Fattoria San Lorenzo – Verdicchio Jesi

Conoscevo già quest’azienda, ma è stato bello saperne di più.
Fattoria San Lorenzo, Montecarotto, Jesi. Produce quattro vini e sei rossi. Primo anno di imbottigliamento il 1995. Biologica, biodinamica. Titolare Natalino Crognaletti, coadiuvato dall’enologo Hartmann Donà.
I vini di cui parlerò sono i tre Verdicchio (io quarto bianco è un Igt Marche, i sei rossi non li ho mai provati). Ieri sera, con amici, ne ho bevuti due. Entrambi Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico. Il Vigna di Gino 2011 e e il Vigna delle Oche Riserva 2008. Leggermente inferiore, ma discreto, il Vigna delle Oche Superiore 2010.
Il Vigna di Gino è il base. Verdicchio in purezza, da vigneti sparsi nel territorio (Montecarotto, Ostra, Ostra Vetere e Corinaldo). Età delle vigne sui 20 anni, 30mila bottiglie prodotte. Si trova in enoteca a meno di 10 euro (in rete a 5-8). Ottimo prezzo. E’ un Verdicchio ematico, di carattere, minerale, impreziosito da una bella acidità. Alcolicità contenuta (13 gradi) e per nulla ingombrante. Per essere un base ha una grinta rara. Non è umile, non è docile – nonostante la grande beva. Mi ha convinto totalmente, nonostante l’età giovanissima, alcuni lievi spigoli da smussare col tempo e un colore non proprio cristallino. Vino meravigliosamente estivo e non solo. Un mio amico direbbe: “Da berne un secchio”.
Con la Riserva 2008 Vigna delle Oche si sale. In tutti i sensi. I grappoli migliori vengono presi dal vigneto migliore. Diciotto mesi in acciaio sui lieviti. Niente legno, come il Vigna di Gino. In enoteca si trova a poco sotto i 20 euro e in Rete a 15 (il Superiore attorno ai 13, 10 in Rete). Undicimila bottiglie prodotte, a partire dal 2000. Si avverte, nitido, il salto di categoria. Nella complessità dei profumi, nel colore più caro, nell’alcolicità (14.5: un po’ tanto). Ben fatto, ma non da tutti i giorni. Né per il portafoglio, né per l’impegno (piacevole) che richiede nel berlo.
Come spesso mi capita – ad esempio con la produzione di Ampelio Bucci – mi trovo ad amare di più i Verdicchio base che quelli Superiore o Riserva. Non perché siano più buoni: perché li avverto più accessibili, vivi. Forse persino più personali. Ho come la sensazione che, analogamente a vitigni rossi “minori” come il Dolcetto, il Verdicchio dia il meglio di sé quando non se la tira e asseconda – con gusto e ambizione – la sua meravigliosa umiltà.
Un gran bere, comunque.

12 Commenti a “Fattoria San Lorenzo – Verdicchio Jesi”

  • Non manca mai nella mia cantina un Vigna di Gino. Un vino che come pochi riesce a emozionarmi ogni volta come fosse la prima. Sarà perchè mi ritornano a mente le vigne di Natalino… E questo vino scattante, diretto, dal corpo solido e flessuoso è buono anche dopo qualche anno ma di solito è difficile che ci resti, in cantina. Troppo tentatore.
    Riserva e Superiore sono anch’essi bottiglie che si ricordano. Ma anch’io, se devo scegliere, scelgo l’umile beva del Gino…
    Saluti
    M.Grazia

  • Michele Malavasi:

    Bellissima realtà quest’ azienda agricola con agriturismo e ristorante. Natalino l’ ho conosciuto di persona ed è un personaggio sanguigno, vero, simpaticissimo, con uno slang non adatto ai minori. I suoi vini hanno tutti grande personalità senza tanti orpelli, molto interessante e didattico ma sui 50€ il suo top di gamma San Lorenzo che Senza toccare legno esce 11 anni dopo la vendemmia, ho sentito da poco il 1998 e al naso effetto wow: leggera nota ossidativa, note di frutta secca tostata, sembrava un grande Blanc de Blanc francese dopo un paio di anni dalla sboccatura.
    Mi gioco una briscola, se amate il verdicchio solo acciaio, e in generale i bianchi tesi e minerali, nella zona del verdicchio di Matelica ( zona più fredda, colline più alte, maggiori acidità)potete trovare a mio modestissimo parere il miglior bianco italiano per rapporto qualità prezzo, tanto per dire online da Bulzoni costa 7,00 euro.
    Parlo del verdicchio di Matelica della cantina bio Collestefano, profilo da vino nordico per acidità vibrante, longevo e, profondamente salino e minerale, il 2011 meno acido rispetto al passato è già adesso spettacolare, floreale bianco e frutta bianca al naso, beva pericolosa con un acidità scalpitante intrecciata ad una profonda mineralità, di grande finezza.
    Andrea domenica scorsa, scusa l’ ot, sono andato in cantina a conoscere Massimiliano Croci sui colli piacentini, bell’esperienza chiusa in bellezza e con dolcezza con la loro emozione di ghiaccio, icewine

