Vini di Puglia (un dibattito)

Ad agosto ho passato alcuni giorni in Puglia. Esattamente nella zona del Gargano e del Sub-Appennino.
Ho provato alcuni vini. Ho apprezzato il Pas Dosè D’Araprì, sicuramente il miglior Metodo Classico della regione, bevuto in un ristorante delizioso (Trabucco).
Mi è andata meno bene quando ho provato il Bombino bianco, autoctono foggiano, per saggiarne le potenzialità. Nulla di che il Mare Mosso, “bianco vivace” di TorreVento. E anche l’A-Mano 2011, 75% Fiano Minutolo e 25% Greco, non è andato oltre il minimamente piacevole.
Certo, ho citato soltanto tre vini. Nulla in confronto alla smisurata produzione pugliese. Ma ne conosco molti altri, li ho provati. E per questo vi chiedo, però: a che punto è l’enologia pugliese? Siamo ancora al molta quantità e poca qualità?
E’ una domanda a cui non so dare risposta.
Posso però ammettere, serenamente, che non saprei citare molti vini pugliesi che reputo effettivamente imperdibili. Anche pensando ai vini veri e/o naturali, quanti pugliesi vi vengono in mente?.
Probabilmente è colpa mia. E poi la Puglia – regione che adoro – è zona di rossi, che bevo sempre meno. Eppure: ne conoscete molti di Cacc’e mitte, Primitivo e Negramaro eleganti e non opulenti? I rosati del Salento, che tanto ci lodavano nei corsi Ais, sono così preziosi?
E davvero il Bombino bianco, oppure la Verdeca (alla base del Locorotondo Doc con il Bianco d’Alessano), hanno potenziale limitato?
Attendo le vostre opinioni.

42 Commenti a “Vini di Puglia (un dibattito)”

  • Mah, negli ultimi mesi sono stato anche io un paio di volte in Puglia e ho bevuto davvero di tutto, nel bene e nel male. L’impressione è che quel gruppo di produttori che si potrebbe definire come la “nouvelle vague del primitivo” meriti davvero un approfondimento. Di Nicola Chiaromonte, di Polvanera, di Guttarolo (e mi dicono di Pietraventosa) ho assaggiato vini di una finezza quantomeno inaspettata. Vini più sfaccettati che sfacciati, profondi e fini. Una vera sorpresa.

  • Dory:

    D’Araprì, San Severo, per forza è buono. Per me il problema della Puglia sono i vigneti a tendone.

  • Christian:

    Della zona un vino in crescita è il Nero di Troia. Un vino da consigliare.

  • Alex:

    forse hai ragione, ci sono prodotti a buon rapporto qualità/prezzo ma niente di indimenticabile. aspettiamo che qualche grande enologo venga a colonizzarci.

  • Adriano Aiello:

    Io pure faccio una fatica con molti “grandi vini” pugliesi. Se dovessi tarare i miei gusti oggi, rispetto a 5 anni fa, la Puglia è la regione che più ho tradito. Direi che spartirei l’equazione così: 40% della colpa all’evoluzione del gusto personale, 40% di colpa alla mia scarsa conoscenza di dove andare a bere altra Puglia oggi (ma c’è Cossiter e già ho preso appunti:P) e 20% di colpa alla Puglia:)

  • marco:

    L opulenza è sempre stata croce e delizia dei vini della mia terra.Alcuni produttori si sono adagiati su questa caratteristica preferendo la sicurezza a nuovi esperimenti.Frequento spesso enoteche e mi duole ammettere che il prodotto tuttora più venduto rimane il Primitivo di Manduria Madrigale ( praticamente un succo di frutta alcolico).
    Una piacevole sorpresa è stato il negroamaro Fichimori dell azienda Tomaresca:servito freddo(sugli 8-9°) diventa un bianco coraggioso con i profumi di un rosso.Ve lo consiglio.

