Archivio di maggio 2015

Vini ostinati e contrari: Le Chiusure Favaro

erbalucePiemonte, terra di rossi: un’affermazione inattaccabile, ma non esaustiva. Trovi anche altro. Trovi dei Metodo Classico di Alta Langa che qualcosa da dire ce l’hanno. Trovi dei Riesling che se la cavano. Trovi dei bianchi autoctoni che sanno sorprenderti, o addirittura farti innamorare. E poi trovi l’Erbaluce di Caluso, un autoctono raro che può essere declinato anche come passito. Regge bene l’invecchiamento e dà il meglio di sé nel Canavese. Nei corsi per diventare Sommelier è uno dei vini che incuriosisce di più: elegante, raro e dotato di personalità spiccata. I produttori ispirati non mancano. Tra questi, Camillo Favaro. Finissimo conoscitore di Borgogna e autore di libri riusciti dedicati al Pinot Noir, gestisce un’azienda familiare – né troppo piccola né troppo grande – che sa esaltare l’Erbaluce. La versione ambiziosa è il “13 mesi”, quella che meglio fotografa la filosofia dell’azienda è il “Le Chiusure”. Nitido per freschezza e sapidità, dritto ma con un’acidità non tagliente. Bevibilità in primo piano, buona persistenza per un vino “base” e dal prezzo onesto. Per gli amanti della elencazione dei profumi, segnaliamo – tra i sentori più percettibili – le note agrumate, fiori bianchi e pesca (bianca), mela, nocciola e mandorla (i sommelier aggiungerebbero qui “sbucciata”, ma noi abbiamo troppo a cuore il senso del ridicolo per farlo). L’Italia è piena di perle non abbastanza note e lodate. Ed è anche il caso dell’Erbaluce di Caluso. E di Favaro. (Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2015. Ventisettesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Vini ostinati e contrari: Dosaggio Zero Arici

ariciLa Franciacorta non piace granché a chi ama i vini naturali: difficile coniugare un vino di per sé “costruito” (come lo è del resto lo Champagne) con l’idea di naturalezza e artigianalità. Ancor più in una zona ricca e in apparenza “industriale”. E’ però una generalizzazione: c’è la Franciacorta asettica, furbina e per nulla intrigante, e quella che sa colpirti per eleganza. E’ il caso, e non è l’unico, di Andrea Arici. Un giovane produttore, classe ’78, che lavora nel mondo del vino da vent’anni. La sua azienda – 50mila bottiglie l’anno – si chiama Colline della Stella ed è a Gussago. Non è la parte più nota della Franciacorta, siamo relativamente distanti da Erbusco (Cavalleri) e da Coccaglio (Faccoli). E’ una terra sorprendente e verdissima, che non manca di stupire. I vigneti sono a strapiombo: è quasi viticoltura eroica. La vista dall’alto di Cellatica, dove si trovano alcuni degli ettari vitati dell’azienda, è mirabile. Arici, coadiuvato da una famiglia splendida, è stato tra i primi a credere nel Pas Dosè, il Metodo Classico senza aggiunte finali. Puoi farlo solo se hai grandi uve e sei molto bravo: Arici può farlo. Il suo “base”, 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero, spicca per bevibilità e personalità. Anche le altre bottiglie, tra cui un Rosè riuscito, sono tutte Pas Dosè. Consigliata la visita in cantina: per la gentilezza dei proprietari, per lo scenario. E – senz’altro – per apprezzare la cucina della madre di Andrea. (Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2015. Ventiseiesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Vini ostinati e contrari: Anatrino Tanganelli

anatrinoVitigno usato e abusato, il Trebbiano toscano sa stupirti soprattutto quando proprio non te l’aspetti. Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo. L’azienda Carlo Tanganelli, ora gestita dal figlio Marco, produce poche migliaia di bottiglie. Fa parte dell’associazione VinNatur. Due le tipologie messe (poco) in commercio: Anatraso e Anatrino. Il primo si produce solo nelle annate migliori. Trebbiano non in purezza, ma coadiuvato dalla Malvasia del Chianti. Al ristorante si trova attorno ai 20 euro. E’ un bianco macerato, con vinificazione cioè a contatto (tre settimane) con le bucce come fosse un rosso. Ogni tanto qualche annata spara un po’ troppo alcol (la 2007 arrivava a 14 gradi e mezzo). Superata però la eventuale botta alcolica, l’Anatraso si caratterizza per un’inattesa piacevolezza non distante dal Pico di Angiolino Maule. Quando l’annata non lo consente, l’Anatraso non si fa e cede il passo al fratello minore Anatrino. Teoricamente un vino di riserva, ma solo teoricamente. Molto meno impegnativo e volutamente non indimenticabile, sa stupire in positivo. Eccome. La macerazione è più contenuta, solo 4 giorni. Il vino viene poi lasciato maturare in acciaio per 7 mesi, senza subire nessun trattamento chimico di sintesi e con aggiunta minima di solforosa. Costa più o meno la metà dell’Anatraso: il suo rapporto qualità/prezzo è encomiabile. L’Anatrino è un piccolo vino da grandi estati: un compagno di viaggio discreto e mai ingombrante, però sicuro. (Il Fatto Quotidiano, 11 maggio 2015. Venticinquesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Vini ostinati e contrari: Sur Lie Alpino Furlani

