Archivio di settembre 2019

Insolente

Schermata 2019-09-30 alle 17.32.22Uno dei miei posti sicuri a Roma è il Barnaba Wine Bar e Cucina. Aventino. Lì, più volte, ho bevuto Insolente. Mi è piaciuto così tanto che li ho provati quasi tutti. Ho chiesto il numero e contattato il proprietario. Luca Elettri. Volevo accordarmi per una spedizione, ma non ne fa: consegna solo a domicilio quando è in zona, quindi ho dovuto aspettare che fosse in zona mia (Arezzo) per fatti suoi. E’ successo ormai due/tre mesi fa, ma solo adesso trovo il tempo di scriverne.
L’azienda, molto piccola e molto naturale, è in provincia di Verona: Monteforte d’Alpone. Ogni anno la produzione cambia. I nomi hanno sigle assurde, che un po’ si capiscono e un po’ no: RM3, PR2, GE1 eccetera. Boh. Credo che il numero indichi le volte in cui l’azienda ha fatto quel vino (quindi RM3 sta per “è la terza volta che facciamo l’RM”) e alcune sigle sono facilmente intuibili (“MR” sta per macerato, “RM” sta per ramato). Ho provato il Bianco PR2, il Frizzante RM3, il Frizzante Ramato MR1, il Macerato LE3 e lo Spumante Ramato GE1. Le annate erano la 2017 (Frizzante Ramato e Spumante Ramato) e 2018 (gli altri tre).
Il Bianco PR2 è il meno intrigante, per quanto riuscito. Una Garganega di pronta beva, schietta, glou glou e piacevole. Il Frizzante RM3 è sempre Garganega in purezza, rifermentata però in bottiglia: deliziosa. Il Frizzante Ramato RM1 è uno dei miei preferiti: Pinot Grigio rifermentato in purezza, una delizia! Provatelo subito. Idem per il Macerato LE3, ancora Garganega in purezza, ma stavolta macerata e ferma. Per capirsi, rapportatela al Sassaia o magari il Pico di Maule. Riuscitissima. Infine lo Spumante Ramato GE1, Pinot Grigio e Durella. E’ il più ambizioso dei 5, ma regge la sfida.
Non si trovano facilmente, le bottiglie prodotte sono poche (1550, per fare un esempio, dello Spumante Ramato). Se non ricordo male, la media a bottiglia sta sulle 12/13 euro franco cantina. Per quel che vale, è un’azienda anomala e “storta” che vi consiglio convintamente.

Secondo me – Maurizio Ferraro

IMG_0554Sembra un paradosso, o forse no, ma nelle mirabili Langhe non è per niente facile trovare locali con una bella carta di vini naturali. L’altro giorno, con Mesmeric Lady, mi sono imbattuto in una bella eccezione: Le vigne bio. La Morra. Cercavo un ancestrale, tipologia che berrei e forse bevo a litri. Invece mi sono imbattuto in uno spumante vero e proprio. Strano e strepitoso: “estremo”, ma nel senso più nobile e ispirato. Non lo conoscevo e per un po’ ho pensato di avere sbagliato io. Che andrebbe anche bene, per carità. Poi ho trovato una splendida recensione del vino suddetto nel sito Vinosofiamoredivino, il cui titolo già dice tutto: “Quando una Cinghiobolla può rivaleggiare con uno Champagne”. E già la definizione di “cinghiobolla” è stupenda. E oltremodo calzante.
Il vino che ci ha assai colpito è il Secondo me di Maurizio Ferraro. Uno “spumante brut” (definizione tremenda). Per meglio dire, un Pas Dosè realizzato a Montemagno in provincia di Asti. Chardonnay e Grignolino, e già qui dici: “Eh???”. Fermentazione del vino base (macerato sulle bucce per 15 giorni), aggiunta di zucchero integrale di canna e imbottigliamento per la presa di spuma. Poi sui lieviti per circa un anno (sboccatura a ottobre 2017). Riflessi ramati che ammaliano sin dall’esame visivo. Poi una progressione olfattivo che va ben oltre il lievito e il cerino bagnato: c’è un agrumato spiccato, un salino accentuato (proprio salmastro). C’è il caramello (ma poco, tranquilli). Perfino l’incenso. Beva prodigiosa e al contempo persistente. Definirlo torbido vuol dire amare gli eufemismi, quindi se vi “schifate” con poco andate oltre: sbagliereste, però, perché questo vino qua ha un’originalità, una follia e una riuscita “semplicità complessa” che ammaliano.