Vini naturali (riflessione breve)

Mi capita spesso di parlare di vini naturali (non solo di berli) e di confrontarmi con altri sul loro ruolo. Chi li ritiene la Salvezza, chi il Nirvana, chi una Moda, chi una Stranezza. E chi una Ciofeca.
E’ vero che nel vino naturale è spesso affascinante anche l’errore piccolo. L’imperfezione, che magari dà spessore all’insieme. Donando personalità e passione. Se uno cercasse vini perfetti, avrebbe (purtroppo?) l’imbarazzo della scelta.
Nosssiter ama ripetere che, se avessimo inseguito la purezza formale da Pasolini, non avremmo avuto i suoi film. Verissimo. Il punto, però, è che a volte l’imperfezione non è minima o piccola. Bensì marchiana e manifesta. E a quel punto, quando vedo i naturalisti arrampicarsi sugli specchi e dire che quel vino “deve” essere così, mi vengono in mente i camionisti caricaturali – quelli con l’ascella pezzata e la canotta da Fantozzi che chiosano: “Eh, ma l’omo ha da puzza’“. Ma anche no.
Tutto questo per dire che a me il vino naturale piace, e molto, e lo prediligo, ma solo se è fatto bene. Non ho detto: se è perfetto. Ho scritto: se è fatto bene. Cioè se è digeribile e bevibile, okay, ma pure emozionante e senza sbavature inaccettabili: se voglio una bevanda che sia solo digeribile, prendo direttamente l’acqua.
Faccio un piccolo esempio. Qualche sera fa ho bevuto con amici una bottiglia di Dolcetto Superiore d’Alba 2008 di Flavio Roddolo. Una bottiglia naturale, ma non iscritta ad associazioni vere o naturali o tripliste. Applausi, come sempre. Poi, per cambiare, abbiamo aperto una bottiglia acquistata da Arkè, il meritorio circuito di vini naturali gestito dalla famiglia Maule.
La bottiglia (“vino biologico”) era un Dolcetto di Ovada, tipologia di per sé difficile e spinosa (oltre che rara). Trovarne di convincenti è assai raro. “Borgatta 2007″, Cascina Borgatta, Tagliolo Monferrato (Alessandria). Ora: io non so quanto costi, immagino sotto i 10 euro. Non ne nego l’onestà e la passione. Forse era una bottiglia sfortunata. E auguro ogni fortuna all’azienda. Ma era un vino davvero deludente. Omogeneizzato Plasmon al naso, succo polposo d’uva al gusto. Scombinato, sbilenco, inelegante. E un finale strampalato tra l’amaricante e l’amarognolo. L’ho riprovato dopo qualche minuto: più che aperto, si era ulteriormente perso.
Ciò che mi è capitato con Borgatta, è (a volte) accaduto anche con bottiglie naturali più blasonate e per taluni “intoccabili”, nel senso di non criticabili. Qualche nome? I rossi di Emidio Pepe (annata 2004), qualche frizzante di Camillo Donati, qualche biodinamico di Stefano Bellotti o il Sangiovese di Giovanna Morganti. Aziende e vignerons meritorie, sia chiaro. E spesso emozionanti. Ma potrei andare avanti.
Capisco i vini naturali, ragazzi, ed è innegabile che il “movimento” sia migliorato e stia migliorando. In certi casi, però, mi tornano in mente quei dischi di “rock alternativo” che dovevano piacerti per forza. Altrimenti non eri un musicofilo figo. Ecco: se bere tali vini è chic, o cool, io sono mainstream. E sì che non credevo di esserlo.

39 Commenti a “Vini naturali (riflessione breve)”

  • Ho avuto lo stesso imbarazzo con un iper-ossidato friulano. Hai voglia di dire agli amici che così deve essere, a tavola si beve per piacere, non per studiare. E dire che lo stesso vino, bevuto in cantina un po’ più giovane, era perfetto.