  • Savino:

    Purtroppo la Puglia paga il conto di essere grande produttrice di uve dall’alto grado zuccherino. La produzione dell’uva da viti coltivate a tendone permette grandi produzione dalle qualità basse, ottimi da usare come vini “da taglio” per i grandi vini del nord. Pensiamo al Chianti la cui uva di base è il Sangiovese che è uno dei vitigni maggiormente coltivati nella provincia di Foggia. E la stessa cosa dicasi del Lambrusco che è alla base degli aceti migliori balsamici e non del nord. La situazione, purtroppo è questa. Un grande serbatoio di uve da cui alcuni produttori, con non poche difficoltà, riescono ad emergere puntando su allevamenti più tradizionali (alberello o a spalliera). Io, da pugliese vado pazzo per l’aglianico del Vulture dove davvero si apprezzano sfaccettature diverse da cantina a cantina.

  • Marina:

    Da molti D’Araprì è ritenuto il miglior metodo classico italiano. Hai pescato molto bene in Puglia.

  • Il grande Natalino Del Prete, produttore anziano che , insieme alla giovane figlia fa 4 vini magnificamente spontanei e naturali a tiratura limitata.
    Nonostante si parli di Alto Salento, per l’esattezza San Donaci (Brindisi) e, quindi, gradazioni alte ma non altissime , i vini sono di una beva straordinaria perché hanno una bella acidità, i vini in questione sono un salice salentino (Il Pioniere), un negroamaro (Anne), un primitivo (Natali) ed uno strepitoso Aleatico da meditazione/dessert (Sorso Antico) non dolce, tutti i vini provengono da agricoltura biologica certificata, le vigne sono vecchie ovviamente ad alberello come tradizione vuole, in cantina non viene aggiunta mai solforosa nemmeno all’imbottigliamento, non vengono usati lieviti selezionati e il controllo delle temperature viene fatto solo tramite raffreddamento con acqua fredda.
    C’è un altro piccolo “grande” vino dell’azienda che si trova anche sfuso ed è il Torre Nova un salice salentino da uve forse meno pregiate del Pionere ma lavorate come il fratello maggiore, che ha un prezzo che si aggira tra i 4 ed i 7 € e posso assicurare che berlo è un gran godimento anche per questo!!!

  • lele77:

    Morella con la sua batteria straordinaria di vini rossi, in special modo i primitivi Old Vines e La Signora da vigne di oltre 70 anni. Morella coltiva in biodinamica e i suoi vini sono destinati a lungo invecchiamento e, a differenza di molti rossi pugliesi, non risultano estremamente concentrati e dolciastri. Ottimi i vini di Chiaromonte e Polvanera ma qui siamo, a mio avviso, su altro livello. Prezzo intorno ai 25€.
    Ciao

  • Damiano Calò:

    Buongiorno a Tutti,
    Sono un produttore di vino pugliese, seguendo questo blog ho letto con molto interesse i vostri interventi, e avrei alcune considerazioni in merito.
    Sicuramente la nostra regione ha un grave problema, e salta all’occhio dai vostri interventi, ed è quello della comunicazione. Non siamo capaci di fare una comunicazione efficace, e non abbiamo un organismo che si occupi in maniera seria di questa cosa, tipo consorzi o associazioni (ne abbiamo troppi, in contrasto tra loro).
    Assaggio spesso i vini dei nostri colleghi, sopratutto Salentini, e devo riscontrare un grande miglioramento della qualità dei vini in generale. Oggi è difficile trovare un vino che abbia delle puzze o dei difetti particolari, ma solo una quindicina di anni fà ne avevamo parecchi. Per quanto riguarda i vini indimenticabili la questione è molto soggettiva, ma secondo me, sia tra le aziende tradizionali che tra le nuove , qualche grande vini lo troviamo, penso al graticciaia, alle braci, al donna Lisa, al Puer Apulia, amativo, Es , tanto per fare qualche nome di colleghi che stimo.
    La viticultura e l’enologia hanno i loro tempi, non sono attività “tutto e subito”, l’evoluzione parte dalle vigne, poi arriva nelle cantine , e dopo anni il consumatore se ne accorge, ed è giusto che sia così, infatti i tendoni sono rimasti nel foggiano e spesso sono di uva da tavola.
    Il rosato è un vino a cui teniamo molto, anche nella nostra azienda, ne ho assaggiati moltissimi al Concorso nazionale dei rosati, e devo ammettere che la qualità media si è molto alzata (anche in abruzzo), la nostra è una regione di grandi rosati e stiamo cercando di combattere lo scetticismo che contorna questo vino, con la qualità di prodotti anche innovativi ( rosati in legno o spumantizzati ).
    Tutto questo deve sempre essere inserito in un contesto di crescita del territorio, e qui abbiamo tanto da lavorare, perchè vini buoni in un territorio inadeguato non convincono come vini buoni in un territorio valorizzato.
    Quindi la vera sfida è valorizzare le proprie realtà, con attenzione particolare alla agricoltura e al turismo, per poi crescere tutti insieme.
    Benvengano persone da fuori ad aiutarci (tra l’altro sono diversi anni che grandi enologi hanno consulenze in Puglia), se hanno questo obiettivo comune.
    Grazie per il vostro tempo,
    Saluti
    Damiano Calò