furlaniE’ una piccola realtà in provincia di Trento, terra che sa dare vita – tra le mille cose – a spumanti di pregio. Produce pochi vini, tutti semplicemente appaganti e per nulla canonici. Lui si chiama Matteo Furlani, coadiuvato da Danilo Marcucci. L’azienda fa parte dell’associazione Vini Veri. Sei ettari di vigneto e quattro di frutteto, divisi tra Vigolo Vattaro e Povo. Due i vini da segnalare. Il primo si chiama Metodo Classico Interrotto. Ottanta percento Chardonnay e venti Pinot Nero. Uno spumante non sboccato, non dosato, senza solforosa aggiunta. Un po’ torbido, bollicine poco persistenti. Vagamente imperfetto, come molti pas dosè naturali, ma di una piacevolezza spiccata (e in cantina si trova sotto i10 euro). Ancora più economico, e ancor più ruspante, è il Sur Lie Alpino. Jacopo Cossater, una delle firme enoiche più ispirate, lo descrive così: “Un rifermentato in bottiglia da uve bianche. Un vino la cui fermentazione si interrompe naturalmente con l’arrivo dell’inverno e che riparte in bottiglia con il salire delle temperature primaverili”. Un rifermentato ancestrale, molto minerale e assai agrumato. Pompelmo e lime, anzitutto. Tra i tanti pregi del Sur Lie Alpino c’è anche quello di contribuire alla scoperta di vitigni autoctoni a rischio scomparsa: Pavana, Vernaccia, Lagarino bianco, Verderbara. I vini di Furlani hanno poco alcol, rinfrescano, dissetano. Tanto poco complessi quanto sani. Genuini e mai deludenti. Consigliabili, in particolare, come aperitivo. (Il Fatto Quotidiano, 4 maggio 2015. Ventiquattresimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)

Vini ostinati e contrari: Besiosa Crocizia

besiosaCon l’arrivo dei primi caldi è consigliabile individuare un vino particolarmente quotidiano, di quelli che si lasciano bere senza impegno. Vini per nulla cari e beverini. La tipologia frizzante può rivelarsi indicata. Ecco allora la piccola azienda Crocizia. Si trova in provincia di Parma, a due passi da Langhirano, le stesse terre di una delle aziende naturali più note (Camillo Donati). Cinquecento metri sul livello del mare, un ettaro e poco più strappato al versante montuoso sinistro del torrente Parma. Il podere, abbandonato, è stato recuperato più di 15 anni fa. I proprietari, adesso, parlano di una “terrazza naturale”. Il vigneto è circondato da boschi, prati e alberi da frutto. I vitigni coltivati sono Malvasia di Candia e Sauvignon (uve bianche), Barbera, Croatina, Pinot Nero e Lambrusco Maestri (rossi). Le etichette fantasiose comunicano anch’esse un’idea di vini che non se la tirano per niente. Piace segnalare, all’interno di una produzione (frizzante) semplice e riuscita, la Besiosa. E’ una Malvasia di Candia macerata e pètillant. Si presenta con un colore tendente al rosato. L’alcolicità è contenuta, la struttura per nulla ingombrante. Lo si beve senza accorgersene, che in certi casi è un complimento. Esiste anche la Malvasia non macerata (“Znèstra”). Tra i rossi, plauso alla versione di Croatina in purezza (Pasènsja) e di Lambrusco Maestri (Marc’Aurelio). Crocizia, che produce anche un ottimo miele, è per ora poco conosciuta. Una lacuna da colmare. (Il Fatto Quotidiano, 27 aprile 2015. Ventitreesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)