  • Certo che far parte di un territorio che ha la fortuna di essere sempre quello con il cappello dell’asino dietro la lavagna è proprio una figata :-)

    Sarà, ma credo che il vinoverismo dovrebbe passare prima per il vino e poi per il verismo, oggi mi pare che il verismo giustifichi il vino. Impressione generale eh. Ma la vera domanda, che peraltro mi faccio da tempo, siamo sicuri che giustificare i vini porti da qualche parte?

  • ivan:

    Bravo Andrea! Qualche giorno fa, durante una degustazione, un produttore biodinamico ha voluto farci sentire un suo vino. Ecco il vino era veramente imbarazzante. Ma non è questo il problema. Il problema è che lui ha detto. “il vino è un po’ così, dipende dalla luna; l’avevo bevuto 5 giorni fa ed era perfetto ed oggi invece..”. Ecco se passano questi messaggi è grave. Se ogni volta che compro un vino bio devo pensare alla luna, alle maree o se i pianeti sono tutti perfettamente allineati sarei disperato! Ciao

  • Certo parlare di chic e cool fa passare la voglia anche a me, eppure quello che posso dire io è che da quando bevo quasi solo vini naturali è molto raro che un “convenzionale” mi appassioni. In fondo un vino naturale non è altro che un vino fatto con uve che non hanno conosciuto la chimica di sintesi (applausi), fermentato con i suoi lieviti e non corretto con artifici vari. Poi come in tutto c’è chi lo sa fare meglio (e io ci includerei la Morganti) e chi peggio e chi per niente. Certo fare vini naturali bene bisogna saperci fare, mentre fare un vino artificiale senza puzze non deve essere molto complicato.

  • Claudio:

    A parte le divergenze sul gusto che ci possono e devono essere (a me Pepe non ha mai deluso per esempio) non capisco il senso di questo tuo post. Tutto condivisibile, ci sono vini naturali buoni ed altri meno buoni. Ma questo non è vero per tutti i vini? Forse volevi sottolineare la cecità mentale di chi, quando vede naturale, dice che è il nonplusultra a prescindere? ma purtroppo le persone che salgono sui carri e pensano di aver raggiunto il tetto del mondo esistono ed esisteranno sempre, e sono persone a cui bisogna dare il peso che meritano, altrimenti oggi berremmo tutti Prosecco (scadente) e Morellino di Scansano. Io continuo a credere che se prendo una bottiglia a caso tra cento di vini naturali e una tra cento di vini “industriali” ho molta più possibilità di trovare delle nefandezze nel secondo caso. Il che non esclude che esse siano presenti anche nel primo. A prescindere da certificazioni, bollini e quant’altro.

  • Stasera me lo riassaggio. E’ un vino austero e difficile perchè vinificato in riduzione, ma se anche dopo l’apertura andava in peggio mi sa che era proprio la bottiglia! Condivido i ragionamenti, comunque. Ci stiamo lavorando…VinNatur è molto impegnata nella ricerca per avere vigneti più sani e vini più corretti, senza conservanti e filtrazioni, ma anche senza difetti oggettivi.

  • Sottoscrivo. Non è che naturale è buono comunque (e viceversa convenzionale è cattivo), nè tantomeno deve essere iscritto a qualche associazione, registro o partito politico per essere naturale. Anche ai vini naturali capita l’annata o la bottiglia storta (ricordo una bottiglia aperta pochi mesi fa di “Le Trame” 2006 un pò troppo scombinata. Azienda che tra l’altro continuo a stimare parecchio).
    Triste è quando il vino naturale diventerà una vera moda e tutti inizieranno a farlo.
    Nasceranno tragedie dai tini.

  • Come te, mi trovo tra coloro che obiettivamente, cercano di porsi di fronte ad un calice senza particolari pregiudizi cercando di valutare quel che c’è nel bicchiere, con un occhio chiuso in più se sto valutando uno che ha dato il massimo per farmi bere sano rimettendoci un minimo in finezza ed eleganza e con un occhio chiuso in meno di fronte al vino mainstream, fatto benissimo che però chissà cosa c’è dentro.

    Mi fa veramente piacere che tu abbia sottolineato un aspetto che tento di ribadire di continuo da anni soprattutto quando mi trovo a discutere, puntuale, ad ogni edizione di terroirvino, con quell’azienda biodinamica invitata che storce il naso dicendo “ah, io di fianco a uno che usa 40 milligrammi di solforosa non mi siedo neppure”.