  • Corrado:

    Natalino del Prete da San Donaci (BR) è un produttore naturale da tempi non sospetti – biologico certificato dal ’94. Il negroamaro Anne e il primitivo Nataly sono frutto delle fermentazione spontanea a 0 solfiti dell’uva raccolta dalle sue vigne ad alberello. Personaggio unico, piacevole e non cervellotico come i suoi vini. Prezzi abbordabilissimi – ma in Puglia capita sovente.

  • Valerio Rosati:

    Per quel poco che ho provato, tra i naturali a me è piaciuto molto il negroamaro di Natalino Del Prete, vino per me fine e tutt’altro che opulento. Mi ha invece impressionato meno il suo Primitivo, che ho trovato un pò “povero” (cosa che per un primitivo salentino può sembrare una contraddizione in termini), mentre non ho ancora assaggiato il suo Salice Salentino, che tutti dicono sia il suo cavallo di battaglia. Un altro vino ottimo, più potente ma che mantiene un ottimo equilibrio tra eleganza e struttura è il “Carminio”, negroamaro della cantina Carrozzo. Sui primitivo pugliesi in generale mi pare invece che si ancora si tenda a “schiacciare troppo sull’acceleratore”. Con questo vitigno ho comunque avuto recentemente una bella sorpresa assaggiando il “Conclave”, vino base della cantina Papa, in provincia di Caserta, nella Doc Falerno del Massico, dove la potenza e la frutta per me si bilanciano perfettamente con l’acidità.

  • Stefano:

    Chissà se sei stato al “Trabucco” che dico io, sugli scogli appena fuori Peschici e sotto la foresta Umbra (o quel che ne è rimasto dopo l’incendio).

    Ciò detto: sì, i rosati del Salento danno piacere. Non conosco in realtà UN rosato al mondo che sia imperdibile, ma l’estate apprezzo sempre più la categoria e quelli pugliesi vanno nella direzione che vado cercando: rosé come intermedio fra rosso e bianco invece che come vino sciacquetta dedicato a chi di solito non beve.

    Un’altra cosa che amo di certi vini pugliesi rossi dove c’entra il Negramaro, in specie salentini, è un sentore che non so come sia definito canonicamente all’AIS (che non ho frequentato) ma che al mio palato ricorda il gelsomino. Secondo me, costituisce un germe di eleganza: un rosso che cerchi equilibrio ed esalti questo sentore costruendogli attorno una struttura adeguata (ossia tenendo a bada la potenza) potrebbe dire molto.

  • Alberto:

    Io consiglio i vini della Magistravini di Guagnano (LE). Salice Salentino e Anima di primitivo deliziosi.

  • Luca Miraglia:

    La Puglia sconta, effettivamente, una fama dura a morire di terra di vini, in particolare rossi, che al più andavano bene per “tagliare”, infondendo gradazione alcolica, espressioni vinicole del Nord – anche famose – ma troppo leggere.
    Quanti ne ho conosciuti, nei lontani anni ’80, vissuti proprio lì ed occupandomi, professionalmente, anche del settore vitivinicolo, di produttori che hanno spedito decine di cisterne in Toscana, Veneto e Piemonte!
    Ma gli sforzi tesi al superamento di tale stereotipo sono stati notevolissimi e la regione offre, adesso, un ventaglio di vini di alto livello, con punte di autentica eccellenza (Es di Gianfranco Fino, you know?)
    E poi, appunto, gli spumanti di D’Araprì (il pàs dosè mi ricorda, nel finale, il “mito” Haderburg) e, ancora, elegantissimi Nero di Troia (Vandalo di Tenuta Cocevola); per non parlare di alcuni Moscato di Trani e delle varie versioni del Primitivo di Manduria di Attanasio (produzione numericamente quasi introvabile, ma da cercare!).

