Archive del 13 gennaio 2015

Vini ostinati e contrari: Fiano di Avellino Picariello

FullSizeRenderIl Fiano di Avellino è uno dei vitigni bianchi autoctoni più nobili di Italia. Dotato di potenzialità rare, è particolarmente adatto all’invecchiamento. Tra i produttori più ispirati spicca Ciro Picariello. Ha cominciato la sua esperienza vitivinicola nel 2004, aiutato dalla moglie Rita e dai figli Bruno ed Emma. Sette ettari vitati di produzione (5 di Fiano e i restanti 2 a bacca rossa: Aglianico, Piedirosso, Sciascinoso), 4 in conduzione ad Altavilla (coltivati a Greco). Tra le 45mila e le 50mila bottiglie annue. Il Fiano, sia in versione base (Igt Irpinia) che come Docg, è il vanto di Picariello. La sede è a Summonte località Acqua della Festa, i vigneti di proprietà a Summonte e Montefredane, 450-650 metri sul livello del mare. Picariello usa lieviti autoctoni e cura meticolosamente vigne e terreni vulcanici, ricchi di potassio, calcio, quarzo e ferro. Metà produzione resta in Italia e l’altra va all’estero. Del piacevole Fiano Igt (10 euro nelle enoteche con ricarichi giusti) vengono prodotte 10mila bottiglie, del Fiano di Avellino Docg – l’apice aziendale – 22mila. Vinificazione solo in acciaio, niente legno. Il Fiano di Picariello è fresco, fruttato, floreale. Stupisce per la evidente mineralità e per una sapidità ancora più spiccata. L’effetto “salato”, unito a una nota leggermente affumicata, lo rendono ancora più elegante, in grado di reggere – e a volte dominare – qualsiasi abbinamento o quasi. Un bianco semplicemente prodigioso. (Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2015. Nono numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola)