Frappato 2011 – Occhipinti

occhipintiArianna Occhipinti è un nome molto noto nel mondo del vino. E non solo del vino. Ha scritto un bel libro edito da Fandango, è salita sul palco del Concertone del Primo Maggio 2013.
L’ho conosciuta all’ultima edizione del Porto Cervo Wine, dopo un incrocio burrascoso due anni fa al raduno delle Triple A di Velier.
Arianna mi ha inviato tre bottiglie per ognuno dei suoi quattro vini principali. Li ho bevuti, con amici, tre sere fa.
Piacevole l’Sp68, il vino “base”, sia rosso (Frappato e Nero d’Avola) che bianco (Moscato d’Alessandria e Albanello). Annate 2012. In enoteca si trovano attorno ai 10 euro.
Convincente il Siccagni 2010, Nero d’Avola in purezza, sui 18 euro in enoteca.
L’autentico salto di qualità coincide però con il Frappato. Annata 2011, sempre attorno ai 18 euro.
Il Frappato è un vitigno rosso autoctono della zona di Siracusa e più ancora Ragusa. La zona di Occhipinti (Vittoria, teatro anche dell’omonimo Cerasuolo), che ha sempre puntato anzitutto alla riscoperta di questo vitigno poco conosciuto e dalle notevoli potenzialità.
Diecimila bottiglie prodotte, età media delle viti 45 anni. Un Igt Sicilia. Lieviti indigeni, niente filtrazione.
Bevo quasi solo vini bianchi. Proprio per questo non mi imbattevo da tempo in un rosso così affascinante. Personale. Di carattere.
E’ un vino che spiazza (il commento più gettonato tra i miei amici era: “Mi manca il database per comprendere appieno questo vino”). Non è detto che piaccia a tutti, anzitutto ai novizi.
E’ un po’ “disturbante” anche all’esame visivo, pulito ma non pulitissimo. Polpa d’uva vera e sana. Se fosse musica, sarebbe jazz. Sarebbe John Coltrane. E Coltrane mica piace a tutti.
Un rosso elegante, minerale, sapido, con un naso di frutta rossa croccante (come amano dire gli esperti). Bella progressione. Meno potente e immediato del Siccagno, ma oltremodo più affascinante. Con una bevibilità, e una ispirata quotidianità, rare da trovare.
Uno dei miei (pochi) rossi del cuore.

13 Commenti a “Frappato 2011 – Occhipinti”

  • francesco guerisoli:

    che bello rileggerti di vino.lo e’ altrettanto sapere che e’ stata colmata una inutile vecchia incomprensione.questa e’ la pace nel mondo per chi come noi ha piu’ foto col bicchiere che con i parenti (cit).

  • Gianluca Genovese:

    Caro Andrea,
    il vino in bottiglia, per quanto superbo possa essere, non avrà mai il gusto di quello raccolto e pestato in casa, che non sa cosa siano i solfiti.
    Se proprio vuoi farti una cultura, allargando quel database con sfumature che non troverai mai nel vino commerciale, vieni qui nell’estremo sud e fatti un giro tra le case indigene.
    E allora sì che la fantasia volerà lontano nel tempo, rievocando terre riarse dal sole e aratri tirati dai buoi, nuvole di mosche e cascate di sudore, intere famiglie di contadini al lavoro, antichi porti strapieni e, al largo, sinuose galere in fiamme…

  • Salvatore Lupo:

    Caro Andrea,
    anche se scrivi benissimo non eccedere con la poesia quando parli di un vino: sa di troppo convenzionale.
    Quel che propone Gianluca Genovese lo fece già Mario Soldati negli anni ’60 stroncando i vini della nostra zona (Siracusa – Ragusa) La zona più a Sud della Sicilia. A Sud di Tunisi. I cosiddetti vini dei contadini erano (e restano) imbevibili. Ma ora la musica è cambiate: ci sono fior di aziende che approfittando di un territorio e di vitigni straordinari producono buoni vini. Alcuni dei quali son quelli di cui parli nel post. Comunque la zona vale una tua visita. Se capitassi da queste parti hai la mia mail, sarei felice di guidarti alla scoperta di questo territorio.

