Archivio di novembre 2017

Cronache dalla Sicilia

Ho appena passato, per puro diletto e non per lavoro, alcuni giorni in Sicilia. Ho avuto modo di visitare tre aziende, che già stimavo (e bevevo) ma che mai avevo visitato. E’ stato bello.

sferlazzo

Porta del Vento. Ovvero Marco Sferlazzo. Ovvero Camporeale (Palermo). Prendo una strada il cui asfalto è una condanna biblica, risalgo, attraverso Camporeale – un paese a strapiombo di se stesso – e salgo ancora verso Contrada Valdibella. C’è Cantine Aperte e ti aspetti la folla, ma per fortuna ci sono “solo” una decina di appassionati a tavola. Il paesaggio è incantevole e vagamente lunare. Sferlazzo, fino a poco più di dieci anni fa, era farmacista. Poi la svolta. L’azienda fa parte di Renaissance. Più o meno 65mila bottiglie prodotte. Uomo di cultura e appassionato, ci fa provare i suoi vini mentre ogni tanto spuntano ricotte, formaggi mirabili e altre prelibatezze. I vini mi hanno colpito molto. In alcuni casi moltissimo. Segnalo anzitutto Catarratto e Perricone, i due vanti di Sferlazzo: in pochi, in Sicilia, li declinano come lui. Recuperare il Perricone, vitigno affascinante e difficile, è ormai una sorta di missione esistenziale (riuscita: l’annata 2011 è davvero di pregio). Il Catarratto (ottimo anche il “base”) è proposto anche Metodo Classico (Mira) oppure macerato (Saharay). Il Trebbi potrebbe essere un riuscito vin jaune dello Jura. Io vi consiglio anche il Voria, un rifermentato in bottiglia meravigliosamente glou glou (8 euro franco cantina). Clima splendido, accoglienza come deve essere. E prezzi giusti. Applausi.

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Nino Barraco. Non arrivi mai ed è Marsala ma non è Marsala. Contrada Bausa. Nessuna indicazione, ma con Google Maps ci arrivi. A un certo punto, solo vigne e nulla. Nessuna insegna (per scelta). Poi, una struttura tutta bianca, con delle vetrate che mi hanno ricordato chissà perché Insider di Michael Mann. Mi accoglie Paolo, che aiuta il proprietario Nino. Barraco espone all’interno del Vinitaly, ma nello stand degli “eretici” naturalisti (come Dettori, Dottori, etc). Sulle 40mila bottiglie prodotte. L’idea di Barraco, allievo di Marco De Bartoli, è tornare a quel(la) Marsala non malamente turistica e industriale ma vera. In questo senso, provate l’Alto Grado e il Milocca. A me hanno colpito più ancora il Catarratto e il Grillo senza solfiti. Quest’ultimo si chiama Vignammare e riesce appieno a restituire vitigno, terroir e quella personalità (senza dimenticare la bevibilità) che dovrebbero essere l’approdo finale di chi fa vino. Come il bravo Barraco.

marilena

Marilena Barbera. Qui siamo a Menfi (Agrigento), che non è “solo” Settesoli e Planeta. Marilena Barbera, dopo la scomparsa del padre nel 2006, è approdata alla viticoltura biologica e “naturale”. Non fa parte di associazioni e, per la sua idea per nulla talebana e giustamente aperta (basta con le nicchie), mi ha ricordato Arianna Occhipinti. Donna di grande competenza, sa spiegare benissimo le meraviglie e le insidie dell’Inzolia (ovvero dell’Ansonica) e dell’Alicante (ovvero Cannonau). Sulle 50mila bottiglie annue, anche se per grandezza potrebbe produrne quattro volte tanto. Un bel coraggio. Ogni etichetta racconta una vigna. Con lei è sempre un bel bere, ma vi segnalo in particolare l’Inzolia da vecchie vigne (Dietro le case), il Catarratto (Aremi), il Grillo (Costa al vento) e il Perricone (Microcosmo). Le vigne di Inzolia sulla spiaggia sono pazzesche. I prezzi, come per le due aziende precedenti, sono molto onesti. Il pranzo dal mitico Vittorio di Porto Palo me lo ricorderò a lungo. E Marilena è brava, ma brava parecchio.