Collezione Grandi Cru 2005 – Cavalleri

Negli ultimi tempi mi è capitato di organizzare cene-concerto. Qualche amico viene da me, mia zia cucina, amici e famiglia fanno da commensali prima e pubblico poi. A novembre è toccato a Luigi Mariano, ieri a Sergio Marazzi. Due artisti che stimo molto.
Il vino che ci ha fatto compagnia ieri, come apripista (e che apripista), è stato il Blanc des Blancs Collezione Grandi Cru Brut 2005. Un Franciacorta deluxe. Azienda Cavalleri, di cui tanto ho parlato, nel libro e in questo blog.
Giulia Cavalleri mi ha mandato una Magnum per Natale. Regalo importante (non ne esistono più di 500), che meritava un’occasione altrettanto importante.
Quarantotto mesi – come minimo – sui lieviti, per amplificare l’effetto plenitude e arricchire struttura e (soprattutto) bouquet organolettico. Prodotto solo nelle grandi annate. Due degorgement, in primavera e in autunno. Chardonnay in purezza. Il 20 percento della base affina in barriques.
E’ un Blanc des Blancs di strepitosa eleganza. Dritto, lungo, fine. Profilo olfattivo che gioca sui lieviti, fiori e frutti bianchi. Sciroppo di dosaggio percettibile ma non invasivo. Equilibrio innegabile, bevibilità pazzesca (volevo scrivere “suprema”, ma poi sembro troppo Luca Maroni: ho già usato “bouquet”, “plenitude” e “degorgement”). Bollicine numerose, fini e persistenti – l’unico aspetto su cui alcuni Cavalleri base possono qua e là zoppicare.
Senza dubbio uno dei migliori Metodo Classico italiani, a un prezzo onestissimo (30 euro in enoteca la bottiglia da 0.75, il doppio o giù di lì la Magnum).
Se la gioca tranquillamente con i migliori Champagne della Costa dei Bianchi. Lo vedrei bene, ad esempio, in una sfida con Larmandier Bernier e Bonnet-Gilmert. Ci sarebbe da divertirsi.

P.S. La vigilia di Natale 2012 ho bevuto una Magnum di Collezione Grandi Cru 2007. Ribadisco e rinnovo tutto il mio apprezzamento.

49 Commenti a “Collezione Grandi Cru 2005 – Cavalleri”

  • Francesco:

    Giulia. Che donna!
    Che vini!

  • marco:

    Il prezzo è ancora un po’ alto, cosa dici ? A Reims comprato Bedel , biodinamico, a meno. Eccellente, per chi piace il P.Meunier, e anche per gli altri.

    ciao

  • Cattamax:

    Mi incuriosisce: qual’è l’utilità di due degorgement, in primavera e in autunno ?

  • Massimo Cattaneo:

    Inoltre volevo dire che è speciale questo vino !

  • Francesco Santini:

    Carissimo Andrea,
    con tutto l’apprezzamento che posso avere per Cavalleri (e ne ha abbastanza, non smisurato ma abbastanza) Nella mia esperienza il confronto Franciacorta Vs Champagne è sempre, irrimediabilmente e purtroppamente (amo Albanese) a favore degli chamapagnes.
    Oltre tutto citi dei prodottini di una certa caratura….
    Un caro saluto

    Francesco

  • Andrea Scanzi:

    Sono d’accordo, Francesco. Ed è d’accordo anche Giulia (lo racconta pure nel libro). Ma sono d’accordo solo se prendi l’eccellenza della Costa dei Bianchi. In quel caso, batte Cavalleri. Anche questo Cavalleri. Perché l’eccellenza francese è pazzesca (compresi Larmandier Bernier e Bonnet Gilmert). Ma non tutto lo Champagne è eccellenza. E non tutti i grandi Blanc des Blancs francesi si trovano a 30 euro.
    Che poi la migliore bollicina francese batta sempre la migliore bollicina italiana: sì.. Ma in questo caso la batte 3-1, anche 3-2. Non 6-0.

