A proposito di Chardonnay

Ci sono vitigni con cui si litiga da piccoli. Alcuni ti piacciono e poi te ne allontani, altri non sanno mai esaltarti fino in fondo.
Scrivo questo post tenendo bene a mente la naturale progressione del gusto. Si parte – se si vuol partire – dal vino facile, poi quello più spigoloso, per approdare quindi al “vino armonia”. Oppure al Vitigno Kiarostami: quello che magari non ti piace, ma se dici che ti piace sei figo. Tipo Pinot Noir o Riesling.
Ovviamente non è sempre così. Sto semplificando. Ma è vero che esistono vini, e vitigni, con cui non trovi il feeling.
Quando dico che il Sangiovese non mi fa impazzire, so benissimo che ne esistono di straordinari. Spesso li ho trovati. Ecco: per lo Chardonnay, no. Ovvero: io so bene che ne esistono di straordinari, ma evidentemente non mi ci sono mai imbattuto.
La mia sensazione è che lo Chardonnay (fermo), con il Merlot, siano i vitigni che meno vanno d’accordo con me. Troppo rotondi, morbidoni. Spesso opulenti.
E’ evidente che, oltre alla naturale inclinazione, c’è da parte mia una cattiva scelta sin qui adottata. Per dire: a Chablis esistono Chardonnay meravigliosi. Che nulla hanno a che fare con gli Chardonnay ciccione-vanigliati che invadono da decenni l’Italia (e non solo l’Italia). Io però non li ho mai beccati. Non ancora. Del resto la Borgogna devo ancora scoprirla appieno.
L’altra sera ho bevuto uno Chablis base, annata 2010, Colette Gros. Sui 20 euro in Italia. Dritto, abbastanza minerale, ma sostanzialmente neutro. Senza infamia e senza lode (anche perché era giovanissimo e l’acidità dominava su tutto il resto: andava aspettato, lo so). Mi ha colpito così poco che, nei giorni successivi, mi sono imbattuto – era il vino di una cena “obbligatoria” a un Festival – in uno Chardonnay “moderno”: il Villa Locatelli, la nuova linea di Angoris in Friuli. Non certo un’azienda artigianale, e quel vino lo dimostrava, ma non l’ho bevuto con minor gusto.
Riguardo al Merlot, ne ho bevuti di ottimi, ad esempio Il Messorio de Le Macchiole. Non lo ordinerei mai al ristorante, anche perché costa un mutuo, ma è di pregio. Negli Chardonnay ho ancora più difficoltà: se è spumantizzato è il mio bianco preferito, se è fermo è il bianco a me più distante.
Questione di gusti? Di prevenzioni “ideologiche”? Di scelte errate? Se è il terzo caso, sono pronto a ricevere ennesime dritte su Chardonnay verticali e femminili (in gran parte da Chablis, immagino). Ve ne sarò nuovamente grato. Ma a mio avviso c’entra anche la natura del vitigno.
C’è chi nasce Chardonnay, chi Garganega, chi Riesling. E chi Muller Thurgau.

P.S. Qual è il vostro Chardonnay italiano (in purezza) preferito?

30 Commenti a “A proposito di Chardonnay”

  • michele tarentini:

    Questione di gusti direi!

    Chardonnay Vignai da Duline! mi è piaciuto parecchio

  • Riccardo:

    A mio avviso gli appassionati di vino italiani (come me) hanno una certa “malformazione” professionale. Lo Chardonnay è uno dei grandi vitigni internazionali, figlio del Pinot e del Guais blanc, ha spopolato tra Francia, USA e Australia…ma li si ferma…la Francia ha un enorme successo per il suo marketing sfrenato con una ottima valorizzazione…valorizzazione a mio avviso a volte infondata, basti assaggiare tantissime bottiglie veramente pessime, ma a prezzi spropositati.

