Kit Kat (Vanilla Yogurt)

Trash Moment. E’ il momento dell’orrido. Puntuale, arriva. E a quel punto non c’è salvezza. Devi assecondarlo.
Non di solo slowfood si vive, non di solo biodinamico. L’uomo è un animale stupido che si nutre anche (anzitutto?) di stupidità. E’ il suo carburante. Lo dimostriamo ogni giorno, soprattutto in Italia.
Così, ciclicamente, e voi lo sapete bene, mi trovo a dover tamponare (senza successo) dei rigurgiti di cattivo gusto. Ci sono giorni in cui non posso non nutrirmi di Twix Bianco o Kit Kat Bianco. Altre volte deifico il Nutkao. La mia ultima fissa sono i Loacker Milk & Cereals. Tutte cose inaccettabili. Ancor più per me, che odio i dolci e non ordino un dessert al ristorante da quando avevo 5 anni (e anche allora me l’ordinarono i genitori, almeno credo).
Ma tant’è (cit).
Stamani vado a fare la spesa. Lascio Tavira a guardia del vile supermercato, attentando al consumismo imperante col mio cappottino figo e i capelli da paggio dei Bee Gees. Mi guardo sicuro di me, tra gli scaffali, come un single navigato (scrivo tutte queste cose perché per le donne è molto sexy un uomo autonomo, che fa la spesa e ama pure i cani. Ed io, modestamente, sexy lo nacqui).
Quando vai a fare la spesa, la differenza tra un uomo e una donna è che la seconda compra solo cose necessarie. L’uomo, al contrario, soprattutto quelle superflue. E’, questo, uno di quei campi che danno pervicacemente torto alle femministe, perché nulla è più irrinunciabile del superfluo. E le donne non vogliono capirlo.
Ma non divaghiamo (re-cit).
Dovevo comprare latte e poco altro, mi trovo il carrello invaso da surgelati inaccettabili. Sono il solito coglione. Ho pure le patatine surgelate a forma di smile (che me ne faccio? Cosa me ne facciooooo???). Poi, l’agnizione. Nella zona latte, scorgo un improbabile Kit Kat Vanilla Yogurt. Sì, avete capito bene: il Kit Kat in salsa yogurt. Il campanello d’allarme dello Scanzi Trash tocca vertici a cui perfino io non sono aduso.
Il formato è rettangolare, c’è scritto “New” a conferma che siamo di fronte a un’anteprima. Irresistibile. 178 calorie per un prodotto che sarà sicuramente cattivo. Come rinunciare? Non si può. Infatti lo compro. Ma solo una confezione, ché anche al masochismo c’è un limite.
Arrivato a casa, è il momento di degustarlo. Tavira mi guarda sconsolata, un po’ perché non ne mangerà neanche un pezzo (sorso? cucchiaio? Boh) e un po’ perché intuisce che sarà un disastro.
Apro la confezione, sollevando il coperchio Nestlè (me misero, me tapino). Alla sinistra, la vaschetta dello yogurt dolciastro alla vaniglia. In alto a destra, la piccola confezione del Kit Kat propriamente detto. Otto palline di Kit Kat Pop Choc, da inserire nello yogurt. Girare e mescolare, indi mangiare.
Com’è? Di cosa sa? Di yogurt vanigliato col Kit Kat a pezzettini. Non è buono, non è cattivo: non è. Non ha la ridondanza meringata del Twix Bianco, non ha la crassa ignoranza diabetica del Kit Kat Bianco. Se fosse un vino, sarebbe un Merlot da discount.
Vi è sostanziale sconforto in me. Tavira aveva nuovamente ragione.

57 Commenti a “Kit Kat (Vanilla Yogurt)”

  • Gabriele B.:

    Sei grande Dott.Scanzi!Ti sto incominciando a scoprire adesso e l’unica colpa che hai per il momento è verso il mio portafoglio,per il vino che mi stai facendo venire voglia di comprare(e di bere)!Per il resto solo pregi ma la strada è lunga!

  • Giovanni Corazzol:

    eh?

  • Solo a te poteva venire in mente un articolo sul Kit kat. Mitico Scanzi!!!

  • armando trecaffé:

    @ Andrea satvo scherzando (e cazzeggiando) ce ne fossero di articoli cosi’, pubblica pure anche la lista della spesa… grazie per il tempo che ci dedichi….

  • ladyfawkes:

    Uhdiiioo, ma questo è l’elogio delle schifezze! Con tanto di nemesi ben assestata. Effettivamente, se non ami i dolci (quelli degni di questo nome) il conto punitivo torna. Io invece li adoro, farli e mangiarli: crostate lievitate, ciambelloni variegati e multisapori (la variante con il muesli è fantastica), pesche dolci farcite di cioccolato e inzuppate di menta (poi vado in giro con le dita verdi per un paio di giorni, ma chissenefrega, il gusto è impagabile), zuppe inglesi con macedonia di frutta…
    E poi, riguardo alla spesa hai come al solito nei confronti delle donne un occhio pregiudizievolmente critico (ehm… va bene, solo un pochino. Che ci sono cascata?). Mi piacerebbe farti andare a fare la spesa con mio figlio: praticamente passa ai raggi X le etichette (secondo me ha un programma incorporato negli occhiali per decrittarle) e scandaglia minuziosamente la tabella calorica a caccia delle ambitissime proteine. Quando trova un numero a due cifre é il momento dell’ Alleluia (il suo di gioia, il mio di spossatezza). Il brutto è che anch’io ho preso inconsapevolmente questo vizio e talvolta mi capita di andare in ipnosi di fronte ad un’etichetta (io non ce l’ho il programma di decrittazione, mi tocca aspettare una visione mistica).
    Comunque, complimenti per il post, leggero ma scritto in modo mirabile. Come sempre.

  • ladyfawkes:

    Andre’, mi sa che ti si è grippato il blog sul Fatto Quotidiano, tema “Giuda ballerino…”: l’ultimo commento, il mio, sta appiccato lì ormai da ore e io soffro di vertigini.
    Ti prego, va a darci un’occhiata, una lubrificata, vedi tu.

  • sara:

    concordo solo su “scanzi-trash”. non voglio pensare che questo sia un giornalista, non ditemi che abbiamo toccato un punto così basso

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