  • Giovanni Corazzol:

    Diavolo porco dico io, ma quanto bisogna bere per riuscire a far di ste classifiche? le feste si son portate via dalla cantinetta:
    larmandier bernier tradition e terre de vertus
    lamiable extrabrut
    laherte freres: nature, blanc de blanc e 100% pinot meunier
    gatinois tradition e grand cru
    e un alta langa di ettore germano che a 20 euri cadaboccia da lui mi ha fatto un pò girare i cabbasisi.
    Cavalleri tutta la vita.
    Sebastian Stocker tutta la vita.
    insisto: gatinois a me fa venire i brividini.
    bevuto il pinot nero di Larmandier, il Vertus Rouge: uh oh.

    Après tout, c’est un monde passable

  • marco:

    Giovanni,

    prova Tarlant extrabrut, ma soprattutto ti consiglio Bereche, Visitato questa estate, il culo di noi novizi, un extra brut ed un rosè (35 p.nero e 35 meunier)statosferici (prezzi in cantina tra i 20 e i 22).
    E poi , se ti piace il Meunier, Jacky Charpentier
    Ciao

  • marco:

    X Giovanni,

    scusa il Tarlant era il zero

    ciao

  • Giovanni Corazzol:

    Grazie Marco! finalmente!
    e’ da quando frequento questo blog color trasùdeciùk che aspettavo un pari grado che mi consigliasse. Indago subito su Tarlant e Bereche che non conosco. il Meunier mi lascia sempre un pò stranito: mi piace, mi commuove e sento affinità co sto pinot sfigato, però mi sembra che non regga. quello dei laherte freres, che ho trovato davvero buono, costa troppo per non preferirgli il loro blanc de blanc che costa 10 euri di meno (15 euri costa, benedettoiddio).
    grazie del consiglio, a presto.

  • Claudio:

    Io anni fa sono stato in Champagne e ho fatto la conoscenza di produttori formidabili e sono sicuro che sono molti di più quelli che invece non ho avuto modo di conoscere (ma d’altronde come si fa, lì due civici su tre fanno vino, bella la vita). Quelli che più mi sono rimasti impressi sono Tribaut, a Hautvilliers (il loro base lo pagai 11 euro, quanto un prosecco qui da noi, ed era una roba libidinosa), Corbon ad Avize (con un pò di ricerca si trova pure da noi, ovviamente a prezzi minimo raddoppiati), Waris-Larmandier, sempre ad Avize (introvabili da noi, che peccato), Pierre Moncuit che per continuità e goduria generica rimane forse il mio preferito (il base è ottimo ma i millesimati, anche nelle annate peggiori, sono celestiali) e poi Guy Charbaut a Mareuil (forse il miglior rosè de saignèe sotto i 15 euro in cantina), Delouwin-Nowack a Vandieres (si trova anche da noi). Insomma, oltre ai nomi ormai leggendari tipo Selosse, Egly-Ouriet e Beaufort, ci sono tantissime realtà che operano lontano dalle luci della ribalta con una qualità media incredibile. Paragonare qualsiasi altra regione che fa metodi classici allo Champagne è una cattiveria verso l’altra regione. Con tutto il rispetto per Cavalleri (ma anche per Faccoli e qualcun’altro).

  • Andrea Scanzi:

    Nessuno mette in dubbio il fatto che i migliori Champagne siano imbattibili. L’ho scritto tante volte, anche nel libro.
    Dico però che devi saper scegliere e non tutta la Champagne è valorizzata appieno. La sua eccellenza è inarrivabile, la produzione meno ispirata (e ce n’è) perde eccome coi Faccoli e i Cavalleri.
    C’è poi la questione prezzo: a 30 euro, il prezzo di un Grandi Cru Cavalleri, o a 20-25 euro, il prezzo di un Pas Dosè Faccoli, trovi così tanti Champagne (prezzo italiano)?
    Ti rispondo io: no. E anche il prezzo è importante.
    Solo questo, intendevo.
    Se poi si tratta di affermare che un Larmandier Bernier o un Bonnet Gilmert rappresentano la quintessenza dei Blanc des Blancs: sì. No doubt.
    Hai poi ragione sul fatto che esistono tanti vignerons di pregio nella Champagne. Anche per questo mi sono dilungato a trattarli nell’ultimo libro, segnalandovi anche il sito C-Comme.

