Vegan Fest

In questi giorni non ho potuto aggiornare il blog. Ho portato Gaber se fosse Gaber in tre luoghi in sei giorni (Cison di Valmarino, Arcore, Casalgrande di Reggio Emilia) e la data di Arcore il 25 aprile per la Liberazione resterà indimenticabile. Come le altre, del resto: lo spettacolo sta davvero incontrando il vostro plauso. Grazie. A questo proposito, segnalo che domenica 10 giugno porterò Gaber se fosse Gaber a Dogliani. Sarà la mia prima data teatrale in Langa e vorrei che ci fossero tutti gli amici di sempre. Vi ho invitato per tempo.
Anche la prossima settimana sarà particolarmente densa, tra impegni televisivi e radiofonici. Poi, da venerdì a domenica (il mio compleanno: son 38), sarò ospite al Porto Cervo Wine Festival. Proprio domenica presenterò i miei libri e parlerò del mio rapporto con il vino.
Oggi voglio però dedicare il post al Vegan Fest. Ci sono stato ieri – a Seravezza, Lucca - e ne ho scritto sul Fatto Quotidiano. L’articolo, che trovate qui sotto, mi pare meritevole di essere pubblicato anche qui. E’ stato scritto in condizioni di emergenza e con una tastiera francese: perdonate refusi e accenti random.
Ho presentato I cani lo sanno, ma più che altro ho osservato l’ambiente e incontrato persone realmente convinte di ciò che fanno.
Onestamente non ne posso più delle battutine su vegetariani e vegani. E’ sconfortante e pietoso.
Per la prima volta mi sono sentito diverso non in quanto vegetariano, ma in quanto “soltanto vegetariano”. Ero “strano” io, perché ancora mangio uova e formaggi (sempre meno, ma li mangio) e perché indossavo un giubbotto di pelle (finta). E – addirittura – perché osavo portare le scarpe.
Come ho detto durante l’incontro, sono vegetariano e rimarrò tale. Per me la cucina non è solo nutrimento, ma anche godimento. Dire che “si mangia solo per cibarsi” è come dire che “si fa sesso solo per procreare“: non diciamo sciocchezze. Oltretutto non ce la farei mai a togliere dalla mia alimentazione il latte, sostituendolo con quello di soia.
Il Vegan Fest, però, mi è piaciuto. Per l’organizzazione e la passione (e la cucina vegana del ristorante Nobili Scorpacciate Vegan, gestita dallo chef bergamasco non vegano Chicco Coria, è notevole). Ci sono innegabilmente degli aspetti che non mi convincono. A volte il vegano è fatalmente talebano (fa un po’ sorridere sentir dire che “il digiuno fa bene, io l’ho fatto 25 giorni bevendo solo acqua e mi sentivo più in forma, purificato e vitale“, oppure ascoltare i moniti secondo cui si può mangiare unicamente “riso intregrale”, “grano sfarinato Cappelli” e “lenticchie di non ricordo dove“). Il vegano deve essere bravo a cucinare, deve avere tempo di cucinare, deve viaggiare poco (se viaggi molto, i ristoranti con piatti per vegani sono infinitesimali).
E – a dirla tutta – detesto questa mania dell’andare a piedi nudi. Esteticamente mi risulta intollerabile, soprattutto negli uomini: è proprio la cosa più brutta che si possa vedere al mondo, come le infradito, le ballerine o le scarpine ortopediche in puro cotone biologico bla bla bla.
Al netto di tutto questo, e ribadendo il mio essere vegetariano (felicemente) e non vegano, ringrazio tutti coloro che mi hanno ospitato. Sono persone belle, coerenti, sicuramente “estreme” ma felici della loro vita e mosse dal desiderio meraviglioso di vivere senza nuocere agli altri.
Un grazie anche a Renata Balducci, Barbara Primo, Sauro e Folco Terzani. Cenare e conversare con loro è stato molto piacevole.

P.S. Per gli enoamanti: al Vegan Fest ho incontrato uno stand in cui mi è stato magnificato il nuovo “metodo Pandora“. Qualcosa di molto più naturale dei vini veri e/o (appunto) naturali: un sistema “rivoluzionario” che, oltre a garantire l’assenza di prodotti di origine animale per la chiarifica e la mancanza di solforosa, applica la biodinamica non solo nella vigna ma anche in cantina. Nel processo fermentativo, in particolare, rendendo il vino – cito dagli infervoratissimi adepti – “in grado di mantenere il suo Dna naturale, di resistere per mesi anche dopo aperto e di non nuocere minimamente all’organismo“. Non ho capito benissimo ogni passaggio, e per ora le aziende che lo adottano sono poche, ma ve lo segnalo. Ne sapete di più?

