Barbaresco Cascina Roccalini – Paolo Veglio

veglioOggi è il 25 aprile e non trovo modo migliore che parlare anche qui di Langa e Resistenza. Lunedì ho trascorso Pasquetta visitando la cantina di Paolo Veglio a Barbaresco. Ci sono stato a pranzo con Perfect39. Alla fine non abbiamo pranzato ma solo bevuto, che è poi la cosa che preferisco.
Ho scoperto i vini di Veglio quasi due anni fa, durante una cena tanto notevole quanto drammaticamente alcolica da Ezio Cerruti. Una mattanza di bottiglie come mai più mi è capitato – per fortuna mia e dei miei trigliceridi. Quella sera c’era Christian Bucci, importatore di Caves de Pyrene, che ogni volta che mi vede si dice terrorizzato perché “Scanzi non beve vino rosso e detesta le scarpe aperte negli uomini, quindi non so che bottiglie portare e d’estate non posso mettere le infradito“. E’ stato Bucci, nel febbraio 2010, a credere nei vini di Veglio al punto da decidere di importarli. Bucci ha anche imposto che le vecchie etichette, francamente non memorabili, cambiassero.
La storia della cantina di Paolo Veglio, denominata Cascina Roccalini, la potete leggere qui e qui. Veglio è nato nel 1978 e ha dunque qualche anno meno di me. Fa l’agricoltore da quando ha 14 anni. Dal 1993 le uve di famiglia venivano conferite a Bruno Giacosa, che – anche se non lo ammetteva in pubblico – raccontava in privato che da quegli appezzamenti provenissero alcune tra le uve migliori di tutta la zona del Barbaresco. Non è un caso che, proprio attaccati ai possedimenti di Veglio, svettino i vigneti che danno vita al Sorì Tildin di Angelo Gaja. I vigneti della famiglia Veglio sorgono nella strada che da Alba porta a Tre Stelle entrando a Barbaresco. Col navigatore non ci arrivate, ma potete digitare “località Pertinace”. E’ un luogo fuori dal tempo, che compare anche nelle scene iniziali del film Il partigiano Johnny. E c’è molto di Beppe Fenoglio, ovviamente, in quelle terre. Consiglio di visitare la cantina di Veglio anche per ascoltare le molte storie su Fenoglio (e sul suo amico fotografo Aldo Agnelli) narrate dal padre di Paolo, architetto ed ex assessore alla Cultura di Alba. Sono storie e ricordi preziosissimi.
veglioDal 2004 Veglio ha deciso di ballare da solo. Lui e mamma Luciana. Ha sfidato crisi e diffidenza iniziale, e non è stato facile. E’ persona umile e appassionata, piacevole e garbata (lasciatevelo dire da uno che ha ormai la pazienza di Jack Nicholson in Shining). Inizialmente si è fatto aiutare da Dante Scaglione, a lungo enologo di Giacosa. Per un po’ ha militato nell’associazione Vini Veri, adesso non più; ha partecipato all’edizione 2014 del Vinitaly nel padiglione dei produttori “naturali”. La sua è una piccola produzione sorretta da una filosofia personale e fortemente tradizionale, divenuta sempre più chiara anno dopo anno. Veglio ama parlare delle sue terre, dei suoi vigneti, di come questa o quella botte (rigorosamente grandi) donino caratteristiche oltremodo particolari e differenti tra loro. Produce circa 5mila bottiglie tra Dolcetto e Barbera e 7mila – che diventeranno 12mila grazie a nuovi vigneti – di Barbaresco. Quest’ultimo è il suo vino più nitido, più ispirato: più riuscito. Quello che maggiormente caratterizza Paolo.
Nella grande distribuzione circola un Barbaresco che ha lo stesso nome, Roccalini (Mainerdo). Non gli è neanche lontano parente, anzi non c’entra proprio niente, però costa meno di otto euro e un Barbaresco a quella cifra può solleticare la voglia di molti: lasciate stare. L’annata ora in commercio del Barbaresco Cascina Roccalini di Paolo Veglio è la 2010. La produzione è risicata e trovarlo non è facile. Occorre cercarlo alla fonte o con Caves de Pyrene. Franco cantina costa 22 euro e li vale.
L’altra sera l’ho provato con due amici, Giallu e Rambino: cinque minuti dopo avevamo già deciso di ordinarne 18 bottiglie. Per quel che vale il mio giudizio, e anche considerando il rapporto qualità/prezzo, il miglior Barbaresco che conosca. Sapete bene come non ami più granché i rossi, fatte salve alcune eccezioni. Ed è questo il caso: per freschezza, eleganza, longevità e bevibilità. Si ama semplificare la differente potenzialità del Nebbiolo asserendo che il Barolo è maschio e il Barbaresco femmina. Vuol dire tutto e vuol dire niente, ma se il Barbaresco Cascina Roccalini fosse donna avrebbe fascino raro e sarebbe sexy da morire.

4 Commenti a “Barbaresco Cascina Roccalini – Paolo Veglio”

  • Alfredo:

    Buongiorno
    Le sarei ulteriormente grato se nelle sue recensioni potesse riportare anche la gradazione del vino. Ho visto che spesso riporta le etichette ma non sempre quest’ultime sono leggibili. Grazie e complimenti per il blog

    P.S. Leggo che i rossi non la appassionano quindi, quanto a gusti, io e lei siamo agli antipodi, ma mi permetto comunque, da turista enogastronomico, di suggerirle un Montefalco Rosso della cantina di Milziade Antano.

  • Sono stata a visitare questa cantina lo scorso week end, fantastica!

  • massimo:

    Ho provato questa sera il Barbaresco Cascina Roccalini 2012. Certo che non ho trovato la tipicita di tanti Barbareschi. Ma com tanti Barbareschi che degusto non si capisce piu`qual`é la vera tipicita`. Questo Barbaresco Roccalini 2012 a mè é piaciuto molto anche se nel suo complesso non proprio complesso, ma vi dico, fatto veramente bene.Fate i complimenti a questo Signor Paolo Veglio e sicuro di riprovare i suoi vini fra alcuni anni. Spero tanto non segua le orme di taluni guru della degustazione che tanto male hanno fatto alle varie tipicita`, ma fanno bene alle casse delle cantine pero` cancellando in poco tempo le tipicita territoriali. Che piacere bere questo 2012 Cascina Roccalini. Felice 2016 a tutti. Massimo

  • Roberto Mainerdo:

    Buongiorno,
    Nell’articolo sopra scritto ho sentito parlare di un Barbaresco Roccalini di Mainerdo, ebbene il viticoltore di questi vigneti situati in zona roccalini sono proprio io.
    Prima di tutto non si deve permettere di dire che il nostro Barbaresco Roccalini è un lontano parente di quello di Paolo Veglio, perchè i vini vanno assaggiati alla cieca prima di dare un giudizio, e poi noi siamo stati i primi a valorizzare il Barbaresco Roccalini al grande pubblico, prima non c’era nessuno che lo conosceva. Non si può dire che un Barbaresco solo perchè è in un canale della grande distribuzione, vale meno di un’altro. Si nota proprio da questo giudizio, di parte, di che livello è il blogger che ha scritto questo articolo.
    Comunque prima di parlare in modo inappropriato di un prodotto altrui è bene che ci pensi bene, anche perchè io non mi sono mai permesso di parlare in questo modo di un prodotto di un mio concorrente. La prossima volta se deve dare qualche giudizio su un nostro prodotto venga a parlare direttamente con noi, così le sapremo dare qualche suggerimento utile in più.
    Cordiali saluti.
    Roberto Mainerdo

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