è così e lo sarà fino a che non si cambierà mentalità e non verrà data la giusta visione del mondo del cibo-vino. a volte mi sembra una presa per i fondelli, come quando ho partecipato come produttrice ad una manifestazione vicino a casa, descritta come gratis, per poi sentirmi dire che se volevo potevo dare un contributo. l’ho fatto, ma credimi che non valeva nemmeno un euro di quelli che ho lasciato. avrei voluto fare un giro al salone, ma poi me lo sono immaginato come hai descritto tu e m’è passata la voglia di stare tra gente a cui non frega niente di chiedere info su un presidio, su un cibo e su un vino, ma interessa solamente riempire la pancia, come non mangiassero da secoli. indipendentemente dai 20 euro d’entrata, perchè se una manifestazione è valida io ne do anche 100 se ci sono cose che m’interessano. dopo il pippozzo posso dire che m’è venuto da ridere, per non piangere. stammi bene e spero che prima o poi ci si vedrà. ciao ciao. Caro.

  • Luca 74:

    Fornovo 2014 Vini di Vignaioli. Macchinata di ritorno di amici/colleghi, con un lavoro in comune che dicono sia ristorazione, a me sa tanto di mangiare e bere, ma va beh
    Si parla, spesso si discute di vino

    Ovvio

    Tokai(.I..) Clivi 13 secchi nel senso di contenitori

    Grillo di Barraco e zibibbo e va beh

    chardonnay del pendio 05 alllorrrra

    Nell’euforia estatica (sbornia) che accompagnava il ritorno
    UN DUBBIO AFFIORA
    A tutti

    Quando vedo un commerciale al posto del vignaiolo sul banchetto povero ma dignitoso è sintomo di progresso
    O l’abbiamo veramente nel culo ?

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