Archive del 2 febbraio 2015

Vini ostinati e contrari: Castelcerino Filippi

soaveIl Drugo non è solo un’invenzione cinematografica dei fratelli Coen, ma anche uno dei più ispirati produttori di Soave. Un vino prodotto troppo (5 milioni di bottiglie), ma a volte prodotto bene. I vigneti di Filippi, la cui somiglianza con il protagonista de Il grande Lebowski è spiccata tanto nel look quanto nell’indolenza, sembrano fuori dal tempo: immersi nei boschi, miracolosamente intatti. Lui è persona schiva, di gran cuore e talento autentico. Produce 50mila bottiglie l’anno che potrebbero essere 80mila, se solo lui volesse essere più “furbo”. La tenuta, del Trecento, apparteneva ai nobili fiorentini Alberti. I cru sono tre: Castelcerino, Monteseroni, Vigna della Brà. I terreni variano da calcareo-sabbioso a vulcanico-argilloso. La zona è appena fuori da quella del Soave Classico e non distante dalla Valpolicella. Le vigne, 400 metri sul livello del mare, hanno più di 50 anni. Filippo lavora nel mondo del vino dal 1992. Produce in proprio dal 2003, prima con il fratello e poi da solo. Fa parte dell’associazione VinNatur, ma era e resta un anarchico buono. Naturalista ma non estremista, in cantina ti parla dei vini senza tirarsela troppo ed è consigliata la degustazione direttamente dai serbatoi. All’interno della sua piccola galassia delle meraviglie contadine, merita un plauso particolare il Soave Castelcerino. Garganega in purezza. Teoricamente il vino “base”, ha un rapporto qualità/prezzo raro. Grande beva e sapidità a fiumi. Uno spicchio di Veneto che non intende tradire se stesso (Il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2015. Dodicesimo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)