“Il più grande Festival Vegano è a Seravezza, provincia di Lucca. Non distante  da Stazzema, teatro di uno dei maggiori eccidi della Seconda Guerra Mondiale. Per cinque giorni (dal 27 aprile a dopodomani) uno spicchio di Toscana, forse la regione meno vegetariana del mondo, si concede il lusso – la stranezza esotica, la scelta etica – di ascoltare e osservare chi vive senza uccidere. Seconda edizione, ingresso gratuito, traffico congestionato. Diciottomila presenze nel 2011 (a Camaiore), 30mila previste quest’anno al Palazzo Mediceo. Ingresso gratuito, clima a metà strada tra l’Arezzo Wave Love Festival (uno dei partner) e i raduni flowerpower.
I più stretti osservanti camminano scalzi (non è una regola vegana, ma spesso loro e i barefooter coincidono). L’estetica è al servizio della propensione messianica al sacrificio, quindi esce sconfitta: ballerine, infradito, scarpine per neonati in cotone biologico, tuniche improbabili.
Una ricerca Eurispes di due anni fa ha attestato che in Italia ci sono almeno 7 milioni di vegetariani dichiarati (reali o presunti), un decimo dei quali vegani. Chi si concede deroghe («Niente carne, ma pesce ogni tanto sì», «A uova e formaggi non posso rinunciare). E chi rimarca la differenza tra vegetariano e vegano: esistere senza ferire gli altri esseri viventi (universo botanico compreso). A loro volta i vegani si dividono in due categorie: chi si accontenta di mangiare frutta, verdura e cereali e chi ricorre a seitan e tofu (di moda anche tra i non vegani).
Il Vegan Fest sembra uno spicchio di mondo pieno di utopici. Una Comune verde. Forse a Thomas More sarebbe piaciuto. Seravezza si è lasciata contaminare, accettando la colonizzazione. Le pasticcerie in centro preparano colazioni vegan, i tramezzini sono fatti con maionese vegan e persino la salumeria storica del paese si è reinventata «rosticceria vegan». Un ossimoro che piace.
Gli stereotipi si confondono con i pregiudizi, intendendo ribadire l’idea del vegano come di un mezzo sciroccato che si nutre solo di bacche e mele che cadono dall’albero (non sia mai che qualcuno passi di li’ per punire le nuove Eva). In realtà l’unico limite del festival sembra legato alle guest star. Il testimonial è Red Canzian, l’ospite di grido Red Ronnie: forse c’è un limite anche alla mestizia. Il resto è una guerra vissuta da sconfitti, minoranza sbeffeggiata dal luogo comune, dal toscanaccio che passa di lì per lodare la bistecca chianina e dal  nutrizionista carnivoro che ritiene inconcepibile vivere così. Forse è una esistenza col freno a mano tirato, una sorta di perenne coito interrotto culinario, ma chi bivacca a Seravezza non sembra nè alieno nè – meno ancora – infelice.
Ognuno ha il suo speaker’s corner. Il Savonarola molisano tesse le lodi dell’ortica, «anche cruda», e a chi gli fa notare che «un po’ pizzica» e magari evacuarla non sarà indimenticabile, risponde alla Diogene di Sinope: «Tranquilli, poi ci si abitua». Le crepes sono senza latte e uova, il condimento più gettonato è la salsa di peperoni e melanzane. Un ragazzo vende il pane del sole, un altro semi di canapa (elemento praticamente sacro, da queste parti). Librerie vegan diffondono testi emblematici: «Stretching e massaggio del cane», «Perchè il mio pappagallo fa così », «Nobili scorpacciate vegan». Molti sono li’ perchè hanno letto «Se niente importa» di Jonathan Safran Foer e hanno scoperto come si ammazzano gli animali nei mattatoi (soprattutto quelli legati alla grande distribuzione: McDonald’s, Kentucky Fried Chicken, eccetera).
Stasera alle 21 verrà premiata Jill Robinson. Quindici anni fa ha scoperto che in Cina, Vietnam e Corea vengono torturati 20mila orsi della luna in «Fabbriche della bile». Sono rinchiusi in gabbia sin da cuccioli, con rudimentali cateteri conficcati nella cistifellea che  succhiano la bile, portatrice di benefici imprecisati secondo credenze popolari. Rimangono lì, vivi e torturati, per venti anni. Più soffrono, più producono bile. La Robinson ha fondato Animals Asia Foundation, che si batte per liberarli e rieducarli (in Italia ne ha parlato Beppe Grillo).
Un buffo signore vende «coppette mestruali», una signora costruisce rompicapo in legno e ferro. E’ molto pubblicuzzata l’applicazione per iPhone “TuttoVegan”, giusto accanto al cartello che indica lo spazio “Crudità”. C’é lo stand di Sea Shepherd e quello di Amnesty International, con la militante che – se dichiari di essere già iscritto – chiede a bruciapelo: «Con quale modalità?». E scopre il bluff dell’avventore. Una ragazza cita Striscia la notizia mentre chiede un aiuto per salvare i cavalli sfruttati, un’altra invita a firmare per «favorire la scelta vegetariana e vegana nelle mense». Le «guardie eco-zoofile» chiedono una donazione per combattere il maltrattamento degli animali. Un educato signore spiega la «riabilitazione dal laboratorio alla famiglia» delle cavie liberate. Un uomo invita a diffidare dall’olio di cocco e di palma, un altro vende «vino chiarificato con argilla purificata senza gelatine di origine animale». E poi tutti a farsi una tisana, col cane al guinzaglio.
L’umanita’ di Seravezza Green Park sarà anche strana, bizzarra, minoritaria. Visti da dentro, e a dire il vero pure da fuori, sembrano però combattere battaglie degne. Molto spesso condivisibili. Addirittura meritorie” (Il Fatto Quotidiano, 29 aprile 2012)

