Archivio di luglio 2019

Luna Blu 2014 – Fattoria di Caspri

IMG_7570La bottega di Duddova se ne sta fuori dal mondo, poco sopra Ambra. E’ un luogo che adoro. Ci vado, quando posso, in moto. C’ero anche qualche giorno fa con Mesmeric Lady. Avevamo preso Randi, la sommamente elegante Triumph Bonneville. In moto non si beve, e voi questo ricordatevelo sempre, ma un bicchiere ce lo siamo concessi nel nostro piccolo pranzo. Duddova ha una carta di vini assai ricca e originale, molto attenta ai vini naturali. Alla fine casco sempre nel bianco Lupinari dell’azienda omonima nella località omonima (non distante da Duddova). Oppure in questo Luna Blu. L’azienda è Fattoria Di Caspri. Prende il nome da Casperio Eliano, prefetto del pretorio di Domiziano – di cui era fedelissimo – e poi Nerva. Pare che un tempo lontano il marziale Casperio Eliano ebbe lì la sua tenuta. La Tenuta comprende 9 ettari di vigne e 7 di oliveti. L’azienda è rigorosamente biodinamica. Si trova a Rendola, che è un altro angolo incantato di mondo, a sud ovest di Montevarchi (di cui è frazione) e sulle colline del Chianti aretino.
Il Luna Blu, che io sappia, è l’unico bianco che producono. E’ un blend di Trebbiano e Malvasia. In rete si trova (poco) sui 21 euro. Macerato, molto macerato. Orange wine denso e sapido, agrumato e certo persistente, di schietta salinità e dotato di una freschezza nervosa ma a suo modo fiera. Non è assolutamente un vino da un bicchiere e via, trattandosi piuttosto di un macerato da meditazione (qualsiasi cosa voglia dire) o giù di lì. Noi però siamo strani.
Vino ardito e non pienamente armonico, che fatica a trovare un equilibrio appena aperto e richiede dunque attesa e attenzione. Lo trovo – nella sua stranezza – vero. Personale. Di carattere. Persino accattivante. Provatelo.

Bela 2017 – Burja

IMG_6795Chi mi legge da un po’ sa come ami i vini macerati. Amo invece molto meno i blend. Così, quando mi sono trovato davanti questo Bela annata 2017 dell’azienda slovena Burja convinto d’aver scelto un monovitigno, ci sono rimasto male. Trenta percento Rebula, 30 Riesling italiano, 30 Malvasia, 10 altre varietà. Siamo a Podnanos. Vigneti tra i 160 e 260 metri sul livello del mare, impianti a guyot, vigne tra i 10 e i 65 anni d’età.
Nel sito dell’azienda, tradotto anche in italiano, il Bela viene presentato così: “L’anima e il cuore della mia produzione, costruito sull’antica gloria della Valle, il bianco Vipavec. Riesling Italico 30%, Ribolla 30%, Malvasia 30%, altre varietà 10%. I vigneti sono misti, le varietà crescono una accanto all’altra. Le mie vigne più vecchie: Ravno brdo di oltre 20 anni e Stranice di oltre 60 anni di età. Maturazione e affinamento: un anno in botte, foudre (20 – 35 hL)“. Tredici gradi e mezzo alcolici. Il prezzo in rete è sui 27 euro.
E’ un macerato garbato. Elegante, di personalità mediamente spiccata. Lungo ed equilibrato, più minerale che fresco, con i profumi che ti aspetti da un orange wine “strong” ma non troppo. Non il vino della vita, ma un vino decisamente riuscito. Vale il costo (importante) che ha. Lo consiglio.

Maria Abbranca 2017 – Cantina Sannas

IMG_6594Strano e affascinante vino, questo Maria Abbranca. Granazza in purezza, 60 giorni di macerazione sulle bucce. L’azienda è Cantina Sannas. L’ho scoperta grazie a Luca Martini. Siamo a Mamoiada, nel nuorese. Rispetto sacro della natura, zero chimica. Vigne vecchie, impianti ad alberello. Raccolta a mano, fermentazione spontanea. Due vitigni al centro della cantina, uno rosso e uno bianco: Cannonau e Granazza. Il/la Maria Abbranca è Granazza in purezza, vitigno autoctono mai valorizzato abbastanza e spesso ritenuto vino minore o “da donne” dagli amanti (talebani) del Cannonau. Del resto Granazza è un po’ (ingiustamente) denigrante sin nel nome, perché “granazza” è uno dei tanti modi con cui si chiama in Sardegna la Vernaccia.
Maria Abbranca, come altri vini dell’azienda, deve il nome alle leggende locali: è così che si chiama la donna che si trova in ogni pozzo e, se si avvicinano troppo, tira giù i bambini. L’annata che ho provato è la 2017. Viene imbottigliata solo in bottiglie da mezzo litro (tipo Radikon). In enoteca si trova sui 30 euro, che non è poco. Un’altra Granazza celebre che mi viene in mente è il Perda Pintà di Sedilesu, pure quello non da tutti i giorni. Il/la Maria Abbranca ha note di miele e albicocca. Pecca un po’ in acidità, rivelandosi assai alcolico (14 gradi) e di corpo importante. Profondo, complesso e persistente, è più da sorso che da beva. Vino da meditazione sui generis, migliora coi minuti e anzi con le ore. Non per tutti, ma certo da provare.