Archivio di marzo 2013

Sancerre 2009 Akmèniné – Riffault

IMG_2430Quando mi sono imbattuto in questo vino, le mie papille ultrà dei macerativi hanno esultato. E’ un Sauvignon Blanc della celebre Aoc di Sancerre, macerato con giustezza (una parola che mi è sempre piaciuta, “giustezza”: non vuol dire nulla, e infatti la si usa soprattutto nel calcio, però suona bene).
Si chiama Akmènine, annata 2009, azienda Sébastien Riffault.
E’ distribuito da Les Caves de Pyrene e su L’Acquabuona trovate una recensione calzante (questa pagina l’ho linkata spesso e la condivido in larga parte).
E’ vero che la macerazione toglie un po’ di connotati al varietale, rendendolo meno spigoloso e più conforme a quei sentori-di-albicocca tipici degli orange wines non troppo vecchi e non troppo macerati.
E’ però un vino gradevole, appagante: ammiccante con gusto.
Biodinamico spinto, niente interventi, poca solforosa. Più salato che fresco, con un finale lievemente fumè. Bella bevibilità, struttura importante ma non ingombrante.
Si trova (mi pare) sui 20-25 euro in enoteca.
Tra i bianchi francesi importati da Les Caves, uno di quelli che più mi ha convinto.

Erbaluce di Caluso 13 Mesi 2010 – Favaro

IMG_2370Un bianco riuscito. Pienamente riuscito.
Ho bevuto recentemente due Erbaluce di Caluso (secchi) dell’azienda di Camillo Favaro.
Sono affascinato da questo vitigno. Uno dei bianchi autoctoni italiani più sfuggenti, non etichettabili e dalle potenzialità notevolissime. Sia secco che passito (preferisco il primo, ma è molto più ricercato il secondo).
Camillo Favaro, viticoltore a Pivarone, è uno dei massimi interpreti.
Il base Le Chiusure, annata 2011, era nitido nella sua freschezza e sapidità, dritto ma non tagliente, persistenza considerevole e bevibilità spiccata. Il 13 mesi, più ambizioso (annata 2010), ribadiva le linee guida con una qualità superiore (anche se, come spesso mi capita, trovo più vicini al mio gusto i base che non le versioni evolute).
Le Chiusure si trova in Rete attorno ai 13 euro, 13 mesi (credo) attorno ai 20. Consiglio, caldamente. E devo provvedere a farne scorta.

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La pubblico anche qui. E per i dubbi residui potete andare qui (leggetelo bene: anch’io banno e blocco con una facilità meravigliosa).
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Terre di Franciacorta 2006 – Il Pendio

Non è facile trovare bianchi fermi pienamente appaganti in Franciacorta. E’ terra, come noto, che si esalta nella spumantizzazione (e che non manca di eccellenze).
Ieri, al Pane e Vino di Cortona, mi sono imbattuto con Perfect39 in un bianco pregevole. Terre di Franciacorta, Doc. Chardonnay in purezza. Annata 2006. Azienda Il Pendio, naturale e celebre principalmente per Il Contestatore.
Non amo granché gli Chardonnay, per meglio dire ne amo pochi e mai ciccioni. Questo è (era) splendido. Colpisce per acidità e salinità. Struttura spiccata, ma non esagerata. Naso di frutta e spezie, minerale, complesso. Ha una bevibilità che aumenta di bicchiere in bicchiere, frutto di un equilibrio per nulla piacione. Uno Chardonnay italiano che ha ben poco dello Chardonnay italiano iper-celebrato.
Ragguardevole la tenuta nel tempo: portava i suoi sei anni splendidamente, e si poteva aspettare ancora.
Al ristorante si trova sui 17 euro. Non so se le annate successive hanno mantenuto un tale livello: se è così, (ri)cercatelo.

Bucci & Cavalleri (“vecchi” amici)

Tra le mie bevute di questi giorni, ci sono state due vecchie conoscenze. La prima, di cui parlavo in Elogio dell’invecchiamento, è Ampelio Bucci. Con il suo Verdicchio mi sono avvicinato a uno dei bianchi più malamente conosciuti (e dunque spesso sottovalutati) d’Italia. Poi ne ho scoperto molti altri, certo più naturali ma non necessariamente superiori.
Ho bevuto per la prima volta il base 2011 e la Riserva 2009. Impeccabili entrambi. La Riserva mi è sembrata meno facile delle ultime annate, e lo ritengo un pregio: la sua innegabile qualità, unita al blasone, avevano portato alcune vendemmie a presentarsi con vesti gusto-olfattive sin troppo figheggianti. La 2009, per quanto impegnativa (anche economicamente), è più diretta e meno ammiccante. Bene.
Continuo comunque a preferire la versione semplice, che in questo caso era la 2011. Un Verdicchio lineare, scolastico (nell’accezione più positiva). Di bella beva, appagante, digeribile. Lunghezza non trascurabile, freschezza, sapidità: lo riconsiglio, anche per il rapporto qualità-prezzo.
L’altra “vecchia” conoscenza sono i Franciacorta only-Chardonnay Cavalleri. Ne ho parlato tanto, anzitutto ne Il vino degli altri. Ho bevuto ieri sera il Pas Dosè 2008. Secondo Giulia Cavalleri, una delle annate più felici. Confermo. Eleganza rara. Glou glou.