    Noi Italiani abbiamo la fortuna (o sfortuna?) di avere tantissimi vitigni diversi, grazie alla morfologia della penisola, dalle frontiere sociali rimaste fino all’Unità, dal tardo avvento della fillossera….questo probabilmente ci porta a conoscere tanti altri vitigni che esprimono molto meglio le proprie qualità, piuttosto che i famosi Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon….e ovviamente questi “superfamosi” perdono appeal ai nostri palati.

    c’è poi l’unico grosso problema: far conoscere questi grandi vitigni in tutto il mondo senza confondere i consumatori meno esperti…

    p.s. senza parlare poi delle metodologie di vinificazione francesi, che spesso NECESSITANO di vitigni poco particolari, da modificare con rifermentazioni, maturazioni, botti, zucchero ecc ecc….basti pensare al Trebbiano toscano, molto diffuso in francia con il nome Ugni blanc (che in realtà probabilmente è di origine italiana…ma perchè il mondo non traduce Chardonnay ma i francesi usan un proprio nome per il Trebbiano??….eh vabbè)

  • marco:

    Ad esser sincero non sono mai stato un amante dei bianchi , ma volevo comunque rispondere a questo bellissimo ed interessantissimo post.
    Lo scarso feeling con un vitigno può esser figlio non solo di un proprio gusto personale , (non essendo le nostre papille omologate e subendo continue influenze a partire dalla vita fetale ) , ma anche della nostra memoria gustativa : così come le emozioni forti generano ricordi potenti , anche odori e gusti hanno il loro ruolo di protagonisti nella memoria.
    Mi capita sempre più spesso di sorseggiare un determinato vino sorridendo , e nel momento in cui lo assaporo vengo sopraffatto da un inspiegabile senso di serenità.
    Il feeling con un vitigno è difficile da trovare quanto meravigliosamente potente ed effimero , per questo penso che se esistono vini che non gradiamo ( per ideologia , per gusti o altri motivi) è comunque un bene : escludendoli dalla nostra lista dei desideri, indirizziamo il nostro gusto verso sapori consolidati tenendo comunque presente che il vino che ci fa gioire oggi non ci darà mai le stesse sensazioni fra vent anni.

    Perdoni l OT Scanzi , ma sento ancora questo blog come una piccola isola che non c è dove sentirsi liberi di esprimere la propria passione per il vino :)

  • Matteo:

    Nascere “Muller Thurgau” è come nascere reincarnato nel corpo di Maurizio Lupi o Sandro Bondi.

  • beltliner:

    Probabilmente quello di Borgo del Tiglio. Ma anche il vie di romans.

  • Corrado:

    Non amo lo chardonnay ma non voglio neppure prenderne le distanze e provo spesso a cercare quello del cuore. Di italiani purtroppo non ho memoria di prove di spicco, o troppo pesanti o eccessivamente lavorati, cesellati direi, poco spontanei. Anche in Francia capita spesso di trovare eccessi di tecnicismo ma la scelta è molto ampia e se ne trovano di eleganti ma non troppo altezzosi. Così senza andare su ricordi anche abbastanza recenti di Chassagne-Montrachet di classe cristallina ma di prezzo eccessivo (almeno per le mie tasche) mi sento di segnalare un semplice (come denominazione, intendo) Beaune di Fanny Sabre o un Saint Aubin “En Vesvau” di Dominique Derain o anche, abbandonando la Borgogna, il gentilissimo Chamois du Paradis 2004 (vecchie vigne, con la stessa etichetta dal 2008 usa una vigna più giovane) di JF Ganevat nel Jura.

  • Andrea Z.:

    Cascina Roera “Le Aie” Selezione

    Una parte dell’uva pigiata rimane a contatto con le bucce per due giorni e successivamente avviene la fermentazione in botti di legno da circa 850 – 1000 Lt..
    Un anno in botte e poi un pò di bottiglia.
    Bassissimi dosaggi di solforosa (per gli amici anche niente).
    Grande nell’evoluzione, non paragonabile allo stile francese, i punti di forza sono struttura, complessità e persistenza. Freschezza adeguata al territorii (Piemonte) ed allo stile di produzione.

  • gennaro castelnuovo:

    Ciao Andrea,

    prova gli chardonnay di Domaine Labet nel jura, lo so che non ti piace l’ossidazione, ma ne fa alcune versioni “oullié”, che potrebbero piacerti. Tra gli Chablis assaggia, domaine Bessin. Per quanto riguarda quelli italiani, non saprei darti alcun consiglio,

    Saluti

  • Daniele:

    Se ho ben inteso cosa sta cercando, Andrea, potrei consigliare:

    Chablis Premiere Cru ‘Fourchaume’ Domaine Geoffroy

    Ho bevuto l’annata 2009 qualche tempo fa, trovandola verticale e dissetante.
    Grande Vino!

