Ma quante te ne bevi? (Il Fatto)

“Parlare di musica è come ballare di architettura”, ammoniva Frank Zappa. O forse non era lui (mai capito bene). Il concetto base, però, resta: esistono branche dello scibile che mal si prestano alla narrazione. Come la racconti un’emozione, soprattutto se non ti chiami Mogol? Capita anche con il vino. Ieri sera, alla Libreria Margaroli di Verbania, è stata presentata la nuova edizione de L’enciclopedia del vino (Boroli). Un libro denso, utile, ben fatto. Parallelamente, ogni anno, si assiste all’invasione delle guide enologiche. Gambero Rosso, Espresso, Ais, Slow Wine. Internet le ha rese in parte superate e Gianni Mura suole ricordare come “guida”, non a caso, sia l’anagramma di “giuda”. La loro utilità, almeno a piccole dosi, è comunque innegabile. Gambero Rosso è quella più potente e aristocratica: versione italica degli sboroni Wine Advocate e Wine Spectator, venne crivellata da Report per implicazioni non limpidissime tra estensori e produttori. La Guida Espresso è la più scarna graficamente, quella dell’Associazione Italiana Sommeliers la più scolastica. Slow Wine si sofferma sui risvolti umani: in effetti, se sport e spettacolo danno sempre meno spunti, alcuni vignaioli assurgono naturalmente a personaggi letterari.
Se da una parte la ricchezza di pubblicazioni ha migliorato la conoscenza di un universo in cui l’Italia eccelle (seppur meno di quanto potrebbe), dall’altro la sovraesposizione mediatica ha portato a continui cortocircuiti semantici. Tutti si improvvisano sommeliers, col rischio di sembrare tanti Antonio Albanese col cucchiaione (tastevin) al collo, che guardano mezzora il calice per poi esalare un sofferto: “Sì, è rosso”.
Il Culto dell’Anice Stellato. Molti espertoni, soprattutto in tivù, si esprimono come neanche William Burroughs dopo un trip. Bizzarri figuri che passeggiano per vigne straparlando di “sentori di cherosene”, “chiusura di pietra focaia”, “polvere da sparo macerata nel rododendro all’alchermes” e “nuance eteree”. Nella maggioranza dei casi, cotanti soloni non hanno mai visto un ribes e non riconoscerebbero un cardamomo da uno spinterogeno.
La vendita dell’aria fritta. Alcuni vitigni hanno profumi precisi. Semplificando: il Cabernet Franc sa di peperone verde, il Sauvignon Blanc di pipì di gatto (uh), i vecchi Nebbiolo di goudron (eh?), i Riesling di idrocarburo (ah!). Chi afferma di riconoscerli nel bicchiere, in realtà ha letto l’etichetta. E sa che certi sentori “devono” esserci. Il riconoscimento gusto-olfattivo è scienza iper-soggettiva, figlia del gusto personale e di teorie farlocche (gli abbinamenti obbligatori). I trucchi sono infiniti. Se dite che un vino rosso ha note di lampone e rosa, nessuno potrà smentirvi. Idem per un bianco che vi ricorda la pesca o il gelsomino. Se volete dire “mela”, sparate una ulteriore specifica (esempio: “golden”) e gli astanti vi faranno la ola. Se state fronteggiando un’annata meno recente, aggiungete parole che facciano pensare allo scorrere del tempo (tipo “pesca macerata” o “viola appassita”). E se il vino è molto alcolico, spendete il sempiterno “frutti di bosco sotto spirito”. E’ come negli aforismi di Fernando Pessoa: “Il poeta è un fingitore”. E pure il sommelier.
L’elogio del famolostranismo. E’ ormai esplosa la moda dei vini veri. Prodotti che mirano alla salubrità e al terroir. Non mancano le guide apposite (Vini naturali d’Italia di Giovanni Bietti) e svariati docufim: Mondovino, Senza trucco, Langhe Doc. Tradizione o khomeinismo? Certi vini naturali sono straordinari, altri hanno puzzette che neanche le Terme di Saturnia.
Il Profeta della Fruttuosità. La guida si chiama Annuario dei migliori vini italiani ed è un ottimo modo per scoprire cosa (non) si deve bere. Lui, il Guru, è Luca Maroni. Esperto radiofonico di Decanter, cantore del vinone concentrato, versione dei mammasantissima Robert Parker e James Suckling. Maroni sta al vino come Alfonso Luigi Marra alla letteratura: con lui ci si consegna all’insondabile. Egli reinventa la lingua, la logica e il pensiero aristotelico. Egli è la Luce: non avrai altro vino se non quello opulento. Dal Vangelo secondo Maroni: “L’indice di Acquistabilità (ICQ) esprime la relazione tra Indice di Piacevolezza (IP), il prezzo di vendita riferito a una bottiglia da lt 0,75 (PV), e il numero di Bottiglie in cui il vino è prodotto”. Chiaro, no? Il Maronismo insegna che “la piacevolezza del sapore dei diversi vini è stata valutata applicando il metodo che discende dal logisma della fruttuosità del vino”. E cos’è un logisma? “Un principio-enunciato logicamente dedotto da una premessa assiomatica”. E cos’è la fruttuosità? Qualcosa di “direttamente proporzionale alla consistenza, all’equilibrio, all’integrità del suo gusto”. E cos’è forse Maroni? La maniera più involontariamente comica per avvicinarsi a un microcosmo affascinante. Se solo tutti, nessuno escluso, si prendessero meno sul serio. It’s only wine (but i like it).

(Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2011)

30 Commenti a “Ma quante te ne bevi? (Il Fatto)”

  • Ivan:

    Sono stato da roddolo,da maurizio, al gioco dell’oca, alla casa del tajarin ecc.. complimenti per aver scritto bellissimi libri, ma ancor di più per aver scritto la verità.. ti ho messo il link perchè ti ho citato. Saluti .

    http://viacolvino.blogspot.com/2011/11/flavio-roddolo.html

  • Andrea Scanzi:

    Avere fatto scoprire le Langhe, certe Langhe, a tante persone: be’, è una delle cose più belle della mia carriera.
    Un abbraccio

  • Elisa:

    Grazie!

  • Flavio:

    Bevuto ieri sera suo Dolcetto Superiore 2006, che meraviglia!

  • Elisa:

    Invidia….

  • Nicola:

    Sempre grato!

  • Flavio:

    Ogni hanno che lo apro migliora, acquista complessita’ e tira fuori profumi di langa sempre più netti ed eleganti

  • Della:

    Anche io usavo le guide quando di vino ne capivo ancora meno di adesso. Ora non le guardo più.
    Tempo fa fecero una puntata al Gastronauta sulle guide. Riportati alcuni passaggi qui sul mio blog:
    http://primobicchiere.wordpress.com/2011/09/26/le-guide-dei-vini-al-gastronauta-2/
    Politichese anche il “linguaggio” delle guide.

  • Fara:

    Mi fido poco delle guide del vino e soprattutto degli esperti. Quando scrivono qual’è il loro tasso di…sobrietà?

  • Cristian:

    LA TUA SPADA E’ PIU’ AFFILATA DI QUELLA DI GOEMON,ANALISI COME SEMPRE PUNTUALE E RIGOROSA!

  • Daniela:

    grande Andrea!

  • Massimo:

    Hai insegnato qualcosa anche a chi ci è cresciuto, nelle Langhe. grazie ;)

  • Luca:

    illuminante ! però credo che per uno che esperto non è sia piacevole e curioso riconoscere i profumi e i gusti che ha letto nell etichetta,(se sono presenti) io almeno lo faccio. una domanda: non hai lo stesso interesse per l olio?

  • Roberta:

    Parole sante !!!! Fino a quando le degustazioni fatte (sa mai le fanno !) dai così detti “esperti” delle guide non vengono fatte alla cieca, non saranno mai super partes !!

  • Nicola:

    Ed ora parte la ola !

  • Kurtz:

    Dio e Marx (e Gaber) sono morti, l’Euro è in coma farmacologico: vuoi dire che ci sono rimasti solo i vignaioli
    a deificare il nostro cielo?

    Bella Scanzi!

  • Riccardo:

    Dopo questo articolo passi dal ruolo di “Grande” a quello di “Eccelso”
    Ti rimane un unico ma gravissimo difetto: quello di non considerare “colui che ha elevato il tennis a religione” come unico e sempiterno portatore della classe più eccelsa.

  • Massimo:

    divertente ma soprattutto realistico … concordo appieno con la tua visione, anzi spesso ne prendo persino spunto nelle serate di avvicinamento al vino che tengo a neofiti proprio per far capire quanto a volte si rischia di prendersi troppo sul serio su un argomento che è prima di tutto fonte di piacere e di buona compagnia. Unico appunto che mi permetto di fare: per chi come me ha già letto e riletto i tuoi due libri sul tema, l’articolo è un po’ una sorta di deja vu, ma in fondo anche nei film di aldo, giovanni e giacomo spesso ci sono gli stessi sketch già proposti a teatro.