  • Alessandro, Enea:

    Arianna Occhipinti
    vorrei che rimanessi così come sei. La Sicilia deve capire che è finito il tempo del vino da taglio per la Francia. Le uve d’oro, come diceva Veronelli, le abbiamo noi. Dobbiamo far conoscere al mondo intero chi siamo e la meritocrazia rimarrà nostra, non andrà Oltralpe con il nostro sudore.
    Arianna rimani così che tieni alto l’onore della nostra Nazione. Senza compromessi.
    Enea

  • Gianluca Genovese:

    Salvatore Lupo, mi permetta di dissentire. Lei parla come se fosse il proprietario di una cantina…
    Che io mi ricordi nella mia zona, e parlo di Ispica ma anche di Pachino, il vino locale è sempre stato buono. Ovviamente la situazione varia da contadino a contadino e da botte a botte. Ma dire che erano e rimangono imbevibili mi sembra un’affermazione faziosa e non sincera.
    Come il fatto che sia stato Mario Soldati, anche nolente e indirettamente, a stroncare in passato la diffusione dei vini siciliani: io penso che al massimo questo ritardo sia derivata dalla mentalità degli isolani che spesso tendono a infinocchiare il “forestiero” e a trarne il maggior profitto immediato.
    Difatti il termine “infinocchiare” si dice derivi dall’usanza in Sicilia di far mangiare del finocchio al malcapitato acquirente prima di fargli assaggiare un vino guasto di cui difficilmente potrà accorgersene, causa appunto il sapore dell’ortaggio che persiste in bocca per un bel po’.
    Comunque ai tempi si produceva molto mosto da esportazione, poichè quello siciliano ha un grado zuccherino particolarmente elevato. E questo ai tempi era l’unico parametro che dava valore al prodotto.
    Io quando assaggio il mosto fresco della mia vigna mi viene immediatamente da vomitare per il sapore estremamente dolce. Provare per credere.
    Ma una volta fermentato la musica cambia… corpo, gusto, profumo, gradazione alcolica.. io mi diverto ogni anno a cambiare spartito e a cercare nuovi accordi… cin cin!

  • Maurizio:

    Interessante e sottoscrivibili le tue note, solo un appunto, quando parli di prezzi in enoteca cerca di essere meno approssimativo, non sarà difficile per te avere i listini dei vari distributori e fare un conticino per vedere il prezzo effettivo in enoteca.
    Questo sarebbe utile sia per il produttore sia per i tanti enotecari.
    Con rispetto

  • Buogiorno Scanzi, trovo i suoi commenti e le sue critiche sempre molto divertenti ed accurate, mi associo però a quanto scritto dal signor Maurizio relativamente ai prezzi da lei indicati, e a mio avviso un po’ sotto stimati. Difficile trovare SP68 intorno ai 10 euro in enoteca considerando che il prezzo praticato da Velier è superiore iva compresa ai 10 euro.

  • MicheleG:

    Ho bevuto ieri un Frappato Occhipinti 2006, correttamente conservato. Il vino era assai evoluto: colore aranciato, tannini pressochè spariti, acidità parecchio smussata. Su tutte, prevaleva una nota salmastra (al naso e in bocca) che arrivava ad essere, a tratti, fastidiosa. Commensali meno avvezzi di me hanno stroncato senza mezzi termini la bottiglia, che io mi ostinavo a difendere comunque. Vorrei un riscontro: chiedo a qualcuno che abbia confidenza con questo vino, se si ritrova con le mie considerazioni. Grazie

  • turi migliore:

    opero nel settore e confermo che i cosiddetti vini del contadino, almeno nel territorio di Vittoria, che è di gran lunga il più vocato nella provincia di Ragusa, 9 su 10 sono imbevibili.

  • Maurizio:

    Nella migliore enoteca di Como, Delizie di Bacco, Sp68 si trova comodamente a 11 euro, quindi in linea con il prezzo indicato da Scanzi.

  • Pier Paolo:

    Scusate se rispondo ad un vecchio argomento (riguardo lo chardonnay) del 2012, ma una serie di coincidenze non mi può non far rispondere Valle ‘Aoste Chardonnay Cuvee Bois, azienda agricola Les Cretes.

  • Marco:

    Scusate se mi permetto ma c’è qualcuno che potrebbe indicarmi dove trovare codesto nettare a Roma…
    Grazie per la cortesia

  • Guido:

    Scrivo, anche se non appartengo a questo mondo.
    Bevo vino di tanto in tanto, da consumatore “normale”, seguendo a volte consigli di amici più esperti.
    Ho voluto provare il Frappato in primis perché apprendendo la storia di Arianna Occhipinti ho provato per lei un grande rispetto. La curiosità ha prevalso.
    Non provo neanche ad usare termini tecnici.
    L’ho trovato buono e piacevole. Non credo quindi che sia un vino che non possa piacere al grande pubblico.

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