Islay Super Heavy – High Spirits

Bevo ormai di rado superalcolici. Li ho sempre amati meno del vino e, più in generale, ho molto diminuito con gli alcolici (vino compreso).
Avere però un negozio fornitissimo, e molto competente, come Le Carovaniere ad Arezzo non aiuta. Per “fortuna”, ad Arezzo non ci sono quasi mai. Altrimenti cadrei spesso in tentazione.
Qualche giorno fa sono andato in negozio da Francesco Mattonetti. Ho comprato varie cose, tra cui gli imperdibili sale rosa delle Ande e sale affumicato dell’Ontario (quando c’è da comprare una cazzata, sono sempre in prima fila).
Gli unici superalcolici che ancora mi concedo sono whisky e Calvados. Niente grappa, Cognac, Armagnac, Rum, etc. Il Calvados scelto è stato un Le Compte 12 anni. Devo ancora aprirlo, ma non ho dubbi: era già più che dignitoso il 5 anni e il 12 anni era la bevanda-figa che servivano nelle business class del Concorde.
Riguardo ai whisky, ho un debole dichiarato per i torbati. Questa storia secondo cui i veri whisky non devono essere torbati è una sciocchezza. E’ come per la barrique: tutto sta in come la usi (e il whisky, a differenza del vino, è un prodotto largamente costruito dall’uomo. Come la birra).
Dipende dalla distilleria, dal luogo, dal gusto di chi lo ha fatto – e di chi poi lo beve.
Stavoltta ho optato per un Whisky Vatted. Un whisky “italo-scozzese”, nel senso che a imbottigliarlo è stato un italiano: Nadi Fiore, ora proprietario di High Spirits (a Rimini) e tra i primi imbottigliatori di whisky italiani nei Sessanta. Silvano Samaroli è divenuto famoso ovunque, Fiore è più noto in Scozia che in Italia. Eppure cominciarono assieme.
La bottiglia scelta, tra le molte possibili, è stata una Islay Super Heavy. “Super Heavy (Peat)” sta per torbatissimo. Cento per cento Islay selection. La zona di Islay, nell’arcipelago delle Ebridi, è quella più torbata. Nel 2006 le distillerie ancora attive erano otto (le mie preferite, e non solo mie): Bowmore, Caol Ila, Bruichladdich, Kilchoman e Bunnahäbhain  (leggermente torbati, anche se esistono eccezioni); e poi Lagavulin, Ardbeg e Laphroaig (più torbati e marini).
Il costo dell’Islay Super Heavy è di 60 euro, la gradazione 46 gradi.
Non è solo un Blended Malt, ma un Vatted Malt (o “whisky da tino”:”vat” vuol dire “tino”). Il Vatted viene fatto da malti diversi, sì, ma anche provenienti da distillerie diverse. Lo si fa per tipicizzare una zona di produzione o, più spesso, per calibrare varie caratteristiche. Come si legge sul portale Whisky.it, “Uno dei più famosi vatted in commercio (..) sposa insieme quattro diversi malti: uno per il profumo, uno per il sapore, uno per il corpo e l’ultimo per la sua proprietà di fonderli tutti e quattro in un sapore armonico e pastoso”.
Nadi Fiore non ama whisky troppo torbati, ma in quel periodo ne faceva. O gli venivano. Il Super Heavy in oggetto è fatto da malti del 1988, invecchiati 19 anni: 55% Bowmore ’88, 45% Laphroaig ’88, 5% Caol Ila ’88.
L’unico difetto – al di là del prezzo: questi whisky non sono mai economici – è l’etichetta. Fiore scattava foto in Scozia e poi le attaccava sulle bottiglie. Senza troppo gusto. C’è perfino un whisky, nella sua collezione, con la foto del furgone del latte immortalato da dietro.
A parte questo, è uno dei migliori whisky che ho bevuto. Lo metto appena sotto il Bunnahabhain 1997 Wilson & Morgan  Barrel Selection Heavy Peat, che avevo recensito mesi fa (e che ho citato citato sia ne I cani lo sanno che in Happy birthday, Nebraska).
Se amate il whisky, cercatelo.

P.S. La bottiglia è già a metà perché ho commensali che l’alcol lo trangugiano. Non è colpa mia (cit).

12 Commenti a “Islay Super Heavy – High Spirits”

  • Ivan:

    Andrea, secondo me 60 euro per un blended (di qualità e prodotto cum grano salis, per carità) sono troppi. Ci sono ottimi single malt invecchiati anche oltre i “minimi” dodici anni che nulla hanno a che vedere col miglior blended mai prodotto. L’esempio più semplice di un ottimo whisky torbato é il Jura 16, 40 euro (o giù di lì) di gioia. Ti consiglierei anche i prodotti di Tobermory, sull’isola di Mull: sono semplicemente eccezionali.

