Archivio di agosto 2014

Bianchi

lamoDopo il post cumulativo su frizzanti e spumanti, accorpo qui alcuni tra gli ultimi bianchi fermi provati. Applausi a scena aperta per il Rebula Klinec 2009, degustato con piacere al Pane e vino di Cortona. Garanzia, tra i macerati. Bene anche Obermairlhof Kerner 2012Riesling 2011 di Haderburg. Il primo l’ho intercettato alla Ad Braceria di Cortona, il secondo all’Enoteca La Torre di Mosciano Sant’Angelo (Teramo).
Ancora in Abruzzo, nel neonato agriturismo Testarossa a Pescosansonesco (Pescara), di proprietà Vini Pasetti, ho provato la loro galassia di bianca. I miei preferiti: Pecorino Colle Civetta e Passerina. Meno convincente il Testarossa bianco, troppo piacione. Piacevole il Trebbiano. Vini Pasetti non è certo un’azienda di nicchia, ma è stata tra le prime a puntare sulla riscoperta del Pecorino e i vigneti di Pescosansonesco sono splendidi, come pure quelli di Capestrano sulla valle del Tirino. Meritano una visita prima e una bevuta poi.
Una garanzia il Trebbiano d’Abruzzo (si capisce che adoro questa regione?) di Emidio Pepe, annata 2010, tracannato – si fa per dire – più o meno per la 70esima volta nella mia vita ancora al Pane e Vino di Cortona. Piacevole il Greco di Tufo 2011 Dell’Angelo, che spicca per sapidità e note (piacevolmente) sulfuree: tra i Greco di Tufo più veri e meno banali che abbia avuto modo di conoscere. Non mi ha travolto di entusiasmo il Bianco Granselva 2013 dell’Azienda Agricola Il Cavallino. E’ un blend di Garganega, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio e Durella: piacevole, ma un po’ neutro e fin troppo normale, pecca in carattere e personalità. Meritano poi una menzione altre due bottiglie. La prima è un Riesling Renano 90% e 10% (percentuale massima) di Riesling Italico, fermo, annata 2008. E’ vinificato dall’azienda Albani nell’Oltrepò Pavese, per l’esattezza a Casteggio in provincia di Pavia. Albani partecipa a VinNatur. Era la prima volta che lo degustavo, spinto dai proprietari del Papposileno che la reputano una delle aziende più particolari e promettenti del nord Italia. Subisce una leggera macerazione e questo lo rende (quasi) un orange wine. All’inizio deve liberarsi di una apparente pesantezza – e, orrore orrore – quel che sembra un’ossidazione, ma poi si equilibra, l’ossidazione – vade retro sempre – svanisce e denota bevibilità e carattere. Non grido al miracolo, ma il vino è di pregio. Infine il Lamoresca, Vermentino in Purezza annata 2013 (credo, è “solo” un vino da tavola). L’azienda omonima, con sede a San Michele di Ganzaria (Catania), fa parte pure lei di VinNatur ed è distribita da Arké di Francesco Maule. Anche qui una leggera macerazione, attorno ai due giorni. E’ uno di quei vini glou glou che calamitano sempre più la mia attenzione e stima. Curiosa la nota di scorza d’arancio, soprattutto come retrogusto. Classico vino naturale, peraltro di buona sapidità, che sa di frutto sano e che non spicca per lunghezza quanto per piacevolezza di bevuta. Ottimo qualità/prezzo. Non è il vino della vita, ma lo consiglio.

Premio Gusto Divino 2014

Lo scorso 3 agosto, a Castelbuono (Palermo), ho ritirato il Premio Gusto Divino 2014 e sono stato insignito del titolo assai gratificante – e impegnativo – di Ambasciatore del Gusto. Tra i premiati c’erano anche Bruno Gambacorta, Benanti Vini e Francesca Ciancio. E’ stata una splendida giornata e mi piace ringraziare, tra i tanti, Dario Guarcello, Daniele Lucca, Roberto Conoscenti e Daniele Di Vuono, oltre ai ristoranti Palazzaccio e Nangalarruni. Qui trovate il video della premiazione. Ancora grazie: tornerò.

