Archivio di maggio 2020

Tenuta di Carleone

Schermata 2020-05-31 alle 17.36.48Non scopro nulla, se vi dico che Tenuta di Carleone (“Il Guercio”) è una delle realtà enologiche più preziose della Toscana. E quindi d’Italia. E quindi del mondo. E’ il regno di Sean O’ Callaghan.
Del suo mitologico Uno, Sangiovese in purezza di raro fascino, Ernesto Gentili ha detto: “Vino aereo, che vola sospeso sul palato planando solo nel finale dove rivendica, caparbiamente, la sua essenza finissima di Sangiovese di classe”. Me lo sono bevuto una settimana fa. Annata 2016. Semplicemente prodigioso. Un mondo di emozioni e profumi che va dalla lavanda alla viola, dalla rosa al balsamico. E poi (come ha scritto anche Andrea Gori) pepe nero, amarene, mandorle, iodio, bergamotto, cardamomo. E’ una selezione dei migliori grappoli di diverse parcelle. Fermentazioni in cemento e macerazioni lunghe sui 40/60 giorni. Affinamento per 18 mesi in tonneaux per un 10% nuovi. Il resto in cemento e acciaio. Prezzo in Rete poco sotto i 70 euro. Non pochi, lo so.
Di questa splendida realtà di Radda in Chianti, pensata dal vulcanico irlandese O’ Callaghan, voglio però segnalare anche il Rosato. E’, per distacco, uno dei migliori rosato italiani. Bevuto alla mia prima uscita al ristorante dopo la fase 1, alla Formaggeria ‘de Redi di Arezzo. Un capolavoro.

Roccolo di Monticelli

Schermata 2020-05-28 alle 16.42.35Siamo sulle colline tra Verona e Soave. Il vigneto è a Lavagno, la sede aziendale a Colognola ai Colli (entrambi provincia di Verona). Sono vini che ho scoperto nel catalogo di Bibo Potabile. L’azienda si chiama Roccolo di Monticelli, e mi ha convinto appieno.
Ho provato due vini. Il primo è stato il Cinciallegra, un rifermentato in bottiglia che fa macerazione. Ne risulta un colore rosato. Le uve sono quelle su cui l’azienda punta di più, Garganega e Trebbiano di Soave. E’ un vino piacevolissimo, beverino, glu glu. Di quelli che piacciono a me (a noi?).
Solo applausi anche per il Monticelli bianco. Anzi di più. Stesso uvaggio, anche qui macerazione (non spinta, ma neanche impercettibile). Solo che stavolta il vino è fermo. Ha un’eleganza che stupisce, un bel carattere, una buona lunghezza. Riuscitissimo. L’azienda produce anche un rosso, un rosato frizzante, sidro di mele e olio.
Bravi!

Follia à deux – Podere Anima Mundi

Schermata 2020-05-25 alle 21.38.07Quella che vedete è l’etichetta di un vino che vi consiglio, nonostante la veste grafica assai spoglia (chi se ne frega) e le pochissime bottiglie prodotte (e questo invece è un casino). Si chiama Follia à deux e l’azienda risponde al nome di Podere Anima Mundi. L’ho scoperta nel catalogo di Bibo Potabile, tramite il Dietro le quinte di Arezzo. Siamo a Usigliano, colline di Lari, Pisa. Marta, la proprietaria, è cresciuta tra Polonia e Francia. Ha lavorato come professoressa di Filosofia all’università. Arrivata in Toscana, si è presa cura di alcune vigne abbandonate. Regime biodinamico. Produce solo monovarietali.
Questo Follia à deux è un azzardo nell’azzardo. Foglia Tonda in purezza, e già qui si rischia: che io sappia, l’unico a fare Foglia Tonda in purezza (e bene) è Mannucci Droandi. Non solo: lei lo declina come rifermentato in bottiglia rosato. Un metodo ancestrale, bassa gradazione alcolica, grande bevibilità. Vino senza troppe pretese, 12 euro in rete. Classica bottiglia glu glu, anche da merenda.
L’unico difetto è che si trova molto difficilmente, perché la produzione è davvero esigua. Ma il vino è, nel suo genere, riuscitissimo.