    Ecco, sono questi i talebanismi che fanno male ai movimenti – per il resto giusti e spesso ricchi di spunti encomiabili – ma che non facciano l’errore di pensare di essere gli unici. Personalmente apprezzo molto chi lavora a testa bassa, senza necessità di mettersi il nastrino in fronte.

    Fil.

  • Valerio Rosati:

    Articolo che riassume perfettamente la querelle vino naturale si o no. All’elenco dei nomi “intoccabili” che hai fatto aggiungo personalmente anche Gravner e Dettori, che, oltre ai difetti strutturali di alcune bottiglie che ho assaggiato, aggiungono anche il prezzo esorbitante. Come dire oltre al danno la beffa…

  • Riccardo:

    Ciao Andrea, infatti vino naturale e’ solo una condizione di partenza , (assenza di chimica in vigna ed in cantina,rivitalizzazione dei suoli,rispetto dei cicli della natura etc.), poi essendo organismi viventi che mutano, cambiano e si evolvono, possono essere incredibili, buoni , mediocri o pessimi.
    ” Non tutti i vini naturali sono buoni, ma un vino buono non puo’ essere che naturale”.
    Quindi e’ normale che si incontrino delusioni , ma e’ il bello della ricerca.
    D’altra parte se lo si paragona ad un essere vivente, il vino cosi’ rispecchia le annate, la mano del produttore, e la sua stessa evoluzione negli anni. Un sottile equilibrio che affascina coloro che ci si avvicinano senza settarismi, dicotomie , elitarismi o altro.
    Semplicemente quanto detto sopra lo rende estraneo a tante classificazioni.

  • Kurtz:

    Sempre più mi chiedo, parafrasando Carver: di cosa parliamo quando parliamo di vino?
    Vinoverismo, biodinamicità, AAA-ismo, supertuscanismo con suffissi -AIA, modernisti-&-tradizionalisti. Levo alto il grido di Charlie Brown: “fermate il mondo, voglio scendere!”
    Non giudico l’onestà e la scelta produttiva dei vignaioli, beninteso, ma sorrido di fronte all’apriorismo (?boh?) di chi beve solo determinati vini, snobbando tutto il resto.

    Ma il Vino non dovrebbe semplicemente piacerci? Parlarci, alleggerire i nostri pensieri più grevi, impreziosire la nostra mensa, regalarci quel poco di joie de vivre che ci
    spetta di tanto in tanto?

    Il Dolcetto di Roddolo, ancora una volta, è il paradigma : è lì, ti parla, si svela per ciò che è e non per ciò che vorrebbe essere per decreto, o per iscrizione d’albo.

    Il tuo post, Andrea, fa bene alla pelle.
    Si, sei sicuramente mainstream: se per corrente intendiamo quella del buonsenso.

    Bella Scanzi!

  • Erika:

    onesto e sincero, come sempre! :)

  • Francesco Maule:

    stasera me lo riassaggio. è un vino austero perchè vinificato in riduzione, ma se anche dopo l’apertura andava in peggio mi sa che era proprio la bottiglia! condivido i ragionamenti, comunque. ci stiamo lavorando…

  • Enone:

    Pienamente d’accordo. Belli, come sempre, i rimandi ironici.. A mio avviso anche il “sovradimensionare i vini naturali” è figlio dell’ultima moda. Intendo dire che, senza poter negare la qualità di alcuni, in buona parte dei casi si tratta di fenomeni passeggeri.. Il tempo dirà la sua..

  • Claudio:

    concordo pienamente

  • Francesco Maule:

    e’ saltato fuori per caso Borgatta stamattina con un cliente trevigiano. Lui va a trovarselo…confermiamo, sara’ stata la bottiglia! poi mi devi scusare perche’ e’ un produttore onesto e super umile, con una certa eta’, che imbottiglia da dopo che e’ andato in pensione e che ovviamente fatica (e fatico) a vendere. e me l’ha presentato (e gli ha insegnato le riduzioni) il grande Pino Ratto quando ancora era in forma.