  • gianmarco:

    polvanera a gioia del colle, cantina visitata tre settimane fa, fa davvero un ottimo lavoro. segnalo anche alberto longo di lucera e i grandi negroamaro di taurino

  • Chiedo scusa, ma il mio intervento ?
    Saluti

    Damiano Calò

  • Marco:

    @ marco: non scherziamo, il fichimori dovrebbe essere la prova che condanna chi l’ha ideato a 100 frustate sulla pubblica piazza. Non mi capacito di come possa un’azienda come Antinori proporre una “cosa” del genere ai propri clienti. Un’azienda con secoli di tradizione che costruisce un simile succo d’uva (a scrivere vino non ce la faccio) è davvero follia.
    E poi vorrei sapere chi sono i folli che lo comprano un aggeggio del genere.

  • Per la mia esperienza personale e diretta non posso che quotare la già citata gamma dei primitivi di Attanasio….peccato ti piacciano sempre meno i rossi….

  • marco:

    @Marco : io non scherzo .A me è piaciuto , è stato il primo rosso ad abbinare al pesce uscendo dal dogmatismo del bianco.La sua caratteristica è proprio quella di resistere alle basse temperature conservando profumi e sapori che altri rossi alla stessa temperatura perderebbero immediatamente.I folli a comprarlo e ad apprezzarlo son tanticcome quelli come te che non lo apprezzano.Storia vecchia , di ogni vino.

  • Anche a me piace d’Araprì, lo conosco da molto.

    Sono stato in ferie in Salento lo scorso settembre, e da bianchista, ho assaggiatto soprattutto bianchi e rosati.

    Non sono stato molto soddisfatto, e l’ho commentato anche su Intravino, con qualche strascico http://www.intravino.com/primo-piano/tre-bicchieri-2013-la-puglia-premiata-dodici-volte-piu-o-meno/

  • Angelo Cantù:

    Non sono un grande conoscitore dei vini pugliesi, ma voglio segnalare una positiva esperienza fatta in un recente viaggio in Salento. Avevo trovato una segnalazione dell’ Azienda Bonsegna di Nardò sulle due uniche guide che utilizzo e di cui sostanzialmente mi fido: Espresso e Slow Wine. Ho trovato molto interessanti il rosso a base Primitivo e quello a base Negramaro; certo la materia è tanta, la sensazione di frutto marcata, eppure la beva è tutt’altro che difficile grazie ad una significativa aciditá. Ho conservato qualche bottiglia in cantina e sono curioso di verificarne l’evoluzione nel tempo. Per me una bella sorpresa, a prezzi oltretutto assolutamente vantaggiosi. Ciliegina sulla torta, se mai passate da quelle parti, la cittadina di Nardò è una piccola Lecce e la piazza principale un autentico gioiello.

  • sergiopaderi:

    Ti segnalo al momento il mio preferito: Nicola Ferri. Favoloso il suo Aureus di Chardonnay e Garganega e il suo Duo Bianco. Nicola è un pazzo, e per quello che mi piace.

  • Marta:

    Gianfranco Fine e il suo Es.Grande!

  • @Sergio ho visitato il sito di Ferri. L’Aureus è segnalato come puro chardonnay. Ero incuriosito dal vitigno Garganega in Puglia

  • sergiopaderi:

    Stefano@Chiedo venia, è il Duo Bianco Chardonnay e Garganega e non l’Aureus che è Chardonnay in purezza affinato in legno.

  • @Sergio interessante. Lo proverò appena ne avrò occasione. Non ho mai assaggiato garganeghe di Puglia

  • […] il mio trittico “Apriamo il dibattito“, dopo Puglia e Liguria (e a dire il vero c’era stata anche la Sardegna), con una regione che amo molto. A […]

  • Non posso dire di conoscere bene i vini pugliesi (ma neanche gli altri in realtà ;) ), comunque per quei pochi assaggiati anche io sono rimaasto piacevolmente colpito da Natalino Del Prete.