  • Andrea Scanzi:

    Per me non sono troppi, ma conosco benissimo i whisky di cui parli (a partire dal Jura) ed è innegabile che esistano non pochi ottimi whisky sui 40 euro. In genere preferisco i Pure Malt anch’io, ma non è una regola ferrea. Non è come il monovitigno, ecco.

  • Stefano:

    Mi pare sia stato proprio Samaroli a dire, anni fa, che il fatto che il Whisky fosse diventato un prodotto sempre più “industriale” e meno “agricolo” (alludeva al fatto che i grossi produttori, asserendo che quello che conta nel Whisky è solo la zona di invecchiamento, facessero ormai arrivare il malto da ovunque invece che procurarsi cereali cresciuti in zona) lo aveva costretto ad abbandonare i single malt per tornare ai blend. I nuovi single non sarebbero infatti stati più in grado di offrire la stessa profondità e ampiezza gustative di quelli del passato. Non so, al tempo mi parve che, lui da una parte e i produttori dall’altra, stessero tutti esagerando per tirare acqua al proprio mulino. Però, il fatto che ora si trovino molti più super-blend rispetto a vent’anni fa (quando il blended era il prodotto “sfigato”) sarà anche una tendenza del mercato, ma sembrerebbe confermare l’ipotesi single in discesa qualitativa.

  • Andrea Scanzi:

    Splendo intervento, Stefano. Condivido. E avendo conosciuto Samaroli (proprio alle Carovaniere), posso confermarti che è fermamente convinto di quanto hai sapientemente scritto. Parliamo comunque di Vatted (più che Blended) di alto livello, in questi casi. Samaroli, Nadi Fiore. Non è lo Scotch Whisky del supermercato, eh. :)

  • Alessandro:

    Andrea, io tra le distillerie citerei anche la Talisker nell’isola di Skye, il loro whisky è probabilmente quello in cui si avverte maggiormente la presenza di torba. E’ proprio per questa sua caratteristica, che non avvicina certamente i “curiosi”, che non è conosciutissimo.

  • benux:

    finalmente si ritorna a parlare di whisky anchio sono più per i single che per i blended e i torbati di islay mi sembravano insuperabili fino a che non ho provato gli highland park delle ocradi ottimo nella versione 12 anni ma insuperabile nella 18.
    Li hai mai provati ?

  • Flachi10:

    E’ un po’ fighetto (sti cazzo di capelli :D), un pò egocentrico, un pò montato, un pò ripetitivo…
    però belin Scanzi mi piace non c’è niente da fare!
    In primis perchè essendo scrittore e blogger ANCHE di vini (e non solo di vini come tanti) sdramatizza ciò che deve essere un piacere e non un ossessione talebana.
    Secundis perchè tutte le sue “paturnie” alla fine mi trovano completamente d’accordo.
    Vedi il fatto che più bevi vino più affini il gusto più è difficile trovare un rosso che ti soddisfi appieno
    Vedi il fatto che i bianchi del cuore sono affilati, sapidi e citrini
    Vedi il fatto che i monovitigni sono assolutamente un concerto a sè
    Vedi il fatto che “quando vedo i naturalisti arrampicarsi sugli specchi e dire che quel vino “deve” essere così, mi vengono in mente i camionisti caricaturali – quelli con l’ascella pezzata e la canotta da Fantozzi che chiosano: “Eh, ma l’omo ha da puzza’“. Ma anche no”
    Vedi il fatto che “per Guidolin il risultato finale non conta: Guidolin piange (cit.)”
    Vedi il fatto che il Whisky torbato è assolutamente favoloso…

    tra i miei preferiti Tallisker (Skye), Bunnahäbhain (Islay), Highland Park (Orkney), Caol Ila (Islay).

    Con affetto, uno che non ti conosce di persona ma che ha letto i tuoi libri e segue tutti i tuoi blog.

  • Andrea Scanzi:

    @Flachi10. Non mi piace molto quell’ “un po'” ribadito (speravo di essere “fighetto, egocentrico, montato, ripetitivo, etc”). Speravo di essere più esplicitamente antipatico. E aggiungerei permaloso, rissoso, etc. Ma sei molto gentile. Grazie.
    @Benux. Highland Park, 12 15 e 18 anni, sono tra i miei preferiti. Concordo.
    @Alessandro. Il Talisker mi piace, sì.