  • Francesco Santini:

    Giusto per amor di discussione, alcune cosiderazioni:

    1) concordo con il fatto che tanti champagne “non se strozzano”
    2) concorderai che la maggior parte dei franciacorta ” non se strozzano”
    3) Visto il mio lavoro sono molto abituato a valutare i vini anche in rapporto al loro prezzo ( è quasi una deformazione professionale), per questo credo anche io che il prezzo sia un fattore fondamentale, credo anche che il confronto debba essere fatto tra prezzo in enoteca in Francia per gli champagne e prezzo in enoteca in italia per franciacorta, alto adige ed altre bolle nostrali, altrimenti il tutto viene falsato dagli inevitabili costi di importazione e distribuzione.

    Ti rinnovo i complimenti per il tuo lavoro e ti saluto

    cordialmente

    Francesco Santini

  • Andrea Scanzi:

    1) La maggior parte non lo so. Molti, sì.
    2) Vero. Infatti ho sempre specificato i nomi di Franciacorta, Oltrepo’ Pavese, Trento e Alto Adige: Cavalleri, Faccoli, Il Pendio, Letrari, Arunda, Haderburg (e volendo anche alcuni Metodo Classico da Lambrusco). Ovviamente è una lista incompleta.
    3). Vero, ma ci sono due aspetti da considerare. Uno: io parlo a un pubblico italiano e non posso dirgli di andare ogni volta a comprarsi gli Champagne in Francia. Se un lettore italiano vuole spendere 20 euro in un Metodo Classico, gli consiglio Haderburg o Cavalleri. Non certo il base di Moet et Chandon che trova al supermercato. Due: il costo medio degli Champagne, anche in Francia, è molto alto. O sai dove cadere e conosci i vignerons, oppure spendi un mutuo. Ho letto nomi come Selosse: con un suo Initiale, che è il prodotto base, ci compri 4 Cavalleri Base.
    Grazie a te.

  • Giovanni Corazzol:

    annotato tutto, grazie.
    forse non è del tutto corretto confrontare i prezzi tra reltà italiane e champagne ricaricati da dazi o distributori italiani. se si tratta di fare un raffronto sarebbe forse più equo valutare il rapporto qualità/prezzo all’origine. E in questo caso credo, senza con questo voler entrare nel merito della qualità del prodotto, che i trenta euri siano troppi.

  • Giovanni Corazzol:

    questione superata, mio post inutile, adiè

  • Claudio:

    Non per tirarla troppo per lunghe, io trovo che il rapporto qualità prezzo-medio dei Franciacorta sia negativo perchè a 15-16 euro che è il minimo che si spende per un base, si trovano metodi classici di gran lunga migliori, dall’Italia ma anche dalla Francia che non è Champagne. Io a Roma trovo un Crèmant d’Alsace (Meyer-Fonne) a 13 euro che è una delizia assoluta, per dirne uno. Insomma, Cavalleri e Faccoli sono eccezioni in mezzo a una produzione (secondo me) ampiamente sopravvalutata grazie anche ad un bel lavoro di marketing. Che ovviamente c’è anche in Champagne ma lì la qualità poi va a supportare il tutto. E se mi trovo in un supermarket per comprare un metodo classico (ma anche no) 9 volte su 10 meglio Moet o Veuve Cliquot base che il primo Franciacorta che capita. Poi meglio andare in enoteca ma questa è un’altra storia.