  • Domenico:

    Ragazzi, da Pugliese sento il bisogno di fare delle precisazioni, evitando al massimo il campanilismo.
    Parlo per cognizione di causa essendo chef di cucina e figlio di viticoltore.
    Consentitemi lo sfogo, al ristorante e in molte guide sento scrivere e parlare di vino utilizzando termini, percentuali, aggettivi che si allontanano anni luce dalla sostanza.
    Il vino è una storia umana: arare, “attaccare”, “sfrascare”, potare, potare il verde, “addacquare”, “pompare”.. e poi vendemmiare, deraspare, “stringere”, stringere con la raspa, fermentare, “tramutare”.
    Mi rendo conto che molti di voi non sanno di cosa sto parlando, forse sarebbero più comuni termini come: barrique, beva, retrogusto di viola, 25% trebbiano 5% verdeca, tanninico, ovvero quello che leggete nel retro delle etichette o peggio quello che scimmiottate copiando la terminologia dei sommelier televisivi da canale 5.
    A tutti gli snob che fanno i fighi pensando di essere degli intenditori và fatta una bella pernacchia.
    Sono contento quando vi fate inculare bevendo vini cari e senza anima.
    Quando venite in puglia e volete bere vino dovete bussare ad un garage di un vecchio e farvi dare una bottiglia. Il prezzo varia dalle 0 alle 5 euro (molto spesso un litro ve lo danno gratis per il piacere di farvelo assaggiare). l’etichetta lascia a desiderare, potrebbe trattarsi di una vecchia bottiglia di vetro di ferrarelle. Provate l’esperimento a Manduria, Avetrana per quanto Carosino e potrete dire per la prima volta nella vostra vita di aver bevuto Primitivo. Tutto il resto è noia.

    Come diceva sua nasità Luigi Vernonelli : anche il più mediocre dei vini fatti in casa ha un anima, quello che i vini industriali non hanno.
    Non siete d’accordo? continuate a bere solfiti.
    Vini da taglio? occorre dare corpo all’ acqua sporca che non sa di niente.
    Dimenticavo: Evviva i Borboni (volevo evitare il campanilismo ma mi avete fatto incazzare)

  • @Domenico condivido quello che diceva Veronelli; mi piace il vino de i Borboni. Ma perdonami, io quando vado in vacanza, vado a mangiare in trattoria/ristorante e li pretenderei di bere del buon vino del territorio.

    Se poi trovo dei vini banali, o i ristoratori non fanno il loro lavoro professionale di ricerca perché stanno troppo bene, o i produttori non sono sufficientemente bravi commercialmente a proporre i loro vini ai ristoranti del territorio. Oppure tutte e due.

    C’è un’ultima probablità che mi sento però di escludere, ovvero che il territorio non produca vini interessanti.
    Probabilità che escludo in quanto penso che in Italia sia impossibile non avere buoni vini con l’alta vocazione viticola che ha la ns. penisola.

  • marco:

    @Domenico : da pugliese le dico che il suo messaggio m imbarazza un pò. Farsi inculare acquistando vini in bottiglia di aziende serie assicura qualità e consapevolezza di ciò che si sta bevendo.I marchi sulle bottiglie non servono solo al penilunghismo quanto ad attestare la provenienza , la lavorazione e l affidabilità del vino e di chi lo ha prodotto.
    Ho bevuto delle porcate assolute dai contadini , così come ottimi vini , ma mai nessun vino casalingo ha battuto un vino d azienda.
    I vini di Manduria poi …lasciamo perdere . Son più dolci dei passiti e li usano anche per pasteggiare.
    Poi se per capire il vino bisogna vendemmiare , spero davvero che lei non capisca di pomodori.

  • Domenico:

    @Marco: La sua difesa alle aziende serie è sacrosanta. azienda seria che utilizza un processo etico di produzione, metodi di conservazione, chiarificazione e filtraggio naturali.
    In quanto alla raccolta di pomodori, sono imbarazzato da pugliese per le aziende “serie” che operano nel settore…
    Il primitivo più dolce del passito? potessi berlo ora. Spalliera prodotta a vino vergine, nettare per bacco.