  • Luca Miraglia:

    Senza voler generalizzare, penso che i whisky prodotti nelle piccole isole intorno alla Scozia (Islay in primis, ma anche Orcadi e Jura) mostrino una “territorialità” ben maggiore di quelli provenienti dal continente (Highlands e Lowlands), e sono i miei preferiti.
    Comunque, ritengo che la discriminante vera sia rappresentata dall’abbassamento (o no) del grado alcolico: ecco, i whisky “cask strenght” sono proprio di un altro pianeta, a cominciare dal Bowmore e dal Laphroaig per finire al meno conosciuto Springbank.
    Cercateli, anche se, per ragioni tra l’altro fiscali, sono abbastanza più cari degli altri!

  • Gabriele:

    Ciao Andrea,

    viste le tue visite enologiche in Francia, puoi per cortesia consigliarmi qualche produttore di Calvados da visitare visto che settimana prossima sarò in zona?

    Grazie

  • Ciao Gabriele
    Sono il “Francesco” che ha “spacciato” le Bottiglie in questione.
    Ti consiglio l’Azienda di A. Camut, l’autentico “FuoriSerie” del Calvados. Qui in Italia le sue bottiglie costano un “occhio” (le valgono tutte comunque) ma li in azieda le dovresti pagare la metà. In questo inirizzo ci trovi una sua scheda ( http://charlesnealselections.com/calvados/calvados-adrien-camut/ ) e ci trovi anche le schede di altri 2/3 produttori di Calvados, tutti i migliori in attività. E’ in Inglese ed è la più bella indagine fatta sui produttori di Calvados di altissima qualità (ci trovi anche i Video girati in azienda dal giornalista che è un Americano).
    Se ci vai e decidi di riportare una bottiglia, ti consiglio di chiedergli se ha ancora i Vecchi Millesimidegli anni 30, stanno diventando una “leggenda” e tra un pò varranno una fortuna.
    Buon viaggio e Grazie ad Andrea per i complimenti.

  • Luca Chichizola:

    Non conoscevo questo “blended malt” (ormai la dicitura “vatted”, pur se corretta, è “fuorilegge” secondo la SWA), vedrò di assaggiarlo! Di sicuro Nadi Fiori se ne intende, oltre a essere un simpaticissimo gentleman!

    Riguardo al discorso single vs. vatted, personalmente confesso la mia preferenza per i single. Sicuramente in un blended/vatted se la mano del blender è abile si possono trovare complessità inaspettate: ma il mercato continua a reclamare i single, e ovviamente c’è sicuramente più fascino e “storia” nel prodotto di una singola distilleria o meglio ancora in un single CASK. Mi capita infatti spesso di assaggiare tante botti di una stessa distilleria, riempite nello stesso giorno e invecchiate lo stesso numero di anni, mesi e giorni… e il risultato può essere anche sensibilmente diverso. Ti può capitare che la botte 4324 sia così così, e la 4325 sia stupefacente. Anche questo fa parte del fascino di questa passione, perchè in un settore ormai così “deterministico” dove ormai la distillazione è una scienza esatta, l’invecchiamento in botte è forse il principale fattore rimasto parzialmente in mano al fato e che conferisce quell’alone di mistero a tutto il processo. L’elemento a volte imprevedibile capace di regalare sorprese inaspettate.

    Non sono d’accordo con Samaroli quando afferma che oggi non si possono più imbottigliare single di qualità e che il futuro è dei vatted/blended. Mi rendo conto che sia difficile replicare i fasti di 20-30 anni fa (specialmente se il target di riferimento è quello inarrivabile di certe leggendarie bottiglie proprio di Samaroli, un uomo che ci ha regalato perle incredibili), ma cercando e cercando non è impossibile trovare ancora delle botti commoventi e di grande spessore. Certo, è una ricerca lunga e paziente… e tocca assaggiare, assaggiare, assaggiare, senza mai arrendersi a quello che le distillerie e i broker a volte propongono (malti invecchiati in legni ormai spenti e senza guizzi). Ma assaggiando decine, centinaia di botti all’anno, alla fine per fortuna le perle saltano ancora fuori. A prezzi ahimè sempre più elevati, ma si trovano.

    No, sinceramente… Quando mi trovo nel bicchiere un whisky eccezionale distillato il giorno tal dei tali, da una singola botte in una singola distilleria, il fascino è sempre ancora più elevato che in qualsiasi pur ottimo blended/vatted (il che non vuol dire che non possa apprezzare moltissimo quest’ultimo!). Chiamatemi romantico o illuso, ma mi piace pensare cosa accadeva nella mia vita in quel particolare giorno…

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