  • Andrea Scanzi:

    Perdonami, Claudio, ma quando mai avrei parlato bene di tutta la Franciacorta? Quando avrei detto che Franciacorta è uguale a Champagne? Quando avrei esortato a prendere “il primo Franciacorta che capita” (al supermarket)? Certo che la media di quella produzione è sopravvalutata. Per meglio dire: asettica.
    Io ho parlato di Cavalleri (e Faccoli). Non di altro. Non del movimento tout court. Anch’io preferisco, in media, altre zone di bollicine italiane, su tutte Alto Adige (Haderburg e Arunda, per dire). Come picco, Cavalleri sta però a mio avviso sul podio. E ci metterei anche il Sublimis Pas Dosè di Uberti, per dirne un altro (ma è caro).
    Non ti seguo sulle bollicine francesi diverse dallo Champagne. Mi dicono, quasi sempre, pochissimo. Alsazia e non solo. Ma son gusti. Lasciamo poi perdere i Cava spagnoli o i Sekt tedeschi. Metodo Classico italiano tutta la vita.
    A venti euro, continuo a prendermi un Cavalleri. Non il base della Gdo di qualsiasi Maison o para-Maison francese. Fermo restando che non compro mai vini al supermercato (ma capisco chi li compra, non facciamo gli snob).

  • Claudio:

    Non intendevo dire che tu avessi esortato a prendere il primo Franciacorta che capita anche perchè avendo letto i tuoi libri so benissimo come la pensi a proposito. Solo che mi sembrava un pò ingiusto paragonare il Moet & Chandon della GDO con Cavalleri, Faccoli ed Haderburg, è come se in Francia paragonassero il Pomino Bianco di Frescobaldi con il Muscadet Sur Lie del Domaine Huet. Senza fare gli snob, i prodotti della GDO non possono essere paragonabili a quelle di piccoli/seri produttori, non ci sarebbe quasi mai partita a favore dei secondi, indipendemente dal territorio e dalla provenienza. Poi è ovvio anch’io trovandomi in Italia quando sono in enoteca prendo un metodo classico italiano per una questione di prezzo ma sta di fatto che in un mondo utopico in cui non esiste la ricarica del trasporto Champagne batte qualsiasi altra bollicina 6-1 6-2 anche a livello di rapporto qualità-prezzo. E ben vengano le lodevoli eccezioni.
    PS tanto per fare il bastian contrario, recentemente ho bevuto un bel Cava, il Vall Dolina Brut Nature, dritto, gradevole e tra l’altro anche biodinamico. Ad un prezzo ridicolo (sotto i 10). Se ti capita provalo, magari ti ricredi…

  • Giovanni Corazzol:

    Gli champagne delle maison sugli scaffali della coop picchiamo attorno ai 30 euri. no grazie, mai. e non mi sento proprio snob.

    Io voto e pubblicizzo i gruppi d’acquisto. Acquistare direttamente dai produttori disponibili e farsi spedire le bottiglie a casa. 100 euri ca. di trasporto per 54 bottiglie significa meno di 2 euri ca. cadaboccia di sopracosto. ok sono fortunello, ho 9 amichetti bevitori.

  • Giovanni Corazzol:

    Scanzi, a proposito di bollicine altoatesine, mi sembra di aver mai letto qualcosa di tuo su Stocker. Non me la sento di consigliare, ma che sia un outtake? forse però non è poi tanto sconosciuto.

  • Andrea Scanzi:

    @Claudio. In linea di massima sono d’accordo, ma i Cavalleri e i Faccoli ben fatti se la giocano con non pochi Champagne alla stessa cifra (francese). Chiaro, parliamo di eccezioni (italiane). Di approfondire i Cava, onestamente, non ho grande voglia. Se me li trovo davanti, li bevo con curiosità e rispetto, ma a inseguirli mi sentirei come uno che si sforza di trovare una bella canzone di Bon Jovi quando può tranquillamente bearsi con Springsteen, Mellencamp, Hiatt e Ry Cooder :)
    @Giovanni. Mai bevuto Stocker.

  • Giovanni Corazzol:

    Terlano. Sebastian Stocker. Exra Brut Metodo Classico. Riserve storiche. Grande vecchio, la sua è una bella storia, ti piacerebbe, credo.

  • Giovanni Corazzol:

    integro: pinot bianco, chardonnay e sauvignon. leggo ora del nature che non conoscevo oltre al brut ed extra brut. il brut l’ho pagato 15, l’extrabrut credo 17.
    salùt

  • Della:

    Ciao Andrea, a cosa è dovuta la tua diffidenza verso i vini dei supermercati? Pensi che siano mal conservati oppure pensi che alcune cantine per lo stesso vino, ne facciano una versione per i supermercati (ovviamente più economico ma forse più scadente) e una per i ristoranti, enoteche etc…?

