Cascina Tavijn

Nei giorni scorsi ho bevuto un Grignolino d’Asti di Vinnatur. Azienda Cascina Tavijn.
Ne avevo parlato come “ps” nel post precedente, ma – a giudicare dai commenti dei fans – merita un articolo a sé.
Siamo alle solite: belle intenzioni, grande onestà, prezzo giusto (8 euro in enoteca) ma vino davvero esile – e non per le qualità notoriamente semplici del Grignolino. Tutt’altro che appagante. Al tavolo eravamo in quattro. E gli altri giudizi erano molto meno teneri del mio.
Continuo a imbattermi in molti – troppi? – vini naturali, o veri, che sono sì semplici e beverini, ma con sentori olfattivi ai limiti del difettato e una piacevolezza gustativa minima. Soprattutto tra i rossi.
Ho in casa anche una bottiglia di Ruché Tavijn. Mi dicono sia buono e ho un debole per quel vitigno.
Lo proverò e vi dirò.

17 Commenti a “Cascina Tavijn”

  • Claudio:

    Invece io i trovo i vini della Cascina Tavijn, che prima di far parte di VinNatur ha una sua entità personale, piuttosto interessanti, con la giusta bevibilità e di grande territorialità, cosa non proprio frequente per i rossi “facili” piemontesi. Prova il loro Ruchè, una delle migliori espressioni della tipologia. Bollarla così per un Grignolino dal quale non so cosa ti aspettassi è un pò superficiale secondo me.

  • Armando Trecaffé:

    Concordo con Caludio, io adoro il loro Ruché e anche la Freisa non è male…ma bisogna anche dire che sono vini che variano molto da un’annat all’altra…

  • Che annata hai bevuto? Per forza la 2011 – che non ho ancora assaggiato – perché il 2010 era un Grignolino meritorio e senza alcuna imprecisione. In generale, i vini di Tavijn sono molto precisi ed espressivi. Ritenta col profumatissimo Ruché e sarai certamente più soddisfatto.

  • Mhà, resto un po’ perplesso… il Grignolino di Cascina Tavijn mi sembra tutto fuorchè esile. Per il resto, sui sentori difettosi, non avendo assaggiato quella bottiglia non posso esprimermi. Magari una bottiglia sfigata? Aspetto il tuo parere sul Ruché. Saluti

  • Paolo:

    Ho provato anch’io il grignolino di Tavijn a villa favorita e la produttrice mi ha detto che era un prelevameto da vasca,quindi eviterei facili conclusioni poiche’ tutti i grignolini della suddetta azienda mi son sempre sembrati buonissimi a partire dall’estate successiva alla vendemmia .In netta controtendenza di chi dice che il grignolino vada bevuto subito,poiche’ subito si sbaglia !

  • luciano steve:

    Non conosco nessun Grignolino elegante, strutturato e ricco di bouquet come Cascina Tavijn.

  • Scorgo nel suo post un giudizio sommario un po’ troppo tranchant. Cascina Tavijn in questi ultimi anni sta producendo ottime barbera, stupendi Ruchè e un grignolino molto intenso, speziato e tannico l’esatto opposto di quello che narra.
    Ultimamente (Nadia Verrua alias cascibìna Tavijn) sta anche lavorando molto sull’apporto di solforosa.
    Probabilmente affiderei a una seconda e terza bottiglia il giudizio definitivo.

  • Hazel:

    Io lo trovo buonissimo e come scriveva Soldati “Il piccolo vino e’ di solito, un vino che va bevuto giovane, mentre il grande vino va bevuto vecchio. Si tratta di una classificazione secondo la razza; e non secondo il merito. Esistono piccoli vini sublimi, e grandi vini mediocri. Allo stesso modo che aristocratici, miliardari o eruditi possono, anche, essere uomini sciocchi e di animo volgare, e mendicanti e ignoranti, possono esere geniali e gentili. Vi sono, infine, casi, circostanze, momenti, umori, in cui, sia pure a parita’ di condizioni, e cioe’ potendo scegliere tra un ottimo Grande Vino e un egualmente ottimo Piccolo Vino, si preferisce quest’ultimo”

  • Andrea Scanzi:

    Quando un vino delude, si dice sempre: “Eh, ma era la bottiglia”.
    Spero sia così, ma è una frase abbastanza abusata.
    Di sicuro lo riproverò, con piacere. Ancor più dopo i vostri commenti.
    La bottiglia in oggetto era esile, anonima, stanca. Non è piaciuta granché a nessuno dei presenti (ed io ero il più tenero). Era l’annata 2010 (mi pare).
    Quando berrò il Ruché, ne scriverò.

  • Luca Miraglia:

    Concordo con i giudizi di unanime apprezzamento per i vini di Nadia Verrua; in particolare, il Ruchè “stende” molti rossi nazionali di fama ben più larga.
    E’ altresì innegabile che, specialmente nel caso dei vini “naturali”, il rischio statistico di imbattersi in una bottiglia infelice aumenta non poco, per cui è possibile che a te sia successo questo, Andrea.

  • non posso che concordare con la stragrande maggioranza dei commenti, ho sempre bevuto ed apprezzato i vini di Nadia Verrua per la loro grande espressività e per il loro attaccamento territtoriale.. e poi “era l’annata 2010 (mi pare)” è un po’ superficiale da parte del recensore, o no?

  • Simone F.:

    In questi giorni ho bevuto la Barbera del Monferrato (2010) e quella d’Asti (2009), e devo dire che mentre la prima l’ho trovata molto profumata ma un po’ sgraziata in bocca, la seconda mi ha colpito per la presenza molto esile di odori e per la bontà non indifferente di sapori.
    Saluti

  • Mi unisco a Simone e a Luca per dire che la Barbera di Nadia è la migliore della rive Gauche del Tanaro e il Ruchè si può annoverare tra i migliori vini italiani e il grignolino e li che sgomita.
    Andrea, ritenta sarai sicuramente più fortunato.

  • I vini di Cascina Tavijn sono sorprendenti, non mi hanno mai deluso. Ci sta che qualche bottiglia possa essere “sbagliata”, quello capita a qualunque produttore.Della barbera, del ruché e soprattutto del grignolino è già stato detto tanto da altri appassionati, io invece vorrei consigliare ad Andrea ma non solo lui, il vino rosso frizzante, mi sembra si chiami “bollicine rosse” è un vino da bere a secchiate per quanto è piacevole!!

  • Andrea Z.:

    Concordo con chi esprime apprezzamenti per i vini di Nadia Verrua,mi permetto un suggerimento: occorre assaggiare Ruchè,Grignolino e Barbera per cogliere le idee che guidano l’attività di Cascina Tavijn. La ricerca nel preservare l’espressività del territorio si traduce in una identità olfattiva comune a tutti i vini di Verrua, collocandoli tra le pochissime bottiglie di Grignolino o Ruchè non “pettinate” con altri vini del territorio, in modo da renderle commercialmente più divulgabili.
    Francamente non mi interessa se siano vini veri,naturali o bio, chiaramente non devono esserci difetti (ipotesi sempre possibile), tuttavia apprezzo l’onestà intellettuale e produttiva di un vignaiolo che mi vende ciò che è riportato in etichetta.

  • Davide:

    il grignolino e’ un vitigno esile gia’ di suo quindi va analizzato gia’ con queste premesse.

  • bertox:

    Francamente non so neanche se vale la pena inviare questo commento tanto il suo blog ha perso ormai di interesse, il suo giudizio sommario su Tajivin (e sotto sotto sui vini cosiddetti naturali) dimostra che lei è come minimo disattento, forse si occupa di troppe cose contemporaneamente ….

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