  • Luca Miraglia:

    Al di là delle “mode” (che contagiano, nella nostra era facilona e superficiale, qualsiasi cosa, e quindi hanno attaccato anche i vini naturali), mi piace pensare che il panorama umano che sta dietro a questi vini abbia uno spessore “personale” molto più profondo di quello riscontrabile altrove.
    Forse sono stato fortunato, ma uomini “veri” come Vittorio Mattioli (conosciuto grazie a te), Giovanna Morganti, Vittorio Graziano, Enrico Togni e tanti altri hanno, dentro, un universo, per niente omologato, che può soltanto arricchire chi entra in contatto con loro.

  • Concordo, purtroppo in alcuni casi credo diventi un modo (moda?) per sopperire alla poca vocazione del territorio di origine.

  • Bello il fermento che ha creato questo post. C’e’ sempre chi critica e basta e chi argomenta; credo che quando un’idea, un movimento in Italia e’ all’avanguardia venga d’abitudine (forse per invidia o forse per interesse) prenderlo di mira per screditarlo o tentare di imitarlo, sputtanandolo in entrambi i casi in pochi anni.
    Le varie associazioni di vini naturali hanno fatto e stanno facendo molto per farli conoscere, per ri-abituare i palati, per fare gruppo per crescere insieme, anche con la ricerca scientifica. Far crescere i vignaioli, i giornalisti, i bevitori, gli operatori quali enoteche e ristoranti, gli agronomi e gli enologi.
    Se ne parla molto, a volte troppo e a sproposito, senza tentare di costruire qualcosa di positivo e concreto. Riusciamo comunque a smuovere istinti e coscienze, come spiega nell’ultimo intervento Luca.
    Certo, la dialettica ci aiuta a progredire e a porci delle domande. Per cui ancora grazie a Scanzi, che spero intervenga, e a chi commenta.
    Buone feste a tutti!

  • Andrea Scanzi:

    Caro Francesco, ringrazio te e tutti voi per il dibattitito stimolante e fattivo. Avevo scritto questo post proprio per stimolare e stimolarvi.
    Ho poco da aggiungere a quanto scritto. Sono felice di essere stato uno dei primi a parlare – in contesti mainstream come Mondadori e tivù – di vini naturali. Rispetto al 2007, anno di Elogio, li bevo ancora di più. E li conosco ancora di più. Do sempre più importanza alla bevibilità e digeribilità, ma (ovviamente) non può bastare. Altrimenti berrei l’acqua. Cerco vini (possibilmente naturali) che siano anche “buoni” (concetto soggettivo, ma fino a un certo punto), ben fatti (e qui siamo già sull’oggettivo) e passionali. Non mi basta che siano naturali per gridare al miracolo. Per questo, così come non amo chi odia i vini naturali a prescindere, non sopporto chi se li fa piacere per forza, perché naturali e perché “devono essere così”.
    In linea di massima, mi piacciono – o trovo lodevoli – 6/7 vini naturali su 10. Se trovo quei 3/4 deludenti, lo dico e lo scrivo. Non per zimbellarli, ma per esortarli a migliorare. E perchè non sopporto le Caste e le Pose Alternative. C’è gente che da anni fa Sangiovese imbevibili, e ancora ti dice “il Sangiovese vero ha quest’odore”. Non diciamo sciocchezze, su. L’artigianato mi piace, ma devi saperlo fare. Altrimenti sei solo un dilettante allo sbaraglio. O, peggio, un furbacchione.

