Grappa e torba?

Ieri e venerdì ho portato Gaber se fosse Gaber a Latisana e Maniago. Amo il Friuli e l’affetto è stato ampiamente ricambiato, con teatri felicemente pieni.
Non ho visitato cantine, limitandomi a provare alcuni vini. Qualche Friulano discreto, la conferma di Franco Terpin (anche la Ribolla Gialla “base”, degustata alla Trattoria Vecchia Maniago, si è rivelata splendida).
A differenza del solito, non ho detto “no” alle grappe. Dopo tanti anni ho riprovato la Storica Nera di Domenis: mi piace ancora. Splendida la Borgoscuro, la più vicina al mio gusto.
Poi mi sono imbattuto in una grappa che i puristi detesteranno. Una grappa torbata, molto torbata. Una novità del mercato. La produce Mangilli, antica distilleria – e da più di 30 anni produttrice di vini – con sede a Flumignano di Talmassons (Udine). In Internet si trova sui 16 euro (bottiglia da 70 cl). Ci è stata offerta dalla proprietaria del Ristorante Al Cacciatore di Maniago.
Nell’etichetta c’è scritto, dichiaratamente, “Torba”. Non ce ne sarebbe bisogno: il sentore della torba è dominante, senz’altro troppo presente – oltre che innaturale – per chi ama la grappa “vera”. Per certi aspetti è come mangiare un piatto di spaghetti alle vongole con dsoi massicce di parmigiano sopra. E so bene che i puristi non amano la torba neanche nei whisky che non possono non averla (tipo Ardbeg).
Eppure, lo confesso, a me è piaciuta. E’ una grappa tamarra, “aromatizzata”, decisamente truzza. Se volete anche turistica, o comunque furbetta. La torba non si lega benissimo al gusto, risultando in qualche modo aliena a ciò che bevi. Ma l’ho bevuta con medio piacere. E credo che la riberrei. Sia perché sono un torba-addicted, sia perché l’azzardo (innegabile) alla fine aveva il suo perché.
Per la cronaca, lo stesso giudizio è stato anche dato da un amico che, a differenza mia, è abbastanza esperto di grappe. E non ama la torba nel whisky.
Non posso arrivare a consigliarvela, ma – questo sì – vi suggerisco di provarla.

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