Pergole Torte 2014 e Barolo Accomasso 2012

Schermata 2020-05-24 alle 19.59.17Ho molta stima di Luca Martini. E’ un amico, è stato sommelier campione del mondo e con la sua distribuzione LM mi ha fatto scoprire un sacco di aziende preziose (di cui parlo spesso in questo blog). Qualche settimana fa abbiamo fatto una diretta Instagram insieme, che ho poi messo anche sul mio canale Youtube. La trovate qui.
Mi capiterà sempre di più di organizzare dirette legate al vino su Instagram (e poi Youtube). Per questo sarò felice se mi seguirete su Instagram e YouTube.
Quel pazzo di Luca mi ha regalato due tra i rossi più preziosi d’Italia: un Pergole Torte 2014, ed è il vino di cui abbiamo parlato durante la diretta, e il Barolo Accomasso 2012, che ho invece bevuto giorni fa con la mia compagna. Che spettacolo! Il primo è, da sempre, uno dei Sangiovese in purezza che più amo (come amo e parecchio il Montevertine, che rappresenta il prodotto intermedio dell’azienda omonima). Il secondo, molto semplicemente, è il mio Barolo preferito con quello del grandissimo Beppe “Citrico” Rinaldi. Mi hanno emozionato, rapito, conquistato. Grazie Luca!

Cantina Caleffi

Schermata 2020-05-18 alle 18.15.02Ho già parlato di Cantina Caleffi. L’ho scoperta con Proposta Vini. Sono rimasto colpito dal loro Le Regone ven negar, un Lambrusco rifermentato in bottiglia a maggioranza Ancellotta (da qui il nome, e soprattutto il colore). E’ un Lambrusco ruspante e animale, genere Graziano e Angol d’Amig, entrambi nel modenese. E una simile “animalità”, nel cremonese, erroneamente non me l’aspettavo.
L’azienda, dopo aver letto la recensione e aver visto la diretta Facebook #ScanziLive in cui bevevo il loro vino, ha avuto la bontà di inviarmi un campione dei sei vini Schermata 2020-05-18 alle 18.31.11prodotti. Ho accettato, anche se di solito evito: i vini amo comprarli e i regali mi imbarazzano sempre (non solo i vini). Ma ho molto apprezzato la loro gentilezza. Devo ancora provare i due rossi fermi, mentre ho provato tutti i Lambrusco (tre) oltre al Regone bianco (Malvasia in purezza). Quest’ultimo è delizioso, e io non amo mai particolarmente i vitigni aromatici. Devo però dire che la Malvasia rifermentata che si trova nel parmense (Crocizia, Donati) e appunto nel cremonese, mi risulta sempre gradevolissima. Ed è questo il caso.
Del Regone Vin Negar ho già detto: gran Lambrusco. Il Regone in fiore e il Regone Ven Ros sono entrambi Lambrusco a maggioranza Viadanese. Il primo è un rosato, con un 15% di Salamino e un 5% di Fortana. Piacevole, garbato, da aperitivo o tutto pasto. Il Ven Ros ha un 75% di Viadanese, 20% di Salamino e un 5% di Ancellotta. E’ il fratello educato del Ven Negar ed è pienamente riuscito (anche se il negar mi emoziona di più).
Riassumendo. Vini del cuore: negar e Malvasia. Vini da provare: Rosato e Lambrusco “classico”. Concludendo: avevo il sentore che fosse una bell’azienda e ora ne ho conferma. Bravi!

