Le Trame 2004 – Podere Le Boncie

Non ho mai amato particolarmente i vini di Giovanna Morganti. E non certo per partito preso: tutte – e sottolineo tutte – le volte che ho bevuto Le Trame, mi sono imbattuto in sentori inaccettabili (difetti, non “caratteristiche”).
Il suo Podere Le Boncie, oasi salva in mezzo a ettari di Toscana troppo moderna, è stato divinizzato da quasi tutti i vinonaturalisti.
E’ una delle donne “mitiche” del vino, celebrata da Sandro Sangiorgi come da Jonathan Nossiter. Quando provavi a sostenere che sì, la storia dell’azienda era affascinante, ma i vini – per quanto sani – avevano pecche innegabili, i più minimizzavano. Aggiungendo che “Il Sangiovese deve essere così“.
Ma anche no.
Ovvio che la Morganti non abbia mai gradito certe mie recensioni. A volte è pure intervenuta nei commenti di questo blog, mettendo in dubbio (legittimamente, sia chiaro) la mia competenza enologica.
Torno a parlarne perché ieri sera ho bevuto un Chianti Classico – Le Trame 2004.
Arnaldo Rossi, della Taverna Pane e Vino, qualche settimana fa ha organizzato una degustazione con i vini di Morganti. Hanno ricevuto, tra i presenti. un successone. Io non c’ero. Con garbo e discrezione, Arnaldo – una delle persone più oggettive che conosca nel mondo del vino – mi ha suggerito di riprovarli. “Prima avevano dei difetti, ma credimi, adesso no. Straordinari“.
Così ho bevuto Le Trame 2004, secondo lui l’annata migliore – o più in forma – di quella degustazione.
Il costo della bottiglia è di 27 euro al ristorante, 22 in enoteca, un po’ meno di 20 franco cantina (mi dice Arnaldo). Sangiovese e qualcosa di Foglia Tonda e Canaiolo. Il Chianti vero.
Arnaldo aveva ragione. Nessun difetto, nessuna sbavatura inaccettabile. Un vino ben fatto (benché ovviamente, e fortunatamente, non facilone).
Mi è piaciuto e sono felice di essermi in qualche modo pacificato con questa azienda. Un Chianti di buona sapidità, profumi giusti, freschezza apprezzabile.  Non lunghissimo ma equilibrato, vivo. Discreta beva. Vale il prezzo che ha.
Con me c’erano due amici.  Uno è rimasto convinto, l’altro meno.
C’è poi il piano soggettivo. E sarei disonesto se lo nascondessi. Per quanto mi sia piaciuto, non potrei mai dargli – per giocare coi voti – più di un 6.5.
Credo dipenda da me. Ormai non riesco quasi mai ad appassionarmi ai rossi e, per quanto toscano, non sono mai impazzito granché per i Chianti. Se proprio devo bere un Sangiovese, assai lontano dal podio dei miei vitigni del cuore, continuo a preferire Montevertine. E gli unici rossi che amo davvero sono i Barolo (Rinaldi style) o i Pinot Nero più ispirati.
Proprio ieri, prima de Le Trame 2004, ho bevuto un Vouvray Sec 2007 di Clos Naudin – Philippe Foreau: mi ha emozionato, e coinvolto, molto di più. Che Dio benedica lo Chenin Blanc.
Non posso farci nulla: sono sempre più “spiaggiato” sulla terra dei bianchi, fermi o mossi non importa. Rossi, assai pochi: Langa, Borgogna e poi boh.
Questo però è solo il mio gusto. Il piano soggettivo. Che non inficia il giudizio, positivo, sulle Trame 2004.

21 Commenti a “Le Trame 2004 – Podere Le Boncie”

  • Non sono un buon “conoscitore” del vino, in generale. Ma a mio modo di vedere Giovanna Morganti è persona splendida e tali sono i suoi vini. Complimenti per la sua franchezza Andrea, rassicurante direi.

  • Bella questa descrizione schietta. Anch’io sono un bianchista convinto anche se il vino della Morganti mi ha spesso riconciliato con i rossi. E mi scuote ogni volta che lo bevo. Brividi di piacere.
    Devo leggerti più spesso

  • dipetten:

    Montevertine… anche solo Pian del Ciampolo è un gran bel bere.
    Rinaldi è sempre un bel bere anche nei vini “minori”.
    Proverò i vini della sig.ra Morganti che non ho ancora avuto il piacere di sentire.
    Bel post. Grazie

    o.t. Maurizio 148 auc?

  • Troppo facile dire Langa e Borgogna Andrea!
    E poi la Borgogna, per quel che conosco e per quel che posso capire, mi sembra si stia appiattendo con l’eccessivo ricorso alla macerazione carbonica che rende tutti i vini piacevoli e fini, ma poco territoriali e profondi.
    Un paio di rossi mi piacerebbe farteli assaggiare, vedremo.

