Archive del 27 maggio 2015

Vini ostinati e contrari: Le Chiusure Favaro

erbalucePiemonte, terra di rossi: un’affermazione inattaccabile, ma non esaustiva. Trovi anche altro. Trovi dei Metodo Classico di Alta Langa che qualcosa da dire ce l’hanno. Trovi dei Riesling che se la cavano. Trovi dei bianchi autoctoni che sanno sorprenderti, o addirittura farti innamorare. E poi trovi l’Erbaluce di Caluso, un autoctono raro che può essere declinato anche come passito. Regge bene l’invecchiamento e dà il meglio di sé nel Canavese. Nei corsi per diventare Sommelier è uno dei vini che incuriosisce di più: elegante, raro e dotato di personalità spiccata. I produttori ispirati non mancano. Tra questi, Camillo Favaro. Finissimo conoscitore di Borgogna e autore di libri riusciti dedicati al Pinot Noir, gestisce un’azienda familiare – né troppo piccola né troppo grande – che sa esaltare l’Erbaluce. La versione ambiziosa è il “13 mesi”, quella che meglio fotografa la filosofia dell’azienda è il “Le Chiusure”. Nitido per freschezza e sapidità, dritto ma con un’acidità non tagliente. Bevibilità in primo piano, buona persistenza per un vino “base” e dal prezzo onesto. Per gli amanti della elencazione dei profumi, segnaliamo – tra i sentori più percettibili – le note agrumate, fiori bianchi e pesca (bianca), mela, nocciola e mandorla (i sommelier aggiungerebbero qui “sbucciata”, ma noi abbiamo troppo a cuore il senso del ridicolo per farlo). L’Italia è piena di perle non abbastanza note e lodate. Ed è anche il caso dell’Erbaluce di Caluso. E di Favaro. (Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2015. Ventisettesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)