Fleurie Vieilles Vignes 2016 – Domaine Joubert

Schermata 2020-05-12 alle 15.15.27Ho già parlato di Domaine Joubert, scoperto tramite Storie di vite, a proposito del loro Morgon. L’azienda si conferma prodigiosa anche con questo loro Fleurie Vieilles Vignes. Annata 2016. 100% Gamay. Una delle migliori zone del Beaujolais. Terreni scistosi e rocce friabili. Come riassume Storie di vite stessa, “Marcel Joubert è un personaggio fondamentale per lo sviluppo del Beaujolais al naturale. Compagno di avventure di Lapierre dal 1980, con una personalità strabordante, nell’ultimo anno ha rimesso l’azienda nelle mani della figlia Karine, supervisionando che le cose si facciano come e meglio di sempre. Le vinificazioni e gli affinamenti avvengono a seconda della bisogna, in vecchie botti grandi o in cemento. I vini sono espressione pura del territorio, puntando sul frutto e sulla dinamicità di beva e nessun additivo o coadiuvante, solforosa inclusa. Il Domaine Joubert ha parcelle sparse nelle denominazioni più importanti, dal Morgon Cote du Py a Fleurie, ma il cuore dell’azienda è a Brouilly, più a Sud, zona che dona vini più generosi in frutto ed estrazione. Le vigne hanno un’età media altissima, con punte oltre i 100 anni“.
La sua bravura è davvero stupefacente. Questo Fleurie è una meraviglia di seta, gran beva e mineralità rara. L’ho amato io che son bianchista (e non è un caso, perché è un rosso molto “verticale”). Lo amerete anche voi, forse persino di più, che siete immagino meno bianchisti e più rossisti di me.

Revoluscion – Ca’ Sciampagne

Schermata 2020-05-11 alle 17.04.37Posso sbagliare, ma attorno a Ca’ Sciampagne avverto una stima mista a scetticismo nel mondo naturale. L’idea che mi sono fatto, è che per alcuni dietro la rutilante azienda marchigiana ci sia più forma (cioè marketing) che sostanza (cioè bontà dei vini).
Non so se sia vero, e a dire il vero anzi credo di no. Oltretutto stare attenti al marketing, e penso anche solo al packaging (come parloooooo?????) e alla bellezza delle etichette, non è certo un difetto. Lo è solo se, oltre a quello, non c’è niente. E non mi pare il caso di Ca’ Sciampagne, che di sicuro sta molto attenta alla forma e con le sue etichette in stile “cartolina scritta a mano” ha decisamente fatto bingo. Esteticamente sono bottiglie irresistibile e spiccano sulle altre.
Ho provato una prima volta Ca’ Sciampagne a Milano, presso l’Associazione Salumi e Vini Naturali di Milano, una delle mecche del vino che (mai come adesso) mi manca assai. L’ho riprovata giorni fa con questo Revoluscion, acquistato al Dietro le quinte di Arezzo tramite la distribuzione aretina Bibo Potabile.
L’azienda, nel sito ufficiale, si presenta così: “Tenuta Ca’ Sciampagne deve il suo nome alla località catastale su cui sono piantumati buona parte dei vigneti. Si trova nell’immediata periferia di Urbino, immersa nel Parco  Naturale dei Monti delle Cesane, a soli 3 km dalla città rinascimentale che ha dato i natali al pittore Raffaello e fu dimora del Duca Federico da Montefeltro. La cantina nasce nel 2008 con il recupero di oltre tre ettari di vecchi vitigni e la piantumazione di altri sei. Si coltivano vitigni  come il Biancame e il Sangiovese oltre a bianchi e rossi  come Chardonnay, Sauvignon blanc, Albana, Aleatico ed Alicante. L’azienda è in regime biologico così come la cantina  e produce vini da fermentazioni spontanee delle uve con soli lieviti indigeni, con macerazioni sulle bucce e senza, sia per i vini bianchi che rossi , senza trattamenti o correzioni, senza chiarifiche e filtrazioni“.
Le etichette sono tante, la lista completa la trovate qui. Il Revoluscion è un rifermentato in bottiglia. Biancame in purezza. Fermentazione spontanea con soli lieviti indigeni, macerazione sulle bucce 14 giorni (2 fasi lunari). Successivo inoculo di uve e rifermentazione per 14 giorni, terzo inoculo e rifermentazione per 14 giorni. Rifermentazione finale in bottiglia.  Nessuna chiarifica, nessuna filtrazione.
La macerazione di due settimane si sente tutta. Del Revoluscion ho provato due bottiglie a distanza di due settimane. La prima mi ha convinto “ni”, la seconda “sì”. Non posso consigliarla a tutti e capisco le perplessità di alcuni. Non è un vino facile, un iper-tecnicista lo troverebbe sbagliatissimo e siamo dalle parti del “naturale” che rischia di diventare “forzato” (più che estremo). Volendo brutalizzare, bere il Revoluscion è come bere un rifermentato glu glu “classico” a cui è stato aggiunto un goccio di vin santo torbido. L’effetto è quello di un rifermentato orange, pieno di deposito e ossidato tipo certi vini dello Jura. Un po’ è il Biancame, ma più ancora è l’azienda che ama da matti sperimentare ed estremizzare. Capisco eccome se lo proverete e direte: “Ma che è ‘sta roba!?!“. A me però l’azzardo, soprattutto al secondo assaggio, ha convinto. Infatti la bottiglia (eravamo n due) è finita con agio. E quel vino “strano” ha vinto sul bel vino precedente, di sicuro ben fatto ma forse troppo perfettino.

