Pacina – Chianti Colli Senesi 2007

Qualche settimana fa mi sono fatto mandare una cassa di vini naturali da Arkè, l’associazione legata a VinNatur e quindi alla famiglia Maule.
Francesco, figlio di Angiolino, mi ha inviato 12 bottiglie. Tutte diverse. Prezzo forfettario, 10 euro l’una.
Ne prendo una per volta dalla cassa, senza guardare, così ho la sorpresa.
Due sere fa è toccato al Chianti Colli Senesi Docg 2007. Azienda Pacina. Una garanzia.
Sangiovese quasi in purezza, giusto un 3 percento di Ciliegiolo. Niente lieviti selezionati, macerazione sulle uve di 5 settimane in vasche di acciaio.
Se il Chianti deve essere anzitutto bevibile, e per questo nacque, il Pacina lo è.
Il suo pregio maggiore risiede nella semplice piacevolezza del bere, nel gusto contadino e mai fighetto.
E’ un vino che sta a metà strada tra quello da tutti i giorni e quello dichiaratamente ambizioso. Un vino da quotidianità di lusso, in un certo senso.
Mi sono piaciuti freschezza, genuinità, equilibrio. La complessità gustolfattiva non è spiccata. Si avverte, come primo attacco, un lieve sentore di feccino che sparisce subito – ma che, se non ci fosse affatto, sarebbe meglio.
Dei Chianti che conosco, e ne conosco, era e rimane uno dei miei preferiti. Pur non avendo tale tipologia nella mia top ten (e neanche top 20) del cuore.

4 Commenti a “Pacina – Chianti Colli Senesi 2007”

  • avercene di chianti bevibili insomma!

  • Francesco Santini:

    Ciao Andrea,
    continuo a seguire le tue interessanti note di degustazione con le quali spesso mi trovo molto d’accordo, in questo caso se mi permetti, credo che derubricare Pacina come “chianti bevibile” bonino stop gli renda poca giustizia!
    Ho la fortuna di collaborare con Giovanna e Stefano ( persone meravigliose) grazie ai quali ho avuto la fortuna di affontare una verticale del loro chianti indietro fino all’87, prima annata prodotta sotto l’egida di Stefano, con la collaborazone di Giovanna Morganti, e udite udite senza alcuna aggiunta di solforosa!
    Le mio note riportano di vini invecchiati magnificamente, di buona finezza e con alcune vette di eccellenza assoluta (auguro ad ogni appassionato di vino di poter un giorno bere il 1990….)

    Scusa la precisazione alla Furio modello Carlo Verdone.

    Con affetto

    Francesco

  • Andrea Scanzi:

    Caro Francesco, non mi pare che tu abbia smentito quanto da me scritto. Io ho raccontato un’annata, la 2007, che oggi è come l’ho descritta. Se avessi descritto la ’87, magari ne avrei parlato benissimo (probabilmente).
    Di Pacina ho parlato bene già anni fa,quando scrivevo su La Stampa. E’ un’azienda che mi piace.
    Il 2007 è bevibile e piacevole. Che è tanto. Da qui a definirlo vino della vita, ce ne passa. Raramente, del resto, un Chianti lo è.
    Non ho dubbi che invecchino benissimo, anzi ne sono sicuro.
    Con affetto.
    a.

  • Alessandro, Enea:

    So che non c’entra nulla con il vino che hai degustato, ma non so se ricordi la mail che ti avevo già inviato in passato dove notificavo che nel tuo libro “Il vino degli altri”, citavi che non avresti comprato un “Romanée Conti” ma se qualcuno ti avesse invitato a degustarlo, avresti colto l’occasione.
    Ieri sera al ristorante “L’Antico Giardino” di Ravalle, Ferrara, ho avuto l’occasione di assaggiare un “La Tache” del ’98, confrontato con altri 6 vini: “Faro Palari” del ’02, “Villa Gemma” del ’97, Arnaldo Caprai 25 anni del ’99, “Colonnello” del ’98 Aldo Conterno, “Ornellaia” 2001, “Chateaux Margaux” del 2002. La considero una degustazione atipica visto che il “Romanée Conti” non si confronta col tipo di uva di cui sopra, dovevamo valutare qual’era a nostro parere il vino migliore, con la variante che la somma dei punteggi da noi dati doveva avvicinarsi maggiormente al punteggio dato dal sommelier. Io che sono autodidatta e ho solo partecipata a diverse degustazioni dando anche dei voti non appropriati, ieri sera chi si avvicinava maggiormente al giudizio del sommelier, si aggiudicava una bottiglia messa in palio dallo stesso. Ebbene sono rimasto lusingato dalla mia vittoria! A mio parere il Barolo “Colonnello” del ’98 è stato il vincitore per il mio palato, classificando il “Romanée Conti” al 4° posto; tengo a precisare che non avendo mai bevuto “Romanée Conti”, non sono sicuro che questa annata non sia convincente, ma i commensali che avevano sentito altre annate hanno concordato che quelle precedenti erano migliori, nonostante tutto hanno valutato con un punteggio superiore al mio questo ’98.
    Ti rivolgo nuovamente l’invito a degustare una delle mie bottiglie di “Romanée Conti” e sarei lieto di ricevere un tuo parere.

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