  • 4 vini e 6 rossi… (quasi)inconsciamente sempre più bianchista :)

  • Lucio di pumpo:

    Concordo pienamente con Michele Malavasi a riguardo del Collestefano. Grandissimo verdicchio, con rapporto qualità-prezzo eccellente e con buona propensione all’invecchiamento. Ho bevuto poco tempo fa una magnum 2006: semplicemente fantastica!

  • Giodemu:

    Concordo pienamente sul valore dell’azienda. Io ho assaggiato l’ottimo “Vigna di Gino” e l’eccellente Superiore “Vigna delle oche”. Mi manca il riserva, ma sicuramente provvederò attraverso quell’autentica miniera di gemme preziose che risponde al nome di “Atto a divenire”. Dallo stesso sito ho acquistato un altro Verdicchio da urlo, il Classico Superiore “Coroncino” della Fattoria Coroncino, oltretutto ad un prezzo onestissimo, 10€.

  • Federico Bindi:

    Anch’io tra i prodotti di Crognaletti, a conti fatti, scelgo Vigna di Gino. Così anche per Fattoria Coroncino, spesso preferisco il “mediano”. Concordo in pieno: spesso in Italia i base, bianchi o rossi che siano, hanno un equilibro che manca ai vini più ambiziosi. Viene da chiedersi perché: da una parte verrebbe il sospetto che le tecniche di vigna e cantina più complesse non siano completamente risolte o adeguate alla natura stessa dell’uva; dall’altra, si sà, bisogna spesso lasciare la parola al tempo…credo che la verità sia un po’ nel mezzo.

  • FABIO:

    ASSAGGIA I ROSSI DELLA FATTORIA SAN LORENZO……VERAMENTE BUONISSIMI

  • Francesco:

    Ciao: verdicchio sicuramente ragguardevole, ma avete provato il verdicchio superiore di UMANI RONCHI? io si! con 14,50 € berrete un verdicchio classificato dalla guida gambero rosso come il migliore d’italia, colore giallo oro brillante, al naso si presenta con un ampio bouquet di ginestra, camomilla, albicocca matura, ananas e pesca, con sentori di menta salvia e nocciola, in bocca e asciutto e fresco con una vena acida che controbilancia perfettamente la ladolcezza dell’alcol, il finale e lungo e sapido.

    Grandissimo vino io lo consiglio vivamente.

    Ciao.

  • Francesco:

    ho bevuto il lugana malavasi, devo dire che veramente un ottimo lugana, ma il mio preferito( SENZA TOGLIERE NULLA ALLA MALAVASI CHE FA OTTIMI VINI CON UN RAPPORTO QUALITA’/PREZZO OTTIMO) e il brolettino ca’ dei frati, un lugana eccezzionale ad un prezzo interessantissimo 11,70 € in una enoteca on-line.

  • FP:

    Finalmente preso in considerazione il vero verdicchio, senza legno e senza mistificazioni. Cmq per quanto riguarda le basi è ottimo anche il GINO rosso, come tutta la fantastica produzione dell’ ottimo Natalino. IL VERDICCHIO senza se e senza MA.

  • Hans:

    ho bevuto il verdicchio castello di Jesi vigna delle Oche riserva 2005 veramente un vino strepitoso forse uno dei bianchi migliori in circolazione

  • Ho provato questo vino al Clandestino, il ristorante di Cedroni sul mare. Mi ha colpito molto perchè l’ho trovato non so come “naturale”, spontaneo, se stesso. Mi sono presa nota del nome sul mio notebook di viaggio e ho surfato un pò la rete per trovare qualche notizia. Dopo aver letto le tue righe non posso che essere tentata dal Vigna di Gino.

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