Archivio di giugno 2013

Frappato 2011 – Occhipinti

occhipintiArianna Occhipinti è un nome molto noto nel mondo del vino. E non solo del vino. Ha scritto un bel libro edito da Fandango, è salita sul palco del Concertone del Primo Maggio 2013.
L’ho conosciuta all’ultima edizione del Porto Cervo Wine, dopo un incrocio burrascoso due anni fa al raduno delle Triple A di Velier.
Arianna mi ha inviato tre bottiglie per ognuno dei suoi quattro vini principali. Li ho bevuti, con amici, tre sere fa.
Piacevole l’Sp68, il vino “base”, sia rosso (Frappato e Nero d’Avola) che bianco (Moscato d’Alessandria e Albanello). Annate 2012. In enoteca si trovano attorno ai 10 euro.
Convincente il Siccagni 2010, Nero d’Avola in purezza, sui 18 euro in enoteca.
L’autentico salto di qualità coincide però con il Frappato. Annata 2011, sempre attorno ai 18 euro.
Il Frappato è un vitigno rosso autoctono della zona di Siracusa e più ancora Ragusa. La zona di Occhipinti (Vittoria, teatro anche dell’omonimo Cerasuolo), che ha sempre puntato anzitutto alla riscoperta di questo vitigno poco conosciuto e dalle notevoli potenzialità.
Diecimila bottiglie prodotte, età media delle viti 45 anni. Un Igt Sicilia. Lieviti indigeni, niente filtrazione.
Bevo quasi solo vini bianchi. Proprio per questo non mi imbattevo da tempo in un rosso così affascinante. Personale. Di carattere.
E’ un vino che spiazza (il commento più gettonato tra i miei amici era: “Mi manca il database per comprendere appieno questo vino”). Non è detto che piaccia a tutti, anzitutto ai novizi.
E’ un po’ “disturbante” anche all’esame visivo, pulito ma non pulitissimo. Polpa d’uva vera e sana. Se fosse musica, sarebbe jazz. Sarebbe John Coltrane. E Coltrane mica piace a tutti.
Un rosso elegante, minerale, sapido, con un naso di frutta rossa croccante (come amano dire gli esperti). Bella progressione. Meno potente e immediato del Siccagno, ma oltremodo più affascinante. Con una bevibilità, e una ispirata quotidianità, rare da trovare.
Uno dei miei (pochi) rossi del cuore.

Frozza

IMG_3101Lunedì scorso, tra una data di Gaber se fosse Gaber e un guasto alla mia Golf, sono tornato a visitare una cantina.
Ho scelto Frozza, a Colbertaldo di Vidor, provincia di Treviso. Una delle zone più vocate del Prosecco.
Ho scoperto i vini di Frozza grazie a Erasmo Gastaldello della Casa del Parmigiano di Marostica. Mi aveva colpito il suo Col dell’Orso, che ho recensito qui. Successivamente, dopo averlo incrociato a una presentazione de Il vino degli altri a Feltre, mi pare nel marzo del 2011, ho provato anche il suo Prosecco rifermentato in bottiglia (“col fondo”, spesso scritto tutto attaccato in Rete).
Frozza, assieme a Casa Coste Piane, è il mio produttore preferito (non l’unico) di Prosecco. A differenza di Loris Follador,  Giovanni Frozza non è un naturalista e ad esempio usa lieviti selezionati (“i più neutri che esistano, da sempre”). Interventi minimi in cantina. Vinifica da più di 20 anni. La zona è molto bella.
Produce quattro tipologie, più una quinta (quella col fondo) che non ha etichetta e di fatto vende perlopiù agli abitanti delle zone limitrofe, che fanno la fila con le loro damigiane. Tre bottiglie di rifermentato in bottiglia me le sono comunque portate a casa: prezzo irrisorio, facilità di beva garantita.
La tipologia più stupefacente – ma la più comune per chi vive lì – è la versione tranquilla. Senza bollicine. Un bianco esile, non certo indimenticabile ma onesto. Da tutti i giorni.
La versione Frizzante – che Frozza non vuole definire “base” – è l’idea migliore di “Prosecco industriale” che possiate immaginare. Ovviamente Frozza non è “industriale” (sulle 110mila bottiglie annue), ma è per capirsi: quando chiedete al bar un Prosecco, nella vostra testa state chiedendo il Prosecco Frizzante di Frozza. Solo che non ve lo danno quasi mai.
frozriveI due prodotti di punta sono i Brut, entrambi Metodo Charmat (“Niente Metodo Classico, non funziona con il Prosecco”). Il Col dell’Orso, il più noto, ha nelle note fruttate e nella decisa sapidità le cifre distintive. Il Rive di Colbertaldo, l’ultimo nato (quattro anni fa, dopo il riconoscimento della Docg) è più floreale e minerale: il più ambizioso dei quattro.
Per i miei gusti ridurrei ancora di più il residuo zuccherino, ma sono un tossico di Pas Dosé e forse faccio poco testo.
Se andate da lui, provate la degustazione in cantina. Direttamente alla fonte. Prima della rifermentazione in autoclave, il Prosecco ha davvero un aspetto diverso (che intuisci dalla tipologia Tranquilla). Il base del Rive di Colbertaldo è floreale, mentre i tre appezzamenti che portano al Col dell’Orso sono diversissimi (eppure l’uva è la stessa e ci sono pochi metri tra un vigneto e l’altro): un serbatoio è spiccatamente agrumato, il secondo ha note di pietra focaia, il terzo è incredibilmente salato (e fossi in Frozza avrei la tentazione di vinificarlo in purezza).
Il rapporto qualità/prezzo è uno dei punti a favore di Frozza: in cantina si va
 dai 3 ai 6-7 euro, in enoteca dai 6-7 ai 10-13.
Sono tornato a casa con 18 bottiglie. Visto il caldo finalmente arrivato, non dureranno molto.

Ansonaco Carfagna 2010 – Vigneto Altura

IMG_2963Di questa Ansonaca dell’Isola del Giglio, storico quanto raro vitigno autoctono, Arnaldo Rossi della Taverna Pane e Vino di Cortona mi parla da molto tempo.
L’ho (ri)provato martedì scorso. E confermo tutto il buono che ho sentito dire su questo bianco di Vigneto Altura.
Annata 2010, Famiglia Carfgana. In Rete si trova attorno ai 30 euro, in cantina poco sopra i 20.
Non fa macerazione, ma a guardare il colore (e poi a sentirlo) non sembrerebbe. Gradazione (mi pare) di 13.3 gradi. Va aperto con un certo anticipo, ci mette un po’ ad aprirsi.
La temperatura di servizio dev’essere da rosso, o giù di lì. Non punitelo con le basse temperature, lo uccidereste.
Niente diserbanti, concimi chimici, insetticidi, veleni. Vino naturale a tutti gli effetti, Ansonica (o Ansonica, Inzolia: chiamatelo come volete) in purezza.
Il primo bicchiere mi ha colpito, il secondo stregato. Spicca per bevibilità, equilibrio, eleganza e complessità.
La tipicità è particolarmente spiccata. Uno di quei vini rari che sa restituire tutta la storia della sua terra.
Non è un vino particolarmente economico, ma i soldi che richiede li vale tutti.
Applausi. E parecchi.