16 Commenti a “Vegan Fest”

  • Luigi:

    report molto interessante! Stile di vita intrigante, ma così è veramente esagerato… ciao Andrea

  • Osiander:

    anche le piante soffrono… mangiare sassi

  • Paola:

    :-) CONDIVIDO CON ANDREA…DA BUONA VEGETARIANA:-)

  • Roberta:

    bravo!

  • Luca:

    non è così Osiander@

  • Gloria:

    capita raramente di leggere articoli intelligenti e su quest’argomento..quindi,gr​azie!
    Ps: e condivido l’intollerabile visione del piede nudo…

  • Luca Lopardo:

    Vidi un servizio sui meravigliosi orsi della luna a Le iene, se non sbaglio. Cercatelo perché fa male, piú o meno quanto Diaz.

    Per il resto, sono eventi che, da vegetariano, fatico a comprendere in quanto forma tra le forme di ghettizzazione compiaciuta. Tra i vegan ci sono persone apparentemente piú gentili, civili e intelligenti della media: poi peró se mangi uova e formaggi (anche se te li produci da te) sei un seviziatore, vieni scansato col sorrisetto, taluni arrivano anche a dire idiozie clamorose, tipo che l’uomo ottiene il latte dalla mucca solo strappandole il vitellino.

    E’ uno stile di vita meritorio, sicuramente piú meritorio del vegetarismo, ma i vegani hanno questo terribile vizio di sputare sopra a chi si “limita” a non mangiare carne e pesce. Errore indicibile: anziché collaborare tra persone attive e vagamente migliori del resto dell’Umanitá, si gioca a chi é piú puro esondando in settarismi che allontanano i comuni mortali, molti dei quali si libererebbero volentieri della morsa carnivora, se solo ben indirizzati e accolti senza saccenza e presunzione di superioritá.

  • Francesca:

    Vorrei ringraziarti per essere stato con noi,per me è stato un piacere scambiare due parole con te.La stima già c’era,è solo aumentata.Sono lì come volontaria(sono tornata ora a casa,distrutta!) e condivido molte delle cose che hai scritto,anche io sul formagggio ho difficoltà.Unico appunto per una missione seduttiva sono dotata di abbgliamento adeguato e tacco 12,lì c’è da camminare e la scarpa basssa aiuta :-) .Un bacio

  • [...] qualche giorno fa un post di Andrea Scanzi mi sono imbattuto in una nuova metodologia di vinificazione a me finora sconosciuta: il cosiddetto [...]

  • Metodo pandora..spero non c’entri niente col vaso.. anche il vin santo di mio nonno annata ’84 si beve dopo anni dall’ apertura ma, ignoro questo interessante metodo.

  • sonia:

    bello l’articolo,io avrei tanto voluto venire ma ho dovuto rinunciare per tante ragioni…quello che non riesco a capire è cosa ci sia di tanto orribile nelle ballerine!se una è alta un metro e ottanta e vuole uscire con un piccoletto come te, come deve fare?;-)

  • Andrea Scanzi:

    Sono alto un metro e 88. E le ballerine non sono scarpe: sono anticoncezionali. Possono permettersele sì e no 3 donne – occorre avere un piede magrissimo, che non “spanci” – e sono qualcosa di semplicemente orripilante. Se poi una donna è alta, a maggior ragione il tacco la esalta.