    Daniele

  • Armando Trecaffé:

    I Borgogna sono una fregaura : nel senso che non trovi nulla di accettabile sotto ai trenta (in Francia) …ma poi bisogna conoscer bene il territorio…io lo conosco solo attraverso le selezioni di enoteche e negozi vari….recentemente son stato a Chinon in un wine bar che ha oltre 200 nvini naturali (tra cui Clos Rougeard) e il sommelier Aurelièn mi ha fatto assaggiare robe da svenimento anche di BORDEAUX, che per me rappresenta gli inferi… la Francia è e n o r m e….a me piacciono molto gli sciardonné del Jura, ma lo stile è particolare….in Italia? Meglio lasciar perdere va…

  • FABIO:

    chardonnay piemontesi di langa, vicini ai borgogna….

  • Così su due piedi: Cascina Roera – Le Aie Selezione, Az. Agr. Bellaria – Costa Soprana
    Il primo arriva dal piemonte, il secondo dal tanto bistrattato Oltrepo, tutti e due fanno legno, li ricordo entrambi molto buoni sebbene molto diversi.

  • claudio:

    Nella sua semplicità e convenzionalità, a me piace il Calanchi di Vaiano dell’azienda Paolo e Noemia D’Amico, a Civitella D’Agliano nel viterbese. Trovo il 99% degli Chardonnay italiani insignificanti. Anche in Friuli ed in Alto Adige, dove nascono i migliori bianchi della penisola, altri vitigni internazionali si esprimono meglio (ad esempio il Sauvignon ed il Riesling). Però rimane il fatto che alcuni Borgogna che ho bevuto, senza nemmeno spendere una fortuna, sono tra i vini più goderecci che io abbia mai incontrato. Defaix, Pic Le Loup, Dauvissat…roba inarrivabile.
    @ Riccardo il tuo post, specialmente la parte del PS, mi sembra fondato su una serie di campanilistici luoghi comuni privi di fondamento. Le bottiglie pessime a prezzi spropositati ci sono un pò ovunque e che le metodologie di vinificazioni francesi necessitino di correzioni è un’accusa un pò buttata là…

  • benux:

    ho paura che mi insulteranno tutti ma continuo a considerare il miglior chardonnay in purezza italiano quello di Planeta

  • Berti89:

    Mi piacerebbe che qualcuno dicesse qualcosa a proposito dello Chardonnay di Ca’ del Bosco 2008; costa sui 49,00€ in internet, fuori dalla mia portata ( Anche perché pure io non ho grande affinità con questo vitigno se vinificato fermo ), quindi molto di più della maggior parte degli spumanti dell’azienda Bresciana. La domanda ( Rivolta a chi l’ha provato ) è: Ne vale la pena?

  • Anche per me Borgo del Tiglio.
    Senza dover puntare alla selezione. Giá l’etichetta
    Bianca è uno Chardonnay di equilibrio, materia ed eleganza.
    Se poi si ha l’occasione di qualche annata ben datata si
    Capiscono le potenzialità del vitigno se lavorato
    Magistralmente. Ho bevuto due mesi fa la 2002
    Era in splendida forma. Freschezza e finezza da
    Capogiro.

  • Zakk:

    @ berti89: tieni i tuoi soldi per altri vini, ca’ del bosco a mio modo di vedere non merita un centesimo.

    Qualche chardonnay che consiglierei ad Andrea: Stachlburg versione “acciaio” se giovane, oltre i dieci anni approcciabile anche la versione “barrique”

    Vallarom chardonnay vigneto casetta, in annata buona diventa longevo e saporito.

    Lo chablis di cui al post l’ho bevuto anche io un paio di settimane fa: ha tutte le cose a posto, ma usciranno dal bicchiere tra almeno un lustro. Questa è una caratteristica degli chablis di qualità. Appena usciti dalla cantina sono taglienti come rasoi e questa acidità tiene “schiacciato” tutto sotto di se. Con il tempo l’acidità diventa meno ingombrante e pian piano escono fuori tutte le caratteristiche del terroir di chablis.

