Archive del 25 novembre 2014

Vini ostinati e contrari: Dolcetto d’Alba (Roddolo)

IMG_8099È una Langa felicemente immutata e immutabile, quella di Flavio Roddolo. L’ultimo passero sul ramo del Dolcetto. L’eremita silenzioso, ma a conoscerlo neanche poi troppo. Il vignaiolo timido e intatto, che preserva la tradizione non perché è una moda ma perché non conosce altre strade. Monforte d’Alba, Strada dei Roddoli. Trentamila bottiglie l’anno, a volte di più, nel 2014 molte di meno. Vini simbionti, che somigliano moltissimo a chi li fa. Inizialmente introversi, restii a concedersi. Poi, sconfitta la diffidenza iniziale, si mostrano complessi e longevi, di grande beva e invidiabile persistenza. Vini veri, semplici nel loro equilibrio tra artigianato e natura. Vigne vecchie, colline tufacee, 550 metri sul livello del mare. Nebbiolo come si deve, Barbera felicemente dritta e un Cabernet Sauvignon in purezza che ammalia puntualmente il pubblico femminile (e non solo femminile). L’incanto più riuscito è il Dolcetto (d’Alba), vitigno ritenuto stupidamente minore. È disponibile “base” e in versione Superiore. È un Dolcetto che va aspettato, come tutti i vini di Roddolo: per lui è sempre presto per aprire una bottiglia, e probabilmente ha ragione. Sono Dolcetto freschi e minerali, intriganti e carnosi. “Un po’ ematici”, direbbero i sommelier; “non poco meravigliosi”, sintetizzano i fedelissimi. I quali, ogni giorno, gli fanno visita per omaggiarlo. Per fargli e farsi compagnia. E perché, ogni volta, è un gran bere. (Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2014. Secondo numero della rubrica “Vini ostinati e contrari”. Ogni lunedì in edicola).