  • Andrea Scanzi:

    @Della. Più che diffidenza, in un supermercato non ci sono quasi mai i vini che amo realmente. Se cerchi bottiglie particolari, con un’anima, è assai difficile che queste entrino nella Grande Distribuzione Organizzata. Non sto dicendo che nei supermercati si trovino solo brutte bottiglie: sarebbe falso. E anzi nei libri ho provato a dare qualche dritta. Lo snobismo non mi piace e la persona “comune” compra vino al supermercato.
    Dico solo che, così come in radio danno Craig David e non John Mellencamp, al supermercato hanno vini mainstream, che fanno numero e che hanno gusti facili (quando non deludenti).
    Alcune tipologie, poi, non le trovi proprio al supermercato.
    Riguardo alla conservazione, non può certo essere ottimale.

  • Della:

    E’ vero, hai ragione. I supermercati offrono la quantità più che la qualità, e soprattutto il luogo comune. Anche, se come dici tu, a volte qualcosa di apprezzabile lo si trova, soprattutto in quei supermercati che hanno un angolo enoteca a parte…
    Alcune cantina, tra cui Terre da vino, (come espressamente sottolineato sul loro sito), differenziano i loro prodotti mandando (presumibilmente) quelli migliori a ristoranti ed enoteche e (sempre presumibilmente) quelle più economiche e forse di minor pregio ai supermercati.

  • pippo:

    Il tuo adorato Cavalleri (anche il saten) lo trovo tranquillamente sugli scaffali dell’ Esselunga nastrato con l’antitaccheggio.
    Ti informo che nella stessa Esselunga puoi trovare in una vetrinetta anche Chateau d’Ychem – Cristal – Masseto ecc.
    Traete le vostre conclusioni gente che leggete.

  • Andrea Scanzi:

    Mi sfugge la rilevanza pregnante di questo post, al di là del neanche troppo sottile istinto polemico (infatti l’ip è uno dei soliti 5-6 che fluttuano di qua o di là – negli altri blog). Una volta è X Factor, quella dopo è l’Esselunga. Ma de che’ :)
    Uno: nei supermercati si trovano ottimi prodotti (come scritto nel post precedente e nei due libri. Quindi tale post conferma i miei assunti). Due: preferisco acquistare Cavalleri in azienda, o in enoteca, così sono sicuro che è stato tenuto bene. Tre: Di Cavalleri c’è il Saten, non certo la linea di punta (Pas Dosè e Collezione Grandi Cru). Quattro: non vado mai all’Esselunga (e qui mettiamoci uno sticazzi, ma è per dire che non lo frequento). Cinque. Cavalleri (qualcosa) può esserci, Faccoli o Roddolo o Maule no di sicuro. Sei. Comprare Cristal o Masseto – con quel che costano – nella Gdo, non sapendo come sono stati trattati e conservati, a me sembra un azzardo. Però comprensibile.

  • Giovanni Corazzol:

    lo Chateau d’Ychem te lo tieni.
    Invece ti chiederei il prezzo all’esselunga dello Chateau d’Yquem.
    semmai ti faccio un’ordine, chè in queste tristi e fredde lande desolate l’esselunga non ce l’abbiamo.

  • Della:

    Azz… perdonatemi se ho “scatenato” questa discussione totalmente fuori tema… :S

  • pippo:

    Chiedo scusa, scusa, scusa.
    Non trattasi di Esselunga bensì di Auchan-reparto vini.
    Noi qui abbiamo tutto nel raggio di 500 mt.
    La sostanza comunque non cambia.
    Per Giovanni:
    Lo Chateau d’Ychem ok me lo tengo.
    Lo Chateau d’Yquem invece costa 174 euro, annata 1999, bottiglia piccola.
    Se hai i soldi per pagarlo se vuoi ti faccio l’ordine.