  • Andrea,a me l’ opulento mi scrisse per entrare in guida, con tanto di bollettino.. ed ancora non avevo nemmeno imbottigliato la prima vendemmia ufficiale…

  • fabio:

    vino frutto, ovvero trovare nel bicchiere gli aromi specifici presenti nell’uva. sono grato a luca maroni per questo, e mi spiace dover leggere così tante critiche….personalmente maroni per me è inarrivabile.

  • fabio:

    compro sempre e tutte le guide sui vini – ben sette – proprio per aver più pareri al riguardo, naturalmente poi prendo le mie decisioni al momento dell’assaggio dei vari vini. perchè criticarle? non ne vedo il motivo.

  • Della:

    @fabio:perchè secondo me spesso non sono obiettive (faziose?). Tanto per dirtene una: in genere sulle guide di Luca Maroni ci sono sempre le cantine a cui fa consulenza (w la meritocrazia). Poi ognuno è libero di vederla come meglio crede, io ho smesso di scegliere sulle guide, preferisco documentarmi in rete.

  • Claudio:

    Personalmente trovo Slow Wine ben fatta, le altre non le compro più ma ogni tanto le spulcio con curiosità in libreria o dagli amici. Conosco persone appassionate ed esperte che scrivono sulla guida del Gambero ed in quella AIS ma quando si cresce in certi ambienti è difficile uscire dagli schemi e penserai sempre che il vero Dolcetto è quello pesante che vuole baroleggiare ed alcune piccole aziende non le prendi nemmeno in considerazione. Comunque per me peggiori delle guide sono quei personaggi che si aggirano alle degustazioni vestiti da sera che prendono d’assalto i banchi delle aziende tribicchierate o cinquegrappolati, disposti alla ressa pur di assaggiare una stilla di Prestige di Ca’ del Bosco. Inquietanti.

  • Oddio!!!, quelli che vanno in azienda o in enoteca con la guida del gambero, sono brividi!!!Se poi la guida è quella di Luca Maroni sono grasse risate!!
    Quando, la gente capirà che il vino si beve e non si deve degustare sarà sempre tardi!

  • fabio:

    ad amaro: non sono mai andato in enoteca o in qualche azienda con guide in mano, però non capisco le grasse risate al riguardo di luca maroni. il vino si beve degustandolo….

  • Daniele Serafini:

    Non è che in qualcuno dei punti dell’articolo ti ci ritrovi anche tu?

  • Angelo Recali:

    “Se solo tutti, nessuno escluso, si prendessero meno sul serio”. Qulcuno dei critici che non si prende sul serio, e da anni, c’è:

    http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/11/21/comunque/

    Ciao

  • A proporsito della credibilità delle guide, leggete qui, fresco fresco di oggi:

    http://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=5749&lang=ita

  • Makalu:

    Riguardo a quel che hai scritto di Luca Maroni: ricorda un po’ “L’attimo Fuggente”, quando si spiega come valutare la grandezza di una poesia “calcolando l’area sottesa nel rettangolo della importanza della poesia….”. Da brividi.
    http://www.youtube.com/watch?v=s81k8faP_6o (audio un po’ basso)

  • gian piero staffa:

    non compro piu’ le Guide da 10 anni. Solo la Guida di Slow Food perche’ e’ la piu’ umana, non vive sui centesimi e fornisce una valutazine complessiva del Produttore. Giro per Manifestazioni ed assaggio. Se il vino mi piace chiedo il prezzo. Se il prezzo e’ abbordabile compro il vino. Punto. Quando parlo con gli appassionati di vino mi dicono tutti che non si fidano dele Guide. Ma allor chi le compra? Quante copie della Guida del Gambero un Produttore deve acqusitare in cambio di qualche bicchiere? Secondo me le Guide le comprano solo gli Operatori di Settore che considerando i 30.000 imbottigliatori + operatori commerciali, etc, sono tanti. I tempi migliori delle Guide dei Vini sono finiti! Guardate al mondo della fotografia e dell’elettronica: I consumatori sanno perfettamente che le Prove sono pagate. Il WEB sara’ la tomba delle Guide perche’ il Consumatore potra’ basarsi sempre di piu’ sulle esperienze di altri consumatori disponibili gratuitamente in rete. Viva la differenza!

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