Bollicine

VezzoliBlancdenoirNelle ultime settimane, tra un luogo e l’altro, ho provato alcuni vini. Anche bollicine: spumanti e frizzanti, Metodo Classico e più raramente Charmat. Al Palazzaccio di Castelbuono (Palermo) ho degustato il Murgo Brut, Tenuta San Michele. Un Brut bianco da uve nere, peraltro non certo note per la spumantizzazione: l’uva è infatti il Nerello Mascalese, ritenuto in qualche modo “il Pinot Nero dell’Etna”. E (quasi) come il Pinot Nero, il Nerello Mascalese così declinato si rivela piacevole e sorprendente. Nei giorni scorsi, presso la amata Enoteca La Torre di Mosciano Sant’Angelo (Teramo), ho assaggiato il Blanc de Noirs Extra Brut Franciacorta di Sullali. Mi ha convinto: Pinot Noir in purezza, non proprio una tipologia frequentissima in Franciacorta, eppure è un Extra Brut pienamente riuscito. Sullali è la piccola azienda (Erbusco) di Jessica e Dario Vezzoli, figli del più noto Giuseppe. Bene anche il “solito” Brut di Haderburg, che alcuni amici mi avevano detto essere in calo negli ultimi anni: a me non è parso. Meno convincente l‘Extra Brut Ribolla Gialla di Puiatti: gran vitigno, ma declinato in versione spumantizzata non mi fa mai impazzire. Si è rivelato piacevole e la bottiglia è finita con facilità, sempre buon segno, ma l’ho trovato peccare un po’ in carattere, eleganza e lunghezza.
Qualche sera fa, a casa, ho poi assaggiato la Malvasia di Camillo Donati, un frizzante (poco) che amo soprattutto d’estate e che ha un rapporto qualità/prezzo invidiabile: Malvasia aromatica di Candia in purezza secca, personale e dalla bevibilità spiccata. Poi un azzardo: Bubbly, azienda Les Briseau Nana Vins (Loira). I loro Chenin Blanc sono di pregio. Il Bubbly è un frizzante naturale rosé da uve Cinsaul, vitigno di Corsica e Languedoc non proprio nobilissimo, dalle alte rese, adatto appunto alla vinificazione rosé e presente in Italia con il nome di Ottavianello. Da provare, ma non mi ha convinto appieno. I profumi sono schietti e ammiccanti, fiori e frutti rossi, più fragola che lampone (più Brachetto che Lambrusco, giusto per scomodare vini diversissimi ma in qualche modo analoghi nei sentori). Al gusto è a mio avviso indebolito da un finale “dolcino” che non ne agevola granché la beva, comunque – in ultima istanza – piacevole.
Menzione finale per Zero Infinito, provato di recente al Papposileno, l’encomiabile ristorante di Cavriglia. La loro carta dei vini è molto incline ai naturali e anche per questo è uno dei miei ristoranti preferiti nella provincia di Arezzo. Zero Infinito è uscito da poco ed è prodotto da Pojer e Sandri. E’ un rifermentato in bottiglia trentino da una delle poche uve – ibride – resistenti a iodio e peronospora nella zona della Val di Cembra, la Solaris. I vigneti di bosco, via via riconvertiti a vigneto, arrivano fino a 900 metri. E’ una zona – comune di Grumes, al confine con l’Alto Adige – che Pojer e Sandri vorrebbero recuperare e restituire alla tradizione vitivinicola. Da qui anni di sperimentazioni di cui Zero Infinito è il primo risultato. Nome e bozza di etichetta sono di Francesco Arrigoni, il giornalista del Corriere della Sera precocemente scomparso. E’ un rifermentato in bottiglia, un ancestrale. Due atmosfere e mezzo. Per certi versi ricorda i Prosecco Colfondo, però alla vista è più pulito e ha più bollicine. Al naso è appagante ma non fino in fondo: bella beva, ma finale morbido e “dolcino” che cozza con l’effetto limonato. Non appena la temperatura della bottiglia si alza, il vino (fatalmente) perde ancora un po’ in bevibilità. Buone freschezza e sapidità. Non troppo spiccata l’originalità. Luci e ombre, per un progetto nobile e apprezzabile ma non ancora centrato appieno.