  • Matteo:

    Bella figura, Pippo. Non se ne vedeva una simile dai tempi di Cernilli!

  • Giovanni Corazzol:

    Della cara, non temere, siamo maschi, ogni tanto ce lo misuriamo, mica puoi prenderci sul serio.

  • luca:

    Pippo ha ragione da vendere!

  • Fulvio:

    Non ho capito se il Cavalleri lo vebde Esselunga, Autan, Euronics o la Standa.

  • Mi sento chiamata in causa ed eccomi qui.Non per aggiungere qualcosa ai vostri commenti che rispetto e a volte condivido, ma solo per una precisazione. Cavalleri non vende alla grande distribuzione ( per tutta una serie di motivi tra i quali molti già messi in evidenza da voi ).Sono pronta a regalare un bancale di Collezione Grandi Cru a chiunque mi porti una copia di una fattura Cavalleri a Esselunga,Metro ecc,ecc .Che poi qualche enoteca (e lo scrivo con la e minuscola) venda qualche cartone di Cavalleri alla GDO per rifilargli cassa e casse di vini invenduti, beh questa è un’altra storia…
    Andrea, grazie.

  • Andrea Scanzi:

    Ringrazio Giulia Cavalleri. E rinnovo gli applausi a Pippo. Neanche Luigi Amicone sarebbe entrato in tackle così a vuoto. E a me non piace vincere facile (cit).

  • Giovanni Corazzol:

    Il premio è ambito, metto sotto la banda bassotti.
    Sperando non sembri una lisciata di pelo non richiesta, ringrazio Andrea per le opportunità che offre quanto meno a me, semplice bevitore dilettante, di scrivere idiozie e di trovarmele magari commentate da produttori del calibro di Giulia Cavalleri.

  • pippo:

    Gentile Sig.ra Cavalleri,

    Io non so a chi lei vende e francamente non mi interessa.
    Io so solo che, se vuole, le posso portare senza nulla chiedere in cambio uno scontrino Auchan di acquisto di un suo vino.
    Andrea: “Vincere” è il titolo di un bellissimo film di Marco Bellocchio.
    Quello che credeva di vincere facile però, alla fine perde.

  • Andrea Scanzi:

    Il suo coach ha già gettato la spugna da un mese, “Pippo”. Come con Frazier a Manila. Senza che lei somigli pur minimamente a Frazier (o a Manila).
    Quando si interviene nei blog solo per provocare, o si è fenomeni che tutto o quasi possono permettersi (e in quel caso non si avverte mai l’urgenza pavida dell’anonimato), o si sbaglia tutto. Lei non pare appartenere alla prima categoria.
    Raccolga la spugna, e andare.

  • EFFEPI:

    Bevuto il Rosè FANTASTICO! Pulisce la bocca come pochi altri prodotti al mondo è potente e molto gradevole. Davvero ottima scoperta GRAZIE. Ce ne fossero di aziende così!

  • In Franciacorta c’è un altro grande produttore di spumanti è Aurelio Del Bono di Casa Caterina, andare a trovarlo è una vera esperienza…..l’ultima volta sono arrivato da lui alle 10,30 di mattina sono uscito alle 17,00 senza mangiare, mi ha fatto assaggiare di tutto…anche Sebastian Stocker è un grande delle bollicine italiane concordo in pieno!

  • Giovanni Corazzol:

    correggo un errore su Stocker: non usa chardonnay ma Terlaner. quindi sauvignon, terlaner e pinot bianco. nel frattempo assaggiato il natur. slurp.

  • luigi di landro:

    Signor Scanzi,
    Per sua informazione
    Ho sempre acquistato Cavalleri al supermercato.
    Disponibili tutte le tipologie, anche il rosso.
    Vini eccezionali !

  • EFFEPI:

    Vorrei solamente far notare che la bottiglia da me bevuto è stata acquistata presso un grossista da un mio amico che ha un supermercato. Questo grossista, da dove si acquista solo con partita IVA, nella mia zona ( le Marche) è la concorrenza della Metro citata dall sig.ra Cavalleri. Capisco le ragioni di immagine ma a mio modo di vedere non ne sminuisce di sicuro il prodotto, che rimane fantastico.