Sui lieviti – Orsi Vigneto San Vito

Schermata 2020-05-10 alle 20.45.05Fermi tutti: mi sono imbattuto in un Pignoletto davvero convincente. Uno dei più convincenti che abbia mai provato. E’ il “Sui lieviti” di Orsi Vigneti San Vito. Lo distribuisce Bibo Potabile e l’ho trovato al Dietro le quinte di Arezzo. Sul sito aziendale si presentano così: “Vigneto San Vito si trova sui Colli bolognesi, nella frazione di Oliveto, ad un’altitudine di 200 metri. Su questa collina esistono antiche testimonianze della presenza di vini di qualità, risalenti a carteggi medievali con l’Abbazia di Nonantola. San Vito produce vino da una cinquantina d’anni. Da quando siamo subentrati io e mia moglie Carola nel 2005, ci siamo impegnati a valorizzare i vini tipici di questo territorio: volevamo produrre vini fortemente espressione del nostro terroir, che fossero distinguibili e non standardizzati. Crediamo che l’agricoltura biodinamica permetta di produrre vini più originali, più rappresentativi del luogo dove la vite è cresciuta, grazie alla sua capacità di rivitalizzare il suolo, stimolare le piante e produrre frutti con un forte legame con il territorio. Le viti non sono concimate o irrigate, ma l’humus naturale di una terra nuovamente viva è ottenuto in modo sostenibile, attraverso la riscoperta di tecniche antiche. Lo stesso approccio è utilizzato in cantina in modo da non disperdere questo patrimonio durante il processo di vinificazione. Le fermentazioni sono spontanee con i soli lieviti indigeni senza l’uso di quelli selezionati, e ai vini non vengono fatte chiarifiche né filtrazioni. La metamorfosi da uva a vino deve secondo noi avvenire nel modo più naturale possibile, accettando il margine d’imprevedibilità che ciò comporta, e il diverso carattere che ogni annata imprime“.
Orsi Vigneto San Vito produce tre bianchi e tre rossi. Al momento ho provato solo il Sui lieviti. E’ un Pignoletto fermentato coi suoi lieviti indigeni “in cemento o acciaio, senza chiarifiche o filtrazioni”. Tiraggio primaverile con il medesimo mosto conservato dalla vendemmia per la rifermentazione spontanea in bottiglia. Niente sboccattura, quindi il vino è un po’ torbido come larga parte dei vini glu glu che adoro.
L’ho scritto all’inizio e lo ripeto qui: uno dei migliori Pignoletto rifermentati su cui mi sia mai imbattuto.