  • Ale:

    Caro Scanzi,
    da te mi aspetterei più onestà intellettuale. Un vegetariano non mangia animali. Mai. Se “ogni tanto” mangi pesce, non lo sei punto e basta. Senza farti la predica, non mi interessa.
    Però ti leggo spesso perchè scrivi articoli intelligenti e poi mi cadi su queste cose.
    Io sono uno che rispetta le donne ma “ogni tanto” qualcuna la prendo a pugni. Solo ogni tanto, 2 volte all’anno. Trova il nesso…

    P.S. ho pure comprato il tuo libro

  • Andrea Scanzi:

    Rispondo eccezionalmente al post precedente, perché è un tema a cui tengo molto e in merito trovo assai sgradevoli bugie e falsità.
    In ogni intervista e libro ho sempre detto di mangiare, ogni tanto, pesce. Succedeva quando ero all’estero, oppure ospite di ristoranti e persone che probabilmente mai avrei rivisto. Se mi dicevano che quello era il loro “piatto della vita”, accettavo. Per educazione. Poteva accadere una volta al mese, anche molto meno. Infatti, tecnicamente, nella prima fase ero più “pesciariano” che “vegetariano” (anche se la parola “pesciariano” la usano solo gli addetti ai lavori).
    Ho anche aggiunto, sempre, di indossare ogni tanto vestiti fatti con animali, di mangiare uova e formaggi (possibilmente con caglio vegetale) e di non augurare l’inferno a chi alla mia stessa tavola ordina carne cruda all’albese. Non ambisco al regno dei cieli, a differenza dei talebani che continuano a costituire lo spot peggiore di una scelta meritoria (il veganesimo). Desidero solo ridurre il mio impatto sull’ambiente e sul mondo animale. Se un carnivoro uccide 10, e un vegano 1 o 0, io uccido 4. Mi basta per essere sereno con me stesso.
    So che, invece, al vegano questo mio approccio non basta. Ritenendolo moderato e ipocrita. In attesa di bruciare all’inferno, magari inseguito da orde inferocite di seitan (che, ben cucinato, è buonissimo), ne prendo atto e accetto le critiche. Come il vegano deve accettare le mie (altrimenti è troppo facile): a volte – fortunatamente non sempre – il vegano è settario, dogmatico, intollerante con chi è diverso (il “peccatore”) e pallosamente sentenziante (“Io sono puro e voi no”); ha una visione penitenziale della vita (ogni tanto è bello godere, ragazzi); e un look – consentitemi la leggerezza – tremendamente vedovile (soprattutto le donne).
    “Difetti” che non intaccano una scelta bellissima, che – a differenza di quasi tutti i colleghi – stimo e difendo, al punto da scriverne e partecipare ai bei raduni Vegan. A Seravezza di Lucca, a Bologna.
    Tutte queste cose le ho scritte tante volte. Nei libri, nelle interviste e recentemente anche qui: http://www.promiseland.it/2012/07/13/andrea-scanzi-al-sana-veganok-expo-2012/
    Ora ho smesso anche di mangiare pesce. Quindi sono vegetariano. E non sarò mai vegano.

  • Ale:

    grazie per la risposta.
    La mia non era la predica vegano buono – vegetariano cattivo, era solo un puntualizzare il significato di un termine, non ci sono falsità nelle parole che ho scritto. Troppi dicono di essere vegetariani mangiando pesce (quindi animali) e uno che è vegetariano veramente non ha piacere di essere considerato come uno che mangia animali (di mare, ma sempre animali).
    Per me uno può essere carnivoro, fruttariano, onnivoro, non gli punto il dito contro proprio perchè so cosa signifa sentirsi rompere le scatole dagli altri.
    Alcuni vegano confermo che sono proprio come li descrivi tu ma ci sta, anche tanti onnivori sono strani.

    saluti

    p.s. da vegano ti posso dire che godo eccome, non facciamo passare il pensiero che sia una scelta di privazioni. E’ solo questione di punti di vista e di visione della vita.

  • Alessandro:

    Andrea,
    vedo che per quanto datato aprile 2012 qualcuno di recente ha riattizzato questo post. Mi accodo per tornare sul tema calzature femminili. Non trovi che ballerine, infradito e, sì, ci metto pure le superga, esaltino al meglio l’epico “Passo di Pianura”? Buon riposo.
    Alessandro

Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog di Andrea Scanzi

Non sono consentiti:
* messaggi non inerenti al post
* messaggi privi di indirizzo email
* messaggi anonimi (cioé senza nome e cognome)
* messaggi pubblicitari
* messaggi con linguaggio offensivo
* messaggi che contengono turpiloquio
* messaggi con contenuto razzista o sessista
* messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane
  (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
* messaggi il cui contenuto rappresenta un'aggressione alla persona
   e non alle sue idee
* messaggi formattati in modo da diminuire la fruibilità delle discussioni.

Tali regole valgono (sostanzialmente) anche per la pagina ufficiale
Facebook e il profilo Twitter.
Il proprietario del blog potrà in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio,
cancellare i messaggi.
Il proprietario del blog non interverrà mai nei commenti ai suoi post.
In ogni caso il proprietario del blog non potrà essere ritenuto responsabile
per eventuali messaggi lesivi di diritti di terzi.

Lascia un Commento