  • EFFEPI:

    PS resto a disposizione per il premio in palio, in quanto sono in possesso della fatture dell’ ALTASFERA.

  • Alessandro Palmero:

    Scusate, posto in ritardo, qualche mese dopo la pubblicazione. Sono d’accordo che i confronti tra champagne e bolle italiane non siano forse il miglior modo di inquadrare la questione, sono pero anche convinto che quando un consumatore, magari coltivato e conoscitore, si trova in enoteca a dover scegliere tra due vini a 30+ euro la bottiglia, e’ inevitabile che almeno li metta di fianco…
    e permettetemi di essere un po’ polemico: a me sembra che questa storia dell’evitare i paragoni tra i due se la siano inventata i produttori di Franciacorta, perché quelli che producono champagne non hanno alcun problema… e si, Andrea, sono 100% d’accordo che non tutto lo champagne vale i soldi che paghi (particolarmente le grandi maisons) , e sono convinto che resti principalmente una questione di conoscenza del marchio e potere evocativo del mitico nome champagne, che fa sognare (“Ho vinto alla lotteria, champagne!” mai sentito “ho vinto alla lotteria, Franciacorta Saten!”).
    Effettivamente sono spesso d’accordo con Andrea (a parte quando parla di infradito, ma lui lo sa, perché ci siamo scritti). Un appunto, pero’… quando parliamo di Larmandier Bernier e Bonnet-Gilmert parliamo di due prodotti eccezionali, ma anche diversi…
    1. Il primo si vende il suo tradition (base, chardonnay e pinot noir) alla cave a 23 euro, il secondo il suo reseve blanc de blancs a 14. Sempre poco rispetto ai prezzi che si trovano in Italia, quando si trovano, ma comunque il 55% in più. A conferma, vedasi il prezzo di Bonnet-Gilment:
    http://www.champagne-bonnet-gilmert.com/commande-champagne.php
    2. Mentre Larmander Bernier e un vino biodinamico di forte personalità (chi conosce Pierre Larmandier sa che e un terroiriste. Snob e terroiriste – che pero cita Parker sul website. Ma bravissimo), il primo prezzo di Bonnet-Gilmert (che non fa vini bio o biodinamici) per me e’ un eccellente vino da aperitivo, ma non regge un pranzo intero, non ha abbastanza struttura e corpo, rispetto agli champagne più complessi (restando nella gamma di prezzo “ragionevole”, qualcuno più sopra ha parlato di Tarlant, io aggiungerei Agrapart, Paul Bara, Bonnaire, De Sousa e una trentina d’altri: ci sono circa 2500 produttori… – già vedo l’obiezione: bonnet-gilmert e un blanc de blancs e quindi più elegante e meno corposo. Anche qualcuno dei produttori che ho menzionato fa dei BdB…). L’altro prodotto di Bonnet-Gilmert, il Millesime, a 21 euro, li vale tutti, molto elegante, come dev’essere un blanc de blancs.
    3. Bonnet-Gilmert e’ un grand cru, Larmandier Bernier un premier cru. Il che non ha niente a vedere con la qualita, ma potrebbe influire sul prezzo. Non in questo caso, il che conferma secondo me che si tratta di prodotti diversi.

    Vabbe, l’ho detta…

    Alessandro

  • Molti concordano che gli Champagne abbiano una maggiore complessità di profumi e al palato, ma, se questo per alcuni è un pregio, ad altri non piace molto e preferiscono vini con tendenza più secca ed un gusto più netto che di solito caratterizza la produzione di spumanti italiani.
    Poi non c’è non un mare, ma un oceano di variabili, solo rimanendo ai blanc de blancs ci sono almeno quattro/cinque stili principali. Il basso dosaggio o zero, il gusto più “agrumati” quelli più fruttati, quelli con dosaggio medio, etc. Ognuno ha il proprio gusto personale e la pietanza o il momento particolare in cui desidera un particolare.
    Personalmente alla prima occasione assaggerò questo blanc de blancs millesimato di Cavalleri anche per curiosità…

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