  • Martina:

    Ciao Andrea,
    vista la tua passione per i vini naturali mi chiedevo se la prossima settimana (18 e 19) sarai a Roma per la degustazione dei vini veri?

    Martina

  • Andrea Scanzi:

    La prossima settimana sarà a teatro per il mio Gaber, Martina. A Iseo. Sarò tutta la settimana al Nord.

  • Andrea Scanzi:

    Infatti ho detto bianchi e Langa. Poi Borgogna. Più esattamente, i Pinot Noir migliori. Non idealizzo la Borgogna (non l’ho certo fatto ne Il vino degli altri), e neanche il vitigno, ma ho bisogno di rossi dritti ed eleganti. Anche Alto Adige, per dire. E altro sparso in Italia, c’è tanta roba (cit), lo so.

  • Federico Bindi:

    Andrea, grazie per questo post: lei sa rimettere in discussione le sue posizioni e distinguere l’oggettività dal gusto personale, dando una bella prova di onestà intellettuale. Non posso dire di essere un gran conoscitore dei vini della signora Morganti, avendoli assaggiati in mezzo a tanti altri solo in occasione di qualche manifestazione, ma una idea chiara me la sono fatta: sono specchi fedeli di un territorio…sì, ma quale? Quello delle sue vigne, probabilmente. Il Chianti Classico è una pura astrazione, per l’estrema varietà di suoli e microclimi. Credo che se si volesse dare un bel regalo alla Toscana ed all’Italia, bisognerebbe pensare ad una seria zonazione del Chianti, distinguendo finalmente l’unicità dei diversi areali e dei cru. Ne gioverebbe il sangiovese ed anche quelli che, come lei, lo amano fino a un certo punto. Perchè non lancia lei, che ha tanto seguito, l’idea? Parlo da esule due volte, vivendo in Inghilerra ed essendo nato in Lombardia da famiglia toscana: il sangiovese regala tante perle, cito Ormanni e Bibbiano per dire due nomi che non compaiono nei suoi libri. La lontananza forse mi permette di apprezzare cio’ che lei un poco sottovaluta (d’altronde in 34 anni milanesi, io ho vergognosamente visitato il Cenacolo solo una volta…con ciò che si ha a portata di mano si tende ad essere un po’ blasé):le assicuro che qui in UK quel che si cerca nel vino italiano di pregio è anzitutto il carattere; possibilemente unito a tradizione e finezza, come nel caso di Montevertine, una meraviglia che la sottodenominazione tutelerebbe negli anni a venire (come a Bolgheri per il Sassicaia). Proprio parlando di Montevertine, vorrei spendere una parola su Giulio Gambelli, che ci ha lasciati a gennaio: una personalità di tale professionalità e modestia dovrebbe essere oggi fatta energicamente conoscere all’estero e in Patria, a fugare quei luogi comuni che purtroppo rovinano l’immagine del nostro Paese. Le chiedo scusa per il lungo commento, ma erano considerazioni che mi gravavano in pancia da tempo. Continuo a seguirla con grande piacere!

  • Davide:

    Andrea, sui rossi e su Montevertine son d’accordo con te, anche se ci sono alcuni – pochi – Chianti (o comunque sangiovese s.s.) che valgono davvero il prezzo del biglietto. Mi dispiace che tra i tuoi gusti, invece, non ci sia qualche Nerello etneo che potrebbe riportarti, bevendolo ad occhi chiusi, nel tuo amato Piemonte…

  • Andrea Scanzi:

    @Davide. No no, qualche Nerello c’è eccome. Non per nulla, nel Vino degli altri, mi sono divertito ad “accostare” Pinot Noir e Nerello. Vitigno dritto, elegante, splendido. @Federico. La ringrazio, anche e soprattutto per avere ricordato Giulio Gambelli.

  • Alessandro, Enea:

    Non ha niente a che fare il commento di cui sopra, ma in questo spazio ci tenevo a ricordare che se ne è andato in silenzio, il sommo assaggiatore Giulio Gambelli, in data 03/01/2012.
    Egli riusciva a riconoscere la provenienza di qualsiasi Sangiovese della sua zona; aveva un palato talmente fine nel percepire le giuste percentuali dei componenti, che neppure gli strumenti più sofisticati per le analisi riescono ad azzeccare, difficilmente sbagliava.
    Non l’ho mai conosciuto, purtroppo, e voglio ricordarlo così: di mattina, con la sua R4 e il suo cane fedele, forse il suo migliore amico, mentre osserva le sue “bambine” (vigne) nella campagna toscana. Un giorno aprirò per te un “Pergole Torte” del 2000, nel ricordo di tante persone che, come te, amanti del vino ci hanno lasciato.
    Un abbraccio Giulio,
    Enea.

