Etna Passopisciaro

Uno dei capitoli de Il vino degli altri è dedicato ai vini etnei. Me li sono fatti raccontare da Salvo Foti, maestro e mentore della zona. Per molti è proprio la zona etnea la nuova Borgogna d’Italia (e infatti stanno provando a piantarci il Pinot Noir).
La galassia di Etna rosso (e bianco: Carricante RuleZ) è varia e quasi sempre convincente. Nel libro troverete molti nomi. Tra questi, il Passopisciaro.
Non lo fa Salvo Foti, ma Andrea Franchetti della Tenuta toscana di Trinoro.
Siamo poco sotto i mille metri, versante nord del vulcano. L’annata 2007 è stata particolarmente premiata dalla Guida dell’Espresso.
Io ho provato la 2005, forse andava ancora aspettata ma mi è parsa in gran forma. Prezzo 30 euro al ristorante (La bottega del vino, Castiglion Fiorentino), sui 25 euro in enoteca.
E’ un Nerello Mascalese intenso ed elegante, di buona persistenza e giusta morbidezza, equilibrato, rosa canina (?) al naso e finale lievemente tannico.
Vino pressoché perfetto, forse meno sanguigno e nervoso di altri colleghi (penso, ad esempio, al Vinupetra o ai rossi del belga Frank Cornelissen), ma davvero splendido.

15 Commenti a “Etna Passopisciaro”

  • Barbaruc:

    Buongirono!!
    mi piace molto!! io ho il 2004 in carta, l’avevate preso alla cena?

  • Matteo:

    piace piace piace (e il posto dove fanno il vino è meraviglioso) !

  • Speedy:

    a barbaruc il Nebbiolo era di Neive (Giachino tentò pietosamente di giocare in casa :D), la Barbera l’ho dimenticata anch’io (ma era senz’altro autoctona) ;)

  • Alberto:

    Ooo.. un vino siculo come me.. :) a parte gli scherzi…. E’ uno dei miei vini siculi preferiti, che in casa non deve mancare mai insieme a qualche Firriato

  • Andrea Scanzi:

    Al Barbaruc di Novello provammo un Dolcetto di Pecchenino (Il San Luigi) e il Barolo di Conterno Fantino. La Barbera non ricordo, il Nebbiolo in effetti veniva da un produttore di Neive (che non ricordo).

  • Claudio:

    Io spero solo che la grandissima quantità di giusto entusiasmo sui vini etnei non porti ad una deriva della qualità come è ahimè successo per il Nero d’Avola. Io ultimamente ho fatto scorta dell’ultima annata di Etna Rosso di Graci, un base che preferisco a molte riserve della zona, compreso lo stesso Quota 600 di Graci. Mi piace quel suo mix di bevibilità e bella personalità che è un pò quello che dovrebbero essere i “base” di tutte le grandi zone. I bianchi da catarratto invece mi convincono solo dopo qualche anno di attesa, da giovani li ho sempre trovati affascinanti ma molto, molto chiusi.

  • Luca Miraglia:

    L’occasione migliore per testare, a confronto, i vini della zona nord-etnea è la manifestazione “Contrade dell’Etna”, ormai giunta alla terza edizione; in tale contesto, ha costantemente riscosso un grande successo il “Terre di Trente”, nerello mascalese in purezza prodotto da una simpatica coppia belga, “fulminata”, anni fa, dal paesaggio e dalle viti che sbucavano fuori dalla lava.
    E’ piuttosto complicato a trovarsi, ma vale la fatica!

  • Andrea Scanzi:

    Il Catarratto è come il Riesling, Claudio. Peraltro ha alcuni marker in comune (che spiego nel nuovo libro). Da giovani sono chiusi e quasi deludenti, neutri. Vanno aspettati, ed è questa la loro grande forza. Una forza che pochi bianchi italiani hanno, ancor più da uve autoctone (un altro caso, che adoro, è il Trebbiano d’Abruzzo di Valentini – e poco dietro Emidio Pepe).

  • Claudio:

    Come hai ragione, Andrea! un paio di mesi fa ho aperto un Trebbiano di Valentini del 2001 e sembrava volersi far ancora aspettare. Il paragone riesling-catarratto è interessante però ci sono certi riesling alsaziani che sono godibilissimi anche da giovani e spesso costano meno di 10 euro! non vedo l’ora di leggere il tuo nuovo libro, l'”elogio” è sul mio comodino da quando l’ho finito per la prima volta ed ogni tanto lo riapro per rileggermi qualcosa su vini di cui tu parli che magari ho bevuto poche ore prima a cena…

  • Che bello sentir parlare di vini delle mie zone (abito a Riposto, nella antica Contea di Mascali, il nerello mascalese è il “nostro” vino)! Anch’io come Claudio spero che (conoscendo anche la furbizia suicida dei miei conterranei) questo interesse non mandi a puttane gli ottimi vini dell’Etna… ma per il momento godiamoci quest’attimo di meritata gloria. Andrea, trenta euro? Posso mandarti dell’ottimo nerello “tradimintusu”* a un euro a bottiglia. :-)))

    *dicesi “tradimintusu” il vino che scende giù allegro per l’ugola come fosse acqua, ma poi ti accorgi troppo tardi che non hai più la forza per alzarti da tavola.

  • francesco1893:

    Ciao Andrea, ho da poco finito di leggere Elogio all’ invecchiamento e sono curioso di acquistare il vino degli altri.
    A proposito volevo chiederti se hai in programma una presentazione a Milano o Genova. Il blog e’ molto interessante, complimenti. Al mio recente ritorno da un tour in Toscana (Val d’ Orcia) ho deciso di saperne di piu’ di vini e i tuoi libri e il tuo blog sono fondamentali.
    Grazie, Francesco1893

  • Avevo degustato il 2004 e ne ero rimasto entusiasta. Ho scritto un piccolo post su http://felipegonzales.blogspot.com/2007/10/degustato-ottimo-passopisciaro-2004.html

  • antonio:

    Non mi è piaciuto, preferisco il quota 600 di Graci,ma in assoluto il migliore etneo di sempre per me resta il Vinudilice un rosato da vitigni rossi/bianchi di Salvo Foti un capolavoro che al naso sembra uno Champagne Blanc de noir ed in bocca un nebbiolo dell’alto Piemonte.Ve lo consiglio nonostante il prezzo!!

  • Giovanni:

    economicamente inarrivabile per me il magma (prezzo immorale con tutta la stima e la comprensione per la fatica e la dedizione), ho lentamente bevuto il munjebel rosso di cornelissen (18 euri in azienda); a distanza di giorni non mi libero da sta espressione intontita e interrogativa. non riesco a capire cosa ho bevuto. puoi/potete darmi una chiave di lettura? grazie

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