    @ Stefano Menti: temo si tratti di un problema legato alla ristorazione, in tutta italia c’e’ gran parte dell’ imprenditoria legata al settore di cui non si può provare altro se non un profondo senso di disprezzo.
    Vincono ovviamente coloro che operano con creatività, ricerca, etica, ma sono pochi e talvolta costosi.
    I produttori di vino e ristoratori e tutto l’agroalimentare vanno seguiti meglio da istituzioni ed enti come le camere di commercio, e le varie conf.
    Perchè dalle ambasciate estere non comunicano che in cina ad esempio sono 10 anni che si vendono cappuccini, pizze e tiramisu di multinazionali americane? bella Italianità svenduta…
    Perchè si produce la fiat palio in un paese che richiede macchinoni di lusso ?
    AAA cercasi imprenditori con lunghe vedute.
    AAA cercasi istituzioni.

  • marco:

    @Domenico : avevo generalizzato ( sbagliando ) il suo commento sui vini “d azienda”.Sarebbe sbagliato non dire che quando acquisto un buon vino dal contadino ho una sensazione di gratificazione maggiore al vino della grande produzione , da cui mi aspetto con certezza , qualità.
    Il terroir pugliese ha così tanto da offrire per la sua varietà che è assurdo non avere eccellenze, non avere un settore vitivinicolo competitivo,non avere imprenditori perchè no , locali , pronti ad investire in una realtà che è rimasta la stessa di 100 anni fa.
    Ci accontentiamo che il vino della cantina sociale del nostro paese sia buono e siamo contenti quando piace agli amici di altri regioni.
    Che palle.

  • felix:

    Vi segnalo l’azienda VINICOLA Savese dei F.lli PICHIERRI a Sava. Un ottimo Primitivo “Tradizione del Nonno”. Così, dopo averlo bevuto, non so se continueranno a sostenere che il pugliese serve solo a “tagliare”. Provatelo.
    Una chicca: SERRE di Cantina due Palme ( 100% susumaniello). Pochi euro in enoteca (circa 9), ma un vino da tripudio.

  • Su Facebook, tempo fa, le segnalai Il Tufjano, Fiano Minutolo in purezza dell’Azienda Colli della Murgia. Annata ’10 di quei vini che piacciono a lei, freschi, immediati e con una buona sapidità.
    http://lacintamilanese.blogspot.it/2012/09/tufjano-di-colli-della-murgia-puglia.html

  • Antonio:

    Sono un agronomo e viticoltore della Valle d’Itria… non condivido da tecnico l’idea sul tendone pugliese come sinonimo di scarsa qualità…; da tecnico e con dati oggettivi e analitici vi posso confermare che la maturazione delle uve a tendone è superiore a quelle della spalliera; la spalliera si usa per meccanizzare i lavori e fare scarsa qualità..; io parlo oggettivamente da agricoltore ..non condivido quando qualcuno senza alcun dato alla mano giustifichi una tesi..; prima di dare delle tesi a livello di sistemi di allevamento delle viti vi consiglio in prima persona di fare alcune analisi sulle uve e poi confrontare i dati …; vi posso affermare dopo un lavoro di analisi che quest anno le uve bianche a tendone erano decisamente superiori a quelle a spalliera per motivi di insolazione e maturazione;
    per quanto riguarda lo spumante vi consiglio di assaggiare la prova di spumantizzazione dell’uva Maresco (varietà autoctona della Valle d’Itria); questo esperimento è stato fatto da un’azienda storica ma poco conosciuta del barese…; io ho assistito alla vendemmia e a qualche processo di vinificazione e vi posso dire che ce ne sono pochi di vignaioli così attenti e scrupolosi che lavorano solamente per dare il meglio di sè al consumatore e non per apparire su guide o altro genere di comunicazione…; questo spumante è forse l’unico pugliese che è riuscito a conquistare il mercato neozelandese ….dove viene venduto anche a prezzi molto modici e onesti in quanto l’azienda ha pochi costi di comunicazione…
    Per i tecnici invito ad assaggiare questo spumante!!