  • Mi complimento con Andrea Scanzi. Personalmente il “movimento” dei vini naturali non lo ritengo né un’avanguardia né una retroguardia, ma un gruppo eterogeneo di persone che in modi diversi, vicini o lontani rispetto alla cosiddetta “scienza ufficiale” (e con risultati molto diversi) cerca una sua strada fondata sul rispetto dell’ambiente e che soddisfi una richiesta dei consumatori che è, soprattutto, una richiesta di verità.
    http://www.millevigne.it/_blog/MILLEVIGNEBLOG_di_Maurizio_Gily/post/SI_CHIEDE_NATURALE,_SI_CERCA_VERITA%27/

  • Sono tre anni che bevo soprattutto vini “naturali” e devo dire che quando mi capita di aprire una bottiglia di un vino “convenzionale” e costruito o difficilmente riesco a bere il secondo bicchiere, anche quando sulla carta si tratta di un gran vino (e potrei fare nomi di aziende superblasonate)sembra di bere sciroppo oppure quando mi trovo ad aprire dei vini più bevibili se arrivo al terzo o quarto bicchiere il giorno dopo devo fare i conti con i postumi..come se avessi bevuto 10 cocktails e una bottiglia di tequila da discount..insomma raramente mi trovo a bere bene vini “convenzionali” molti mi dicono che sono chiuso mentalmente ma per me è così.Bevendo vini naturali incappo a volte in bottiglie sfortunate (ossidate, rifermentate etc) ma sono rischi che si corrono molto più gioiosamente a patto che il difetto sia figlio dell’annata o che il vino costi poco e che la bottiglia si possa restituire all’enoteca o al produttore (mi è capitato di essere contattato personalmente da un produttore che mi chiedeva di rispedirgli una partita di un lotto che dopo qualche mese dall’uscita in commercio tendeva ad essere ossidato)quindi da parte del produttore ci vuole anche un pò di onestà e non dire sempre che il difetto fa parte del gioco, ci può stare fino ad un certo punto.

  • mary:

    trovo questi discorsi piuttosto sterili,
    come al solito se non ci dividiamo in fazioni non siamo contenti.
    se l’argomento non fosse il vino ma il cibo, non se ne parlerebbe in questo modo.
    preferite un pasto precotto da riscaldare al microonde o un pasto cucinato in casa?
    il pasto precotto è perfetto dal punto di vista gustativo, se ti piace(e alla maggior parte delle persone piace)ti piacerà sempre, perche avrà sempre quel sapore e quell’odore, invece il pasto cucinato in casa a volte è troppo salato, avvolte troppo cotto, avvolte buonissimo e avvolte no. Preferirò sempre mangiare un piatto di pasta fatto da me piuttosto che un “quattro salti..”
    lo stesso vale con il vino, preferisco un vino senza chimica che qualche volta potrà non essere perfetto ad un vino perfetto, sempre uguale, ma pieno di chimica.

  • pietro visinelli:

    Questa dei naturali vs gli altri è una delle tante storie che secondo me non portano da nessuna parte. C’è richiesta di trasparenza da parte di molti consumatori, ma anche un sottobosco di furbi ormai numeroso. Ognuno faccia il vino come crede meglio, troppi sono già schierati come se si trattasse di qualcosa per cui vivere o morire, mentre nella maggior parte dei casi si tratta solo di vendere o promuovere o “imbrogliare”. Naturali o no cerco di ricordare i vini che in qualche modo mi hanno emozionato e poi, per quel che posso, di conoscere le persone che li producono. Tra queste molte mi stanno simpatiche e do loro volentieri qualche soldo in cambio di un vino che mi piace, di 4 chiacchere e un pò di relax in un mondo fatto per i pazzi.

  • Valente Luigi Stefano:

    Su 18 persone che hanno scritto nel blog (compreso Andrea Scanzi) solo 2 hanno assaggiato il vino in questione.
    La discussione quindi si è svolta solo sull’aspetto teorico, di come devono essere i vini, diciamo, “non convenzionali”.
    Conosco personalmente Emilio e sua moglie che conducono Cascina Borgatta e da alcuni anni bevo i loro vini, e se li continuo a bere vuol dire che non mi hanno mai deluso.
    Forse è la bottiglia incriminata a non essere giusta. Oppure potrebbe essere che, a me piacciono i vini di Cascina Borgatta e a Scanzi no, io ho il mio gusto e Scanzi (giustamente) il suo.
    Ritengo però un po’ troppo frettoloso il giudizio dato a questo Produttore, che a mio giudizio è un produttore serio e onesto.