Defratelli.14 – Ca’ de Noci

Schermata 2020-05-09 alle 20.25.13Della splendida azienda Ca’ de Noci ho già parlato un mese fa, a proposito del Querciole 2018. In quel caso si tratta di una Spergola in purezza rifermentata in bottiglia, del tutto convincente.
Per il mio compleanno ho aperto molte bottiglie. Una di queste, anzi proprio quella aperta a mezzanotte appena tornato dalla tivù, è stata la Defratelli.14. Mi è stata regalata da Sara e Giacomo, i proprietari del Dietro le quinte di Arezzo. E’ sempre Spergola in purezza, però Metodo Classico. Un Pas Dosè. Il prodotto di punta dell’azienda. “Una sola vigna, una sola uva, una vendemmia“. Così c’è scritto sull’etichetta.
Il nome sarebbe “Riserva dei fratelli”, ma sull’etichetta c’è scritto “defratelli.14“, minuscolo e tutto attaccato. Il numero dopo il punto è l’anno, quindi nel mio caso una 2014. Vecchie vigne di Spergola di oltre 45 anni. Uve selezionate e raccolte a mano il 26 agosto 2014. Leggera macerazione sulle bucce in fermentazione, e per quanto leggera la senti tutta (è un complimento). Affinamento sui lieviti di 48 mesi. Sboccatura gennaio 2019. 1650 bottiglie prodotte all’anno, la mia era la “0191”. Gradazione contenuta, 11.5 gradi.
Mi ha convinto appieno. Bel perlage, fitto e accattivante. Giallo dorato vivo, come la sorellina Querciole. Note (ovviamente) di lievito, o se preferite “pasta madre” per fare più i fighi, ma anche nocciola tostata, spezie e frutta candita (la pera, soprattutto). Forte connotazione sapida. L’azienda ha sede a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, ed è davvero brava a trarre il meglio da un vitigno poco noto ma assai intrigante come la Spergola, che qui dimostra addirittura di reggere alla prova del Metodo Classico. Bravi!

Cantina Giardino

Schermata 2020-05-03 alle 12.50.05Era da un po’ che non bevevo Cantina Guardino. Ne avevo un ottimo ricordo, soprattutto per la sua lettura prodigiosa della Coda di Volpe.
Ho ritrovato l’azienda nel catalogo di Bibo Potabile proposto dalla bottega aretina Dietro le quinte (giusto ai piedi del Teatro Petrarca). I vini che ho provato sono il Paski e la Volpe Rosa. Entrambe annate 2018. Entrambe splendide.
Paski, per Cantina Giardino, significa Coda di Volpe macerata. Una macerazione non eccessiva. Viti di circa 60 anni, esposta a sud a 450 metri di altitudine su suolo calcareo, arenario e argilloso. Macerazione e fermentazione con lieviti indigeni, il 30% in piccole botti di castagno per 2 mesi e il restante 70% in acciaio, senza aggiunta di solforosa. 12 mesi in acciaio sulle fecce fini. Ne risulta un orange wine assai elegante, quasi garbato, ma mai paraculo. Poggia tutto su freschezza e sapidità, sebbene la sensazione tattile sia percettibile. Un lieve accenno di volatile. Beva “facile”, ma mai banale. Applausi.
Si sale persino di più con questa mirabile Volpe Rosa, espressione aziendale della rara Coda di Volpe Rossa. Sono antiche viti che crescono, come da tradizione, di fianco alle uve Aglianico. Fermentazione spontanea con lieviti indigeni e macerazione sulle bucce per 2 giorni. Niente filtrazioni e niente aggiunta di solfiti. 12 mesi in botti di castagno usate e 6 mesi in bottiglia. Ne nasce un rosato davvero strepitoso, con note di frutta rosa e rossa (lampone su tutti), erbe mediterranee, un che di ematico. Grande sapidità, azzardato ma riuscito finale astringente. Grande, grande, grande vino. Provatelo!