    Questo è il commento che ho lasciato in data 09/02 a proposito di Giulio Gambelli. Poichè vedo che qualcuno si è ricordato di lui, sarei lieto che tu spendessi due parole nel suo ricordo,dato che Montevertine, l’azienda in cui lui lavorava, è una delle tue preferite.
    Un saluto da Enea

  • bante:

    Non trovo i commenti di Giovanna Morganti ai tuoi post, dove sono?

  • Andrea Scanzi:

    Alessandro, avevamo citato Giulio Gambelli anche in un commento di ieri. Grazie, comunque.

  • Luca Miraglia:

    E’ vero, il Chianti di Giovanna Morganti divide e fa, in ogni caso, discutere, sia perchè è così distante da quei vini che, con lui, hanno in comune soltanto il nome, essendo anni luce lontani quanto a concezione enologica; sia perchè rappresenta un emblematico caso di vino “naturale” e, di per sè, porta il rischio che ogni bottiglia sia diversa dall’altra (leggi difettata).
    Io non ho avuto la “sfiga” di Andrea ed ho sempre goduto (anche in assaggi “verticali” condotti da persone più esperte di me) di fenomenali bevute di “Le Trame”: il Chianti nella sua visione ancestrale, privo di orpelli, secco come una fucilata e suadente come un merletto.
    E’ un mio vino del cuore, senza se e senza ma.

  • Andrea Scanzi:

    La cricca di degustatori di Arnaldo, che si riunisce al Pane e Vino di Cortona e che molto mi ha aiutato per Elogio, la pensa esattamente come te.
    Alla cena di giovedì, come ho scritto, eravamo in tre. Uno è rimasto deluso, credo proprio dal suo essere abituato ai Chianti industriali. L’altro è rimasto colpito (senza fare la ola, ma colpito). A me è piaciuto, nella misura raccontata nel post. Non di più, non di meno.

  • Francesco Santini:

    AL di la dei gusti quelle che si evince è che sono sicuramente vini che vanno molto d’accordo con l’invecchiamento, assaggi di ’96, ’98 ’99 nel mio “carnet” sono li a testimoniarlo.. Da giovani bisogna veramente amarli perchè in effetti puzzicchiano un po’….

  • Francesco Santini:

    p.s. i vini di Clos Naudin sono tutti immancabilmente da urlo…

  • Francesco:

    Andrea, anche a me i vini della Morganti lasciano non poche perplessità e, se devo scegliere in zona, mi oriento su altri vini che hanno anche un rapporto qualità prezzo decisamente superiore, ma dico decisamente (i citati ormanni e bibbiano costano la metà se non meno, e i base di rodano, villa rosa, val delle corti, riecine etc non sono sicuramente da meno).
    Costasse 8/10 euro franco cantina direi ok, a + di 20, sorry, bevo altro (Montevertine, per esempio)

  • Luca Miraglia:

    Perdonami, ma ritorno sull’argomento focale del post (la “piacevolezza” del Chianti di Giovanna Morganti, perchè il suo rapporto qualità/prezzo è un altro discorso) dopo avere assaggiato il millesimo 2009 ieri a Roma nel corso della manifestazione Vini Naturali: ebbene, ha ancora molta strada da fare per raggiungere un’armonia ottimale, cioè deve trascorrere ancora molto tempo perchè il Sangiovese (come è normale e giusto che sia) perda la sua rusticità da lana grezza e diventi seta.
    E’ una valutazione sulla quale Giovanna concorda, ma le esigenze commerciali (vieppiù pressanti nelle aziende di piccola dimensione) le hanno imposto l’uscita sugli scaffali; ciò non toglie che l’appassionato non possa acquistare la sua brava bottiglia e gustare il momento in cui la aprirà, sicuro di trovare un fuoriclasse nel bicchiere.
    Per inciso: non era solo il “Le Trame” ad essere immaturo: ad esempio, anche gli splendidi Brunello de “Il Paradiso di Manfredi” hanno colpito non tanto per il loro equilibrio attuale quanto per le grandissime potenzialità messe in mostra (parlo dei millesimi 2003, 2004 e 2005).
    Non si scappa: il vino, quello “vero”, va aspettato.

  • Nicola:

    Solo una nota: Le Trame 2004 o (come si legge nell’etichetta in foto) 2005?

  • giovanni:

    vedi se riesci a trovare ed assaggiare il 2002, annata difficilissima ma magistralmente interpretata dalla Morganti anche meglio del 2004

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