  • Jonathan Nossiter:

    Caro Andrea, grazie di mi avere mandato la tua riflessione feconda e decisamente non tossico (se assai aspro) sul vino naturale. Ti ho risposto qui:
    http://www.facebook.com/profile.php?id=100001928448424
    un abbraccio
    Jonathan

  • Sicuramente tra i vini naturali si trovano anche vini mal riusciti. Certo, con l’aiuto delle tecnologie di cantina è facile (anche se dispendioso, e molto) risolvere problemi che possono essere sorti in vigna o durante la vinificazione.
    I consumatori dovrebbero essere guidati ad assaggiare un po’ tutto, e non solo le marche famose che si trovano al supermercato e, troppo spesso, anche nei ristoranti.
    Le guide del vino hanno, negli ultimi dieci anni, sponsorizzato quasi esclusivamente i vini mainstream, con il gusto deciso da qualche grossa azienda internazionale.
    Bere un Vino Naturale, o un Vino Vero, può regalarci invece qualche emozione in più, a saperla cogliere.

  • Mario Silvano:

    Anch’io conosco personalmente Emilio e Maria Luisa di Cascina Borgatta,e garantisco sulla loro assoluta serietà ed onestà.
    I loro vini possono piacere o meno, ma sono il frutto di un duro ed appassionato lavoro.
    Non si affidano alle cure di un enologo e non sono più dei giovincelli, certo.
    Ma le uve sono esclusivamente quelle dei loro vigneti , gli stessi che i genitori di Maria Luisa già coltivavano alla fine degli anni quaranta.
    Ogni annata è diversa dall’altra: oggi ho stappato una bottiglia di Dolcetto 2009 che, a mio giudizio, è superiore al 2007.
    Un colore e un profumo che sanno d’antico.
    E la Barbera, poi? Non ho sentito che commenti entusiastici, tant’è che quella del 2009 è stata recentemente premiata al concorso BioDivino.
    Mi permetto di consigliare ad Andrea Scanzi di fare un salto a Tagliolo : sarà accolto con squisita ospitalità contadina e potrà assaggiare con calma i vini di Cascina Borgatta.
    Chissà: potrebbe anche rivedere il suo ( impietoso) giudizio!

  • Per restare sulle generali, si fa presto a dire “naturale”, ma poi dietro c’è un mondo vastissimo, ed anche per questo è possibile trovare all’interno di questa categoria troppe cose diverse, alcune non buone. Per ora, a quanto mi risulta, tecnicamente si possono fare produzioni biologiche ma la vinificazione non è precisata dalla legge, quindi ciascuno può intendere il termine naturale in maniera diversa. Per dire, raffreddare una vasca rende un vino artificiale o resta naturale? E usare barrique prodotte chissà dove e chissà come?
    Secondo me bere il vino non può essere solo un esercizio, e salvo quando mi accosto ad un vino per degustarlo, ritengo più corretta al dicotomia buono/cattivo, che non la dicotomia /naturale/convenzionale.
    Bere vini per la moda mi sembra una scelta curiosa.
    Saluto, PO

  • gabriele:

    Quando torno in Abruzzo, nei giorni di festa, mi piace fare un giro tra le viti dei nonni. Mia nonna mi chiede sempre di assaggiare il loro vino e nel mio sguardo legge se è tempo di travasare oppure no. E’ stata sempre furba lei, mi ascolta e nutre una grande fiducia in me: sono per loro la finestra sul vino “moderno”. Poi mi chiede di fare un giro tra le pergole e porta il mondo sulle spalle: oltre 400 ore per ettaro in vigneto, un gioco a perdere. Chiama le viti per nome, conosce ogni angolo della sua vigna ed è un lamento continuo. Sembra quasi cercare in me la “ricetta” per vivere ancora in campagna. Rinnovare i vigneti, pensare alle macchine: . Un’intera vita vissuta al naturale e la ricerca del convenzionale per tirare a campare. Allora ben vengano i vini naturali, quelli di una volta, soprattutto se bevuti in compagnia di chi te li racconta in un giorno di festa.

