Archivio di ottobre 2019

Cantina Margò

Schermata 2019-10-14 alle 18.33.32Nove anni fa, durante la presentazione de Il vino degli altri a Perugia, accaddero alcune cose. Era davvero mille vite fa. Quella sera conobbi Matteo Grandi, giornalista e mente assai vivida, che poi ha fatto carriera. Tra il pubblico c’era Giorgia Cardinaletti, al tempo studentessa alla scuola Rai di Perugia, che è poi diventata quel che è diventata. Era già brava allora e siamo amici da quella sera lì.
A fine presentazione, si palesò un ragazzo. Lavorava alla Perugina, dove faceva le notti, e a tempo perso produceva da poco vino naturale. Mi disse che i miei libri lo avevano ispirato non poco. Mi lasciò due sue bottiglie, forse la prima annata che faceva. L’etichetta non c’era ancora, ma sapeva ancora che avrebbe chiamato la sua piccola azienda “Cantina Margò”. Margò è il nome di sua figlia. Giorni dopo provai quei due vini. Erano strepitosi e glielo dissi. Un anno dopo fece una festa in un ristorante molto chic e invitò quelli che lo avevano spronato a inseguire il sogno. Bontà sua, c’ero anch’io.
Anni dopo, quel ragazzo ha fatto la strada che doveva. Si chiama Carlo Tabarrini e nel mondo dei vini naturali lo conoscono tutti, per la bravura e per la simpatia. E’ quel che si dice un talento naturale. Neanche lui sa spiegarlo, forse: è semplicemente nato per fare vino. Nel frattempo ha avuto il coraggio di licenziarsi dalla Perugina, è rinato pure lui, ha avuto un’altra figlia. Produce sulle 20mila bottiglie l’anno. Sperimenta molto, ma i suoi cavalli di battaglia sono Fiero (Grechetto) e Regio (Trebbiano). Ottimo anche il Rosato, però assai raro (come i frizzanti). I prezzi sono sin troppo onesti, perché franco cantina la linea base sta sui 15 euro a bottiglia.
E’ rarissimo che i suoi vini manchino nella mia cantina. L’ho rivisto pochi giorni fa. Non è cambiato. E sono felice, nove e più anni fa, di averci visto giusto.

Vitovska

Schermata 2019-10-14 alle 18.53.01La Vitovska è uno dei vitigni che preferisco: naturale, per chi come me ama i macerativi. I nomi li conoscete meglio di me. Immediatamente penso a Zidarick e Vodopivec. Poi Cotar, Skerk e Kante.
Nei giorni scorsi ne ho provate tre versioni.
Zidarich (annata 2017) è una garanzia. Goduta alla Vineria al 10 di Arezzo. La Vitovska di Zidarich ha nerbo, ha grazia, ha grinta. Slanciata verso l’alto, fresca e sapida, persistente. Non si dimentica – a differenza di non pochi orange wine – quella cosa decisiva chiamata bevibilità. Sia lode.
C’è poi la Vitovska (annata 2016) di Matej Svara. Slovenia. Macerazione di 9 giorni e poi affinata in barriques e damigiane usate. In rete si trova attorno ai 30 euro. Mi ha convinto. Bevuta con Mesmeric Lady. E’ il classico macerativo polposo, che a temperature “alte” regala tutta la sua morbidezza e quelle note paradigmatiche (ma come cazzo parlo???) di pesca gialla e miele. Piace poi la spezia che prorompe in bocca, anzitutto pepe. Difetta forse in freschezza, ma è un bel bere.
Sta a metà strada tra le due, nel senso che non ha la polpa dirompente di Svara ma neanche la freschezza/eleganza di Zidarich, l’assai apprezzabile Vitovska (annata 2016) “Pietra” di Marko Tavcar. Ancora Slovenia. Bevuta settimane fa, non mi ricordo il prezzo. Mi pare quest’ultimo un vino, e un produttore, dalle grandi prospettive.
Nei tre casi descritti, comunque, garantisco un bel bere.

Lupinari

Schermata 2019-10-14 alle 18.16.07In uno dei miei buen retiri preferiti, la Bottega di Duddova sopra Ambra, trovo sempre due vini che amo molto. Uno è il Luna Blu di Caspri, di cui ho già parlato. L’altro è il Bianco è di Lupinari. Località omonima, due passi da Bucine. Resort, ristorante, tenuta splendida. Produce poi olio e vini naturali. Due rossi, Sangiovese e Canaiolo, e due bianchi. Io ho provato più volte questi ultimi. Mariuccia, una delle proprietarie, durante Only Wine 2019 a Città di Castello mi ha regalato una bottiglia di Sottopelle. E’ il macerato “strong” dell’azienda, Trebbiano e Malvasia. Quindici giorni di macerazione, poi barriques di secondo e terzo passaggio. E’ un vino riuscito, di carattere ma senza inseguire gli estremismi (che a me piacciono, ma ad altri no) del Luna Blu.
Il Bianco di Lupinari, stessi vitigni (non ne conosco la percentuale, però maggioranza Trebbano) è la variante light. Immaginate, per capire l’impostazione, la differenza tra Anatrino e Anatraso di Tanganelli a Castiglion Fiorentino. Ho bevuto il Bianco di Lupinari anche ieri a Duddova. Annata 2017. Al ristorante l’ho trovato – vado a memoria – sui 16 euro. Per puro caso, al tavolo accanto, c’erano anche i proprietari (ma l’ho scoperto a fine pranzo). Bianco di bevibilità garbata e carattere discreto ma evidente, per me è una garanzia. E l’azienda Lupinari, oltre a occupare uno scampolo di mondo dotato di non poca grazia, insegue quella filosofia “naturale” che trovo ormai irrinunciabile.