Tafon – Stefano Legnani

010305V70112BTLa mia latitanza da questi lidi continua, e temo che peggiorerà con l’uscita del nuovo libro, il prossimo 13 novembre per Rizzoli (no, non parlerà di vino).
Devo anche dire che, sebbene viaggi costantemente tra teatro e tivù e per questo abbia modo di provare molti vini, alla fine cado sempre sui “soliti” bianchi (spesso spumantizzati) e rossi (Pinot Nero e Barolo) di cui parlo da tempo immemore.
Le mie ultime visite in cantina sono state da Cavalleri e Faccoli, e questo vi dà la misura del mio stato del gusto. Ho provato anche qualche bianco naturale distribuito da Arké: discreti, bevibili, piacevoli. Nulla di prodigioso, ma hanno assolto al loro compito. Ne parlerò, prima o poi.
Oggi dedico il post a un altro vino, però: il Tafon di Stefano Legnani (qui una bella recensione). Di lui ho amato e recensito il Ponte di Toi (e il più ambizioso Loup Garou), un Vermentino di Sarzana che ha l’unico grande difetto di finire subito: nel senso che la bevibilità è suprema, e va bene, ma anche nel senso che la produzione è molto limitata, e va meno bene. Da quest’anno Legnani produce anche il Tafon, che vuol dire “schiaffo”, e lo schiaffo è dedicato a chi non ha il coraggio di coltivare i sogni. I propri e di chi li ha preceduti. Nello specifico, il tafon  era destinato anche e forse soprattutto ai figli di Mario, amico di Legnani che se n’è andato qualche mese fa.
Mario aveva una vigna nella bassa mantovana, coltivava e vinificava Trebbiano, ci teneva. Alla sua morte, i figli volevano espiantare la vigna. Tutti tranne la figlia, che ha contattato Stefano. E lì è partita la sfida. Legnani ha preso le uve, le ha portate a Bradia (frazione di Sarzana) e le ha vinificate secondo i suoi dettami naturali. Il risultato è Tafon. Un sogno in appalto, un sogno cono terzi: un’utopia per osmosi, da Mario a Stefano. E’ un vino indimenticabile? No. E non è neanche superiore al Ponte di Toi o al Loup Garou. Ma paragonarli è sbagliato: diverso il vitigno, diverso il potenziale, diversa la storia. Tafon è un vino semplice, di grande bevibilità e con una ricchezza olfattiva non comune (sentori erbacei, rosmarino, camomilla). Non ha grandi pretese, ma migliora di mese in mese. Ha carattere, personalità, non ha mire da protagonista e si adatta a tutto. Non piacerà a chi ama i vini perfetti(ni), delizierà chi adora le perle inconsuete.

4 Commenti a “Tafon – Stefano Legnani”

  • Condivido il giudizio sul Tafon. Pazzesco, però, pensare che arrivi da una vigna la cui uva finiva in cantina sociale ( e pagata un niente…). Ciò che più mi piace, anche se a molti crea scompensi fisico-psichici, è che necessita di una lunga attesa nel calice per esprimere con calma una serie di profumi davvero ricca e piacevole e una bevibilità unica

  • Patrizia:

    Grazie Andrea per il tuo giudizio, non sai quanto questo mi gratifichi. Il Tafon è un gran bel vino in grado di trasmettere tante emozioni.
    Grazie ancora :-)

  • Gabvat:

    …Nini’ sta’ bon’ seno’ a te dag un tafon …

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