  • gabriele:

    Quando torno in Abruzzo, nei giorni di festa, mi piace fare un giro tra le viti dei nonni. Mia nonna mi chiede sempre di assaggiare il loro vino e nel mio sguardo legge se è tempo di travasare oppure no. E’ stata sempre furba lei, mi ascolta e nutre una grande fiducia in me: sono per loro la finestra sul vino “moderno”. Poi mi chiede di fare un giro tra le pergole e porta il mondo sulle spalle: oltre 400 ore per ettaro in vigneto, un gioco a perdere. Chiama le viti per nome, conosce ogni angolo della sua vigna ed è un lamento continuo. Sembra quasi cercare in me la “ricetta” per vivere ancora in campagna. Rinnovare i vigneti, pensare alle macchine: “in campagna non vuole lavorare più nessuno e i soldi non bastano per pagarci il gasolio”. Un’intera vita vissuta al naturale e la ricerca del convenzionale per tirare a campare. Allora ben vengano i vini naturali, quelli di una volta, soprattutto se bevuti in compagnia di chi te li racconta in un giorno di festa.

  • A Francesco Maule, che non so se si ricorda ci siamo conosciuti all’EWBC 2009 dove rappresentavo l’OVADA DOCG del consorzio èOVADA, chiedo una cosa: dato che le critiche ai vini possono fare male ma fanno anche riflettere, perchè non istituire un gruppo d’aiuto per i produttori che annata per annata li segue e assaggia con loro i vini per accompagnarli, sempre mantenendo il concetto di vero e naturale, lungo una strada che sappia competere con i vini nel senso più generico del termine? Così emerge davvero la bontà che un vino Vero può e dovrebbe far emergere e si ridurrebbero le chiacchiere che fanno solo male all’identità del gruppo. Pino Ratto ha fatto crescere tanti produttori, che poi non gli sono stati riconoscenti (problemi di carattere, forse) ma la scuola, l’apprendimento e la guida sono fondamentali per sviluppare qualcosa che finora o non c’era o non era ancora stato identificato.

    Un caro saluto
    Tomaso

  • si Tommaso, era quest’autunno l’ewbc. 2011.
    Un consulente per tutti? infattibile.
    VinNatur serve proprio a questo. Far ricerca, sperimentare sia in vigna che in campagna, come stiamo facendo, per crescere come contadini ed enologi. Tutti insieme, italiani e non.
    Creare cultura e regalarla, prima a chi ne fa parte e poi agli altri.
    Pubblichiamo articoli, video e a breve anche libri!
    Ciao

  • […] fan anche tu É stata la settimana di questo post di Andrea Scanzi sul mondo del “vino naturale” e delle brevi […]

  • roberto:

    la riflessione di Scanzi ha solo un pregio: è breve.
    Solo una cosa, ritengo profondamente scorretto buttare un’infangatina su ottimi produttori e poi ritrarre la mano. Veramente molto male. Sul vino ognuno ha diritto di dire ciò che gli pare, la correttezza propone regole non eludibili. Buon anno

  • Io ho iniziato proponendo vini (quasi) “moderni” e facendone ogni anno una versione in piccole quantità, “naturale”; quando non veniva bene, semplicemente non la mettevo in commercio, punto. Ora la linea base è diventata una versione copia di quella “naturale”, eccezion fatta per quanto riguarda i solfiti, nel senso che 1, non sono in grado di garantire un ottimo prodotto senza minime aggiunte, 2 uso anidride solforosa per combustione, semplicemente come antisettico per i recipienti. Il concetto di naturale è secondo me molto complesso…

  • Alfredo:

    Ne sto bevendo un bicchiere adesso, del 2009…lo trovo veramente buono! nessun difetto..

  • ilPuccio:

    Sto bevendo adesso un 2009 date tempo al tempo

  • ho trovato con un discreto ritardo, sui 4-5 anni, questo pezzo, e i seguenti commenti..non mi dilungo, solo una proposta: perché non considera/i (lui/tu) un futuro piccolo tour ovadese -vinicolo, naturalmente? qui dopo una stagnazione riprovevole c’è aria nuova in circolo, molto spostamento dei produttori sul naturale, magari sarebbe interessante un confronto
    sempre disponibili
    un saluto
    paolo baretta

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