Sassaia 2011/Pico 2010 – Maule

Martedì, all’interno del convegno organizzato da Ca’ del Bosco, ho ritrovato Angiolino Maule. La sua presenza è stata fondamentale, e confesso di essermi speso personalmente perché ci fosse. Vederlo parlare di vini naturali, all’interno di un parterre poco naturalista (e non alludo a Zanella, ma a molti addetti ai lavori), è stato stimolante.
Da naturalista critico, che beve sempre più vini naturali (ma che non è miope e grida ancora al miracolo quando trova un Pas Dosé “convenzionale” come Dio comanda), reputo decisiva la dialettica – anche aspra – tra eretici e modernisti. Il dibattito mi è piaciuto anche per questo: non sopporto i manichei del vino. Trovo positivo sia che un colosso come Ca’ del Bosco si ponga il problema della naturalità, sia che un visionario come Maule possa parlare a tutte le platee (registrando puntualmente frizioni con il Gambero Rosso, come è accaduto martedì sia a lui che a me).
Gli atti del convegno sono di proprietà Ca’ del Bosco. Non posso pubblicarli io e, comunque, neanche li ho. Se sarà possibile, mostrerò in questo blog il mio intervento di 5 minuti, nel quale ho sintetizzato la mia visione del “vino del futuro”.
Al termine dell’incontro, Maule mi ha donato un Pico 2010 e un Sassaia 2011. Il primo devo ancora berlo, il secondo l’ho provato la sera stessa con Perfect39.
Amo molto il Sassaia La Biancara. E’ un bianco intermedio che, come molti intermedi o “base” (Masieri), spesso mi convincono più della versione deluxe (o comunque più ambiziosa). Angiolino mi ha detto che, con la 2011,  ha provato a inseguire maggiore eleganza.
L’ho bevuto e l’ho trovato meraviglioso. Probabilmente il suo miglior Sassaia (e anche gli altri li adoravo). Un vino “glou glou“, come li chiama qualcuno, splendido. Per freschezza, mineralità, carattere, eleganza, bevibilità, digeribilità. E – non dimentichiamolo – rapporto qualità/prezzo.
Terminata (in fretta) la bottiglia, mi sono reso conto che al momento – ed è un momento lungo – ho una gran voglia di vini bianchi freschi e bevibili. Apparentemente senza pretese, in realtà prodigiosi. Se dovessi fare un ordine adesso di vini fermi, sceglierei una cassa di Sassaia, una di Ponte di Toi e una del base di Cantina Margò Carlo Tabarrini. E già che ci sono, una di Cirelli, un Vouvray Sec di Clos Naudin e un’altra del Trebbiano Spoletino (non macerato) di Collecapretta. E potrei andare avanti ancora.
I miei vini (fermi) del cuore, ormai, sono soprattutto – non solo – questi. Bianchi. Quotidiani, semplici, mirabili.

P.S. Quanto detto per il Sassaia 2011, vale per il Pico 10. Più ambizioso, costoso, impegnativo. Pienamente riuscito.

10 Commenti a “Sassaia 2011/Pico 2010 – Maule”

  • Parlando con Arnaldo si è ipotizzata una seratina da lui possibilmente con la tua presenza, una bevuta tra amici, tra l’altro i miei bianchi sono finiti, ne ho qualche bottiglia per occasioni come quella sopra descritta, e, mentre il 2011 lo hai assaggiato, forse disrtattamente, Gaber s.f. Gaber a Perugia, il 2010 misà che te lo sei perso…

  • Grazie Andrea, da parte della family!
    Come sempre troppo generoso. Il 2011 va aspettato, a mio avviso dopo l’inverno dara’ il meglio di se’, cosi’ come il Pico!

    Carlo, pensare agli amici mai?!?

  • Corrado:

    Concordo pienamente con la tua valutazione del Sassaia, Andrea. Minerale, digeribile e con quel modo delicato di offrirti lentamente il frutto, senza fretta, senza invasione violenta delle narici, che mi sembra caratterizzante dei vini naturali senza SO2 aggiunta.
    Splendido nel suo approccio immediato anche il vero “base” dell’azienda, il Masieri, di pari annata.
    E, se ti capita, senti adesso un Sassaia 2010, mi sembra stia evolvendo in modo mirabile.
    Per il Pico ci saranno altre occasioni, troppe lodi in un colpo solo finisce che stonano.

  • Certo che sarà stato molto interessante lo scontro tra naturalisti conservatori e cultori del modernismo enologico,e prendo atto che lei Andrea Scanzi anche se li ha definiti eretici si è ben guardato dal definirli talebani come ha fatto qualche suo “illustre”collega.Si stanno sempre di piu’ evidenziando le contrapposizioni tra le modernissime tecniche enologiche usate dalle grandi aziende e le tradizionali vinificazioni senza ausili di tecniche invasive sia in vigna che in cantina,generando accese discussioni in ogni contesto.

  • Nunzio Losacco:

    Ieri sera, a Roma, ho invitato amici a cena offrendo mozzarelle, stracciatella, ricotta e qualche frisella al pomodoro, il tutto riportato da Bari dove ero andato a far visita ai miei. Ho stappato un Sassaia 2011, non so che ne pensi dell’accostamento ma io l’ho trovato splendido. Se non fosse stato per “il vino degli altri” (il libro). Grazie.

  • Alessandro Maule:

    Ciao Andrea,
    inanzitutto grazie! Se non c’eri te Angiolino non aveva tanta voglia di andare a Ca Del Bosco :)

    Preciso soltanto che il Sassaia è più una selezione “intermedia”. Il nostro base infatti è il Masieri (sempre garganega e trebbiano) che fa solamente acciaio e possiamo dire che è ancora di più un vino “glou glou”….

  • Guido:

    Come vino bianco quotidiano e super buono propongo Il Capovolto della marca di san michele, super verdicchio!

  • @Francesco, sei sempre il benvenuto, ma lontanuccio per una serata improvvisata ;-)

  • […] – al ristorante – attorno ai 12 euro, il Vecchie Vigne sui 22. Più o meno i prezzi di Sassaia e Pico de La Biancara, a cui per certi versi si possono paragonare. Due ettari vitati, nessun intervento […]

  • Lorenzo:

    Andato appositamente a prenderlo alla cantina. Per fortuna ci sono ancora dei vini capaci di lasciarti un piacevolissimo ricordo nel tempo!

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