    @ Riccardo: ma come si fa a fa affermazioni tanto tranchant sui metodi di vinificazione francesi? E sulla qualità di tanti vini francesi?

    Dimenticavo: alla luce di molti assaggi, soprattutto borgognoni, direi che lo chardonnay è decisamente sul podio dei vitigni bianchi.

  • claudio:

    @Berti89 Se vuoi spendere 49 euro per uno Chardonnay, la Borgogna è il reparto in cui devi cercare. Poi a me di Cà Del Bosco non piacciono nemmeno gli spumanti quindi non faccio testo ma sono abbastanza convinto che i prezzi dei loro fermi siano tra i meno giustificabili del mercato italiano.

  • Sergio:

    Quest’anno ho amato molto Aureus di Nicola Ferri. Uno chardonnay barricato, fatto a Valenzano (BA) quindi poco trendy, ma sorprendentemente camaleontico. Ad ogni piatto cambia il gusto di questo stupendo vino (e non solo questo) di Nicola Ferri.

  • Ho bevuto lo Chardonnay Cà del Bosco recentemente e oggi non vale 50 euro, è maledettamente legnono e sgraziato nonostante una buona mineralità e freschezza, forse tra 4/5 sarà perfetto, nella loro idea penso ci sia la volontà di realizzare il miglior Chablis italico…io lo terrei in cantina per maledetta curiosità ma non nè comprerei più di 2 bocce.

    Ho bevuto ieri Rizzi – Langhe Chardonnay 2011, non un vino che ti stracci i vestiti di dosso ma nella sua semplicità e italianità è un sorso pulito, agrumato e non solo esotico e di ottima pulizia gustativa anche dopo un giorno dallo stappo, peraltro acquistabile a non più di 8 euro.
    Borgo del Tiglio è una Ferrari in un mare di 500 italiane, ma assolutamente dopo qualche anno dalla messa in commercio, unisce eleganza a popolsità, rispetta territorio e vitigno e non mira a fare il verso ai frencesi puntando ad una propria personalità.

  • massimo crosetto:

    A me non dispiace il Monferrato bianco doc riserva del Castello di Gabiano. Opulento e piacione ma ottimo col formaggio stagionato.

  • Catherine:

    Prova con il Montrachet di Jean Marc Bouillot. Lo fa biodinamico ma non lo dice nemmeno, è come se fossero affari suoi segreti.

  • Andrea:

    In Alto Adige ne abbiamo di superlativi, di tutti i tipi: giovani o da invecchiare, fruttati o secchi… Ed anche di tutte le fasce di prezzo.
    Da provare St.Michael, Cortaccia e Terlano

  • Vanes:

    Da provare assolutamente lo Chardonnay di Terlano (quest’anno è uscita la vendemmia 2000)…..non proprio a buon mercato e bisogna “sbattersi” un po’ per trovarlo…..ma ne vale sicuramente la pena…. Chi ha poi la fortuna di poter assaggiare anche annate vecchie penso proprio che non rimarrà deluso…. Uno dei rari casi dove un vino bianco italiano può dire la sua con i cugini d’oltralpe….

  • Pier Paolo:

    Tasca D’Almerita
    Cuvèe Bois Les Cretes

  • Lino pella:

    Non inventate storie ,non raccontate balle ,annata 2012 calanchi di vaiano fa veramente schifo sola pazzesca sembra tavernello !!!!!!!!!ma i nas dove sono?

  • Sommelier:

    Calanchi di vaiano 2012 molto disgustoso sembra addirittura peggio di un tavernello! cancellate pure i commenti ma e’ cosi’!!!!!!! provate a contraddirmi qualsiasi prova! calanchi di vaiano 2012 sola!

  • Solo per curiosità ti farei assaggiare il mio.Ciao, bello leggere i tuoi commenti

  • agata robles:

    Chardonnay Nicopeja di bosco del merlo, abbastanza acidulo per il pesce crudo.

  • VIto:

    Chardonnay Marina Cvetic di Masciarelli, per me il migliore! Soprattutto bevuto
    Dopo qualche anno
    In bottiglia.

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