Calvados Le Compte – 12 anni

Ieri sera, con alcuni amici, ho aperto il miglior Calvados che abbia bevuto sinora.
E’ stato degustato dopo una cena in cui ci siamo trattati bene. Pas Dosè Cavalleri, Ribolla Gialla 2003 Gravner.
Poi è toccato al Calvados Le Compte 12 anni. Dell’azienda avevo bevuto soltanto il 5 anni. Pochi per un Calvados, ma sufficienti per farmelo apprezzare.
Il 12 anni è un prodotto discretamente celebrato. E’ stato anche il superalcolico cool servito nella business class dei Concorde.
L’ho acquistato qualche settimana fa a Le Carovaniere, la whiskeria (e non solo) di Arezzo. Non ricordo il prezzo esatto, mi pare attorno ai 50-60 euro. Sarò più preciso.
Il Calvados è il mio superalcolico preferito dopo il whisky e prima (molto prima) di grappa, rum, cognac e armagnac. E’ un brandy di mela, fatto nella Bassa Normandia, scoperto (lo so, l’ho già scritto) grazie alla saga dell’Alligatore di Massimo Carlotto. Uno dei più pregiati è il Pays d’Auge. Può essere millesimato. Migliora enormemente col tempo: i Calvados inferiore ai cinque anni (ad esempio il Fine o Trois Pommes) sono dolciastri e poco emozionanti (ma più facili). Viene spesso usato nei cocktails.
Il Calvados Le Compte è un Pays d’Auge. Il 12 anni non è il più impegnativo: esistono anche il 15, il 20 e il Millesimato 1982.
Il 12 anni spicca per eleganza. Ha note evidenti di cannella – il Calvados resta sempre un po’ “dolcino” e per questo non da tutti amato – ma anche cardamomo e soprattutto noce moscata.
Io l’ho trovato splendido e mi permetto di consigliarvelo.

6 Commenti a “Calvados Le Compte – 12 anni”

  • FABIO:

    le compte rimane tra i calvados un prodotto discreto ma nulla di più, come del resto la maggior parte dei distillati distribuiti in italia da meregalli….prova ad assaggiare quelli importati da moon import di genova e vedrai che differenza…..

  • Luca Miraglia:

    Non per esser(ti) bastian contrario ma, fra Costa Smeralda e Calvados, qualche spunto per intervenire più spesso me lo stai fornendo.
    Il Calvados (o “Calvà”, come lo ordinano al bar i transalpini) è, a mio avviso, limitato – e non poco – da quello che definisci “dolcino”, ma che in effetti è un che di “melassa” poco adatto a chiudere in bellezza una cena di quelle serie; a differenza, ovviamente, di un grande Rum (Caroni uber alles, vuoi mettere?), di un bel whisky torbato o, sicuramente, di un Cognac: ecco, anche nelle sue espressioni migliori (e questa lo sarà certamente), non mi pare possa competere per il podio dei superalcolici (con buona pace del Commissario Maigret, che lo beveva a tutte le ore del giorno).

  • claudio:

    Luca Miraglia, il tuo intervento mi sembra un pò deviato dai tuoi gusti personali. Ci sono grandi Calvados che a livello di complessità gustativa sono al livello di altri grandi distillati. Poi quando dici “un bel whisky torbato”, come se i torbati fossero per forza più nobili degli altri….anche lì, questione di gusti. Avrei anche da ridire sul tuo Caroni uber alles, ma non vorrei far la figura del bastian contrario. Concordo invece con Fabio, Lecompte non è il miglior Calvados, anche tra quelli reperibili in Italia. Io posso consigliare quelli di Luis Isidore Lemorton, senza scomodare le vecchie riserve (fino agli anni 50!) anche il loro 12 anni è ottimo. Una nota infine sui distillati giovani: a me ogni tanto piacciono, sono sbarazzini, poco profondi ma quando ben fatti mettono allegria e riescono persino ad accompagnare bene alcuni piatti. Chiedere agli scozzesi con il whisky pre-cask, ovviamente reperibile solo nelle highlands, vicino al salmone o al terrificante haggis.

  • Per mio Gusto personale il Calvados va sullo stesso piano del SingleMalt e sono i miei 2 distillati preferiti.Concordo con il fatto che quelli dalla MoonImport sono i migliori importatori di Calvados (ma Mongiardino è una “eccezione” per il mercato italiano ed un grandissimo conoscitore di questo brandy, infatti nel suo catalogo ha ben 4 maison de Calvados). In Ordine di Preferenza : Camut, Hubert, Amiot, Lemorton. Pure il Rum, o almeno alcuni Rum, potrebbero avere grandi potenzialità se non fosse che essendo prodotti in paesi poveri, finiscono per invecchiare nelle “peggiori botti” e dentro delle cantine che assomigliano più a dei Container sotto il sole.
    Il Caroni è proprio un classico esempio : Rum invecchiato in botti scadenti sotto il sole dei Tropici, risultanto un Rum squilibrato e prepotentemente tannico, che quando lo bevi di asgiuga il palato, lasciandoci la sensazione di aver “leccato” una doga della botte.
    Chissa cosa potrebbero fare ai Caraibi se si usassero Botti di Buona qualità e le cantine di invecchiamento, invece che capannoni di lamiera, fossero scavate sotto terra.

  • Andrea Scanzi:

    Condivido interamente Francesco, che ringrazio per gli interventi sempre puntuali e mai snob.

  • Di Calvados interessanti ce ne sono, ma siccome sono in genere fatti da piccoli produttori, è sempre difficile incontrarli in un Paese desolante per gli spiriti di qualità, prescindendo dal whisky (che non mi piace). Tutta colpa dei (pochi) bevitori, dei distributori (a cui interessa solo far soldi, quindi la quantità), e della scarsa cultura in generale sui distillati di pregio.

    Se per i vini si è fatto molto, e in questo dobbiamo molto anche al nostro Scanzi, per i distillati siamo all’età della pietra, malauguratamente per i pochi bevitori di spiriti fini non commerciali. Ce la faremo, prima o poi ?

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