  • valerio rosati:

    Intervengo nuovamente e a notevole distanza di tempo su questo topic per colpa di una folgorazione all’ultima edizione della Fiera “Enotica” a Roma. Quello che mi ha folgorato sulla via di Damasco è stato il primitivo della cantina Pantun, piccolissima e naturalissima realtà di Mottola (TA). Dopo averlo assaggiato, alla domanda “Può un primitivo pugliese essere considerato fine ed elegante?” posso decisamente rispondere con un convintissimo SI!
    Particolare tutt’altro che trascurabile: in fiera l’ho pagato 6€ la boccia…

  • Alessandro:

    Scusate il ritardo ma anche io vorrei dire la mia ,e magari aprire nuovamente la discussione.
    Credo che la Puglia abbia un fantastico territorio ed anche parecchio variegato con un microclima veramente eccezzionale , quindi verrebbe da esclamare cavolo questa è la terra perfetta?Purtroppo le cose non vanno proprio benissimo secondo mè.Ci sono territori in Italia o in Francia dove grazie ad un solo vitigno e un microclima particolarmente sfavorevole sono riusciti a produrre dei vini immensi e qui invece solo negli ultimi anni le cose stanno iniziando a smuoversi ,ma mi viene da chiedermi in che direzione? Già , la direzione è un fattore da non sottovalutare !Non voglio assolutamente mettere in discussione alcuni produttori che sono stati citati (credo che si possono contare su una mano quelli degni di nota) ma girando per le cantine Pugliesi da Santa Maria di Leuca a Lucera mi sono imbattuto il più delle volte in aziende dove purtroppo non ho avvertito nell’aria quello che ho visto in altre zone , bensì mi sono ritrovato d’avanti a dei grandi proprietari terrieri che hanno adottato la classica formula enologi + agronomi rinomati = grandi vini (sicuramente per le guide di settore ).Molte cantine che sono state nominate qui sù fanno dei vini buni vero anche a tiratura limitata ma andando ad analizzare sono i classici vini con lieviti selezionati e barrique di primo passaggio ( ma il terrior dove è?). Per come stanno andando le cose credo che i veri vignaioli artigianali (tanto per intenderci quelli che lavorano in modo etico e naturale) che hanno intrapreso la strada imprenditoriale qui sono meno che una micronicchia vuoi perchè tutti devono mangiare e quindi conferire a terzi è sempre la forma più breve per il guadagno vuoi perchè la gestione politica agricola non è mai stata determinata alla valorizzazione ma bensì credo che è sempre una comodità lasciare questo bacino da dove le multinazionali possano andare a prelevare a costi stracciati.Per rispondere al post principale se devo dire la mia ci sono alcuni rossi veramente degni di nota già mensionati più volte :Pantum,Del Prete , Morella ,Mille Una,Cefalicchio.Ma se a lei sig. Scanzi non piacciono più i vini così ben strutturati can tannini un pò aggressivi bhe credo che effettivamente qui non troverà quello che cerca.

  • Luca Montinaro:

    ciao Andrea,
    mi permetto due nomi, entrambi naturali, che lavorano i vitigni autoctoni..
    uno è senz’altro Natalino del Prete a Sandonaci, che produce un’ottimo salice salentino, un buon primitivo da 14° e uno straordinario Aleatico dolce naturale, tutte bottiglie molto economiche.
    Il secondo è Cristiano Guttarolo a Gioia del Colle, che produce vini con spiccata acidità grazie a vendemmie leggermente anticipate, che danno un primitivo da 12.5° (cercavi vini non opulenti..) e un buono chardonnay, più altri della gamma comunque riusciti.
    Inoltre 2 persone assai valide.
    un saluto
    Luca

  • Sergio Nocco:

    Buongiorno a tutti…..
    Sono davvero troppo in ritardo per riprendere questo articolo?
    Se può servire alla discussione o anche solo per segnalare una piccola azienda condotta da giovanissimi e con ‘tirature’ molto limitate, segnalo Cantina Supersanum a Supersano (LE).
    Si producono vini naturali, ottimi il Don Mosè ed il Caminante, entrambi rossi….
    Da provare!!!

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